L’ElzeMìro di Martedì 15 Maggio

George C. Tooker 1920 2011 Un ballo en MAschera 1983 litografia ROgallery

George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

Per fortunate e misteriose vie, ai suoi occhi con l’istinto della talpa, l’ElzeMìro ha ritrovato alcune interessanti lettere indirizzate da uno psicopatico a una certa dr.ssa Xenia Dedgyakéli-К. Делжакели. Del mittente non si sa nulla ma la sua scrittura è parsa all’ElzeMìro avvincente, benché a volte noiosa e dunque evitabile. L’ElzeMìro pubblicherà a suo giudizio, alcune poche, le più stuzzicanti tra quelle lettere che va decifrando, editando e in parte traducendo ché scritte saltando dal palo alla frasca di varie lingue. Della destinataria dr.ssa Dedgyakéli si sa invece, e qui si riassume, che nacque in URSS, Batum-Georgia 1938, da Konstantin D., tisiologo, e Nina Halvashi insegnante di danza. Alla data dell’invasione tedesca i D. fuggono dal paese, e intraprendono una pericolosa odissea per terra e per mare, nero, fino a Istambul dove il dr. D. trova lavoro all’ospedale inglese, oggi Ingiliz Hastanesi,non si esclude esercitandosi nel contempo nello spionaggio a favore degli alleati, anzi pare addirittura impiegato come interprete in una stazione di ascolto radio. La figlia Xenia (Ksenia) frequenta prima la scuola femminile italiana della città, oggi Galileo Galilei, indi il liceo francese oggi Pyerre Loti. Nel 1960 a Parigi e con qualche anticipo sulle consuetudini, X.D. diventa medico come il padre, sceglie la psichiatria e l’abbandona però quasi subito dopo la specialità conseguita con la tesi Aliquid pro aliquo, temporalité et schizophrénie. Segue invece i seminari di Jacques Lacan e diviene psicoanalista. Senza lasciare nulla di scritto in merito eserciterà questa professione fino al dicembre 2017, data in cui della dottoressa si perdono di colpo le tracce. Non da escludere il suicidio o una forma di esilio al suicidio equiparabile, la morte per cause mortali ad esempio. Tuttavia ad oggi, per la polizia la Dedgyakéli risulta scomparsa. Come l’ElzeMìro abbia potuto prima conoscerla, e per quali vie poi essere entrato in possesso delle lettere potrebbe essere oggetto naturale di congetture che l’ElzeMìro si guarderebbe bene dallo smentire. Dunque…

da Martedì 15 Maggio

Pasquale D’Ascola

In Gli amanti dei libri a cura di Barbara Bottazzi

Lettere di ignoto alla dr.ssa Dedgyakéli – 13

Lettera tredicesima, aprile s.d., Kaballe und Litter

http://www.gliamantideilibri.it/?p=69155

Desideria Guicciardini – L’omino-macchina per scrivere -coll.privata
Immagine guida e compagna di viLLEGGIATURA dell’Elzemìro
In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
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L’ElzeMìro di Martedì 8 Maggio

George C. Tooker 1920 2011 Un ballo en MAschera 1983 litografia ROgallery

George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

da Martedì 8 Maggio

Pasquale D’Ascola

In Gli amanti dei libria cura di Barbara Bottazzi

Lettere di ignoto alla dr.ssa Dedgyakéli – 12

Lettera duodecima, aprile 5, Faccende domestiche

 http://www.gliamantideilibri.it/lelzemiro-lettere-alla-dr-ssa-dedgyakeli-lettera-duodecima-aprile-5-faccende-domestiche/

Desideria Guicciardini – L’omino-macchina per scrivere -coll.privata
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In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
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L’ElzeMìro di Martedì 1 Maggio

George C. Tooker 1920 2011 Un ballo en MAschera 1983 litografia ROgallery

George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

da Martedì 1 Maggio

Pasquale D’Ascola

In Gli amanti dei libria cura di Barbara Bottazzi

Lettere di ignoto alla dr.ssa Dedgyakéli – 11

Lettera undecima, aprile 1, Minima animalia

http://www.gliamantideilibri.it/?p=69019

Desideria Guicciardini – L’omino-macchina per scrivere -coll.privata
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In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
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L’ElzeMìro di martedì 24 aprile

