All’improvviso. Attualità dell’inattuale

In https://www.plii.it oltre  quello, bellissimo, denso e strutturato quasi in forma sonata del presidente del premio dr. Alberto Asero

 il mio intervento registrato

All’improvviso. Attualità dell’inattuale

(25:40)

Qui di seguito l’abstract.

***

Io vivo continuamente nella mia infanzia e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita nella realtà. Ingmar Bergman

Credo che questo sia l’incipit più adatto a un discorso che pone in essere domande di strettissima misura pertinenti al filosofo, Cos’è narrare, cosa comprendere, cos’è presente, in apparenza legate tra loro da due fondamentali enantiodromìe: prima quella che confonde arte, prodotto d’arte e strumenti, la tecnica; e seconda, la contraddizione del pubblico, ente alla perenne ricerca di ragioni, spiegazioni o più banalmente consolazioni o più ancora contentini, conferme non ai propri dubbi ma alle certezze del proprio – cattivo – gusto, assunto nel più generico dei casi come pietra di paragone, nel più estremo, come verità. Prendiamo come possibili linea guida o meglio come associazioni preliminari di questo discorso, alcune affermarzioni di Gilles Deleuze. In Pourparlers 1972-1990, citando a sua volta Bergson, Deleuze scrive che… à la façon de Bergson le réel c’est la connexion légale, l’enchaînement prolongé des actuels; l’irréel, c’est l’apparition brusque et discontinue à la conscience, c’est un virtuel en tant qu’il s’actualise… ce qu’on voit dans le cristal... Bene, a prescindere dal come uno possa o voglia accettare queste riflessioni, il filosofo ci offre, come nella lirica di Ramón de Campoamor, una o Dos linternas e un cristal per illuminare ed osservare il breve progredire del nostro discorso… Y es que en el mundo trai- dor/nada hay verdad ni mentira:/ todo es según el color/del cristal con que se mira... rotta all’ombra di quella di chi scrive, non di un filosofo ma di un artigiano d’arte.

Illustrazione -little-girl-in-a-book-illustration-to-fairies-i-have-met

Edmund Dulac (1882-1953) Little Girl in a Book. Illustration to Fairies I Have Met  

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L’ElzeMìro di Martedì 18 settembre

Félix Valloton (1865-1925) – Donna che fruga in un armadio –1901

 

In Gli amanti dei libri a cura di Barbara Bottazzi, l’ElzeMìro

da Martedì 18 settembre

Ora làbara

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BA 10

Desideria Guicciardini – L’omino-macchina per scrivere -coll.privata
Immagine guida e compagna di viLLEGGIATURA dell’Elzemìro
In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
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Onunullo

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Jean Michel Basquiat  – In Italian

Mumble mumble mumble, che il mondo fosse un porcomondo, un inferno e non quello del fiorentin fuggiasco, anzi com’ebbi addire a’ miei costernati genitori alla non piccola età di anni 14, Una trincea unica fifiiii e avanti-savoia, lo sapevo; ma la c’è la provvidenza e dunque non passa giorno, squasi ora, che le conferme, gli indizi passivi si accavallino. I 253 lettori residui e ancora titubanti se sì o no smettere di seguirmi in questo blog facilitato per ipermètropi, dovrebbero leggere, per nuocersi un po’, al link qui di seguito citato con un succoso estratto in anteprima, le ultime novità quanto a nazismo dal volto umano che i druidi mondialisti studiano per la cabalanizzazione degli urbi e degli orbi. Al soldo del capitale si fa si studia si lavora per spremere dall’individuo ogni oncia, altro che libbra, di culatello – allusione al noto assunto del Mercante di Venezia – tal da trasformare il mondo in un Luxury lager, in un Sonderresort per chi ci sta, per chi ha competenze a punteggio, a tablet, per chi si lava il culo solo quando fa la doccia e ad occhi chiusi, non discute i diktata della democrazia diretta, cioè direttamente confezionata dal FMI senza la scocciatura di elezioni e amenità democratiche, Zit zit Serp(ent)ina vuol così0; o gli altri, domanda l’inconscio, gli altri, Katyn messieurs-dames, 7,5 miliardi, la natalità forsennata è una strategia incomparabile. Poi si legga bene…

Un’illusione razionalista che pretende di stabilire correlazioni al solo scopo di legittimare scelte politiche in linea con lo spirito dei tempi e i suoi due giganteschi simulacri: l’ossessione quantitativa della misura della performance e la continua delegittimazione del giudizio delle comunità professionali e delle specificità dei contesti, sostituiti dall’ apparente neutralità della comparazione numerica.

