Colorario

Circa  il commento in calce al post con l’intervista a Maria Serra da Le Figaro di ieri, Venerdi 29 luglio, pubblico qui un colorario

Ho letto il curriculum di questo Fracassi , che non conosco ma che come ex direttore di Sport illustrato e una serie di pamphlet, alla Peter Kolosimo direi a giudicare dalla copertine, non mi pare stia alla pari con una politologa, Maria Ressa, che egualmente non conosco, ma che per un Premio Nobel, un curriculum umano, accademico e istituzionale piuttosto pingue e da ultimo per il riguardo di una testata internazionale sono convinto pesi sulla bilancia di Brenno più della sua spada. Quanto alla questione della sventurata no vax, no comment. Durante un’epidemia mi pare che uno non abbia diritto a nessun tipo di obiezione circa le provvidenze da adottare. In entrambi i casi la convinzione di avere, come si dice, di aver mangiato la merda del mago e quindi di saperla più lunga assai dell’universo mondo e della stampa internazionale non fa di un Don Ferrante esperto di checché, nonostante il diritto democratico di dire la sua, dal fornaio, dal barbiere, al bar sotto casa e morire. Va bene, certamente è democratico ma non oltre. Con ciò, punto.

«.. Il pane verrà a buon mercato ; ma vi metteranno il tossico per fare morire la povera gente come mosche. Già lo dicono che siamo troppi ; l’hanno detto nella giunta ; e lo so di certo, per averlo inteso io con questo orecchi da una mia comare , che è amica di un parente , d’un guattaro d’uno di quei signori.»

Alessandro Manzoni, I promessi Sposi (1827) cap. XII parte prima, pag 23_ Il forno delle grucce – V. Batelli e figli – Firenze MDCCCXXIX

 

Posted in Al-Taqwīm | Tagged , , , , , , , , , , | 4 Comments

Maria Ressa_Le Figaro di Venerdì 29 luglio

Non faccio commenti ma tu, dopo esserti letto questa intervista apparsa oggi su Le Figaro, il cui carattere implicitamente conservatore dovrebbe magari insegnare qualcosa alle nostre più conservatrici categorie progressiste, prova poi a moltiplicare semplicemente 2 per sè stesso e da ultimo elevare il prodotto ripetutamente alla sua stessa potenza. Maria Ressa (→ https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Ressa)

Le Figaro ©

Maria Ressa «La Russie et la Chine sèment des fake news à l’échelle planétaire»

Posted in Fuorisacco | 1 Comment

L’ElzeMìro di Martedì 26 Luglio

Favolette Brecthiane 34

Untitled (Stage), 2018 by Kerry James Marshall 2

I re del deserto

 

http://www.gliamantideilibri.it/?p=78043

in  http://www.gliamantideilibri.it a cura di Barbara Bottazzi
BAMANTI
Desideria Guicciardini-L’Elzemiro alla sua tastiera
L’immagine è di Kerry James Marshall, Stage
 
Posted in Al-Taqwīm | Leave a comment

Nascere democristiani morire fascisti

st-sebastian-from-the-martyr-of-st-sebastian

Leon Bakst (1866-1924) St. Sebastian Leon Bakst

Mi avvilisce il silenzio cui non so attribuire la forza dell’ossimoro: rumoroso. Dopo il vago pigolìo da tanta parte d’Italia in difesa del signor Draghi dei gironi scorsi – gironi in senso dantesco – si è levata una polvere di silenzio, semplice, composto, il silenzio dei forni crematori e degli obitori: da parte di intellettuali, persone di pensiero e uomini liberi, silenzio. Qui c’è da leggere il fondo di Luca Sofri su il Post di oggi. Non faccio commenti tanto si commenta da sé.
https://www.wittgenstein.it/2022/07/21/fare-finta-finche-non-diventa-vero/
Aggiungo che il signor Draghi ha dato a una parte sana del paese l’illusione e il ristoro di sembrare un paese normale, che si fosse meritato il traguardo di sedere a un ristorante tedesco senza essere mormorati, a me successe, ah gli italiani quelli di berlusconi. Ci ha dato l’illusione che l’idea perversa dell’uomo Mosé fosse alla fine anticaglia. Che per superare le onde tra piaghe, pandemie e guerra, e riscaldamento globale, sarebbe bastato un uomo tranquillo, sicuro, capace, tutto sommato dimesso e compassato come un funzionario amministrativo, able but to think the right thing at the right time and do it. Non da solo, capace di tenere insieme tante teste, anche quelle di legno. Il capitale di cose giuste fatte, a gennaio sarebbe valso a far pensare che ci fosse bisogno di uomini giusti, semplicemente in gamba, non di piccole italiane con le gambe corte. Che l’epoca dei danni di un potere populista ma non popolare sarebbe sfumata grazie al potere del saper fare. Il fascismo in definitiva che cosa rappresentano a parte sé stesso, rappresenta il male, fare il male e fare male. I ruderi di Sabaudia lo dimostrano. Il male perché checché si dicano postfascisti non esiste post che obliteri l’ante. I fascisti sono i pestaggi, le torture, gli stupri, la paranoia della nazione una, cattolica e bellicosa e pulciosa; di una nazione rovina e in rovina ostaggio della miseria e affidata a cure economiche, sociali, legislative incompetenti, feroci, voraci, codine. La restaurazione in assenza di rivoluzione. Rappresenta la fine della civiltà che asserisce di voler difendere.
E così me, a 70 anni, nato con Scelba morirei postfascista invece che umile postelegrafonico. Ma non vedo perché accettarlo. Vorrei tanto che le persone di pensiero, i professori, gli studenti si ribellassero a questa fine annunciata. Vorrei che si cominciasse adesso a ribellarsi, sapendo che il 25 settembre o si riesce a sollevare dal mar Rosso una coalizione spazzaevinci liberale e libertaria, americanista, atlantista, europeista, a guida PD e senza tante storie e distinguo, moderata e benedetta dalla Confindustria o l’Italia com’è adesso con tutti i suoi enormi difetti che affiorano, affogherà nel mar Nero. Il dubbio è dove scappare prima: Canarie o Azzorre?

