Autarchia e anarchia

Norman Rockwell (1941-1943)  Freedom from Want

Les hommes libres, les vrais, ce sont précisément les fous. Il n’y a pas de demande de petit a*, son petit a il le tient, c’est ce qu’il appelle ses voix, par exemple. Et ce pourquoi vous êtes en sa présence à juste titre angoissés c’est parce que le fou c’est l’homme libre. Il ne tient pas au lieu de l’Autre, du grand Autre, par l’objet a, le “a” il l’a à sa disposition. Le fou est véritablement l’être libre. […] lui, disons qu’il a sa cause dans sa poche, c’est pour ça qu’il est un fou »,  J. Lacan – Petit discours aux psychiatres [10 novembre 1967], in Petits écrits et conférences,1945-1951, s.l.s.d., p. 492.

Un po’ di anni fa, il defunto dottor Barsacchi, farmacista di San Quirico in Collina(Fi), commentando con me lo stato dell’unione, non degli Stati Uniti ma delle Provincie Risentite d’Italia, ebbe a dire, Par proprio che il mondo (inteso per eccesso come Italia) vada alla rovèscia (lo si legga bène in Toscano). Preso atto da mesi degli insulti e dell’irrisione contro chi tiene alla pelle, contro chi capisce che pandemia non è questione di cifre ma di estensione e tempo e che non c’è nessun complotto demoplutogiudaicomassonico a spargere il virus di un’informazione strampalata sì ma solo tale, e che la libertà non è una garanzia di principio, indifferente a’ fatti e agli altri ma, in concreto, libertà dal bisogno (Freedom from Want. F.D.Roosvelt*), e che democrazia non è ( non dovrebbe essere) affatto l’assoluzione del diritto, che dà diritto a farla fuori anche a chi del diritto se ne impipa ( prendi Tramp) anzi che se ne frega, per stare in linea con l’internazionale  fascista ( prendi Tramp e altri a decine) e, per citare il prof. Recalcati (a Bologna tempo fa), con il  fascista nascosto in ciascuno di noi. Accettare e propalare un diritto incondizionato alla libertà, mi pare che significhi armare di revolver un pugile o attribuire al terrorista problemi di Edipo. Nel 1936 (in Le Figaro, 29 ottobre 2020 Alain Finkielkraut, L’ennemi ne nous pardonne pas d’être ce que nous sommes) Thomas Mann scrisse ( traduzione della traduzione) Oggi abbiamo bisogno di un umanesimo militante che abbia imparato che il principio di libertà e tolleranza non deve essere sfruttato da un fanatismo scandaloso; che ha il diritto e il dovere di difendersi. Il pensiero dell’Europa è strettamente legato all’idea umanista. Ma l’Europa esisterà solo se l’umanesimo scoprirà la sua virilità, se imparerà ad armarsi e ad agire sapendo che la libertà non deve essere un salvacondotto per chi cerca di distruggerla.

Così accade  che il professor Biuso, qui più volte citato e con molta probabilità per averlo me malinteso o frainteso, si trovi, lui dice da anarchico ma populista e comunque stipendiato dallo Stato che rinnega,  a lodare il fascistissimo Salvini, genero del fascistissimo macellaro e banchiere Verdini, Salvini dico, tutore  della Libertà  del dissenso (oggi in Twitter). È apologia di reato.  Accade che i governatori provinciali si comportino bel bello come beati Bey e chissenefrega dell’Impero Turco; con la differenza che allora essi Bey forse avevano un pelino di timore a levare troppo il capino fronte al sultano, vista la facilità con cui avrebbero potuto perderlo; capo che purtroppo i Caponi delle provincie qui latine, non rischiano ed è un male; trovo che anche metaforica, anche simbolica, la decapitazione dovrebbe essere prevista da ogni  costituzione  democratica per chi della Costituzione, a ridanghete, se-ne-fre-ga. Alla democrazia dello straparlare, del non riuscire a tacere di fronte alle disgrazie e alla necessità di un ben(essere)  comune, considerando invece dominatore del campo proprio e altrui,  pietra di paragone, architrave della costruzione sociale, il proprio ridondante Io, ahimé occorrerebbe che nel ciascuno si opponesse non il fascista ma un personale Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, a capire che società, nessuno è obbligato ad amarla e nemmeno l’umanità, è ( anche e perlopiù per quanto fastidioso sia)  collettivo accesso ai benesseri ma partecipazione dei malesseri. E comprensione del sissignore signore. Che i professori e massime i filosofi cannino alla grande i giudizi si è già visto, prendi Stirner, Gentile, Heidegger, ma assumerne le pirlate ancora oggi nel campionario del libero pensiero mutato in pensiero in libertà, Uéla adagi ( adagio in milanese). Salvo non si abbia perso la Trebisonda e si parli pertanto a Vanvera. La Trebisonda chi l’ha persa non la ritrova, non al suo posto cioè sul Mar Nero, o se la trova è in guardia psichiatrica; mentre Vanvera si sa, parlarle rafforza il detto di Lacan e dirla oca è offendere le oche; che il loro gruppo, famiglia, terreno difendono benissimo; fanno testuggine con una centuriona davanti. Lo so per aver una volta osato passare dal una loro fattoria in Austria. La fattoria era di qualche signor Hänsel&Grätel ma fu evidente che le oche la prendevano per loro. 