George C. Tooker 1920 2011 Un ballo en MAschera 1983 litografia ROgallery

George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

da Martedì 24 Aprile

Pasquale D’Ascola

In Gli amanti dei libria cura di Barbara Bottazzi

Lettere di ignoto alla dr.ssa Dedgyakéli – 10

Lettera decima, marzo 17, bus

http://www.gliamantideilibri.it/?p=68965

Desideria Guicciardini – L’omino-macchina per scrivere -coll.privata
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In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
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L’ElzeMìro di Martedì 17 Aprile

George C. Tooker 1920 2011 Un ballo en MAschera 1983 litografia ROgallery

George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

da Martedì 17 Aprile

Pasquale D’Ascola

In Gli amanti dei libria cura di Barbara Bottazzi

Lettere di ignoto alla dr.ssa Dedgyakéli – 9

Lettera nona, s.d., la furia del buio

http://www.gliamantideilibri.it/?p=68889

Desideria Guicciardini – L’omino-macchina per scrivere -coll.privata
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In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
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Tre manifesti all’insipienza

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Come dimostra Orwell, il Ministero della Verità è anche sede della menzogna più profonda. Con queste paroline, Alberto Giovanni Biuso termina la più recente tra le sue riflessioni, sull’oggi, Ministero della verità, https://www.biuso.eu/2018/04/11/ministero-della-verita/

Ora, prima di continuare la lettura qui di seguito, invito con veemenza a leggere il prof. Biuso. Naturalmente molti, dopo, mi domanderanno, Ma cosa c’entra il culo con la sottoprefettura, signor Dìscola, c’entra c’entra il motto rumeno e la dice lunga, a chi ha orecchie lunghe. Ed ora, mi permetto, largo alla furia, perché mo’ no, no no basta, basta stop, fermateli, date loro una vanga e che scavino ripetendo 3650 volte la frase di Eastwood, Ci sono due tipi di uomini al mondo, quelli con la pistola carica e quelli che scavano (Il buono il brutto e il cattivo); basta cinematografari fotte e chiagne chiagne e fotte, che se ne fottono e fottono quelli che li potrebbero fottere se li potessero fottere e che allora si fottono tra loro prima, poi tra amici che fotteranno loro. Tutta una cabala del fottere nel film. NON. SE. NEPUÒPPIÙ. Per quel che mi riguarda è ora, adèss cattivo; per anni ho sbagliato a pensare che antipatico bastasse a tenere le distanze con la poltiglia umida, le cicche masticate e attaccate sotto il banco, i frullati di merda con frollini di segatura che si spacciano per artisti e pigliano premi,  lodi,  e spiegano e piegano concettismi e titubanze da esegeti della croce, Basteranno tre chiodi…???… Tre manifesti ad Ebbing piripì piripì, visto al cinema della parrocchia di Galbiate-Lecco; brave persone in sala, poveri nani da avvisare che ci sarà violenza caso mai non sapessero che nel cimena non ci si ammazza davvero, E PURTROPPO; spiegare; a quel punto qui, conviene pornogrammare non-stop di Rambo e la Sirenetta, roba che almeno mette allegria. Tre manifesti, strapazzo all’arte, basta, ma che avvertimenti dare, certo sì alle pensionate sedute in sala, avvertirle che fottere è solo un verbo transitivo o riflessivo, a seconda, e che non per forza ha a che fare con la domanda da che cosa nasce, il cosa; Tre manifesti, manifesto di questo cinema che vuol essere arte, ma l’ha messa non si sa da che parte. Ersatz di luoghi comuni spacciati per critica sociale, per che cosa, tutta la critica americana a se stessa è abuso di credulità popolare, circonvenzione d’incapaci, appropriazione indebita d’intelligenza. Tre reati, altro che. Si legga Biuso. Un tempo, quando ero solo antipatico, mi dicevano, Sei invidioso, macché, balle, si invidia chi si ama, ammirazione, perché mai invidiare un macaco, mica uno solo, una legione di macachi, fanno il cinema come se lo faceva Mario Soldati, a savoiardi tuffati nel vino, ma meglio ché almeno niente aahehihohuh, scopate a cavalcioni così di lei si vedano almeno le tette, Metoo dimmi tu dove l’ometto, pippe per attirare il premio, la lode, l’estasi di Rapubiqua, del Corrierino dei Grandi con tutte le repubblichine,  Oh sì mollto carrino… oh rr rr, elles roucoulent les rikikirepubliquines, faut ecouter comme. Vuoi la critica sociale, guardati qualche volta Il giudizio universale, quel di De Sica, e imparare, Tre manifesti, of my boots. 

