Editi aggiornati

Ogni martedì dal 2 maggio 2017, per la rubrica L’ElzeMìro, nella rivista Gli amanti dei libri http://www.gliamantideilibri.it/ , pubblico brevi note letterarie, d’argomento incerto ma che ogni volta si concludono con utili suggerimenti e rimandi per riascoltare, rileggere, rivedere di tutto un po’, un po’ di tutto.

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Pasquale D'ascola I-venticinque-racconti-della-signorina-Conti

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 Il mio aforisma

Chi ha soldi decide, chi no è deciso; a vendere cara la pelle per esempio, sempre che qualcuno gliela comperi.

è stato pubblicato nell’edizione 2014 dell’agenda L’Erudita di Giulio Perrone Editore_Roma. L’agenda è in vendita a 15 € in http://www.lerudita.com

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Al Finalcop_voce13_pic

in Pervocesola 13_Ed. Nerosubianco_Cuneo

Segnalato al Premio Pervocesola 2013_Teatro della Tosse_Fondazione Luzzati_Genova

Marocco. Marrakesh. Piazza Jemaa el Fnaa, oggi. L’Octave, l’inesistente ottavo tra i sette sopravissuti conteurs marocchini, sta raccontando una delle sue epiche cantate. Quella di Al Final, immaginario vascello pirata del XV sec. che si suppone armato da un equipaggio misto di arabi ed ebrei. All’indomani dell’ultimo fortunato attacco a un ricco galeone spagnolo sembra però che sull’isola defilata dalle rotte, dove i pirati si nascondono e vivono d’amore e d’accordo, per gli intrighi di una dama spagnola ospite forzata, le cose vadano poco a poco di bene in male in peggio fino all’ecatombe finale. Però…

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Auto Sacramental

Ipocpress-Milano 2012

http://www.ipocpress.it/Auto-sacramental.shtml#

Prima dell’auto

Sa ognuno che, bah forse non lo sa nessuno ma si sa che ognuno sa è retorica pura, una riverenza verbale all’incauto che, comprato questo testo attirato dall’eleganza della presentazione, non lo immagina affatto o se lo immagina a sé favorevole; quando l’ognuno vedrà quanto esso sia poco a favore suo, prenderà le armi contro un testo ostico di natura e auto-sacramentale di forma che, ognuno sa essere stata teatrale e spagnola con questo nome, cresciuta dal 14° fino al 18° secolo, senza omettere il 17°, centennio quest’ultimo in cui, according to the encyclopædia britannica, Pedro Calderón de la Barca, de la barca sì, portò il genere al suo fulgore, non uno qualsiasi, bensì il massimo, dicitur. Tutti sanno, tutti sanno è una domanda, che negli stessi secoli, dalle iberie al brasile, dalle sicilie alle fiandre, rifulgevano altri autos, i fiammanti atti degli apostoli della fede che ardeva, per metafora, nei cuori di chi la incarnava così bene da ardere, per metodo, le carni di chi per scelta o per avventura o per errore, di quella stessa fede o di un’altra non era portatore, o portatore sano.Accused, gli autos, of displaying irreverence toward the sacrament during the 18th century, their performance, degli autos, was in 1765 prohibited by royal decree, cioè del re Sebastián de Borbón y Farnesio infante di Spagna gran principe ereditario di Toscana, ossia per brevità Carlos III; decreto del re, volontà censoria però dell’arcivescovo di Toledo, Luis Fernández de Córdoba y nada más y punto. 16 anni più tardi, nel 1781, non ci sono noti né il giorno né la stagione, la pratica degli atti di fede fu dismessa; achtung, sospesa, non proibita. Insomma l’europa smise di br!illare; per un po’.Al contrario dei suoi illustri antenati quest’auto non è fastoso né molto festoso, y cualquier persona entre ustedes caballeros lectores y damas lectoras y quizá ínclito publico, averiguará, dueño de si mismo, lo que de sacramental se quede o no se quede, en éste irreverente auto. Punto crudo. [1] Nulla aggiungeremo al punto crudo ma, come è noto, ogni punto ha la sua virgola, cioè una mezza cottura. C’è è vero, e potrete constatarlo nella prossima pagina, un prete nel cast of characters e una rotta navale che in qualche modo potrebbe essere, potrebbe essere, equiparata al percorso lungo le allusive stazioni del quale a volte si snodavano gli autos.Ma si tratta di un oggetto spogliato di luce spettacolare e di volontà di rappresentazione. Eppure esso rappresenta, nel senso che qualcuno ha dato di recente al termine, laddove qualcun altro dirà che non si tratta affatto di teatro per cui quello che tra poco andrete a rappresentarvi nel teatrino della vostra volenterosa mente, potrebbe definirsi teatro epico; teatrino, per realizzare il quale non serve altro che la vostra capacità di navigazione nell’immaginazione; senza attori volendo, a parte chi legge che non ha bisogno di mettersi in costume, forse in quello da bagno ma si tratta di un’opzione molto personale. A chi volesse invece prendersi il tempo per accusare le parole che seguiranno di non essere tanto educate da farsi discorso o, almeno, di sapersi bene presentare da sole ma di necessitare invece di un’elegante scatola di marketing culturale oltre che di un fastoso impianto luci, si potrebbe non dare del tutto torto; si potrebbe ma perché mai farlo; sciocca è peraltro l’ipotesi che un bel décor dovrebbe aiutarle a prendere il largo. Gentile tenerne conto. Chi legge, immagini adesso l’inizio, assai serrato, con moto. Con la più sacramentale tra le espressioni di commiato, ite, mossa est.

