ElzeMìro di Martedì 19 Febbraio​

In Gli amanti dei libri

a cura di Barbara Bottazzi

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Pasquale D’Ascola

L’ElzeMìro

da oggi 19 febbraio 2019

 

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Delitti e vendette

7. L’Annoccatore

http://www.gliamantideilibri.it/?p=71556

BA 10Desideria Guicciardini – L’omino-macchina per scrivere -coll.privata

Immagine guida e compagna di villeggiatura dell’Elzemìro
In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186

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L’affaire se complique

 

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 Nicolas de Largillière (1656-1746), scuola, ritratto di  Voltaire (1694-1778) –  Parigi,  musée Carnavalet

Che i commenti di due – tre, il terzo morse durante la guerra di Spagna – di due carissimi amici, menti sublimi e superbe senza albagia, unzeitgemäße Meister, in ordine alfabetico, Alberto Biuso e Leonardo Taschera, mi rallegra incontrino l’eventuale perplessità o il riconoscimento, i dubbi o il conforto di qualche lettore in più.  Alle loro parole mi compiaccio di dedicare questo spazio. Eccole postillate con scarso pudore da chi scrive:

Aggiungo, caro Pasquale, che in occasione di un convegno parigino del 2015 dedicato a Heidegger, Alain Finkielkraut ebbe il coraggio di affermare che gli ‘ripugnava’ «un tale filosemitismo, mi spaventa questo anti-heideggerianismo» (F-W von Herrmann – F. Alfieri, Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri, Morcelliana, 2016, p. 398). prof. Alberto Biuso

Sai com’è caro amico, il male dei mala tempora è che currunt. (ndr)

Se si comprime un pallone oltre un certo limite, il pallone scoppia, e i suoi frammenti colpiscono dovunque e comunque senza distinzione di bersaglio. Quando “la populace” si scatena – e se si scatena ha delle ragioni, e che “ragioni forti” – il suo bersaglio è tutto ciò che viene da lei percepito come con-causa del suo scatenamento. Lasciami interpretare Tolstoi. La capacità di analisi della realtà, e la conseguente capacità di elaborazione di visioni del mondo, la riduzione degli agiti emotivi – dai più nobili ai più oscuri – alla loro formalizzazione verbale, in altre parole, la costruzione di una cultura che delega alla padronanza del linguaggio e dei suoi metalinguaggi la propria ragion d’essere, tutto ciò è paragonabile all’insieme delle regole della scherma. Ma le regole della scherma non valgono nulla contro chi usa il randello per far valere le ragioni delle proprie passioni. Salvini ha successo perché usa giustappunto il randello – seppure il suo uso sia fin qui metaforico – per ottenere ciò che chiede chi è da lui rappresentato. D’altronde chi si colloca nell’ambito della cultura come l’ho succintamente definita, spesso ne riduce la sostanza alla sua apparenza, e ne utilizza la sua forma come una maschera per garantirsi una posizione di predominio, e sebbene la maschera possa nascondere una mancanza di cervello (oh, quanta species, sed cerebrum non habet -come recita Orazio), il randello non distingue tra maschera e vero volto, e colpisce ambedue, e sicuramente con più violenza chi la maschera non ce l’ha. Non so come andrà a finire, ma i presagi non sono buoni: abbiamo già visto cosa l’intreccio tra istanze nazionaliste-sovraniste e istanze sociali abbia prodotto in un passato abbastanza prossimo…. M°. Leonardo Taschera