Chiusa qui questa paginetta dolorante, ricevo al volo da un amico quest’articolo tratto da una fonte che non conosco, Informazione 21,  ma di cui quest’articolo fa fede. Come dire : condivido.

LA DESTRA PLEBEA, LA SINISTRA FREE FLOATING, LA CATTIVA METAMORFOSI DEI PARTITI

La Lega e Forza Italia hanno imputato al PD e al M5S la responsabilità della caduta del Governo-Draghi. Bastava, dicono, un Draghi-bis senza i pentastellati. Ma il PD, legato a doppio filo nel “campo largo” con il M5S, avrebbe rifiutato…
Ora, l’approdo ad un Draghi-bis era certamente possibile. Solo che doveva essere la conclusione di una ri-approvazione dell’Agenda-Draghi: i voti a favore di un programma avrebbero definito il nuovo perimetro. Pertanto Draghi si è presentato al Senato con l’elenco dei SI e dei NO. SI: agli aiuti militari all’Ucraina, agli Italiani in difficoltà (Agenda sociale), alle riforme necessarie per accedere ai fondi PNRR. NO: allo scostamento di Bilancio, con conseguente aumento del debito pubblico (Salvini aveva chiesto 50 miliardi), a ulteriori rinvii della Legge sulla concorrenza, alla “protezione” corporativa dei taxisti, all’ulteriore rinvio della regolamentazione delle concessioni balneari, a ulteriori rinvii sulla riforma della giustizia, ad un reddito di cittadinanza “cattivo”, al superbonus pessimo, fonte di truffe e di ladrocini…
Il M5S, la Lega, Forza Italia hanno respinto il programma. La Lega e Forza Italia lo hanno fatto un modo vile, perché, invece di votare apertamente NO, sono usciti dall’Aula.
Perché hanno votato NO? Elementare Watson! Perché non sono d’accordo sull’Agenda Draghi, né sulla politica estera né sulla politica socio-economica. Non lo sono, perché hanno in mente l’illusorio “tirare a campare” di un’Italietta sovranista-populista, che fa debito pubblico, che protegge le corporazioni e le lobby, che genera lo scontento per cavalcarlo. No ai sacrifici, no all’assunzione di responsabilità. Questa è l’Italia del sovranismo-populismo pentastellato e leghista, in convergenza evidente. Nella sua prima uscita sul TG1 Salvini non ha trovato di meglio che proporre quali temi centrali delle elezioni di settembre “Quota 41” per i pensionamenti e “la pace fiscale”, con la rottamazione delle cartelle esattoriali. Questa è tutta l’Italia che la destra sovranista ha in mente, in questa drammatica estate 2022. Un’Italia che non è di questo mondo. Occorre prendere atto che parecchi Italiani – le elezioni del 25 settembre diranno quanti – condividono questa visione surreale, tutta chiusa dentro l’orizzonte degli interessi privati di ciascuno, senza orizzonte comune, senza prospettive di sviluppo e di ruolo europeo e mondiale. Un’Italia che sta invecchiando, senza giovani, sempre più in fuga verso l’estero, ripiegata sul proprio fatale declino. Che la politica di destra punta a rendere morbido e indolore, accumulando un debito pubblico crescente sulle spalle delle generazioni più giovani.
Il “popolo” si sta trasformando in “plebe”, quella delle piazze reali e virtuali, quella dei sondaggi e dei social. I “circenses” non mancano. Quanto al pane, non è più così sicuro. Il populismo sta arrivando al plebeismo da stadio.
Il passaggio dall’egemonia berlusconiana sulla destra italiana a quella di Salvini/Meloni scandisce questa metamorfosi/degenerazione del populismo in plebeismo rissoso e rabbioso da campagna elettorale. E segnala, beninteso, la fragilità estrema e l’inconsistenza finale del liberalismo di Forza Italia.