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Bambino Arturo et son vofabulaire hors de l’ordinaire

Società Editrice Dante Alighieri-Roma 2012

http://www.ultimabooks.it/bambino-arturo-et-son-vofabulaire-hors-de-l-ordinaire

SINOSSI 

Bambino arturo et son vofabulaire hors de l’ordinaire è il titolo di una serie di avventure-situazioni con al centro un bambino che ama i vocabolari e che ai giocattoli preferisce le parole, e quindi gioca con loro. Una sequenza di fiabe per adulti o per bambini accompagnati attraversata da un indelebile, disarmato erotismo. Un esemplare ingresso al mondo in cui l’elemento veramente “fiabesco” è l’elaborazione multilinguistica, la gioiosa sperimentazione psicoverbale, l’alludere divertito alla grande tradizione letteraria, soprattutto a quella più vicina ai nostri giorni (Beckett, Gadda, Borges, Calvino tra gli altri). La peripezia di bambino arturo si svolge in dieci capitoli:1. Mir bin mercante di pulci – 2. Il fracassatore di specchi – 3. Fenomenologìa dell’òrco – 4. Gambe lunghe nude – 5. La sconsacrazione della casa – 6. I fiori del cavolo nero – 7. The wooden soul – 8. Fenomenologìa degli orchi redux – 9. Mamma arturo va à la campagne – 10. Ariadne’s labyrinth, the entrance to ~.

Li precede un Prologo e li segue una Postilla  ovvero sia

Ciò che accadde dopo

Mamma e babbo arturo sono passati dal crematorio, così fan tutti, bambino arturo ha pianto;  più tardi ha estratto le ceneri di entrambi da un sacchetto di plastica chiuso in una bella scatola di acciaio appositamente costruita per questo, non senza averne troncato i sigilli di legge. Le ceneri di babbo arturo erano meno polverose, si può dire un osso duro babbo arturo, mamma invece una soffice cipria; bambino arturo ha dovuto mettere le mani tra cipria e frammenti di femore e di osso parietale, schegge non di più ma pur sempre ossa, per cercare di farne una mescola passabile e le ha lanciate al vento. Che era ballerino quel giorno sicché gli si rivoltò di colpo. Un pugnetto di fuliggine ha spolverato bambino arturo che ha dovuto chiudere le palpebre. Il suo cuore pensoso si è ascoltato battere. Un frammento d’osso, piovuto a terra è stato subito avvistato da un drappello di formiche che si sono messe al lavoro, nonostante l’ora tarda. Il sole è tramontato da solo.

 Illustrazioni di Desideria Guicciardini 

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Luft and Duft

Ipocpress editrice-Milano 2012

http://www.ipocpress.it/Luft-and-Duft-and-Co..shtml

In un circo ipotetico, il circo delle fanciulle, si prova un musical sulla vecchiaia messo in piedi da due attori in pensione e da un paio di giovani attrici internazionali, bravissime, icastiche, perfette ma altrimenti disoccupate. Godot scende sulla terra, da dove non si sa e non è detto che sia sceso, insieme a due sue epitomi Echisenò ed Echiàltri, sagaci stupidi e integrati, loro non sanno a che cosa. Godot si rende utile, uccide l’angelo cantante del mercato ma resta ucciso nella lotta; decedendo scopre che no one seems to be waiting for him more, and he for aver dies. Chœur de gamins pauvres à l’ancienne finale.

