Perché non grassetto

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Francine van Hove (1942 – )- Senza titolo 

Per puro diletto accademico, mi spiace ma ogni tanto ce vo’, provo a spiegare  alle corte perché ho in uggia l’uso nefasto di grassettare i testi; per modesti o importanti che i 277 li trovino anche i qui presenti ne sono esenti. L’uso del grassetto è determinato dalla volontà di chiamare l’occhio cioè l’attenzione del lettore su di un determinato passaggio di questo o quel discorso, diciamo articolo per comodità. All’occasione, secondo me, può anche essere tollerabile per sottolineare, ma a volere nei Mac per esempio c’è una combinazione apposita per farlo, per mettere in risalto il succo di un discorso inutile quanto noioso. Ma l’autore che voglia segnalarmi che per lui è importante assai la frase, la sventurata rispose, ebbene… il lettore accorto non ha bisogno di farsela sventolare sotto il naso come il cencio insanguinato che esponevano in meridione al balcone, il mattino dopo le nozze, ‘sì da far intendere che la vergine, o la gallina per il brodo al maschio vincitore, erano state sacrificate, e le nozze come il brodo, consumate si diceva. Al lector accorto e di buon orecchio, ché i buoni scrittori pare parlino assai di più di quanto scrivano, quella frase, la sventurata rispose, che con un punto chiude qualsiasi Oltrarno al capoverso, qualsiasi commozione inopportuna, basta e avanza, l’accorto sa, una volta di più che cosa sta leggendo; il decimo capitolo di un capolavoro. Come ognuno può osservare ho corsivettato la frase di Manzoni per segnalare solo che non è mia (e vorrei saper scrivere un frase siffatta). Punto. Ma meno il testo ha peso e autorità, ovunque cioè, più lo si infarcisce di grassetti e incisi che non incidono per niente, se non con la lancia della noia (i recensori di film o di musica pop seguono appositi corsi di inciso e di metafora iperbolica). Mi pare che solo Massimo Fini, Nunzio La Fauci ( iddu cu fu) e Alberto Biuso nei loro blog non ostacolino la capacità discrezionale del lettore col grassetto. La BBC lo usa con inglese rarefazione, El Paìs preferisce, e non è male, un cortese azzurrino per le frasi che ritiene topiche, idem fa il NYT che tuttavia sottolinea all’antica ma interi brevi periodi, Sputnik, l’unica rivista sovietica al mondo e che me gusta per eccesso (mi piace leggere di bombardieri come non se ne sono visti mai, di navi ciclopiche, di bellezze russe al bagno, come ai tempi di Kruscev non era forse consentito), grassetta frasi fuori contesto quali sarà ora responsabile, con il soggetto lontano e la conclusione sconclusionata. Ma siamo nell’ambito dell’ilarità stampata, cioè del giornalismo. Quaggiù nei ducati si grassetta tutto, pronomi, avverbi, virgole e traveggole, i nomi di Jessica Ìlari o Jerry (per Girolamo) Attenti, come se tutti dovessero o potessero conoscerli e stare attenti a quei nomi illustrati dal giornaliero ma illustri manco pe’ gnente; magari sono solo i vincitori della terza tornata di Misfattor ma si dà per certo che ognuno gorgogli di benessere a comprendere che il lusso del grassetto inorgoglisce l’articolo che di Ìlari e Attenti si adorna sicché, saputolo, egli lui lector non legge nient’altro e passa all’info sulla carneficina del giorno, dove leggerà con gusto, esplosi 23 colpi strage questore fiori sirene. Tutto un esplodere di tumori grafici, di singhiozzi, Gulp e blurp, skreeetcc ohnnoooo uhhhhh, da fumetti. Ebbene si evitino i grassetti e si scriva a fumetti. Ecco perché qui no, qui non leggere è un diritto ma leggere tutto è un obbligo.

Per concludere, ecco il paragrafo della sventurata, dal decimo capitolo de I promessi sposi  di Alessandro Manzoni modificato e adattato per la  rete.  Cioè per chi non ha tempo e non aspetta tempo ( onde andare a sciare a Bormio, deo concedente)

-Tra l’altre distinzioni e privilegi che le erano stati concessi, per compensarla di non poter esser badessa, c’era anche quello di stare in un quartiere a parte. Quel lato del monastero era contiguo a una casa abitata da un giovine, scellerato di professione, uno de’ tanti, che, in que’ tempi, e co’ loro sgherri, e con l’alleanze d’altri scellerati, potevano, fino a un certo segno, ridersi della forza pubblica e delle leggi. Il nostro manoscritto lo nomina Egidio, senza parlar del casato. Costui, da una sua finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall’empietà dell’impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose.-

Amen.

                 da B.C. di Johnny Hart

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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2 Responses to Perché non grassetto

  1. Biuso says:

    Hai enunciato, caro Pasquale, alcune motivazioni di una scelta che (almeno da parte mia) è istintiva. E hai mostrato come la grafica possa fare strame anche di un capolavoro. Sono certo che Manzoni molto si divertirebbe alla scelta di quella meravigliosa e tragica pagina quale esempio di parole che si reggono da sole e che ogni evidenziazione non può che impoverire.

    • dascola says:

      Impoverire non saprei, disturbare, offendere sì; come un radio cassone aperto su una canzone di sanremo al mare, nel silenzio dell’ora blu. O il trillo del telefonino a un concerto. Che sia stata scelta istintiva, carissimo, è fuori di dubbio; io biasimo l’uso invalso che non solo disturba, ma offende chi legge. Ho provato a scrivere, per farlo capire, senza risposta, a una bellissima rivista letteraria, Pangea; niente, imperterriti credono di guidarmi alla lettura; ma me mi guido da me e mi rompe i cabbasisi chi mi porge il braccio per aiutarmi a stare in piedi. Finchè non casco ci sto da solo, quando cascassi, dove è scritto che la frattura sia inevitabile. Ma tutto rientra nel novero dei malvezzi, ineducazioni, cialtronerie del presente; s’affrettasse a divenire passato. Un abbraccio Alberto. Psq.

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