E la sinistra? Il ribaltone tattico promosso da Renzi nel 2019, che portò alla caduta del governo giallo-verde e alla costituzione di quello giallo-rosso, fu motivato dal pericolo autoritario e antieuropeista di Salvini. La convergenza tattica del M5S sull’operazione-Renzi fu dovuta principalmente all’esigenza di riaffermare l’egemonia pentastellata sul governo, che l’incompetenza del suo personale politico raccogliticcio aveva pregiudicato. Se Salvini aveva preso il posto della motrice del treno del governo, il PD si accomodò tranquillamente in coda. Perché? Tutta tattica dorotea per libido di potere? Non solo. Una parte consistente del PD fu e restò – resta? – convinta che il M5S fosse un nuovo modo di essere e di stare a sinistra, che Renzi aveva tradito. Solo pensando così si poteva, in un primo tempo, indicare Giuseppe Conte come “un fortissimo punto di riferimento per tutti i progressisti” e, poi, progettare, fino ad alcune ore fa, con Enrico Letta di costruirci il “campo largo”. Da Orlando, a Boccia, a Provenzano, a Emiliano, a Letta questa è stata la filosofia.

L’Agenda Mattarella-Draghi ha spezzato le illusioni di questa sinistra “storica” post-democristiana e post-comunista e ha tracciato un nuovo crinale della politica italiana. Lo ha fatto nel nome del destino del Paese.  Ed è questo che si gioca il 25 settembre del 2022. Il crinale dello scontro ideologico e politico in tutto l’Occidente è quello della democrazia liberale sul terreno istituzionale, social-liberale sul terreno economico-sociale – “nessuno rimanga indietro”, protezione sociale, concorrenza, meriti e bisogni – euro-atlantica su quello internazionale, alleata e solidale con le altre poche democrazie del pianeta.
Chi arriverà per primo a controllare il crinale dei due competitori: la destra a trazione  sovranista/populista illiberale o la sinistra, ma a quale trazione?  Liberale?

Tuttavia la crisi folle del terzo governo in cinque anni obbliga a riproporre una constatazione non solo immediatamente politica: il sistema politico-istituzionale italiano si conferma incapace di produrre quel bene primario che è il governo del Paese per cinque anni. Non è mai stato in grado. A tale impotenza istituzionale, prevista e voluta dai Padri costituenti tra il 1946 e il 1948, il sistema dei partiti ha supplito fino al 1992 nel modo che conosciamo: durata minima dei governi, ma continuità dei partiti e del personale politico. La biografia di Andreotti è altamente simbolica: Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri già il  1° giugno 1947, Presidente del Consiglio dimissionario il 28 giugno 1992.
La novità è che i partiti hanno mantenuto la collocazione e i poteri rispetto alle istituzioni – continuano ad esercitare la proprietà privata incontrollata sulle istituzioni di tutti –  ma hanno cambiato sostanza sociale: sono diventati sindacati di interessi socio-ideologici. Assecondando passivamente la frammentazione socio-culturale del Paese, si sono rinnovati quali rappresentanti dei frammenti. Incapaci di “ricomporre l’infranto”, sono diventati corporativi e agenti di corporativizzazione della società. Nati per fare da ponte tra interessi particolari e istituzioni universali, hanno occupato a fini privati anche le istituzioni. Era inevitabile che accadesse? Sì!  E’ solo la conseguenza dello schema originario, per il quale i partiti erano il nocciolo duro della statualità, avendo essi rifondato lo Stato nel 1946-48. La modifica di questo schema del 1946-48 è ormai una necessità storica. Nessuno si può illudere che all’indomani  del 25 settembre 2022 l’Italia avrà un governo stabile per cinque anni.

