Hamlet
 – Un’esperienza di teatro totale

Hamlet manifesto. Foto © Masiar Pasquali

Hamlet manifesto. Foto © Masiar Pasquali

Hamlet, il progetto di Antonio Latella al Piccolo, si annuncia come un’esperienza di teatro totale, che, complice il suggestivo spazio del Teatro Studio Melato, accompagna il pubblico in un percorso attraverso il testo di Shakespeare, di cui esplora le pieghe più nascoste.

Hamlet

Teatro Studio Melato dal 5 al 27 giugno

🤪

Lieto che qualche teatro, anche piccolo a metà della tempesta riapra, che gli attori e soprattutto i macchinisti, le sarte e gli attrezzisti, le impiegate/i tutti dell’ente lavorino, le parole dell’ufficio stampa, qui sopra riportate interrogano non poco. Che cosa vuol dire teatro totale e soprattutto esperienza (dal momento che anche star seduti a guardare il mare lo è). Che cosa vuol dire progetto, termine di nessun valore semantico in ambito teatrale perché chi scrive può riferire che di progetti e di laboratori son piene le fosse di ogni tipo di teatrino grande o piccolo, nonché di ogni scuola d’arte, conservatorio o civica di musica e di cucito. Chi mi ricorda, sa che in un tempo molto malandato sfottetti, come mi compiacevo allora,  addirittura il mio direttore, ricordandogli per iscritto che l’ambito del termine laboratorio era la fisica, la biologia, frankenstein, giù giù fino alla colesterolemia-per-il ritiro-presentarsi-di- persona-con- tessera-sanitaria, e quello di progetto, l’architettura, le geometria, il giardinaggio, chernobyl.

Il progetto può consistere in tutto qui nel presentarsi invece con titolo in inglese, Hamlet invece del discutibile Amleto – è prassi consolidata del cinema, titolo in inglese, no mad land, film assente, doppiaggio agghiacciante –. E con foto dell’Ofelia, vedrai che è lei la spettinata. Che magari parla proprio danese; potrebbe essere una proposta, lei la Lofelia – chi non rammenta il terribile Ambleto del Testori lombardone – in danese per un pubblico sordo potrebbe significare una rivoluzione: sciogliamola poverina nel dubbio dell’autismo. Il capello aiuta. 

Quanto alla faccenda di esplorare le pieghe di un testo, addirittura le più nascoste, ah bè certo nella traduzione, largamente pretestuosa – e impossibile come tutte le traduzioni tranne quelle che non vogliono spiegare ma impiegarsi –, dall’inglese barocchetto del birbo bardo. Ma lassa pèrde’ le pieghe, le pliche appartengono all’anatomia ( non che non siano interessanti se sono su carne fresca, altrimenti si tratta di rughe, ogni specchio lo sa); domandarsi il signor Latella a quali allude. Ma egli è noto e vabbè, e qui si fa dell’umorismo e un po’ di sarcasmo circa il linguaggio obsoleto dei tetrantolati avvoltolati sui sé medesimi e i propri riti e misteri eleusini. La cosa avviene con altre modalità appunto anche nel cinema – oppure dipingere non so ma faccio un’installazione; Hitler specialista in installazioni, vedi dove si può arrivare con l’incompetenza in arte –… ne dirò delle belle.

Verrebbe anche voglia di sapere che cosa intende per teatro totale l’antonino la tilla, a quale totalità allude se a quella di Molière nella presentazione al Re del suo Impromptu de Versailles dove, traduco a memoria, si auspica che nel teatro si mescolino, danza e pittura, musica e parole, insomma un pot pourri di buon intrattenimento; oppure se a quella dei vari Craig, o che ne so Mejerchol’d il bio-meccanico sovietico. Insomma che cosa inventano al teatro piccolo che non sia già stato inventato e con ogni probabilità meglio, ecco qua l’interrogatzia. Intrattenere o almeno tenere il pubblico fino alla fine dei suoi sforzi pubici per stare seduto al fine di finirsene fuori con quattro zitelle a dire che sì, Interessante lei brava però, bon, sarebbe già un risultato.

Ma, ripeto, sapere che le sale, una almeno, riaprono, risvegliate dal bacio di speranza e sanità, ripeto ancora  è di non poca soddisfazione. E si esplori, si esplori. Qualcosa resta. Salvo terza ( o quarta) ondata. Vous m’en direz des nouvelles.