Adesso per dire che un’opera, un film, è un particolato di niente, si dice carina, poi che è ben recitata. Ah sì, cinque minuti conosco il mestiere, metti un attore/ice a tu per tu con un 35 mm. Zeiss e nemmeno dopo un po’, subito, vai, di quelle smorfie, di quegli occhi al cielo, di quei sberleffi alla babbaloneria del pubblico che squittirà orgasmo metafisico, tutti Sante Terese. Oscar alla Fantateresa. Mica è meglio, anzi andiamo ma peggio, ma peggio ma peggio con gli spettacoli lirici, quello che vuoi, i librini per l’infanzia senza Ivan, i romanzi sui golfini della zia, sulla liberazione della nonna, sulla autoreggenti delle giannerodare; la letteratura pane & cicerchie al popolo, buono quello, tutti a guardare nel fondo degli occhi il telefono, un tempo in treno almeno le parole crociate; oggi il 27 verticale è un esercizio da intellettuali. Dite voi se vi sia un settore dove si trovi un po’ di musicalità, emozione, immaginazione, terrore, ridicolo, eccesso, disperazione, furia, ritmo. Stile. Miei incliti 254, stile sì, roba che abbisogna di palle; macché, niente tutto finto, affatturato, acqua di rose sintetica; tutto un sorridere, il sorriso ha sostituito l’intelligenza e il carattere. L’arte è del tutto priva di palle, coraggio, di arte soprattutto, chicchiricchì; notare che il gallo non possiede un Augellin Belverde, ma una trombetta che spruzza da lontano, un spray a sperma. Ci sguazza nei particolari crudi il Tre manifesti, ma da ridere e sbuffare, noia, non cotti e mal lavati, tra-manifesti-che-ballano, come che fosse tutto una  una novità, il Kukurukuclàn, la via siriana alla tortura, le galere veneziane, la Gestapo, la banda Koch, Guantanamo, la scuola Diaz…genova per noi… i direttori della prima guerra mondiale, l’Inquisizione, ah già quella è pur sempre santa. Comunicazione e liberalizzazione. Liquidazione.

Tre manifesti, Vèstern senza cavalli, spaghetti e panorami, nemmeno un piccolo Jellystone, scritto e diretto da un praticante della scuola del cinema con un’ambizione, far finta d’essere un cugino Cohen. Propaganda per la forma dell’acqua che, essendone priva, si sa. Mai annoiato tanto, fossi stato da solo e fosse stato aperto il bar del cinema sarei passato a bermi una Spumador nera con patatine in busta.  I bar di paese sono irresistibili. 

Tuttavia, stante che il cimena è parrocchiale, bon là, c’è ‘na provvidenza; alla fine, unica cosa buona del film, il finale interrotto, dopo tanti chassis di pellicola consumati a tirare in lungo… ohi dico, sette minuti per simulare la lettura di una letterina di mezza pagina mentre piovono bombe molotov; in sette minuti Rambo, immaginarsi… mai il tempo fu più oltraggiato, The Rape of time William, pensaci, or The Screw without return. Dov’ero, ah sì, la provvidenza, il film si interrompe sulla battuta beckettiana…???… franceschina…???…viaconvento…???…Ci penseremo strada facendo. Sicché finalmente facendomi strada verso la toilette, EST EST EST, pippiripì. Oh.

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Letture – Animale morente

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Andrea Jansens – Thinking is Ok. – http://www.andreajanssens.com/new-gallery-5/