Copyright © 2022 Informazione21, All rights reserved.
Posted in Al-Taqwīm | Tagged , , , , , , , , , , , | 4 Comments

De temporum fine comoedia

Untitled No. 5 (from the Abortion Pastels), 1998 by Paula Rego

Paula Rego_ Untitled No. 5 (from the Abortion Pastels)

Fu nel 1973 e giusto un anno prima, 1972, il Club di Roma aveva pubblicato  il suo primo rapporto I limiti dello sviluppo. Allora ascoltavo molta radio e moltissima musica sia alla radio che su disco. Poi della musica feci motivo di mestiere e così, anticipando di poco il mio destino, non saprai che entrai alla Scala nel 1974, non mi lasciai sfuggire l’occasione: il 20 di agosto di quell’anno 1973 ascoltai per radio la diretta da Salisburgo dell’ultimo lavoro di Carl Orff, quello dei Carmina Burana, tra l’altro. Un lavoro colossale, non sto qui a ripetere l’organico orchestrale che comprendeva anche 7 bicchieri d’acqua – non giurerei di averli sentiti suonare – coro uomini, coro donne, coro bambini, 6 soprani, 3 mezzi, 2 tenori, due bassi e 4 baritoni, diretti da Herbert von Karajan. L’allestimento, che alla radio capirai bene non si vedesse, era di Hans Everding che all’epoca era un divo del palcoscenico. L’opera, un oratorio o qualcosa di simile, su libretto dello stesso Orff, con testi, come d’uso per quel compositore, in greco e latino: De temporum fine comoedia. Che estensivamente risulterebbe in italiano Commedia sulla fine del mondo, benché più corretto sarebbe sulla fine dei tempi, per riportarne la lettera e chi lo sa, un messaggio apocalittico. Non ricordo la presentazione, il riassunto fatto dagli speakers, della partitura ricordo la retorica pletorica, l’inquietante pronuncia tedesca, erre compresa, del latino e del greco, pronuncia che agita ancora nel mio cervello campane burgunde, corpofranche, naziste – il mondo brucia adesso e le animella belle come la mia ricordano, spaventate, incendi passati – la summa di orfismo, inteso come ideale musicale di Orff, cioè percussioni a saturare l’aere e tutti gli strumenti poi piuchepercossi. Insomma un remake iperproteinico dei suoi Carmina, tanto Burana che Catulli però… ricordo molto bene che ascoltai la musica con un misto di fascinazione, angoscia e spavento, ma più angoscia. La stessa o simile che provo da giorni ogni giorno all’osservare i termometri di casa e al leggere qualsiasi notizia apocalittica e il seguito delle notizie sulle fiamme di Spagna e Francia, di siccità in Italia – El Paìs titola per l’appunto, l’Apocalissi di calore – . Al leggere questo inquietante passo, se vogliamo più di altri, dalla prima pagina del Guardian, sempre di oggi…

National Rail has said that on Tuesday most routes across England and Wales will be affected by the hot weather, with customers told only to travel if “absolutely necessary … There will be delays, cancellations and last-minute changes to train services due to the unprecedented record heat on those days.”There will be no Thameslink or Great Northern trains running in any location north of London, from London Blackfriars via St Pancras, or from London King’s Cross or London Moorgate on Tuesday. Merseyrail said the number of trains running and journey times will be “seriously affected”, with some routes closed completely(omissis)

…la domanda unica è di che opera è il primo atto tutto questo. Soprattutto di quale l’ultimo. Ma con una piccola dose di senilità m’illudo con Lorenzo da Ponte che si tratti, a mio proposito, di Scioccherie di poeti/Scempiaggini di vecchi. (W.A. Mozart _ Così fan tutte A1/S1/…)

Posted in Al-Taqwīm | Tagged , , , , , , , , , , | Leave a comment

Good night and good luck

Goodnight_posterOgni tanto almeno sarebbe bello avere torto quando si vede il peggio a venire quando l’adesso va male e ieri poi, quello faceva schifo. Leggi bene qui da La Repubblica di ieri le parole di Massimo Recalcati a proposito dei 5S; e di Daniel Verdú, corrispondente de El País in Italia sulla crisi, che è più di una crisi di governo. Si tratta a mio giudizio di terrorismo intenzionale o, come cercherò di affermare, internazionale, ipotesi clinica terza che mi arrischierò a formulare, forse delirando, non lo escludo; tuttavia – via via vieni via di qui – del delirio talvolta succede che alcuni elementi siano fattuali o si presentino come plausibili.
Se vorrai leggerli senza fare battute di spirito ossidato giusto per giustificare la tua presenza al mondo, sugli articoli qui di seguito non ti faccio commenti perché sono perfetti. Di entrambi si può dire che sono diagnosi, sono cliniche impeccabili, anche se è clinicamente vero che le belle diagnosi non portano a nulla se il soggetto non riconosce di essere malato. Se è inguaribile. E soprattutto se è in malata fede. E qui azzardo l’ipotesi agghiacciante ma, a mio modo di vedere, appunto plausibile.
Persa la salvietta di Salvietta per eccesso di esposizione alla figurazza, ai Servizi russi in caccia di sistemi per far saltare l’Europa è capitato a fagiuolo un altro interlocutore/guastatore da pagare. Non escludo cioè che Putin abbia firmato un bell’assegno come contributo spese prima al Fato Quotidanno per la sezione propaganda interna, indi poi all’Arconte per trascinare l’Italia a fondo e sbrigliarla dal catenazzo di intenti europei ostacolo alla sua tirannide assassina (luogo lessicale assai comune sì sì si sa ma dipende dalle tirannidi che non sanno portarsi diversamente e che quindi non trovano in sé altre definizioni). Draghi è stato, parve il concertatore della risposta europea alla macelleria russa. Di lui si parli al passato  così da abituarsi all’abisso che ci aspetta con l’Anguria, i 5Esse (che valgon più di una sola SS) e Salvietta sul fondo.  Sarà un fondo senza fondo perché si sa anche questo luogo comune, che al peggio non c’è mai limite signora mia. E si torna alla casella di partenza coi discorsi di Recalcati e Verdú. Good night and good luck