Una precisa idea di società, tutta contenuta nell’immagine di un’infanzia “taglia unica”, da costruire con “attrezzi” universali, disegnati per risolvere in un colpo solo problemi complessi oltre che estremamente dipendenti dal contesto storico-culturale.  L’impiego di termini come life-outcomes o value for money, sebbene si continui incessantemente a battere su apprendimento e benessere, sottolinea che proprio questi ultimi non possono essere considerati un fine in sé. L’obiettivo, da perseguire quasi in una logica di causalità, è il miglioramento dei risultati da adulti, membri effettivi in quanto forza-lavoro della società del futuro…https://www.roars.it/online/arrivano-i-baby-pisa-ocse-sperimenta-test-per-i-bambini-da-4-a-5-anni/.

Quand’era fanciulletto e giaceva nelle illusioni di un’infanzia in comode rate, partecipai a una gara di composizione italiana bandita dall’allora provveditorato agli studi, ente risalente all’ età repubblicana, di Roma càput intendo dire (509-27 a.c.), tema l’unità d’Europa; allora si chiamava MEC, sapeva di mercato, cioè di friggitoria e banco del pesce, e in sintesi lo era; quanto ai pesci, nosostros mismos; arrivai secondo in Lombardia, che aveva ancora il beneficio della nebbia e della pioggia, primo un mio compagno di classe, assai talentoso in tutto tanto che da grande non trovò nulla da fare per secondare i suoi talenti, ebbe vari accidenti, incidenti e insomma rovinò nell’esistenza, di passaggio. Perso. Insomma arrivammo, fummo premiati, terza una mia compagna, quasi di banco. Allora tutti e tre credevamo ancora che un mito fosse per ciò stesso realtà travestita per renderla sopportabile, o rivelata altrove, col tempo scoprimmo che c’è mito e mito e che di qualcuno la sostanza è il travestimento, Tra vestiti che ballano, e dunque anche alla fantasia ben orchestrata da una propaganda quella sì sovranazionale circa organismi sovranazionali che avrebbero, nella nostra ingenuità, avuto il ruolo di comitato di saggi amministratori del bene comune, la palla assassina su cui, finché non si secca, sopravviviamo ad oggi, Viva la Muerte-Tango. Ma ne vedremo delle belle o noi o qualche figlio o nipote. Tra questi organismi massima era la reverente convinzione che uno, l’UNO, non fosse trino, ovvero ciò che è, ONUNULLO. E come potevamo noi sapere, picciotteddri com’èramo, che Ginevra era solo un’irridente cittadina lacuale, la quale a nulla serviva se non alle ferie di qualche benestante, funzionari dell’Onunullo inclusi; Céline lo sapeva bene ci aveva lavorato a Ginevra, leggere il bel dramma politico, brechtiano nell’impianto e maggiore quanto a capacità di sintesi, La Chiesa (1926 – Irradizioni ed.). Ma in quegli anni, noi tre bimbocci per quanto avviati sulla strada della scrittura come me, Céline non lo avevamo ancora letto. 

Ebbene, da che vergine nacque l’organizzazione delle nazioni une, sommate e sanate mai che abbia  impallinato un delinquente vero, nemmeno a sbatterci il naso per strada, nemmeno se ridanciano come un bokassa mia fatti ‘na capanna gridasse, Catch me and shot me if you can, nemmeno quando si sedesse ai banchi della sua assemblea a Nevaiòrk in gabbana menando la moglie alla catena per le grandi labbra, Oh gosh I beg your pardon Mister, e via alla chetichella a mettersi il casco blu che va bene su tutto, il funzionariato. Mai. Il delinquente, ‘Nduja, Embèbbe, Prepiziu, Cuccuruccù paloma di Tel Voyou, coronèl caramèl di Zikipakistan, energumeno quadrumane littorio di Pasdaràn, nada, gnanca un plissé l’Onunullo; niente da dire, no perché l’organizzazione d’abitudine ha il belato della capra di Saba; bumme a grappolo, stupri di massa, infibulazione, parità del diritto, dei delitti e delle pene, ma per carità, sì un po’ di lai & bai una quai volta, quando proprio le fosse comuni traboccano e la puzza arriva su fino ai binari TGV di Genève SBB-CFF, bon missione di pace. Amuchina e partono le bandierine, parte il teatrino, Le grand Rigodon, l’Excelsior, basta non disturbare chi di potere. Del resto v’è da dire che l’Onunullo è l’organismo vivente più morto del pianeta ma ha trovato il modo di imbalsamarsi così bene che non gli casca una benda, non gli scappa fuori dai cerotti una mosca, un petino, una sbrodolata di trippo misto. Tutto pulito. Tutto correctness, L’Unonullo sa bene dove sono i delinquenti, ché l’Italia, dopo anni di baldoria di un’intera banda di malviventi iscritti al Rotarit, alla Triniteral, all’Aspic, a tutte le Propagandas, oggi, adesso è  uno stato bisognoso di ispezioni, anali, vaginali, stomachiche, antirazziste, lo ha dichiarato la sua Gran Maestra…33…trente-trois droits de l’homme adroit, https://ilmanifesto.it/italia-nel-mirino-onu-troppo-razzismo-invieremo-osservatori/; oltretutto non c’è rischio per gli ispettori, niente casco blu um zu inspizieren la bontà delle carezze ai profughi, ma il casco della parrucchiera. È qui che si tortura, vengono a provare per credere dalla Kamchatka alle Piramidi, stupri a vapore e a cremagliera, catene di monta, è in Val Chiavenna che si accoppa per un rutto, l’Italia val bene una pizza. Pur che si faccia il gioco dei potenti. Non c’è che da trovare un qualche Protocollo dei savi di Bassano, infilato nella valigia diplomatica del nostro ma non loro ministro degli interni Brianzoli. Peligro. Pellagra. O perché no, mistery o fantasy, nella bottega degli amari e dei souvenirs al Santuario della Madonna di Tirano, Sondrio. L’Italia è un pericolo per gl’inculatori seriali di Cernobbio, per i Fiatvoluntassuja, per le ‘ndrighete‘ndranghete finanziarie. Roba da spedirci un Maiflower per rimetterla sulla retta rotta on line dei pellegrini del trading. To protect and to serve le Addololorate di Caparbio. Golpe. Lo dico in sintesi estrema. Si ispezionino il retto gli ispettori, almeno un bidet. Puisque à la fin de l’envoi1 il y a de la merde. Alors.

