Mi sbaglierò ma sento i borborigmi del demòs_δημóς la panza degli uomini de panza, si diceva in Sicilia, di questo dèmos_δῆμος il paesello, la plebe carnivora alla fine di tutte le fiere di paese che digerisce il capro espiatorio. Che per essere magnato è stato inventato. Occhèi merlìn cocài. Non che non esistano i cretini che si fanno beccare o che vogliono essere beccati in uno slancio di stupidéra, (nel ’69 in place sainte Babile_Milano lo scrivano qui presente fu tabassato a dovere da una mappazza di piccoli santi manganelli ch’egli avea toccati col poco fantasioso epiteto di porci fascisti) tuttavia, stupidera o no quella del povero Siher me, ucci ucci sento odor di Pietro Val Preda. Roma è sempre valsuta una dittatura, da giuliocesare in poi. O no? Con Siher, con lui per lui mi sento terrorista. Amen e arrivederci.
Quando diciamo che qualcosa è bello, ah che bello, e ne siamo soddisfatti ho la sensazione che premiamo col sentimento la mediocrità. Aurea finché si voglia. Fatherland, che aspetto di rivedere in tedesco, non so se è bello, se è addirittura un capolavoro, non lo so. E non mi importa categorizzarlo. So che è. Ogni inquadratura è. In ogni inquadratura è. È un’opera che ferisce, che mi ha ferito. Mi ha ferito al punto da cauterizzare le lacrime che mi premevano gli occhi. Nonostante la catarsi dell’ultima sequenza, con Bach suonato su un organo in riparazione, in una chiesa sinistrata di Eisenach, fuori dal cinema, ho avuto un attimo di mancamento. Tra inattuali ci si intende.
Fatherland dichiara la sottomissione volontaria dei popoli, al potere che i popoli stessi si fabbricano, e per conseguenza la logica di asservimento dell’arte, l’imprendibile, a qualsiasi potere. Oggi a quello delle politiche aziendali o comunali. Qui a Lecco una mappazza di cafoni tiene in scacco la pur modesta stagione sinfonica teatrale. In questo senso Fatherland illustra né l’oggi né lo ieri : il sempre.
Per puro ossequio alla maestria di Paweł Pawlikowski, ne segnalo la direzione perfetta di un cast perfetto. La Hüller/Erika Mann è Cassandra e Antigone nello stesso tempo. Zischler/T.Mann la segue al bel trotto con tutti gli altri. Eccezioni nessuna. Persino le comparse sono perfette. È un film che più di nicchia non si può : inattuale. Appunto. Amen e arrivederci.
Ho guardato dei gustosi filmati di robot che gareggiano in piste da corsa. E si schiantano. E ho visto anche un filmato di robot che volteggiano nello Shaolin, il kungfu quello. Mitici. Poi ci siamo dovuti mettere a pulire la cucina in due con D. la consorte con cui divido la sorte di fare le pulizie di casa, ogni tanto prima di soccombere al sudicio. Ma è un’impresa, un cimento che sarebbe da affidare a una collaboratrice domestica a 14 euro all’ora tasse escluse, per almeno un paio d’ore alla settimana. Farebbe il minimo, aspirapolvere e straccio nelle zone a vista e un riordino generale sempre in modo da dare l’impressione di pulizia. Del resto che potrebbe fare, il motto inscritto nel programma di queste persone è : se vuoi il pulito fattelo da solo. Ed è giusto così. E affidare il lavoro che per noi è diventato molto gravoso a una persona è gravoso economicamente. Calcolo : 28 euro la settimana che con i contributi credo arrivano a circa 40 per 4 settimane sono 160 € al mese per 13 mesi ( la tredicesima è dovuta) sono 2080 euro all’anno. Se la persona lavora da te, sempre che si duri tanto sette anni, sono 14560 € più, a spanne forse 2000 euro di tfr. = 16560 euro. Una cifra per dei pensionati. Allora sogno che qualche ingegnere cinese della BYD, capisca il problema degli anziani e metta a punto un robot che per 5000 € dica Sì signora e poche altre frasi, che stia seduto in salotto a riposo e che abbia sensori del sudicio, detectors degli angoli morti, dei sotto il letto, dei sopra i pensili di cucina, e via, prenda la scale da sé e bruschi e strigli e metta in ordine e poi appunto, carino da tenere seduto in salotto. Magari che si legge un manuale di aggiornamento. Dèi illuminate un cinese.