Riaprire il teatro

Commentare perché mai. Prego il gentile uditorio di sintonizzarsi con Natalino Balasso. Lo stimo, non di rado lo amo. Eccolo qui

 

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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5 Responses to Riaprire il teatro

  1. Leonardo Taschera says:

    Visione, utopia, ma per tendervi ci vuole coraggio, e quale antidoto migliore che affogarlo nella paura?

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    • dascola says:

      Bah, ci vuole un potere inteso a farsi tale, per esempio una chiesa; ma quella ce già da 1900 e rotti anni. Quella sì è specialista in paura, l’unica sempre in voga, quella della morte. Le altre dittature hanno tutte toppato. Pare.

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      • LeonardoTaschera says:

        Scusa, ma senza scomodare la Chiesa, di poteri temporali intesi a farsi tali ce ne sono già abbastanza e mi sembra che siano proprio questi che, nel frangente attuale, stanno alimentando la paura della morte. Mi pare che ridurre agli arresti domiciliari un paese intero ( circa 63.000.000 di persone ) sia un inequivocabile modo per mantenerlo nella paura, non solo della morte, ma del proprio simile, delle relazioni umane, della vita degli affetti. “Il distanziamento sociale” calza a pennello con la distruzione, già ormai in corso grazie alle tecnologie della comunicazione virtuale, della coesione sociale e del suo valore. Benasayag, psicanalista argentino incarcerato e torturato sotto il regime dei colonnelli e la cui fidanzata è stata fatta “volare” da uno degli aerei dell’aeronautica militare, fa notare come una pandemia sia il sogno di qualsiasi tiranno che, grazie alla paura dei sui sottomessi, se ne fa “amare” per l’illusoria garanzia di protezione che promette di fornir loro a patto che gli ubbidiscano. Per tornare alla Chiesa, nel suo ambito è stato cantato “laudato si’, mi Signore, per nostra sora morte corporale”, che non mi sembra un verso a favore della sua paura…

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  2. Paolo Prato says:

    Ehssì! L’artista deve da fa’ l’artista, sinnò che artista è?

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    • dascola says:

      Guardi Il PCF, partito comunista fantasista o fantasioso è già fondato, ma resto l’unico socio ed è meglio. Pocodibuono.

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