Hai detto tutto, e non come Peppino in Totò,Peppino e malafemmena. Per lo tanto ripeto che sono cauto nel sottrarmi alla simaptia per i GJs. E mi ricordo benissimo che tra Macron e la Lepen chissà valeva la pena di provare la seconda; giusto per non vedere un bambolotto bancario all’Eliseo con una bambola gonfiata, anca lé, al fianco. V’è da aggiungere che se un bel po’ di francesi sono incazzati neri e tutto questo non lo tollerano più– Albert Finney in Quinto Potere– e giocano col fuoco sul serio come sono abituati dal 1789 ad oggi, e beh,e beh e beh. Infine v’è da dire che l’affarino FNLK, brutta roba nè, è stato già usato dal governicchio gallo per chicchiricare il suo dagli all’untore, sai come all’indomani delle bombe di piazza Fontana erano pronti nel piatto del perbenismo autarchico, l’anarchico bombiere, Bruno Vespa a commentare, le camere di sicurezza e i controlli telefonici, anche sul 55 63 18 di casa mia, allora. I remember, You remember. Ma appunto Finkielkraut, citando Santayana, L’Identià infelice – Guanda pag 157, rammenta che Una civiltà che dimentica il suo passato è costretta a riviverlo. Resta da vedere se quest’Europa frigida rappresenta o simula una civiltà, parodiandola. Che dici? (ndr)
Venceréis porque tenéis sobrada fuerza bruta, pero no convenceréis. Para convencer hay que persuadir, y para persuadir necesitaríais algo que os falta: razón y derecho en la lucha.» (IT)«Vincerete perché avete forza bruta in abbondanza, ma non convincerete. Per convincere bisogna persuadere e per persuadere avreste bisogno di qualcosa che vi manca: ragione e diritto nella lotta.

Miguel de Unamuno (1864-1936) Università di Salamanca inaugurazione a.a.1936

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L’affarino e Finkielkraut

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 Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, in arte Totò

 

Da L’Identità infelice- L’identité malheureuse di Alain Finkielkraut – Guanda, Stock

Dalla copertina:

Resta da capire se, in un mondo che sostituisce l’arte di leggere con l’interconnessione permanente e che stigmatizza l’élitarismo culturale in nome dell’eguaglianza, c’è ancora qualcosa da ereditare e da trasmettere

Dall’interno:

  • Il diritto alla differenza non è una libertà se non è accompagnato dal diritto di essere diversi dalla propria differenza pag. 21
  • Esistono dunque i demoni dell’identità ma esistono anche i demoni dell’universale  pag. 83
  • Lo stile non (è) un abbellimento gratuito ma, come sosteneva Proust, una qualità della visione  pag. 127
  • Dal momento in cui nel segno non si percepisce altro che il significato, il diverso viene meno ed è la fine dei livelli  della lingua. pag. 130
  • Il cuore del pubblico batte per il branco, non per la vittima pag. 146
  • Il politicamente corretto è il conformismo ideologico dei nostri tempi… La democrazia, vale a dire il diritto di ciascuno alla parola, produce conformismo pag. 148
  • Nelle epoche democratiche tutte le autorità divengono sospette, tranne l’autorità dell’opinione comune pag. 149
  • Con l’abolizione della censura non è la creatività di ognuno a trionfare, ma l’impudenza di tutti pag. 161
  • La chiacchiera è un flagello che occorre arginare di continuo pag. 162
  • A scuola nessuno si alza più in piedi, nessuno s’inchina più davanti a nulla pag. 165
  • (I) genitori non ribadiscono a casa il punto di vista della scuola… tendono a diventare i rappresentanti sindacali della loro progenie… difendono il suo benessere contro le esigenze dei maestri. pag. 167
  • Il culto ideologico dell’altro tiene banco… il fascismo non passerà ma la villania mette radici pag. 170