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L’ElzeMìro di Martedì 11 maggio

Favolette brechtiane 7 – Le vacche di Enea

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BAMANTI
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Arundhati Roy

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Cremazioni non-stop in Varanasi-India © BBC news – 4 maggio 2021

Arbasino scrisse mille anni fa che gli intellettuali italiani avrebbero fatto bene a fare ogni tanto una gita almeno a Lugano.

Posso sbagliarmi ma non credo sia per caso che la lettera di Arundhati Roy – è una scrittrice notissima si sa – circa la situazione in India non sia stata pubblicata in Italia. Ho fatto una ricerchina, ripeto posso sbagliarmi ma nix ( Iodonna ne parla per detto riferito). Invece è stata pubblicata ieri in El Paìs e quattro giorni orsono dal Guardian. Allego qui i link ai due quotidiani cui sono abbonato. La lettera è troppo lunga perché io mi sia invogliato a tradurla. Ognuno si arrangi con Google translator se non conosce a sufficienza le due lingue.
Ho poco da aggiungere. 

Sì, altri può dire e c’è senz’altro più di una voce a dire che, chi se ne frega di questa scrittrice che bercia contro l’hindofascista Modi ( il modello indiano di dittatore), il suo modo scellerato (ma comune) di comandare un paese, minchie loro, noi… Ecco noi, guardare un mappamondo. Tentare la conta  delle nazioni che in qualche modo possono ritenersi democratiche (diciamo dove l’individuo ha qualche garanzia e buone opportunità di fare la propria vitarella) e osservare con questo motto di Totò che, È la somma che fa il totale. 

(Soffochino il loro forum interiore quelli che devono cavillare su ogni termine come se loro avessero la verità sul senso dei sensi di tutti i sensi. Le persone religiose di ogni tipo di fede in sé stessi. Si includano i filosofi, i giornalisti che in Italia sono come i preti, interpreti delle sacre scritture per lo più e gli intellettuali che adesso non possono nemmeno andare a Lugano e si lamentano.)

Certo ognuno ha le sue rogne ma, ripeto, contare. Ho l’impressione che la più parte del mondo sia intrappolata tra governi fasci e governi religiosi o tutte e due. Anche in Europa. E l’Italia ha dato pasque e natali a un nanetto della Valdarno, laudatore di governi che definire fascisti è eufemistico. Il papa è osannato come santo rivoluzionario. E che dire del nostro parlamento ( minuscolo è d’uopo). Di fatto adesso non saprei che cos’è ma mi pare che il nostro stia da tempo limando i particolari per diventare a tutti gli effetti un paese clericofascista. Sinonimi peraltro.

Ma non ho voglia di polemiche. Non servono a niente, sono già stufo di aver aperto questa parentesi, perciò la chiudo. Ecco la bella lettera e un articolo dal Washington Post di oggi. Ognuno ne faccia ciò che gli piace di più. Lo scopo era quello di rendere nota la voce (si dice così) di un valente Scrittrice. Punto.

The Guardian

https://www.theguardian.com/news/2021/apr/28/crime-against-humanity-arundhati-roy-india-covid-catastrophe

El País 

https://elpais.com/sociedad/2021-05-02/estamos-siendo-testigos-de-un-crimen-contra-la-humanidad.html?prm=enviar_email

WPost

https://www.washingtonpost.com/opinions/global-opinions/indias-sudden-coronavirus-wave-is-not-a-far-away-problem/2021/04/23/f363bda2-a3a3-11eb-85fc-06664ff4489d_story.html

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L’ElzeMìro di Martedì 27 Aprile

The Settlement, 2016 by Peter Martensen

Peter Martensen – The Settlement, 2016

Favolette brechtiane 6 – Il paese dei Pieritto

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L’ElzeMìro di Martedì 13 Aprile

Moebius – The Gardens of Aedena 

Favolette brechtiane 5 -La ricca dama di Efeso

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Lisboa Oriente

In questa nuova piccola pubblicazione il mio racconto Lisboa Oriente.

Da ordinare presso l’editore Orizzonte Atlantico o in Amazon.

https://www.orizzonteatlantico.it/plii2020-antologia

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L’ElzeMìro di Martedì 30 marzo

Tapisserie de Bayeux – Scène 55 : le duc Guillaume se fait reconnaître.

 

Favolette brechtiane 4 -I fratelli d’Otranto

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L’ElzeMìro di Martedì 16 marzo

Favolette brechtiane 3- Il fratello dei Grimm

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L’ElzeMìro di Martedì 2 Marzo

Favolette brechtiane 2- Mangialacacca

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L’ElzeMìro di Martedì 16 Febbraio

Sandro Botticelli – Madonna della Melagrana – Firenze-Uffizi

Favolette Brechtiane – Jakarta’s epic

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