Qui infine succulente osservazioni del professor Alberto Giovanni Biuso https://www.biuso.eu/2018/09/11/globalizzazione/

0 La serva padrona (1733) G. B. Pergolesi https://www.youtube.com/watch?v=NsUeywPFEgQ

1 Ed in fin della strofa … Termine della poetica trobadorica per, alla lettera, invio, commiato cfr. Edmond Rostand Cyrano de Bergerac A1/SIV 

 Il me manque une rime en eutre…

Vous rompez, plus blanc qu’amidon?

C’est pour me fournir le mot pleutre!

– Tac! je pare la pointe dont

Vous espériez me faire don: –

J’ouvre la ligne, – je la bouche…

Tiens bien ta broche, Laridon!

A la fin de l’envoi, je touche.

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L’ElzeMìro di martedì 11 settembre

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Pieter Breughel il vecchio – Dodici proverbi

In Gli amanti dei libri a cura di Barbara Bottazzi, l’ElzeMìro

da Martedì 11 settembre

Naufragio d’ombra ( séguito ipnotico di Naufragio)

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L’ElzeMìro di martedì 4 settembre

 

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Eward Hopper – Gas

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da Martedì 4 settembre

Naufragio

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Pezzi di merda indignatevi

Chiaro avevano il canto quei poeti greci,/ l’inquieta, l’oracolo Cassandra, i comici./Oggi l’abito è di Aronne e di Mosè,/dirsi e contraddirsi circa un sì, circa un perché                                                                                                                                                                                                            Zenone Psèudolo-Àsole-TS 1999

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Rudolf Schlichter – Ritratto di Ernst Jünger

Reiten, reiten, reiten, durch den Tag, durch die Nacht, durch den Tag. Reiten, reiten, reiten. Und der Mut ist so müde geworden und die Sehnsucht so groß1                                                    Rainer Maria Rilke – Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke

Mumble mumble mumble, preciso che da giovinotto fui chiamato Sogno-di-un-valzer dal mio maestro di teatro per conclamate e coccolate attitudini alla ricerca di temporaneità perdute; e Chiodo per il rigore dal vago profumo prussiano nel fare. Il ’68 rigurgitava se medesimo e io portavo cravatte, e mica abàsta, papillons, la giacchetta, farfallone amoroso certo ma insomma così mi piacevo. Epoca di zoccoli, detestavo lo zoccolìo specie dei quadrumani. Oggi  lamento il fatto che sia raro rinvenire una trattoria, una semplice trattoria, e un avventore che sappia usare le posate; che la forchetta non va impugnata come vanga a perpendicolo su un cibo zolla che il coltello solca; che non si mangia col cappello in testa e per di più da baseball; che in generale sarebbe bene avere chiaro dentro di sé un soffermarsi, un abito stirato, una sintassi. 1914. Dopo 50 anni di pace che sembrava avere posto fine alle guerre feudali, L’Europeo, che a quelle tribali dava sfogo nei continenti intorno, neri, gialli, écru, dopo tutto questo ben-ti-sta la civiltà, di sapersi annodare il papillon, ballare il valzer, anche musette, usare la forchetta, l’Europeo pensò bene di far fuori tutto questo in un fritto misto paramount di cicce e di educazione. Nelle tempeste d’acciaio, Ernst Jünger. 