Ho visto in un video della redazione di Le Figaro e di Libération il prof. Finkielkraut svillaneggiato da una canaglia inferocita; cos’ che i zigava nel vago o di preciso non saprei dire, tanto era la bava sputazzata; da un mastellino soprattutto con uno straccio al collo, un ringhio da barboncino e una fresa  da officina al posto delle corde vocali. Il frastuono sostituisce il discorso. S’è vista da noi quella maestra che strillava polizia di merda a Torino, mi pare. Ma qualcosa… Va-t’en sale merde ( impeccable, jamais vu de la merde polie n.d.r),  Il vient à nous provoquer,  nous sommes le peuple, va à Tel Aviv, Il resto ripeto una ferriera infuriata. Dall’altra parte un signore poco più anziano di me con un aria da ghetto come tutto giubbotto antiproiettile. Forse più stupito di avere paura che sconcertato dalla paura stessa. Gli ancèstri non mentono e ripopolano gli sguardi singoli di orrori non subiti ma passati al vaglio della coscienza individuale commentatati da un coro. Mi ha messo una indecidibile tristezza. Chiaro che l’intervento della polizia ha evitato un martirio. Il libro è sempre vittima mai il moschetto. E, come recitava Woody Allen in Mistery murder in Manhattan, Lo sai che non posso ascoltare troppo Wagner… sento già l’impulso ad occupare la Polonia. Ai gilets jaunes riservo ancora la mia simpatia ma so che quando la folla si scatena… mica credere ch’a tutti mancavano le brioches ai tempi dell’Antonietta la viennese, andavano alla Bastiglia per il gusto di spaccare qualcosa o ogni cosa, dar fuoco, sbuzzare, appiccare à la lanterne. C’è chi ammazza leoni e giraffe e chi attacca Finkielkraut, chissà sognando di attaccarlo per qualche altra parte. Perdindirindina (Totò) un professore che scrive di quelle cose (vedano sopra se già non le han viste) che osa mettere in dubbio le magnifiche sorti e progressive della sottise contemporanea; le due internazionali interdipendenti, quella dell’internazionalismo globalista capitalistico e quella degli ah ah ah al fatah di ritorno, dei lavoratori della comunicazione, ah ah ah, mi è capitato di leggere nella colonna dell’infame, a sinistra nel Fatto quotidiano. Forse ieri o l’altro. Un professore insomma, cioè un nemico, che osa. La rivoluzione ha i suoi contrappassi e i suoi passi falsi. Poi Napoleone. Ne vedarèm delle belle. Ma mica tanto, ‘un vedo punti Napoleoni aggìro. Peccato dopotutto, tutti in Russia a congelarsi l’affarino.

https://www.youtube.com/watch?v=CBZF9hCF0MM

Mentre che stavo per andando in macchina ecco che colgo ne Il Repubblicario questa immarcescibile sintesi antropometrica regarding il nuovo idolo delle folle a Sanremo: la scuola, l’oratorio, il bar dove faceva i cappuccini… il resto lo fa il carattere mite, con un sorriso malinconico stampato in viso e gli occhi dolci. Arabo, cristiano e bello ‘e mamma suia, una vertigine di bontà, identità e cultura.

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La Favorita stonata

 

Veruschka von Lehndorff  in  Salomé  di Carmelo Bene (1964)

Nel suo commento alla mia affissione, o post, Pret à porter 1707, l’amico Biuso mi rivela il suo disaccordo circa il soggetto, La Favorita; la di lui  breve e attenta nota circa l’ermeneutica, che invito a leggere, mi permette di dilettarmi adesso in lungo e in largo con qualche osservazione accessoria. E utile fare un po’ d’accademia che si discosti dal pedissequo esercizio recensorio, tante volte più spesso censorio nei confronti di sentimenti disgiunti e dall’osanna e dal crucifige. È interessante prendersi all’amo dialettico, neutro. Peso reciproco, la replica degli oboi al tema esposto dal pianoforte; la citazione musicale non è peregrina, vedremo. Preciso dunque nuovamente che non ho né pratica né intenzioni di recensore, meno ancora di censore. Osservo e rifletto, e non escludo che sia squinternato il mio modo di vedere le cose e quindi pure le opere altrui, consapevole d’altro canto che anche i miei lavori possono essere commentati con asprezza e disprezzo. Io stimo chi fa, perché chi non fa non falla ma non mi trattengo in generale quando sia, e nel caso particolare come ho scritto, dal riferire, un’impressione di deja vu, inutilità, di noia. Ma il punto è un altro. Vedremo anche quello.  Si può sbagliare e nel dire e nel fare. Non riesco a ricordare quale Carneade della bassa latinità abbia scritto che  non c’è opera per quanto brutta che non contenga qualcosa di buono. Specie nei grandi trovo quest’asserzione piuttosto vera.  Come Kubrick sbagliò un film, Eyes Wide Shut (1999), ma era Kubrick, e a me quel film pur trovandolo brutto, persino incerto, non riuscito, piacque; aveva carattere e stile. E lo stile e il carattere  era nel leitmotiv, nel Walzer n°2 di Shostakovitch.