* [83] The first is freedom of speech and expression–everywhere in the world.
[84] The second is freedom of every person to worship God in his own way–everywhere in the world.
[85] The third is freedom from want–which, translated into world terms, means economic understandings which will secure to every nation a healthy peacetime life for its inhabitants-everywhere in the world.
86] The fourth is freedom from fear–which, translated into world terms, means a world-wide reduction of armaments to such a point and in such a thorough fashion that no nation will be in a position to commit an act of physical aggression against any neighbor–anywhere in the world.
**Massimo Recalcati illustra il concetto di piccolo a: https://vimeo.com/236042199

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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8 Responses to Autarchia e anarchia

  1. Leonardo Taschera says:

    Ho l’impressione che la discussione viaggi su due rette parallele che, come si sa, si congiungono all’infinito. Poiché però noi siamo persone e, in quanto tali, finite, temo che la congiunzione sia al di fuori della nostra portata. Semplificando e riducendo forse un po’ rozzamente l’oggetto del contendere, mi pare che una retta viaggi sulla convinzione che il fine giustifichi i mezzi e l’altra sulla convinzione della necessaria correttezza etico-politico-giuridica dei mezzi stessi, senza la quale il fine, qualora comunque raggiunto, sarà foriero di conseguenze più o meno gravi. E già i segnali vanno in questa direzione. D’altronde, nulla di nuovo sotto il sole. E poi, alla fine, per quanto mi riguarda, sono troppo vecchio per discutere…

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    • dascola says:

      Mi spiego di nuovo: non credo vi sia nessun pericolo; non vedo come attraverso dei provvedimenti straordinari si possa arrivare a fantastiche conseguenze sulla libertà personale; sono presbite. Chiaro che tutto è possibile ma non sento il pericolo. Se sono stati fatti errori insisto che non esiste altra strada che accettarli; in parte, non poca, perché nessuno, tranne pare in Svezia, ha esperienza di epidemie di queste proporzioni. Poi tanto per far capire che non ho la testa in un barile, anche se non sono d’accordo, perché è facile dire che una cosa è sbagliata dopo che si è dimostrata sbagliata e viceversa trasmetto l’articolo, ragionevolmente condivisibile di massimo Fini.
      http://www.massimofini.it/articoli-recenti/1981-sala-conte-e-la-svezia
      Dopo di che, esame di realtà, non ritengo ragionevole sollevarsi Né a parole né cogli atti contro questo governo, perché non c’è alternativa. Non nego che una ponderata illustrazione di ipotesi alternative potrebbe essere ascoltata ma intorno a me sento solo voci paranoiche e urlanti e dunque no, non mi va, non ci sto. Cioè sto con chi mi tiene lontano il pericolo di nuove elezioni. Dopo di che tu non sei d’accordo ma mica succede niente. Abbracci

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  2. Leonardo Taschera says:

    Non a caso il Manifesto è di tradizione leninista, abbastanza estranea a una visione della cosa pubblica di ispirazione liberal-democratica

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    • dascola says:

      Noi, nel nostro piccolo di gente che non mira a essere deputato, abbiamo detto che siamo per un’Europa che faccia abbassare la cresta alla finanza, unifichi il suo disorientato fisco, investa sulla crescita selettiva ed ecologica, non solo difenda ma riprenda i diritti del lavoro. Non piacerà a tutti. Ma chi ci sta?
      Con queste parole Rossana Rossanda si congedò dal gruppo del Manifesto (per il comunismo) nel 2012. Non saprei tuttavia inserirle in una scatola categorica. Non sono in grado, né mi interessa, non difendo una posizione ideologica ma quella che ritengo una prassi(etica) ragionevole. Sicchè condividerei quelle parole oggi a distanza di 8 anni. Perché mi paiono ragionevoli come ragionevoli pertanto e, a pelle non leninisti gli argomenti del Villone. Fossero anche tali quali sarebbero gli argomenti liberal democratici da opporvi perchè migliori non saprei dire. Mi pare ovvio che ciascuno assume per probabile ciò che gli pare simile a quanto pensa da sé fino a ragionevole prova contraria. Ora, per concludere questa querelle che mi pare avviata a una corsa infinita, di parallele che non convergono moroteamente da nessun parte, mi pare che la faccenda consista di questa consistenza:
      Dato per vero, o anche per assurdo, che a medicina non è una scienza esatta, ma una pratica variabile ( e questo non sono io ad affermarlo ma l’esperienza comune)
      1. Che cos’è una pandemia e chi ne misura e con che mezzi e parametri la gravità, se un organismo centrale che c’è (OMS) o chiunque anche non medico in giro per il mondo ovvero organismi periferici creati all’uopo
      2. Ammesso e non concesso che essa sia grave a chi è dato il compito di disporre le eventuali misure sanitarie contenitive; se ai governi o a chi o a nessuno.
      3. Ammesso e non concesso che siano i governi a doverlo fare a che autorità medica debbano fare riferimento,( vedi domanda 1)
      4. Se la questione di interesse sanitario collettivo intesa come al punto 2 obblighi allora il singolo ai comportamenti prescritti da chi al punto 3 e 4. Ovvero se la questione politica e di diritto debba prevalere sulla questione sanitaria oppure viceversa ovvero se si debba prevedere una mediazione tra queste istanze a prescindere dalla gravità della situazione.
      Con molte persone come il Galli del Sacco informate e in apparenza non stupide, ma ci ha definiti così il Biuso per esempio o il Fusaro o l’autorevole Sgarbi, condivido l’opinione caautelativa e prudente che, nonostante le perplessià che uno ha diritto di avere ( ma non necessariamente di esprimere), è ragionevole seguire le regole imposte, anzi che è un dovere civile cioè collettivo seguirle (all’ombra inoltre della situazione politica italiana senza alternative praticabile se non a scapito del paese stesso e all’ombra della situazione politica mondiale che queste regole senza varianti di sostanza ha messo in atto). In parole poverissime mi pare, per esperinza infantile, che quando la barca barulla e il mare è grosso è meglio star fermi e seduti e fare, se è il caso, come dice il marinaio. Tutto qui. Ho visto per caso un molto bel film ier sera,”Alice et le maire” con un eccezionale Fabrice Lucchini, film che per caso e in qualche modo ( molto secondo me) andrebbe visto. In esso si sintetizza l’avvenire della politica in questa frase approssimativamente che traduco qui a memoria:”Tutti chiedono sempre più diritti e ne avranno finchè non ci saranno più diritti da reclamare od ottenere, ma la questione non è il diritto ma la morale”. Circa.

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  3. Leonardo Taschera says:

    Non credo di essere un estimatore del cosiddetto Capitano, se non altro perché, invecchiando, subisco in accelerando una deriva lombrosiana, talché alcune fisionomie e, soprattutto, alcune voci suscitano in me un insopprimibile senso di ripulsa. Riguardo però alla situazione che stiamo attraversando, cioè l’epidemia da Sars coV 2 (il termine pandemia mi richiama il panda che, poveretto, non c’entra nulla), credo sia doveroso fare alcune considerazioni senza tirare in ballo massimi sistemi e nomi di filosofi e pensatori vari (a parte che io potrei citare Gramsci il quale privilegiava il tener fede a un ideale piuttosto che salvaguardare la propria salute). Considerazioni che io suddividerei in due ordini. Uno che riguarda l’ambito scientifico e uno che riguarda quello politico. Sull’epidemia la comunità cosiddetta scientifica non è univoca né riguardo al livello di pericolosità del virus, né per quanto riguarda le concrete e reali possibilità di fermarne la diffusione, né per quanto riguarda i rimedi terapeutici: ciò emerge sia dalla stampa ufficiale sia dai vari siti on-line che si avvalgono, per sostenere una tesi o un’altra, di uomini di scienza spesso di chiara fama. In particolare nel nostro paese la discordanza di voci è aggravata dalla sovrapposizione di diverse istituzioni che fanno sentire, in quanto tali, la propria, di voce: l’Istituto Superiore di Sanità, il sedicente Comitato Tecnico Scientifico a livello governativo, i Comitati Tecnico Scientifici regionali, le varie associazioni di categorie mediche, e chi più ne ha più ne metta. In ogni caso, pur nella decisione di prestar fede alla voce di una di queste Istituzioni (in particolare il Governo si avvale di quella del CTS), detta voce, in nome della neutralità della scienza, non può e non deve dare indicazioni sulle misure da adottare per il contenimento del contagio. Una volta assodato e accettato che, sul piano sanitario, le precauzioni da prendere per evitare la sua diffusione consistono nel rispetto dell’igiene personale, nella protezione delle vie respiratorie con appositi dispositivi, nell’evitamento di contatti fisici con persone il cui stato di salute non sia noto e nel mantenimento della distanza di rispetto dalle medesime per evitare l’effetto droplet o aerosol, spetta al decisore politico stabilire ulteriori misure. E qui entriamo nel secondo ordine di considerazioni. Il governo prende le sue decisioni a seguito di riunioni con il CTS (di propria nomina, conviene chiarire. Ma non c’era il conflitto di interessi?) coinvolgendolo quindi nella scelta delle decisioni stesse e mescolando competenze che dovrebbero rimanere separate. Dato per scontato che non esiste libertà assoluta e quindi non esistono diritti che ne discendano (è inutile qui riassumere una storia di pensiero millenaria che ci ha consentito di arrivare a queste conclusioni), le libertà e i diritti, quanto meno nella nostra tradizione etico-politico-culturale, sono stabiliti attraverso le Costituzioni, i Codici Civili e Penali, il Diritto Privato e Pubblico e via dicendo. Ora non è chi non veda che tali libertà e diritti vengono limitati con provvedimenti straordinari la cui legittimità, però, appare spesso dubbia (il Consiglio Europeo, su istanza di un gruppo di giuristi italiani, si è già espresso negativamente sulla legittimità di tali provvedimenti sia sul piano formale che su quello sostanziale). Ma, al di là della legittimità o meno (e spesso la stupidità: da quando in qua in un disposto legislativo si inseriscono degli articoli con delle raccomandazioni? Si raccomanda di non rubare, di non stuprare, di non uccidere?), il decisore politico non si è mai posto la domanda sul rapporto tra costi (sanitari, umani, psicologici, economici) e benefici. Si continua a sbandierare la difesa della salute dei cittadini. A causa del cosiddetto lockdown scorso il ricorso alle cure ospedaliere da parte dei cardiopatici è diminuito del 50% con