L’ElzeMìro – Seduzione e pentimento

L’omino-macchina per scrivere*

Nella rivista letteraria on line Gli amanti dei libria cura di Barbara Botazzi, ogni marterdì la mia rubrica L’ElzeMìro, brevi note letterarie con suggerimenti per guardare, leggere e ascoltare.

Questa settimana

L’ElzeMìro

Seduzione e pentimento

http://www.gliamantideilibri.it/

*L’immagine guida e compagna di viaggio dell’Elzemìro è di Desideria Guicciardini per Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
 
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Genius

L’ignorare che persegue e cui segue l’ignoranza è facile e dunque comodo, da qui il successo che consegue, specie oggi che ignorare è il manifesto dei rancorosi, degli sfaccendieri e della scolastica contemporanea che al sapere ha sostituito il passare esami alla svelta e richiedere crediti; il mio amico professor Alberto Giovanni Biuso potrebbe dirne. Ricordo il mio babbo, che come Wittgenstein ma con meno risultati passò l’infanzia prima, la guerra e la vita poi a studiare, al lume di una piletta, anche di guardia sui monti a liberar l’Italia, lo ricordo afflitto e perplesso quando trattava con certi pittori di dozzina di cui per campare s’era fatto mercante, e ricordo i loro discorsi circa Raffaello che taluni dicevano di aver superato con la propria pittura o circa la scoperta che altri ancora avrebbero fatto di questa o quella tecnica, di questa o quella corrente, sì che dai loro discorsi il loro dipingere significava aver dato inizio alla pittura tout court.

Ci sono scrittrici, si chiamano così in osservanza del politicamente corretto e alla parità dei sessi, che nel loro ultimo libro, purtroppo non è mai l’ultimo davvero, affrontano il tema della relazione madre-figlia alla luce… alla luce di qualcosa che sarebbe bello fosse una semplice lampadina ma non è mai così, con buona fortuna di altre scrittrici cui sarà lasciato tempo e spazio altrove per affrontare il tema delle relazioni madre-figlio, figlio-fratello, fratello-padre, padre-madre, o padre con se stesso cioè con dio, buondio. Le relazioni, pericolose per definizione, pare siano femmine. Caìne e Abelle.

Ebbene, il mio amico A.G. Biuso che detesta la televisione con più di una ragione, mi biasimerà adesso se dico due cose di uno sceneggiato o originale televisivo, così ai tempi di Sandro Bolchi* da cui proviene la mia infanzia si chiamavano le serie, nome che sta all’aggettivo televisivo come seriale ad assassino, d’accordo. Egualmente capita che il mezzo si faccia veicolo di qualche autentica nozione, atta a sversare una tazzina nello sconfinato invaso del mio non poter sapere di cui mi lagno, che non potrò mai colmare e cui dunque con Pascal mi adatto, Poiché non si può essere universali, sapendo gratuitamente tutto ciò che è possibile sapere su tutto, è meglio sapere un po’ di tutto, poiché è molto più bello conoscere qualcosa di tutto piuttosto che conoscere tutto di una sola cosa**. È il caso dei documentari e riassunti storici o di divulgazione scientifica e di questo prodotto ultimo la cui prima puntata è stata messa in onda dal canale dedicato di National Geographic, Genius, titolo con limite tendente all’ovvio per illustrare un personaggio così noto che scoprirlo di nuovo è stata la trovata, Albert Einstein. Un film che mi piacerà guardare tutto intero per i motivi che ho detto, cioè che sapere è per me innanzitutto ricordare, anche qualcosa di cui non si sa, andare indietro ad indagare e aspettare che il fatto si faccia fatturo, che si costituisca in invenzione, trovamento o rinvenire inconscio; base, a sentire Poincaré***, del metodo creativo, Il y a une autre remarque à faire au sujet des conditions de ce travail inconscient: c’est qu’il n’est possible et en tout cas qu’il n’est fécond que s’il est d’une part précédé, et d’autre part suivi d’une période de travail conscient. Jamais… ces inspirations subites ne se produisent qu’après quelques jours d’efforts volontaires, qui ont paru absolument infructueux et où l’on a cru ne rien faire de bon, où il semble qu’on a fait totalement fausse route. Ces efforts n’ont donc pas été aussi stériles qu’on le pense, ils ont mis en branle la machine inconsciente, et, sans eux, elle n’aurait pas marché et n’aurait rien produit. Su questa pietra mi pare che il film Genius racconti la storia di un’intuire, disfacendo l’immagine romantica, furibonda del genio creatore schizofrenico ed ex nihilo, sregolato e, scriverebbero sul Corriere-che-si-serve, anarchico. Come se anarchico fosse una via di mezzo tra un difetto svelato e un insulto manifesto. La sceneggiatura di Genius infatti porta con sagacia, come m’è parso di vedere, a riflettere sul fare anima, per dirla con Hillman, che il genio costituisce in sé, obbedendo, ai confini del mito, agli dèi, non alla propria narcisa voluttà di potenza. Genio, in definitiva è colui che sta in riga, nei limiti del proprio dèmone, il genio che ha sempre una lampadina di scorta; e Einstein viene descritto come portatore sano del suo dèmone efficiente, di cui segue il dire e persegue il fare, mettendone il proprio saper fare al servizio, anzi studiando per esserne all’altezza: bella la scena in cui, en enfant prodigue, Einstein ospite dai genitori, ripara con un tronchese il macchinario elettrico del babbo fabbricante di lampadine. Questo induce a trovare in Hillman, con una mia estrema sintesi interpretativa e in un suo libro capitale, Il codice dell’anima- Adelphi 1997, che genio non solo non si ferma mai, indovinare perché, but he is always still at work; che genio è appunto una forma di obbedienza, scoprimento, adesione a una chiamata; vocazione vuol dire questo. E non c’è niente di strano. Io lo vedo in Desideria Guicciardini, illustratrice e per qualche ragione mia consorte che, piacciano o non piacciano, nel sonno o nella veglia tutti i giorni i suoi segni dalla punta delle dita lei fila in disegni, come la buona Parca Cloto fa della vita e non ci può fare niente. Obbedisce a sé oltre che ai committenti e disegna. È una fata, una fatica ma aiuta.