L’altra osservazione che faccio è che il Lànthymos, (Γιώργος Λάνθιμος), regista, rincorre l’Oscar più vari premi accessori già assegnati; tuttavia il Glorinexcelsis unanime dell’occidente capitalista all’opera del povero greco dopo anni di vi spezzeremo le reni e gli stipendi, mi puzza di coda di paglia bruciata dei malfattori dei fondi monetari, di pentimento postumo di quest’Evropi frigida, d’ogni malefatta leccaciuffa, purché gregaria bancaria de los Estados Unidos. Teppista insomma. Vedremo che gli assegneranno uno o due Oscar  e non si escluda che il signor Lànthymos sia prossimo a una produzione  sparatutto con Bruce Willis. Non escludo di avere sentimenti gentilmente paranoici, ma quando la stampa osanna il povero Griego mi si scopre l’artiglieria;  non mi pare di averne stroncato l’opera che, filmicamente parlando, non fa una piega, un po’ come quelle del papa giovane, Sorrentino è lui che aspira al soglio; a me non piacciono i grandangoli spinti ma i punti macchina sono da persona studiata, le luci pettinate, la costumanza sontuosa. Però ricordo Godard che richiesto quando avrebbe fatto un film in costume al giornalista rispose, Quando diventerò sarto. E che noia, come diceva Gianandrea Gavazzeni delle perfette esecuzioni giapponesi. Trascuro del film qualche disattenzione, escluderei che all’epoca la signora Abigail avesse le ascelle depilate, Kubrick e Visconti le avrebbero messo dei ciuffoletti finti; e qualche inadempienza, un’indecisione tra lo storico esatto ed il moderno piacionetto, tra grottesco e documentario, tra diversi registri espressivi, cosa non vietata, però per fare Riccardo III c’è voluto Shakespeare che mai vinse un Oscar; la libertà espressiva va dosata, come Céline, con arte o perde in ferocia, se vuole, sarcasmo e semplice ironia se ne è capace; finisce per credersi addosso; era il tempo quello di Anna dell’allusione, de la metafora, della similitudine; non ho certezze ma sono portato a credere che allora una Regina, Elisabetta II non saprei Megan e Kate può darsi, non dicesse alla sua morosa, Scopami; si legga in proposito lo splendente sarcasmo di John Gay nell’Opera del mendicante (Beggar’s Opera 1735) Diventato e questo va osservato, lugubre ballata con Brecht, l’Opera da tre soldi (Dreigroschenoper, 1928) e persino con chi, lo scrivente, ne scrisse a quattro mani con Filippo Crivelli una parodia barocca e volage ( Idillio d’amore tra pastori, 2010); Scopami è da Gomorra, dove peraltro è l’unica forma di retorica. Ma ciò che infine fine fine fine, mi ha fastidiato proprio è una grave mancanza, quella musicale. Questo è un pensiero che non solo condivido con Molière, con Carmelo Bene e con i miei due maestri di teatro, ma sul quale non ho mai transatto e non transigo, che se un regista non è musicale e musicista, dunque cantante e danzatore, qualcosa di grave, di sostanziale gli manca, come artista monco, come uomo sordo. Il contrappunto delle sole immagini è carente; non lo dico io, lo dice la storia del cinema, oso dire dell’arte. Non esiste musica da film, tutti i film o sono musicali o non sono, la musica è il film, ciò che gli assegna la tonalità. Come nel melodramma, yes. I raccordi devono cadere in battere o levare, alterno pede, sono accordi. In un raccordo si deve sentire calare la mano sinistra di Marta Argerich nel concerto in sol di Ravel. Allora c’è lo stile. Intendiamoci mi va bene anche Kate Bush, ben venga. Stile. Ritmo. Canto. Altrimenti l’hamburger, che non è culinaria ma assemblaggio. Oggi piace intendiamoci e verrà premiato il lavoro come si sono premiate le adenoidi a Bob Dylan. A qualcuno piace adenoideo. Anche a non voler essere storici, come parrebbe avere voluto el Griego, trovami un motivo conduttore al film, melodrammaticalo, non sparagli dentro cannonate d’organo o frin frin. L’immagine deve prima di tutto costituirsi in suono, tempo, ritmo, ma proprio un due tre, indi canto. Un film ha nella musica, il suo primum mobile. No, niente. Come ho già detto scherzando, a parte gli hand and tongue-jobs, immobile sta Favorita, imbalsamata, di regime come un film iraniano, tra rutti, clopclop, mème. O mémé. Andare ad Arezzo a sentir cantare Piero dela Francesca.