M5S adolescenti inguaribili
©La Repubblica 15 Luglio 2022 alle 23:59
di Massimo Recalcati

Il Movimento ricalca le caratteristiche dei ragazzi che  spesso non si rendono conto delle conseguenze di ciò che fanno.

Come si distingue una vita adulta da una vita adolescente? Provo a dare una risposta semplice suggerita dall’esperienza clinica: una vita adulta tende ad assumere con coerenza le conseguenze delle proprie azioni; una vita adolescente non si preoccupa di questa assunzione perché, al fondo, ritiene che le proprie azioni non abbiano mai delle vere conseguenze. In questo modo, mentre la vita adulta, assumendo le conseguenze delle proprie azioni, conosce, il senso della responsabilità che ogni decisione comporta, quella adolescenziale, evitando questa assunzione, non conosce alcuna responsabilità se non quella che continua ad attribuire alla vita inesorabilmente corrotta del mondo degli adulti.
È chiaro che questo si verifica quando l’adolescenza che in se stessa è l’età affermativa e creativa del sogno e del desiderio, non si evolve, ma resta come bloccata in una posizione solo rivendicativa dei propri diritti senza cogliere in nessun modo il nesso che lega l’affermazione di tali diritti ai doveri necessari.
Nella politica italiana il ruolo dell’adolescenza inguaribile, incapace di evolvere verso la vita adulta, salvo rare e individuali eccezioni, è interpretato, sin dal tempo della sua nascita, dal M5S. Questo movimento ha ereditato le caratteristiche personologiche e antropologiche del suo fondatore: il disprezzo per le istituzioni, la pratica costante dell’insulto e del dileggio degli avversari, la denigrazione in toto del sistema dei partiti, la barzelletta come narrazione, una concezione purista e fondamentalista della propria identità, il rifiuto della politica come arte delle mediazione, la predicazione populista di slogan retorici per fronteggiare problemi complessi, l’assenza di identità e di memoria culturale, l’arroganza che non conosce dubbi, la pretesa profetica di leggere il futuro, l’incompetenza eletta a ideale, la postura dell’anima bella che pretende di giudicare dall’alto del suo essere senza macchia il mondo marcescente della storia. Tutti atteggiamenti che incontriamo nella nostra pratica clinica in ogni cristallizzazione patologica dell’adolescenza. Di fronte all’urto con lo spigolo duro della realtà però questi atteggiamenti lasciano il posto ad una condizione di sconcerto e persino di collasso soggettivo. È quello che è accaduto proprio ieri nell’aula del Senato di fronte all’ammutinamento della compagine del M5S che decide di disertare il voto di un decreto governativo che stanziava 23 miliardi di aiuti a imprese e famiglie. E’ un episodio che deve essere letto come esemplare. In questo caso la scelta di Draghi di dimettersi (che scaturisce dalla valutazione coerente della fine, non numerica ma politica, del governo di unità nazionale) ha imposto all’adolescenza inguaribile del M5S di assumere finalmente le conseguenze delle proprie azioni. Lo ha imposto senza sconti, senza concedere più alcuna possibilità di attribuire ad altri le conseguenze delle proprie improvvide scelte. Spetta, infatti, talvolta, alla vita adulta restituire agli adolescenti, bloccati nella loro libertà astratta, le conseguenze delle loro azioni. Non a caso di fronte alla risposta di Draghi sono apparsi tra i membri del movimento, sconcerto, smarrimento, angoscia, sorpresa. È quello che accade spesso tra genitori e figli adolescenti quando i genitori, facendo il loro difficile mestiere, non concedono più alibi. Non a caso la crisi politica del M5S inizia con questa legislatura, dopo il successo elettorale, con il passaggio forzato dall’opposizione al governo. Si tratta dello stesso passaggio che un adolescente deve prima o poi affrontare nella propria vita: da una versione astratta della libertà e della propria indipendenza al rapporto traumatico con la realtà. Il problema è che il salto nel buio al quale la scelta del M5S costringe se stesso è stato imposto anche a milioni di italiani. Da questo punto di vista la successione nella leadership da Grillo a Conte rimarca una discontinuità solo esteriore, di tipo estetico, ma non sostanziale. Per entrambi il mondo degli adulti — il mondo della politica — resta un mondo sconosciuto. Entrambi, non a caso, si vantano di non provenire dalla politica come se, appunto, la politica fosse in se stessa un male. È lo slogan-base di ogni populismo: la corruzione della politica si guarisce solo con la purezza dell’antipolitica. Ricordano due miei giovani pazienti. Il primo rimprovera assiduamente con arroganza i suoi genitori di votare a sinistra pur essendo benestanti, mentre nel frattempo si fa mantenere da loro in un monolocale di lusso in pieno centro. Il secondo, dichiara di non avere alcuna meta nella vita se non quella di contrastare chi ne ha una, affermando che “distruggere è sempre meglio di creare perché se distruggi non ti devi preoccupare più di niente”.

