La vedova allegra

https://www.youtube.com/watch?v=wtSmYhIuP80&ab_channel=%EB%B0%B1%EC%88%98%EC%84%B1

Pochissimi anni prima che morisse, durante una specie di  pubblica lettura all’italiana de La Vedova allegra di Franz Lehàr, Victor Léon e Leo Stein, Lovro von Matačić mi disse che per dirigere la Die lustige Witwe e tutto questo tipo di musica, più che austriaci è meglio essere viennesi, cioè non credere a niente, con l’esclusione della bicipite aquila – alla fine un angelaccio custode dipinto su uno straccio – avere il Witz viennese e la Sehnsucht. Il Witz (vitzz prima che a qualche scemo venga in mente di leggerlo uisz) lo ebbero Freud, Schnitzler, Kraus e Billy Wilder – oggi non saprei se anche Vienna è stata o sta pere essere divorata dallo Stupido Multiforme o no – e consiste(va) in una particolare forma di umorismo temperato dal sarcasmo, dedito al piacer dell’intelletto che non si riverisce, burlone diremmo. La Sehnsucht (seen-suxt) viene a significare tutta una specie particolare di nostalgia per ciò che non è, che forse mai è stato, che non sarà eppur provoca dolore. Chissà se Lacan lo chiamerebbe il Buco, di certo la sua qualità è che non lo si può rammendare. È un sentimento straziante e, per intenderci bene e non morire della malinconia, molto più forte di quello pucciniano. Mi pare di poter dire che queste due polarità fanno de La Vedova allegra un capolavoro für wenige, etwa niemanden – per pochi, quasi nessuno.

Ja das Studium der Weiber ist schwer. Lovro von Matačić , mi parve pieno di Witz e Sehnsucht. Me lo ricordo alto, allampanato ma ben portante, scanzonato, dal bell’italiano fresco di colonia come l’acqua, di Fiume, dell’impero. Non avrebbe nessuna fortuna oggi tra i direttori che cambiano i tempi, ovvero che non li capiscono, che sono ostili all’opera altrui e si circondano pro bono marketing and their own pockets di registi infami più che infami di Scampìa: questi pervertendo le storie e quelli aggiungendo pagine che l’autore aveva eliminato ben sapendo egli che cosa faceva: iddi dell’autore se ne fottono, non lo sanno e agiscono à la bite, avrebbe detto Cartesio, alla cazzo o appunto da infami.

Gib acht gib acht. Ebbi la ventura fortunata di avere tanti maestri nobilissimi, gente dell’Arte, che non sbagliava per la semplice ragione che sapeva non valicare i confini del nonsense. O dell’hýbris-ὕβϱις, direbbe il filosofo del liceoclassico (tutto attaccato). Lovro von Matačić mi parve così, uno di quelli. La vedova fu fatta, ti dicevo, in forma di lettura, integrale al leggio con tutte le parti recitate di cui curai la plausibilità per un cast che comprendeva anche Daniela Mazzuccato (chi se la ricorda è bravo, io ricordo il volto ma non il nome del tenore, il baritono è svanito). Location ottima, scrivono così quelli che recensiscono trattorie e ristoranti in Trip-advisor, fu il Conservatorio di Milano, la sala Verdi  ancora  casa dell’orchestra Rai di Milano e che, alcuni anni appresso, nel 1993 verrà smantellata dai rulli compressori della Craksi & Belsuconi Rapide Demolizioni.

Dann ich bin also in figura Pontevedro in Paris. Vecchie storie della voluttà annientatrice, che i tempi d’oggi stanno riportando o hanno già portato molto al di là del principio del piacere, dopo l’infanzia, all’adolescenza; quindi alla sua età massimamente distruttiva; giù le statue, teste, targhe, giù i capitelli: destrutturare destrutturare ché non resti qualcosa. I nuovi credenti sono alle porte, anzi già le buttano di sotto e ci fanno tavoli da vivisezione. La vedova allegra è opera del 1905, e di lì a 9 anni l’Europa (si) metterà all’opera per il primo caso di femminicidio di massa; al buio di nazionalismi stolti e ciechi e fecondi di stragi in divenire lo scannatoio sarà reale e non soltanto termine per indicare la brutalità della garçonniere;  si farebbe bene a se lo ricordare, non fosse che l’assassinio della memoria è parte integrante del programma di destruturazione del mondo in atto. Miei sentimenti on course.

Ich bin eine anständge Frau. Ascoltai vedova allegra per la prima volta 16/17 anni e, stante che ero un ragazzino sensibile ( la voce è dei miei che sono morti e devi fidarti della mia parola) da subito e per sempre ho immaginato che si trattasse di un funerale nascosto nell’opera o di un funerale nascosto all’opera; che il Witz, che l’allegrezza fosse lugubre e presaga, dalla straziata Sehnsucht. Per dirla alla tedesca densa di sotterraneo Galgen-humour, (ghalghen, forca umorismo da∼); ritrovata anni e anni dopo e in altra forma in quel film impressionante del genio inattuale e spaesato Wes Anderson,  Grand Budapest Hotel.

Dann geh’ ich zu Maxim. Ecco tutto, se mi sforzo di non distogliere lo sguardo da questa frigida vedova Evropi 2022 – nascondiglio di stragi senza più liceo classico – e, come fossero vedute del Coccorante, ne osservo le rovine, le esequie scempiamente passate per gloria, mi pare che la Vedova sia questo: il pro memoria per la prossima distruzione del già distrutto. Si piange  per per ciò che non è, che forse mai è stato, che non sarà e provoca dolore: Sehnsucht, naturalmente senza le astuzie armoniche di Puccini che, da quel sapiente amministratore di sentimenti che fu, conosceva le combinazioni più utili alla lacrima. Puccini morì prima che delle lacrime si esaurisse la possibilità per eccesso di orrore. Forse esagero, sembro perentorio (ma è nella natura ineluttabile di qualunque dire soggettivo), forse che rincorro il like, non credo, ma non saprei.

https://www.youtube.com/watch?v=VN0SgqUnxPI&ab_channel=%EB%B0%B1%EC%88%98%EC%84%B1

About dascola

P.E.G.D'Ascola, alla sorda anagrafe lombarda privato dell’apostrofo, è eteronimo o pseudonimo di sé medesimo; tende all'anonimo: avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia alla fine più che a Racine a un Déraciné, sradicato. Ma come Cioran, "con la tentazione di esistere", egli scrive.
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