conseguente aumento della mortalità per infarto del 25% (dati forniti dall’associazione dei cardiologi); per non parlare dei diabetici, dei pazienti in cura oncologica e via dicendo. Allora si può morire di infarto o di cancro ma non di Covid 19? E ancora. L’associazione degli pneumologi calcola 50.000/80.000 morti l’anno a causa dell’inquinamento. E qui la salute dei cittadini evidentemente non conta. I provvedimenti di limitazione delle attività economiche precipitano le aziende coinvolte in un 30% di chiusure definitive (il che manda sul lastrico credo un non disprezzabile numero di persone le quali saranno destinate a divenire più fragili anche sul piano sanitario). La chiusura delle scuole dalla II media in su costringe i genitori, che non vivono di rendita o che non hanno risorse economiche sufficienti a pagarsi la babysitter, ad incorrere nel reato di abbandono di minore: un bambino di 12 anni solo in casa o rincoglionisce davanti al tablet, al computer, allo smartphone, oppure, se ha un po’ di fantasia usata sconsideratamente, può farsi male. Di conseguenza entrano in gioco i nonni, i quali, però, vista la premurosa preoccupazione del governo sulla loro salute, sarebbe meglio che non uscissero di casa, e comunque lo fanno a loro rischio e pericolo. E, a proposito di salute degli anziani, tutta la comunità medica è d’accordo nel ritenere che dopo una certa età è più che mai utile, per condurre una vita il più possibile sana, muoversi, intrattenere relazioni, cambiare aria, soprattutto da zone dove l’inquinamento raggiunge i più alti livelli in Europa. C’è qualcuno, tra i decisori politici, che si è posto il problema di condurre un’analisi seria sul rapporto costi-benefici, di cui ho fatto qualche esempio ovviamente da non da esperto ma da persona proprietaria di un cervello? Infine un’ultima considerazione del tutto personale, che però va inevitabilmente a sbattere contro i massimi sistemi. Non sto a fare dietrologie, sebbene l’organizzazione mondiale del commercio si stia riunendo in questi giorni per approfittare della situazione in funzione di un re-set economico. Rimane però il fatto che questa epidemia rafforza nella mente dei più una concezione quantitativa piuttosto che qualitativa della vita. Ho compiuto ottant’anni e la mia speranza di vita (quantitativa) è bassa. Tanto più è importante la qualità della poca vita che mi rimane. Non ho visto la fioritura della primavera scorsa, non vedrò quella poca neve che rimane il prossimo inverno: come direbbe Camilleri, piantatela di scassarmi la minchia. Sono io che decido di morire e vivere come meglio mi pare, ovviamente nel rispetto della vita altrui. Infine l’impressione è che si abbia la presunzione e la superbia di voler “sconfiggere” il virus. Nulla è più fuori luogo che l’uso di un linguaggio bellico in una epidemia. Il virus non è un nemico, così come non è un nemico un leone o un terremoto. Utilizzare il linguaggio bellico induce in una serie di comportamenti dettati dalla diffidenza e dalla paura. Il “taci che il nemico ci ascolta” diventa un abito mentale indossato inconsapevolmente. La delazione tende a divenire un comportamento diffuso, la qualità dei rapporti umani si degrada. Chiudere tutto non eliminerà né indebolirà il virus: lo fermerà provvisoriamente salvo ridargli l’occasione di riprepararsi alla prossima apertura. Viceversa è probabile che il virus diventerà pericoloso al pari di qualsiasi influenza una volta raggiunta la cosiddetta immunità di gregge, cosa che si sta sperimentando in Svezia e che qui tutti accuratamente ignorano. Mi fermo qui, ma non rinuncio ad indicare un’ultima assurdità delle norme che entrano in vigore oggi. La loro vaghezza scarica sull’ultimo controllore – poliziotto, carabiniere, guardia di finanza, vigile urbano – la arbitraria responsabilità su come e in che misura definire l’eventuale infrazione alle norme. E in tutte queste considerazioni la “pelle” non c’entra proprio.