Draghi, otra grieta en el muro europeo
La dimisión de Boris Johnson, los problemas internos de Macron y la debilidad de Scholz agravan la decisión de renunciar del primer ministro, convertido en un líder moral de la UE
©El País 17/07/22, 11:26
DANIEL VERDÚ
Roma – 17 JUL 2022 – 05:40 CEST

Italia se sumerge de forma cíclica en una crisis de gobierno. La inestabilidad tiene muchos padres: el sistema bicameral perfecto, el transfuguismo o una acrobática capacidad de llegar a acuerdos imposibles. Desde la fundación de la República, con el Ejecutivo de Alcide De Gasperi en 1946, el país ha tenido 67 gobiernos distintos. La crisis que abrió Mario Draghi el pasado miércoles presentando su dimisión es la tercera de la legislatura, pero su trascendencia internacional la aleja sustancialmente de las anteriores.
El miércoles por la noche, minutos después de que el expresidente del Banco Central Europeo (BCE) presentase su dimisión al jefe del Estado, Sergio Mattarella, llegó una inquietante señal desde Moscú. El expresidente y ex primer ministro, Dimitri Medvedev, publicó un post en Telegram donde se veía una foto del todavía primer ministro británico, Boris Johnson, otra de Draghi y una casilla en negro con un signo interrogativo. El mensaje era claro: ¿Quién será el siguiente? Rusia observa con interés la crisis italiana, sobre la que su Ministerio de Exteriores también opinó el viernes. La renuncia de Draghi, apóstol del euro y un líder moral en una Europa debilitada, se percibe como otra victoria política desde que comenzó la guerra. Especialmente en un momento en el que Johnson ha anunciado su dimisión; el presidente francés, Emmanuel Macron, atraviesa problemas internos con un Parlamento en el que no tiene mayoría y el canciller alemán, Olaf Scholz, muestra signos de debilidad.
Igor Pellicciari, profesor de Relaciones Internacionales de la Universidad de Urbino y experto en Rusia, cree que “uno de los problemas de Europa desde los años noventa ha sido la caída de los liderazgos carismáticos”. “Los únicos, de algún modo, eran ahora Johnson y Draghi, aunque por motivos distintos. Y desde un punto de vista simbólico, sus dimisiones tienen un impacto psicológico muy fuerte en la opinión pública rusa”, apunta. “Perder a esos dos líderes es importante. No sabemos exactamente quién es Scholz todavía, a PD Macron siguen votándole porque piensan que [la ultraderechista Marine] Le Pen es peor; [la presidenta de la Comisión Europea, Ursula] Von Der Leyen es una líder débil, [el alto representante de Política Exterior de la UE, Josep] Borrell no está a la altura de predecesores como Javier Solana… Dicho esto, no creo que la dimisión de Draghi cambie la línea política de la UE”, apunta.