In appendice le idee musicali di Davide Galassi

Atto Primo

Echialtri Primo 

Hmmm, devo far presto, presto, presto o tardi meglio tardi che oramai è tardi

Didascâline

Olé, qui, potete osservare Mr. Pumpernickel Luft che dorme sul pianoforte, è una trovata generica e il piano speriamo sia così forte da starsene in disparte; chi sostiene questa parte non dorme affatto è ovvio, ma immagino siate convinti che dorma davvero o che sì, si imiti alla perfezione quando dorme, benché dormire su un pianoforte non solo sia scomodo ma sia anche una trovata persa prima ancora che qualcuno possa dire ti ho smarrita; I miss you, we miss you they miss you; ho in mente, li avete in mente, certi quadri in vendita nei mercati di strada, sapete, marine, no not marines joung lady, con conchiglie grandi come tromboni in primo piano o cavalli azzurri impennati sulle spiaggia, set lacustri con e senza gerani e con un limbo grigio di sfondo; il limbo è allusivo nelle intenzioni del pittore ma non è dato di sapere a che cosa alluda l’allusione; quando non sai dire niente sii metalinguistico figliolo, tu non sai che vuol dire ma ogni buon pubblico ha il suo bedecker intellettuale; su un limbo grigio, clown-s tantissimi clown-s, tutti con una lacrima brillante che geme da un occhio e un fiore giallo o una margherita che spunta dal cappello sfondato d’ordinanza, alcuni con un sorriso, che sia ebete, è molto importante, fa serenità e saggezza, rivolto a un cane che sembra spelacchiato ma è solo dipinto male. Per chi non lo sapesse questo genere di quadri sono appesi a titoli preoccupanti, malinconia di un clown, clown bambina e cane, appunto, siamo tutti clown-s, il sogno di un clown, mio fratello il clown; se Hitler avesse dipinto anche un solo clown, la Germania sarebbe stata annessa dalla Svizzera; i pittori non si rendono conto invece dell’interesse che potrebbero suscitare intorno alla loro pittura dipingendo clown-s su sfondi turistici, voglio dire sale di peep show, piazze san marco, tangenziali con automobili in fiamme, palazzi pitti con una giapponese piccina piccina in fondo là dove nessuno mai la vedrà, la rampa di un pronto soccorso e poi titoli, titoli innovativi, clown con disturbi erettili, lolita e il suo clown, la sassata del clown, clown seeking an ice cream for less than 15 euros, clown all’ombra del suo ictus. Punkt and kaputt. Luft, aria vuol dire in tedesco, come Luftwaffe per gli storici, qui vi voglio per me fa lo stesso, ha un’aria prestata, vero, non sua, per forza, mica si chiama Luft, né Pumpernickel che fa mistero ma è solo il nome di un tipo di pane; in realtà ha un nome proprio, non è buono come il pane e se, a una prima occhiata, vi sembra che Luft di nome e di fatto voli dietro ai fratelli Marx o a Carlo che, restando nell’ambito della rivoluzione si equivalgono, questo dipende dalla vostra età, aspettate l’occhiata numero due, chiunque abbia meno di trent’anni vi dirà con sicurezza che un tipo così l’ha già visto in facebook e si rompe le palle, mentre voi cominciate a sognare come avete sempre sognato e non si capisce perché, quando di incubi è così ricca una giornata qualunque ma non vi voglio influenzare, la stagione non è delle miglior e i chiari di luna cominciano ad avere difficoltà di comunicazione, oh cielo, un rumore…..

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L’ironia di Kafka 

in Quel giorno in un attimo – 2011 Giulio Perrone editore-Roma

http://www.ibs.it/code/9788860042064/quel-giorno-in-un.html

Andrea Nowak, figlio di polacchi immigrati, nato nell’opima campagna toscana, linguista, poliglotta e cultore dell’italiano, per essere poeta lavora da Carabiniere in una tenenza dell’empolese; la realtà del giorno suona due volte al portone, potrebbe essere l’inopportuno postino ma, no.

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Il viaggio di Cecchelin e Cyrano

Società Editrice Dante Alighieri-Roma 2012

http://www.ultimabooks.it/il-viaggio-di-cecchelin-e-cyrano

Gabriele Frasca scrive nella prefazione di Malone muore di Samuel Beckett: «… un libro non finisce, siete magari voi a finirlo, ma non lo finite mai una volta per tutte, e non appena lo richiudete, siatene certi, non può che tornare in attesa di finire ancora».