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L’ElzeMìro di Martedì 12 Febbraio

In Gli amanti dei libri

a cura di Barbara Bottazzi

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Pasquale D’Ascola

L’ElzeMìro

da oggi 12 febbraio 2019

6. Bambindù, Bambintrì, Bambinùn

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BA 10Desideria Guicciardini – L’omino-macchina per scrivere -coll.privata

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Prêt-à-porter 1707 – La sfavorita

Noia a parte la sensazione è di avere assistito a un lavoro inutile. Un po’ di Treccani.

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Sir Godfrey Kneller (1646-1723) – Anna di Gran Bretagna –

La regina Anna Stuart, (1665-1714) l’ultima di quel casato fu sfavorita da una salute orribile e da una morte altrettale; tanto era gonfia che dovettero fabbricarle una bara quadrata ma regnò o assistette al proprio regno da spettatrice, parrebbe non disattenta, durante la guerra di successione spagnola, guerra che alla pari con altre d’allora era mondiale ma non definitiva come quelle di cui abbiamo più recente memoria noi che ci piace la storia e la memoria; nel 1707 Inghilterra e Scozia si riunirono sotto un’unica corona, la sua di Anna, che con la Pace di Utrecht – 1713 – acquisì Gibilterra e Minorca, già occupate manu militari con atti di qualche importanza per l’imperialismo di quel paese; la democrazia assolutista inglese si strutturò con vigore intorno ai banchi dei tories e dei whigs, il parlamento certamente lavorava tra chicchere, chiacchiere e piattini, ma domandarsi dove in Europa esisteva un parlamento; Swift, Newton e Defoe le furono coevi, dell’Anna, e un suo atto regale regalò loro il primato dei diritti sugli stampatori, il diritto d’autore. Henry Purcell morì nel 1695. La regina pare non fosse un’aquila, ma appunto, era malata dell’orrendo morbo di Hughes, sindrome autoimmune affine al Behçet, in pratica trombosi venosa profonda e allora probabilmente confusa con la gotta di cui molti soffrivano, i carnivori; patì di queste condizioni e di 17 o 18 gravidanze; solo l’ultima andò a buon fine, ma per un periodo limitato, il figliolo Guglielmo duca di Gloucester, le sopravvisse solo fino a 11 anni. Naturalmente per 17 o 18 gravidanze occorreva un marito, è tradizione, Giorgio principe di Danimarca, il quale evidentemente prese molto sul serio il suoi doveri coniugali. Dove trovasse il tempo la regina per abbandonarsi a un triangolo, tra leccaciuffe come dicono i Fiorentini, Sara Churchill duchessa di Marlborough e Abigail baronessa Marsham, non si può sapere ma il film gira intorno a questo, ai vomiti, alla bulimia, all’eccesso, a vari episodi iterati di masturbazione, simulata of course, e appunto di cunnilinctus. Alluso. Fine. Per carità secondo Nietzsche la così osannata cultura tedesca non era altro che il frutto di intestini di pietra quindi si può capire  che gli autori della pellicola avevano in mente di deplorare una fucking, in senso proprio, classe dirigente, il potere depravato e intrigante e linguacciuto di allora, allora hmm, ma allora meglio riguardarsi due bei film angli If e The ruling class, del 1968 l’uno, del 1972 l’altro. Questi de La Favorita sono autori di un’opera che non conosce o vuole ignorare la potenza semantica dell’abito e del décor che fu (solo) in Visconti. Ma  riguardare La dolce vita, o il recentissimo Phantom thread – Il filo  nascosto.  Fatto un giro nel cinema invece che nel backstage di una sfilata di prêt-a-porter 1707, de Le Cococorite si può fare gentilmente a meno.

Post scrotum. Emma Stone e tutta la compagnia di attori è semplicemente inglese, dunque perfetta, e si tiene sicura in piedi nonostante un film della cui esistenza, senza di loro, si dubiterebbe.

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L’ElzeMìro di Martedì 5 Febbraio

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Desideria Guicciardini – Cammina cammina – coll. privata

Gli amanti dei libri

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L’ElzeMìro

da oggi 5 febbraio 2019

Delitti e vendette

5. Il Meteorològio

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