Italia fue durante años el país con el Partido Comunista más importante al otro lado del telón de acero. La influencia perduró. Y los gobiernos que precedieron a Draghi —desde los dos Ejecutivos populistas de Giuseppe Conte a los tres de Silvio Berlusconi— siempre mantuvieron posiciones más ambiguas en la relación con Rusia que el resto de la UE. La portavoz del ministerio de Exteriores ruso, María Zajárova, quizá por esa inercia, aseguró el jueves que esperaba que el pueblo italiano tenga un Gobierno que no sirva a los intereses de los estadounidenses. Lo hizo, justamente, poco antes de que la Casa Blanca se pusiera en contacto con Draghi y su portavoz remarcase que el presidente Joe Biden tiene gran estima por el italiano y sigue con interés el desarrollo de la crisis. A Roma también llegó una llamada del Elíseo para conocer de primera mano los planes que tenía el primer ministro, mientras Borrell alertaba de la injerencia rusa en las turbulencias políticas de algunos países comunitarios. La inestabilidad italiana, en suma, preocupa mucho más allá de los Alpes.
Las presiones internacionales a Draghi crecen de forma inversamente proporcional a las esperanzas de que permanezca en el puesto. El expresidente del BCE esperaría un gesto de unidad total para meditar una marcha atrás que, considera, no sería beneficiosa ni para el país ni para su propia reputación. Sin un reagrupamiento de los partidos alrededor de la mayoría de gobierno, no se crearían las condiciones el próximo miércoles, cuando comparecerá en las Cámaras, para cambiar de opinión y seguir adelante. Lo único que ha obtenido hasta ahora es una declaración de Giuseppe Conte, líder del Movimiento 5 Estrellas, que intentó el sábado convencer de que no habían querido hacer caer el Gobierno, sino solo defender los puntos de su programa. Un gesto, de momento, insuficiente.
La economía es el otro pilar que preocupa —dentro y fuera de Italia— con la hipotética marcha de Draghi. Los mercados, y ese fue un dato relevante, se tranquilizaron el viernes y la Bolsa subió. Esperan a la semana que viene, cuando Draghi expondrá su decisión y el BCE decidirá sobre el instrumento contra el alza de la prima de riesgo, cree Lorenzo Codogno, exsecretario del Tesoro italiano. El economista, buen conocedor del primer ministro, desdramatiza algo la situación y apunta a que todo podría responder a una estrategia del mandatario para fortalecerse. “Sería preferible que se quedase. Pero también hay que ver en qué condiciones. Draghi está ahí para hacer cosas, no para pasar el rato. Y si la mayoría se debilita y no logra sacar adelante las reformas, es mejor ir a elecciones. No es ningún drama, nunca es buen momento para celebrarlas”, apunta. “Yo creo que Draghi está intentando echar un pulso para tener la fuerza política suficiente para afrontar los próximos meses. No ha decidido todavía. Y quiere entender si tiene el apoyo de M5S para ejecutar las reformas requeridas por la UE”.
El alcance internacional de esta crisis, en cualquier caso, sería comparable a
la que desalojó del poder a Silvio Berlusconi en 2011 tras la famosa sonrisa cómplice entre Nicolas Sarkozy y Angela Merkel, entonces presidente de Francia y canciller de Alemania, respectivamente. Pero la situación era la contraria. En ese periodo, el país redujo su renta per cápita en un 3,1%, según el Fondo Monetario Internacional (FMI), el peor dato de la UE en ese decenio. El consumo cayó un 8% y el gasto alimentario un 36%. Subió la presión fiscal 1,6 puntos, pero disminuyó un 10,7% el gasto en educación o un 30% el de la cultura. La prima de riesgo —y una troika a la que Il Cavaliere agotó la paciencia— derribó finalmente a Berlusconi en otoño de 2011, cuando alcanzó su máximo histórico: 574 puntos. Hoy el sobrecoste que paga Italia para su deuda es mucho menor: 223 puntos.
Draghi representa para los mercados todo lo contrario de lo que irradiaba Berlusconi. Pero la situación podría agravarse. Y eso también preocupa en Bruselas. Si decide mantener su decisión y se convocan elecciones para finales de septiembre, habrá que interrumpir el plan de reformas exigido por la UE para el acceso al Fondo Europeo de Recuperación. También se retrasaría el esquema de la ley de presupuestos, una norma especialmente importante este año para blindar a Italia de la crisis derivada de la guerra en Ucrania. Desde ahora hasta final de legislatura, Italia debe vender 350.000 millones de su enorme deuda pública (alrededor del 153% del PIB). Y la incertidumbre podría disparar su precio.

Mario Draghi expondrá el miércoles los motivos de su renuncia a las Cámaras italianas (Senado y de diputados). El presidente de la República, Sergio Mattarella, está intentando en las últimas horas tejer un esquema político que el primer ministro pueda considerar favorable para reconsiderar su postura. Se trabaja contra reloj, porque las tensiones entre los partidos están creciendo y nadie quiere salir el último de un Gobierno de corte tecnócrata con unos comicios a la vuelta de la esquina. La foto sería terrible en términos electorales.
Las últimas horas han aumentado ligeramente el optimismo. La presión internacional es tan grande que cuesta creer que Draghi siga adelante con su decisión si todos los partidos —menos Hermanos de Italia, de Giorgia Meloni— le insisten al unísono que la reconsidere. La declaración pública de Giuseppe Conte, líder del Movimiento 5 Estrellas, señalando de forma difusa que no quería provocar la ruptura, no ayudó demasiado a mejorar el clima. Pero si en la réplica que escuchará de las formaciones en las Cámaras observa un fortalecimiento de la unidad de gobierno —cosa algo impensable ahora mismo—, Draghi tendría más complicado despedirse definitivamente.