Diciamo che non è colpa sua se vive appieno, ma con sviste sospette, in un mondo dove il possesso, di qualità senza qualità, dà al giudizio forma perentoria, successo. Con il rispetto, la circospezione e l’ammirazione dovuti a uno scrittore che ha sfiorato il Nobel senza convincere la Regale Accademia ad assegnarglielo, presa si sa com’è a partorire premiaturi tra gli iscritti alla Lega adenoidèo-comunista di Transnistria, la lettura di Animale morente di Philip Roth mi ha lasciato l’impressione tanto del talento che esplode quanto del suo farsi risucchiare o sostare sull’orlo di un buco nero, quello del luogo comune. In Animale morente persino la morte è un luogo comune, il solito cancro, il solito ictus, un ballo in maschera; la mitologia americana, figli, familia, padre, Analista, Porsche, pube, libro e maschietta. Ma tant’è, Roth fa parlare un uomo, inutile come nella canzone di Rascela, prufessùr, colto, al solito e, quanto un personaggio di Allen senza-orore-de-se-stesso, o tale che l’orrore di se stesso ha superato la possibilità di dirsi, Oh to’; ma non più o non meno di un direttore marketing, di un finanziere, di un direttore creativo, di tutto il superurbian power. Gibigiàne; il mondo fatto a immagine e somiglianza di un ologramma. Possesso e accumulo. Così l’Iogrillo parlante del libro, un chiacchierone compulsivo, non parla d’altro; di come il possesso, figa tette culo pelo altrui, stia al vertice e nello stesso tempo alla base di ogni intesa sottesa…con prudenza o cade la scure del carnefice, nè Weinstein… tra dominanti umani americani, qui al solito Hey Judeb. Che poi vuol dir tutti, ché la lotta di classe è stata sostituita dalla rivoluzione borghese dei costumi, intesi mutande, gonne e pantaloni, dettaglio che Roth trasmette di sbieco, lasciando all’iperparlante il ruolo di cabalista sociale e di se medesimo, critico del movimento che da noi sfocerà nel ’68 quale caricatura dei moti pel pane, e degli scioperi per le otto ore. Bon, tutto il subbugliòlo borghese a cosa portò, domanda e risponde Roth, se non a possedere pantaloni, capelli, spinelli, bagaglio da copula… qui sfociò nel terrore, uso politico del fucile; il dogmatismo americano, si legga American pastoral, del ribaltone non riuscì a superare l’aspetto tricoteur… scopare, il termine ricorre molto nel breve lavoro di Roth affilato dal lugubre suo sinonimo andare-a-letto, atto questo che la maggior parte di noi compie quasi ogni notte senza che all’andare si associ di necessità il venire. Libro politico, borghese, Animale morente è l’occidente trasfigurato nella testa di questo dr. Kapesh, povròmm consapevole e addomesticato, uomo pieno di Qualità, dunque ohne (eigene) Eigenschaften oh Musil, maniaco sessuale anorgàsmico e persino carente di un Hitler all’orizzonte, di una rabbia, di un’indignazione, emozione, bersaglio; epìtome di chi ha sposato l’arte e la mette da parte, cunnòfilo che invecchia attizzato dalla sua incredibile o ineguagliabile attitudine all’erezione, e che della critica ha fatto il suo far qualcosa che, laggiù, oltreoceano, procura macchine di lusso, appartamenti con pianoforte e tutto un circondarsi e circoncidersi d’arte appropriandosene come fosse figa ma senza produrne come fosse figlia. Come se si potesse possedere un’esistenza senza esserne posseduti, morire. Come si potesse possedere l’arte senza farne parte, finire… Kapesh suona da umile saccente son petit piano, possiede tutte le sonate di tutti ma nessuna lo possiede. Animale morente è la radiografia cinematografica del nostro mondo incapace di sfuggire all’accumulo, al capitalizzare tutto; più che un libro una diagnosi. Infausta benché… non sono riuscito a capire se generosa; forse, compiacente, non saprei. Dunque rileggere Il teatro di Sabbath dello stesso Roth o il Reigen/Il Girotondo di Schnitzler; dove c’è il resto, sarcasmo, ghigliottina, trincea. Finis. Peraltro il libro è altro, oltre, come ogni libro autentico non è uno, ma molti. Così si può leggere qui in https://www.biuso.eu/2018/01/07/roth/  che cosa ne cattura A.G. Biuso il noto filosofo di Catania.

a.  da 26:40 in  https://www.youtube.com/watch?v=JIMdhdndqXk 

b. gioco di parole tra il tedesco Jude, ebreo, e Jude, Giuda in inglese, nota canzone di Lennon-McCartney, The Beatles, 1970 https://www.youtube.com/watch?v=A_MjCqQoLLA&list=RDA_MjCqQoLLA&t=31

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