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    • dascola says:

      Mah, blandamente dissento. E semplifico. Non faccio la fanteria dietro il carrarmato delle citazioni; peraltro la mia preferita è quella del Quartetto cetra e l’altra è l’immagine di Rockwell. Trovo in sintesi estrema che la cosa si riduce al quesito se c’è o non c’è pericolo e chi lo stabilisce. Atteso che non vedo chi potrebbe stabilirlo se non la medicina benché sia pratica basata sulle percentuali. Si tratta di scegliere, tra le risposte generalmente accettate da un certo numero di medici, quella che mediamente pare la più verosimile. L’opinione di questo o di quello sarebbe altrettanto valida ma la strada scelta non è stata quella di ascoltare tutti i medici e gli specialisti nel mondo ( altro discorso riguarda la stampa che per puro gusto personale sente il pneumolgo di Vietri o l’ematologa di Rovigo o il cognato dell’amico) ma un unico organismo, l’OMS che ha dichiarata la pandemia e la pericolosità del contagio; validata peraltro dai casetti e casini di questo e di quello. (In famiglia abbiamo già il primo morto ancorché 96enne e tre ricoverati. Negli ospedali muoiono medici di 50 anni. Sono il primo a dire e vabbè un quaivun de men ma non tutti i casetti e casini sono di così scarsa importanza.) La seconda questione riguarda l’universo mondo che pare abbia deciso di accettare l’ipotesi del pericolo e dunque che occorre prendere provvedimenti persuasivi per contenere i danni. Di sconfiggere nessuno lo ha mai detto o almeno non mi pare circolino queste versioni evangeliche della comune opinione medicale ( si contraddicono tra loro ma l’essere medici li autorizza a contraddirsi nell’esatta misura con la quale tu puoi contraddire un musico, io no). SI tratta questo sì di contenere per permettere agli ospedali di smaltire i pazienti. ( il discorso ma potevate attrezzare prima la sanità invece di smantellarla, regge fino a un certo punto. Gli ospedali sono attrezzati per le emergenze, per esempio per terrorismo, fanno anche le esercitazioni; ma in nessun caso per accogliere centinaia di persone che non respirano; non c’è esperienza pregressa. Tu dirai ai tempi dei tempi, ma ai tempi dei tempi la virologia e l’anestesiologia erano fino a un certo punto scatole vuote. Infine anche se c’è una responsabilità pregressa con le sue conseguenze adesso occorre fare i conti; e tamponare, è il caso di dirlo le falle aperte da altri, così a Lecco è arrivato l’esercito a fare i tamponi perché il pur grande ospedale Manzoni è saturo ed è stato sequestrato un ospedale privato solo per il covid e sono stati aperti due ambulatori volanti per smaltire la necessità di sierologici. E tutto disordinato e confuso, può anche darsi ma la domanda è chi potrebbe fare meglio di così).
      Ebbene riconosciuta a torto o ragione la pericolosità a prescindere dalle opinioni, la responsabilità di attuare i piani di difesa. DI contenimento è di chi se non dei governi.? Molti hanno nicchiato, ma insomma in ordine sparso mi pare che sia in atto ovunque un corriamo ai ripari. Perché? Perché solo Trump al mondo, par nemmeno gli ayatollah, ha il seguito di credenti con una fede immensa nelle virtù curative della parola e della paranoia del capo che dice, Non è niente abbiamo i medici migliori del mondo passa tutto. Il politico standard, Macron per esempio, deve far i conti con le accuse e il tentativo bello e buono di farti fuori, se agisci ti dicono che non agisci e viceversa.( il politico teme la revolverata). In ogni modo tutto sempre non va bene e c’è sempre qualcuno che si dice che… E tutto, specie in Italia è motivo di infinite dissertazioni su quello che si deve e non si deve fare. Il nostro è il paese del se fossi io… Dunque questo governo, non migliore non peggiore di quello francese o greco, ha deciso dall’alto di poteri che un governo deve avere. Deve. Non piacciono? Amen. Sarebbe meglio il governo svedese? Mah mi pare l’unico che ha deciso di fottersene, forse perché detesta l’idea di posare i malati in barella nei corridoi perché fa disordine ( per inciso l’ordine dei medici svizzeri ha stabilito il seguente protocollo ospedaliero: si curano i pazienti fino a 75 anni in grado di farcela, oltre no) Ci si può ribellare come hanno tentato di fare i fascisti in questi giorni pro domo Salvini, o i ristoratori che hanno tenuto aperto per protesta. Certo, ribellarsi non è vietato. Io asserisco solo che ribellarsi contro motivi di salute pubblica è incivile. Tu dici l’inquinamento e cose, sì certo il concetto di salute pubblica è vago. Forse l’evenienza farà capire che occorre definirlo in modo più accorto, senza aspettare epidemie. Ma intanto con questo presente s’ha da fare i conti. Non ultimo quello che o qualcuno, tipo Salvini e Meloni, decide che Conte è l’uomo da abbattere e ci ritroveremo nelle mani dei detti, con una crisi di governo in piena epidemia e un risultato elettorale che non saprei; (ovvero che temo perché ci vuol niente a fare dell’Italia una Polonia e sarebbe già tanto ché la minaccia è di trasformarci in una lunga Brianza)oppure si accetta l’idea che questo è il miglior governo del momento e fa quello che può cercando di non far fallire nessuno anche se le vittime ci saranno e non saranno tra i grandi elettori del prossimo governo. Di persona personalmente trovo che non vi sia all’orizzonte il Churchill pronto a vincere la battaglia d’Inghilterra. L’alternativa sono amministratori di condominio e nemmeno tanto bravi. Ho già scritto altrove che ho fatto il militare e in generale obbedivo a ordini puerili, lo so bene, tanto puerili che i miei compagni bambini disobbedivano e venivano puniti per scendere all’appello delle sette col basco e il foulard fuori posto e le scarpe slacciate e sporche. Io ero inappuntabile e non perché era un ordine ma perché mi piaceva essere in ordine.

      p.s. sull’arbitrarietà anche lì, finché c’è polizia, c’è chi veste la divisa per mestiere e chi perché gli piace pestare la gente col manganello. Ma anche lì chiunque di noi ha passato una frontiera sa che si trova il doganiere che ti sorride e quello che fa aprire la valigia alle belle ragazze per frugare tra gli slip. Io finora sono sempre stato fortunato. In Corea manco mi timbrarono il passaporto senza nemmeno guardarmi.