Posted in Al-Taqwīm | Tagged , , , , , , , , | 2 Comments

L’ElzeMìro di Martedì 12 Luglio

Favolette Brecthiane 33

le-baiser-de-l-ho-tel-de-ville-paris-1950-c-atelier-robert-doisneau-1522919882

Il Tango

 

http://www.gliamantideilibri.it/?p=77921

in  http://www.gliamantideilibri.it a cura di Barbara Bottazzi
BAMANTI
Desideria Guicciardini-L’Elzemiro alla sua tastiera

La foto Le baiser de l’Hotel de Ville è di Robert Doisneau

Posted in l'Elzemìro | Leave a comment

Ha tú velo?

L’argomento lo sai, mi provoca una rabbia assassina perciò ti lascio alla lettura di questo bella intervista con Giuliana Sgrena, donna che immagino così ben costruita da non demordere, con l’augurio, disatteso in anticipo e a futura memoria, che le sue parole  possano far volare via veli di ogni sorta dai capi delle signore, non nostre ma di loro stesse. E dei maschi che, come sai, sono pieni di cenci in capo e gli unici inclini al travestirsi per un mai sopito desiderio di giacere nel letto di un uomo.

Il pezzo è dalla rivista dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti (UAAR) alla quale mi pregio essere associato, con riserve ma associato. Finché dura la cuccagna della democrazia evviva,  e finchè non si va a fuoco tutti, veli inclusi. Pensa alle orrende ustioni sotto lo straccio.

L’ipocrisia del velo: intervista a Giuliana Sgrena

Posted in Al-Taqwīm | Tagged , , | 4 Comments

L’ElzeMìro di Martedì 28 Giugno

Favolette Brecthiane 32

0

Tradescantzia la pirata

 

http://www.gliamantideilibri.it/?p=77853

in  http://www.gliamantideilibri.it a cura di Barbara Bottazzi
BAMANTI
Desideria Guicciardini-L’Elzemiro alla sua tastiera
Posted in l'Elzemìro | Tagged , , , | Leave a comment

La montanara piange

img_0083

L’amico Taschera mi invia stamane un foto del lago di Livigno, della pozza di Livigno, aggiunge quel che è noto della Marmolada, il cui ghiacciaio in un tot di anni si è ridotto dell’80%, in altre parole che è alla fine. Tutto passa e finisce, lo sai no, lo insegna il buddismo ignaro, ai tempi, del contributo pernicioso dell’umano alla fine. Il buddismo, ismo ignoto all’Oriente dove si chiama piuttosto Zen, concettualizza il termine fine nell’ambito di un mondo circolare, dove tutto passa, muta e ritorna. Pensare ai virus. Un mondo intatto nel suo immobile continuare a riprodurre uno schema che non prevede il crimine contro natura. Contro la natura. Per quanto ne possa soffrire, il buddista come l’animista, nipponico o no ma altro ista inventato, nella natura ci sta, a suo modo, con tazza e bastone. In un angolo, à côté. Al contrario dell’Unno epitome del devastatore in cui ci siamo calati da secoli. Almeno due: devastare per produrre ricchezza altra da quella dedicata o ottenuta col coltivare. Le api succhiano il nutriente, ma non tutto, il loro capitale di miele non è inteso all’accumulo ma alla scorta. Il bipede stermina i bisonti e oggi qualsiasi altra forma di vita. Ma è arrivato a un successo, sterminare sé stesso. La guerra è una pallida imitazione delle possibilità devastatici dell’erectus. Le religioni, le rivelate, ponendo(se)lo al centro di un dialogo assoluto e privilegiato con l’Eterno monocolo, altro non hanno fatto che escluderlo dal suo ambiente, mettendolo in trono, in croce per comodità mitopoietica. Il mito fa cassa. Su questo insulto all’evidenza, al buon senso si fondano gli imperi tardi delle ciminiere. Il credente è l’astratto dal mondo per eccellenza, guarda al suo vangelo, ciascuno al suo, si occupa di salvezza diniegando la salvezza semplice e naturale dell’acqua e dell’elettricità, se vogliamo, ma prodotta come? Per precauzione stolta invoca il Terzo perché faccia piovere ( è successo a Milano dove il cardinale in carica – di preciso come il Borromeo contro la peste – invita a una sorta di danza della pioggia cioè a un walzer tra mutilati). Una parola cinquanta anni fa quando fu pubblicato il dossier I limiti dello sviluppo sarebbe valsa più di duecento enclicliche sulle loro questioni di lana caprina, cioè di bottega, cioè di parrocchia. E la parrocchia per dominare si deve occupare del cortile del condominio. Non se ne esce. Il patto tra gli uomini è perverso ma siamo tutti nella stessa barca ; peccato si chiami Titanic.

Posted in Al-Taqwīm | Tagged , | 2 Comments