Anche il testo di D’Ascola, autore del nostro tempo, come i testi di Beckett non è semplice ma è finalmente un testo degno di attenzione.
Le pagine di viaggio da Trieste a Marrakesh dell’insegnante di storia Cecchelin e dell’amico e cognato, il grande chirurgo Karliç sono un susseguirsi di immagini che ci urteranno, incanteranno, confonderanno tra sogno e realtà. Rimarremo sospesi a cercare la fine e il senso di questo diario, tra leggerezza e ironia. Un libro di Pasquale D’Ascola è un invito, un invito a giocare con lui. Attenzione però, non è un gioco semplice: «difficoltà all’inizio, come se l’autore stesso impedisse di entrare nella storia con troppi preamboli, reticenze, giustificazioni», «scrittura elaborata ma mai fine a se stessa» ci avverte Guindani, intellettuale, saggista e teatrante svizzero. Ci si confonde tra più piani narrativi, ci si perde nelle parole, si cerca ma non è certo si trovi subito il senso di quanto si legge.

Elisabetta Salvi

Le siège et l’exil définissent deux moments ‒ ou peut-être deux aspects complémentaires ‒ de la biographie du personnage principal, un Innommé antifasciste qui, en proie à une désillusion méthodique élevée au rang de principe suprême de jugement, va vivre sa vie comme une « mort par contumace ».

Le siège et l’exil sont cependant aussi le signe palpable du triomphe de l’individualité, laquelle ne peut être qu’anarchique et, par sa nature même, intolérante face à cette asphyxie (dans le meilleur des cas) masquée de la libération qu’est l’État. (« L’État », dit l’Innommé, « est l’une des formes qu’assume la paralysie de tout système rationnel […] un système rationnel se structure de son propre chef avec l’objectif principal d’assurer sa propre existence au détriment de l’individu »).

Le sens de la notion de « siège » est capital et semblerait décrire, plutôt qu’une condition statique, l’assemblage dialectique de deux instances différentes et opposées : l’une, publique, luttant pour apprivoiser le sujet ; et l’autre, privée, qui est l’expression du sujet lui-même et de sa réaction irréductible face à l’oppression de l’autorité publique. L’« exil » ‒ une condition à la limite de la psychopathologie, ou peut-être de l’esthétisme ‒ devient ainsi le synonyme d’un « auto-étouffement libérateur », et représente la seule issue à portée de l’individu.

On peut se demander si le cahier que nous laisse l’Innommé, fragmenté et dépourvu d’un quelconque fil conducteur, est ce qu’il semble être (la tentative ultime et pathétique de l’assiégé-exilé de reconstruire et de formaliser a posteriori le système, la Weltanschauung, dont sa vie a été un préambule cohérent : il s’agirait alors de l’échec retentissant et définitif du sujet), ou ce qu’il pourrait être (le symptôme du rejet lucide et radical de l’autotromperie qui consisterait à articuler un système pour en renverser un autre : il s’agirait alors du succès et du triomphe définitif du sujet). Nous aimons penser que cette dernière est la solution de l’énigme, et cela uniquement parce que ladite solution est la seule qui accepte la foi dans le sujet compris comme une instance historique irréductible et, sous certaines conditions, invincible qui, semble-t-il, anime ce récit écrit, il faut le dire, de façon magistrale.

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foto000065Il pieno è il vuoto?

Imparare con il teatro. Manuale per pedagogisti

Ipocpress-Milano 2007

A che cosa serve e come non è fatto questo libro
Dovrebbe servire a capire in che modo, se, e a che scopo, sia utile praticare il teatro nella scuola; ma senza creare ambizioni professionali.
È il tentativo di rendere utilizzabile, attraverso una lettura da tradurre in pratica, il mio modo di insegnare,  un lavoro da giardiniere, e di dirigere, non comandare, gli attori. Dirigere, in latino significa segnare o dare un indirizzo che, in spagnolo, si dice appunto dirección.

A chi si rivolge questo libro
Agli insegnanti, ma non solo. Educatori, medici di comunità terapeutiche, o di recupero, magari senza talento per il palcoscenico, o privi della presunzione di averne; persone incerte, o del tutto ignoranti di teatro, non interessate a “entrare in arte”, come si diceva un tempo, ma che, anche in modo molto vago, rozzo e inconsapevole, percepiscono o hanno intuito che le prassi e l’intero processo della creazione teatrale sono una pedagogia.

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