*Sandro Bolchi (1924-2005) celeberrimo regista di teatro ma soprattutto della Radio televisione italiana. Autore di fortunatissime traduzioni televisive di grandi opere letterarie. Tra le altreI promessi sposi e I fratelli Karamazov.
**Blaise Pascal (1623-1662) Pensieri, XV, 183
*** Henri Poincaré (1854-1912) Science et méthode – http://jubilotheque.upmc.fr/fonds-physchim/PC_000305_001/document.pdf?name=PC_000305_001_pdf.pdfIn merito alle condizioni di questo lavoro inconscio c’è qualcos’altro da notare: ovvero che esso è impossibile e peraltro infecondo se non è preceduto e d’altra parte seguito da un periodo di lavoro cosciente. Le (quelle) improvvise ispirazioni non si verificano mai se non dopo qualche giorno di sforzi volontari, in apparenza infruttuosi, dai quali c’è parso di non riuscire a cavare nulla di buono, anzi quando abbiamo l’impressione di aver proprio sbagliato strada. Ma quei tentativi non sono stati tuttavia sterili come si crede, hanno messo infatti in moto la macchina dell’inconscio che, senza di essi, non avrebbe né fatto strada né prodotto qualcosa. 
****James Hillmann(1926-2011) psicoanalista e filosofo americano. In questo sito più volte citato.
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L’ElzeMìro – Lazzaro, Proust e l’identità del singhiozzo

L’omino-macchina per scrivere*

Segnalo nella rivista letteraria on line Gli amanti dei libria cura di Barbara Botazzi, la mia rubrica L’ElzeMìro, brevi note letterarie con suggerimenti per guardare, leggere e ascoltare. Martedì 16 maggio

 Lazzaro, Proust e l’identità del singhiozzo

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*L’immagine guida e compagna di viaggio dell’Elzemìro è di Desideria Guicciardini per Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
 
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L’ElzeMìro – Ah il nostro Manzoni

L’immagine guida e compagna di viaggio dell’Elzemìro*

Segnalo nella rivista letteraria on line Gli amanti dei libria cura di Barbara Botazzi, la mia rubrica L’ElzeMìro, brevi note letterarie con suggerimenti per guardare, leggere e ascoltare. Questa settimana

 Ah il nostro Manzoni, disse la professoressa

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*di Desideria Guicciardini per Bambino Arturo et son vofabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
 
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L’Elzemìro-Zin Zan Zen

Segnalo che per iniziativa della sua curatrice, dr.ssa Barbara Botazzi, la rivista letteraria on line Gli amanti dei libri, da ieri martedì 2 maggio con il testo Zin Zan Zen e da ieri ogni martedì successivo, pubblicherà la mia rubrica L’ElzeMìrobrevi note letterarie con suggerimenti per guardare, leggere e ascoltare. L’immagine guida e compagna di viaggio dell’ElzeMìro è di Desideria Guicciardini per un mio passato lavoro, Bambino Arturo et son vofabulaire hors de l’ordinaire*  Mi auguro dunque di leggere numerose le vostre opinioni, i vostri  appunti e i disappunti in NEWS

http://www.gliamantideilibri.it.

Zin Zan Zen

*Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186

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Artelier. Dolori e coraggi a Maggio


Segnalo che per l’occasione messa in atto da Artelier[1] del benemerito Festival dell’Espressione 2017, sul tema il dolore e il coraggio[2], sono stato invitato dal suo ideatore dr. Giuseppe Oreste Pozzi, a dire in qualità di giurato su alcune delle opere che, da  domani, il pubblico troverà esposte nelle sale della Società Umanitaria. Interrogato da me stesso da quale vertice di competenza potessi mai affermare o negare qualcosa in un campo che non è il mio, ma esortato dal dr. Pozzi a parlare dal livello medio della mia sensibilità, grande o piccola che sia, mi sono risposto con una breve riflessione che qui espongo in lettura e che, a mio avviso, completa in qualche misura un complicato discorso, che tanto mi sta a cuore sull’arte, il linguaggio, l’espressione e i suoi confini, e sui confini che un intellettuale, figura che qualcuno mi attribuisce senza che io osi smentirlo per evitarne il Narciso, deve porsi o trovare nel dire. Wovon man nicht sprechen kann, darüber muss man schweigen, recita in bella forma ritmica tedesca Wittgenstein, nel suo Tractatus[3], scritto e terminato in trincea nel 1918, per ingannare i tempi, Su ciò di cui non si può parlare occorre tacere… salvo cambiare il punto di vista. Se si può.