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      • Leonardo Taschera says:

        La causa scatenante che fece prendere a Giorgio II la decisione di indire una gara per costruire un orologio marino in grado di stabilire con sufficiente precisione la longitudine fu un naufragio della flotta inglese sulle Bocche di Bonifacio al ritorno da una delle campagne contro l’Invincible Armada. Sembra, dalle cronache dell’epoca, che ci fosse stata prima una discussione tra l’ammiraglio e il suo secondo sulla rotta da seguire. Ovviamente il grado superiore ebbe il sopravvento e la flotta andò a catafottersi sugli scogli. Sono d’accordo che ci sia una quota di infantilismo nel gusto di disobbedire agli ordini, anche se sono stupidi, e soprattutto quando la disubbidienza va a danno di chi la pratica per futili motivi. Ma, come vedi, anche in ambito militare, in situazioni gravi come quelle del rischio di un naufragio la disubbidienza sarebbe servita. E comunque comandare una flotta o un esercito non è uguale a governare un Paese tranne che nei regimi a dittatura militare. Vale la pena ricordare che le gravi emergenze che ha attraversato il Paese sono sempre state affrontate da governi di unità nazionale: la ricostruzione del Paese nel dopoguerra, la stagione degli anni di piombo e la crisi finanziaria del 2008. Nessuna persona ragionevole vuole rovesciare il governo, ma tutte le persone ragionevoli si aspettano che il governo ascolti e collabori “costruttivamente”, come amano dire i suoi esponenti, con chi dissente, soprattutto quando si tratta di affrontare un problema dalle molteplici articolazioni come quello che ci affligge e quando si levano al dissenso voci autorevoli – fuori dalle logiche di appartenenza politica – come giuristi e uomini di scienza. Questa è la democrazia, bellezza, che è sempre la forma di governo meno dannosa – alla prova della Storia – della cosa pubblica. Quanto all’autorevolezza dell’OMS, a parte i legami accertati tra un suo esponente e case farmaceutiche cinesi, all’inizio dell’epidemia dichiarò che l’uso della mascherina era inutile. Vedi tu

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      • dascola says:

        Mi pare che Il Manifesto di Venerdì 6 novembre a firma di tale Massimo Villone racconti al meglio ciò che mi penso. A me pare ragionato. Quanto all’episodio delle bocche di Bonifacio di cui non so niente posso, a commento, dire che la parola dell’ammiraglio valeva, in prospettiva, quanto quella del secondo. Nel senso che né l’uno né l’altro potevano asserire di avere ragione, salvo il secondo fosse confortato dai calcoli, non ne ho idea, o dalla sfera di cristallo. Se il primo fece leva solo sul grado è consuetudine degli eserciti. I commissari politici istituiti per tenere a freno le derive restauratrici degli ufficiali quasi tutti zaristi della neonata Armata Rossa, si rivelarono all’atto pratico, cioè sul campo, un ostacolo alle operazioni. Ma ho l’impressione che meglio di me che come si sa ho poche armi valga Villone appunto e poi per concludere Crozza; il comico cattura l’inciampo del reale, assai meglio del filosofo che non sono nè peraltro voglio essere. MEntre ilnvece il filosfo si crede clinico inoppugnabile della realtà. E contro il filosofo il mio post era concepito. Dunque Villone.
        Stavolta il governo batte un colpo
        – Massimo Villone, 06.11.2020
        Ultimo Dpcm. È stato subito chiaro che le nuove restrizioni erano male accette in un paese stanco per quelle passate. In tale contesto tutti i governanti volevano le chiusure, purché decise da altri. Il più classico degli scaricabarile
        Dopo l’ultimo Dpcm del 3 novembre sulla pandemia volano gli stracci. Fontana – quello che i dissenzienti sono tutti cialtroni – lamenta uno schiaffo alla Lombardia. Si aspettava forse una medaglia per il primato nelle classifiche del contagio? In Calabria emergono strani riconteggi, che in poche ore fanno calare da 26 a 10 l’occupazione dei posti in rianimazione. Pare che il miracolo accada contando solo gli intubati, e non anche quelli col ventilatore, che pure occupano un letto. Un gioco di prestigio sanitario forse per sottrarsi alla zona rossa, poi comunque disposta per la regione.
        In Campania De Luca invita i sindaci a predisporre la chiusura dei lungomare e di parte dei centri storici nei fine settimana. “Rimango convinto della necessità di misure nazionali unitarie, anche più rigorose, per una azione più efficace di contrasto al Covid … “. Un disastro di proporzioni bibliche è dietro l’angolo. Armiamoci contro il governo, e partite voi. E supponiamo che a Bolzano il presidente provinciale Kompatscher sia tuttora convinto di doversi allineare per il lockdown soft con Germania e Austria, come ha dichiarato il 29 ottobre. Vuoi mettere la Merkel con un Conte qualunque?
        Accade che le convenienze degli attori politici sono cambiate radicalmente con la violenta ripresa del contagio. Quando all’avvio della crisi v’è stato consenso per le restrizioni, governatori e sindaci sceriffo hanno guadagnato visibilità e gloria. Quando si è chiusa la fase 1 e si è intravisto un ritorno alla quasi-normalità, strappare un’apertura di esercizi commerciali più lunga o qualche percento di maggiore occupazione dei posti nel trasporto pubblico era pagante e appagante.
        A tutti andava bene il labirinto di comitati, cabine di regia, conferenze che reggeva la concertazione permanente tra esecutivi. Contesto perfetto in cui reclamare vittorie e seppellire responsabilità, per la gestione di ieri gravemente in danno del sistema sanitario nazionale, e per quella della crisi di oggi. Andava bene anche a Palazzo Chigi, consentendo all’esecutivo e al premier di galleggiare sereni – con poche eccezioni su un mare di Dpcm, decreti e ordinanze delle più varie autorità. Non importava che alla fine si ammutolisse così anche il parlamento rappresentativo.
        Il giocattolo si è rotto con il dilagare del contagio.
        È stato subito chiaro che le nuove restrizioni erano male accette in un paese stanco per quelle passate. In tale contesto tutti i governanti volevano le chiusure, purché decise da altri. Il più classico degli scaricabarile. Con buona pace della moral suasion di Mattarella sul confronto, la leale cooperazione, e l’unità. La politica di un tempo avrebbe ascoltato. Quella di oggi no.
        Bene ha fatto il governo a battere un colpo decidendo di governare. Si prevede un meccanismo semiautomatico fondato sui dati e sul rischio pandemico. Si chiudono le trattative semi-private e le concertazioni infinite tra esecutivi, con il premier sostanzialmente come arbitro piuttosto che titolare di un indirizzo politico, e custode dell’interesse nazionale.
        Conte ha puntigliosamente specificato in conferenza stampa che non c’è alcun negoziato sulla salute dei cittadini, ed è vero. Il ministro della salute adotta decreti previo il solo parere delle regioni, dal quale non è vincolato. Ma è giusto così, perché non si possono esporre diritti fondamentali come la salute, l’istruzione, la mobilità, il lavoro alle partite giocate da maggioranze diverse tra centro e periferia, o peggio ancora alle strategie di guadagno politico di questo o quel personaggio. Vedremo poi se il governo avrà la forza di applicare davvero e fino in fondo il dettato del Dpcm.
        In ogni caso, la propensione alla concertazione a tutti i costi – copyright Boccia? – non portava alla

        buona salute dell’esecutivo, ma al suo progressivo deperimento, insieme al parlamento che è la vera base per la sua forza. Sarà bene che i leaders della maggioranza se ne ricordino, posto che le riforme in campo dopo lo sciagurato taglio del parlamento possono realizzare una riduzione del danno solo parziale.
        Sarebbe anche un’ottima idea togliere dal tavolo la proposta di un collegato al bilancio per l’autonomia differenziata. La fretta sarebbe pessima consigliera. La pandemia ha segnalato errori evidenti, egoismi territoriali, e una intollerabile cacofonia istituzionale. È la prova che le pulsioni separatiste sono l’ultima cosa di cui il paese ha bisogno, oggi e domani.
        © 2020 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE
        https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/07/fontana-in-lombardia-e-saltato-tutto-da-conte-uno-schiaffo-in-faccia-qualcuno-con-te-doveva-iniziare-il-monologo-di-maurizio-crozza/5995390/

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