L’idea di esprimere preferenze in un campo che per dichiarazione programmatica non è quello dell’estetica ma della sofferenza, sofferenza che, come quasi tutti al mondo, conosco in corpore vili e che ha un suo percepire particolare, αἰσθάνομαι-aisthanomài, proprio per questo mi fa trattenere il pensiero sulla porta del giudizio. Al ruolo di giudice sono tenuto dal mio lavoro di insegnante di teatro, ma lì è facile distinguere il niente dal qualcosa e nel distinguere, nel vedere e pesare la differenze, la nostra categoria deve esercitarsi; ma di questi lavori di pittura o fotografia che non dubito siano stati ottenuti con non so immaginare quali speranze e grande sforzo dei soggetti, con loro grandi resistenze o, al contrario, in assenza di limiti o consapevolezza degli stessi, e con grande perseveranza di educatori e terapisti, di questi lavori fare una graduatoria mi sembra improprio, non per bontà ma perché non è questo il campo di una scuola né di una scuola professionale. Il pubblico avrà la meglio.
Di tali opere sono stato chiamato a dire qualcosa, le mie impressioni se non altro che, come mi capita di insegnare, sono di regola la prima regola da seguire nel darsi ragione o no dell’operato  altrui. Come ebbe a dire Giuseppe Pontiggia, Alla fine è il lettore – il pubblico – ad  avere ragione. Si riferiva non alle arti figurative ma alla letteratura, certo, e non in senso limitativo bensì per sottolineare che chi legge, alla fine esercita il proprio gusto, con la propria sensibilità, al meglio se è maturata nel tempo, se si è educata a trovare una strada nel labirinto del lavoro altrui che, sempre, è un labirinto. Ebbene, se arte è andare all’oltre e all’altro e, indipendentemente dall’ordine delle cose, dare loro un ordine ovvero un senso e arrivare persino a maturare una qualche tecnica utile a raggiungere la riva del senso, se è un governare questo traghettamento, se infine, e questo che segue lo dico dalla mezza collina della mia esperienza pedagogica, se infine il fare non manca benché possa rivelare una mancanza, un‘assenza senza possibilità di essere esplorata, o un nascondere/si ben messo in scena, allora quest’arte, anche se con meno talento e dispari perizia dev’essere in chi guarda, di chi legge o ascolta. Un lavoro su due fronti differenti dove la differenza conta qualcosa. 
Entro questi limiti mi sono permesso di stendere una sorta di catalogo di apparizioni, direi anzi di rivelazioni delle opere che ho avuto il bene di osservare. Quelle che hanno coinvolto la mia lunga o corta capacità di sentire, αἴσθησις-aìsthesis, e dunque la mia possibilità di scriverne. Mi è sembrato di notare tra i lavori quelli che hanno superato il varco tra l’espressione, inespressa, e l’espressione che, non saprei stabilire a qual grado di consapevolezza o no, trova una forma e vi si conforma e sublima, anche o soprattutto nel senso tanto dibattuto quanto incerto di sintesi, del soggetto tuttavia, tra orrore e fascinazione, di delightful horror -Edmund Burke – A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful-1757
Per metafora sono stato in grado di scrivere solo di opere che mi hanno suonato e di cui ho sentito risuonare qualche richiamo. Di là da questo passo e con tutto il rispetto dovuto, la materia esulava dalle mie possibilità di indagine ovvero non sarei stato in grado di dirne senza mettere di mezzo strumenti clinici che non possiedo. 
[1] cfr. www.artelier.org.
[2PROGRAMMA http://www.artelier.org/festival-dellespressivita-la-iv-edizione-in-scena-dal-2-al-7-maggio-nei-chiostri-dellumanitaria/ ]
[3]Tractatus logico-philosophicus. Per qualche lettore incuriosito, qui le sette proposizioni fondamentali del Tractatus che qualche interesse hanno secondo me anche per chi non fa o non conosce la filosofia. O è curioso con juicio.
1.Il mondo è tutto ciò che accade.
2.Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di cose.
3.L’immagine logica dei fatti è il pensiero.
4.Il pensiero è la proposizione munita di senso.
5.La proposizione è una funzione di verità delle proposizioni elementari. 
6.La forma generale della funzione di verità è   Questa è la forma generale della proposizione.
7.Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere.
 
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L’ElzeMìro

Segnalo che, per iniziativa della dr.ssa Barbara Botazzi, nella rivista letteraria on line Gli amanti dei libri, sta per essere aperta la mia pagina L’ElzeMìro, brevi note letterarie con suggerimenti per guardare, leggere e ascoltare. A presto con le precisazioni indispensabili.

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