In una sorta di diretta Fesse-bouc, da un professore Acciàri sull’orlo dell’apoplessia, ho appresso giorni fa di essere un pezzo di merda. Si cerchi in Il (mis)fatto quotidiano. Poco prima del referendum del 4 dicembre, dal cassero della signora Leopolda un altro professur, il Ricopiàti fu più comprensivo e clinico; a chi minacciasse di non far proprio il consenso alla politica del cavalier Rignano, a noi urbi et orbi, egli schiuma della propria pipa appioppò poroppò poropò una diagnosi di nullenza, di telemachìa, di figlianza ripudiata del padre egemone, talamon de’ talamoni. L’Acciari scaccino della cattolicissima Vita&Salute, Milano San Verzelio, ci caccia, almeno così a me pare, dal limbo clinico al girone ultimo, appresso al Satanaleppe, bolgia dei merdaioli. Ma il punto non è questo. Nel 1939, centimigliaia di repubblicani spagnoli, torme in fuga dalle baionette franchiste, al varcare il confine francese furono presi e internati in campi di concentramento; mica comodi, topi e scabbia. Qualcuni poi finirono a Mauthausen. Nel 1944 con due condanne a morte sul coppino, mio padre, che dell’essere espulso fece mestiere della sua vita, finché dalla vita stessa fu espulso, tentò la fuga in Svizzera, fu preso dagli Jäger, rifocillato, ricondotto alla rete di confine sopra Tirano e tanti saluti a sòreta. Nell’un caso come nel secondo non c’era da dubitare della condizione del fuggiasco. Né dell’asprezza degli stati. Tutti si difendono, chacun à son goût. Oggi chi come me non frigna parole per i migranti e reduci di non si sa bene dove, da non si sa che cosa, ma il Manifesto dice da guerre e miseria, sai la scoperta, ebbene secondo l’acciaiuolo, colui che di ciò non s’indigni è un pezzo di merda. Chi non ha conati di lacrime per un morto in mare idem né, inferisco, buon cristiano del piddi.com. Buffo, i preti minacciano lo sciopero indignato della fame, E dopo aver mangiato, mangiato e bene bevuto, ma cacciare un tallero o provvedere nix. Bene l’assunto è chiaro e lo condivido, da anarchico non sono né pidicolo né buon cristiano, infatti né pontifico, né insegno all’università cattolica, anche per assenza dei prerequisiti minimi, il battesimo e l’attitudine mosaica a far cabbala circa un vietato entrare; non mi sdilinquisco, non mi spiego il traffico continuo di umani, benché lontano mi pare dai toni biblici cantati del signor Salvini, che un giorno spiegherà come mai non si dà almeno da mangiare e da lavarsi a 100 e rotti e tuttavia si tollerano frotte di stanziali sfaccendati, per esempio alla stazione di Milano; a Lugano non si vedono, ma si sa lo Svizzero che fa; non mi spiego da parte di chi si esprima tutta questa manna di bontà, Bibbia e moschetto, e con soldi da dove, e vascelli d’ogni tonnellaggio, costosi e ricchi d’equipaggio che a colpo sicuro vanno a raccattare ora qui ora là una schiuma umana, che nessuno vuole in Europa tranne il barbariccia di Secondigliano. Qui s’è perseguita una nazione indifferente alla società che la costituisce, uno stato eticattolico a prescindere. Per gli urbi e gli orbi. Dunque sono un pezzo di merda. Mi han già dato del fascista; per i piddi.com, oggi come ieri, lo è chiunque non si adegui alla tiritera dello Stato sono me; l’ultima sentirla, Vergogna vergogna, come in Cimarosa-Bertati, Matrimonio segreto atto primo ma poco divertente assa’. Messi all’indice e al medio gli urbi et orbi. Pezzi di merda; mi sembra peraltro sì, una definizione decisa e terrigna, ultimativa, non ideologica però, da trani, da balera, generica a suo modo, da conflitto automobilistico. Fascista mi pare se non altro, più solida, molto europea, mercato comune, carbone e acciaio e Mediobanca, migliore tutto sommato, Repubblica nel culo. Certo nazista mi piacerebbe di più. Più che altro per la divisa di Hugo Boss. Attendo conferme, chioso… 

Eine Wirklichkeit ist nicht vonnöten,/ja es gibt gar nicht, wenn ein Mann/ aus dem Urmotiv von Flairs und Flöten/seine Existenz beweisen kann/(…)Als ihm graute, schuf er einen Fetisch,/als er litt, entstand die Pietà,/ als er spielte, malte er den Teetisch,/doch es war kein Tee zum Trinken da.2…  

…e dunque con Totò concludo, https://www.youtube.com/watch?v=bJ7u9laQmuc

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               1 Le canzone d’amore e di morte dell’alfiere Cristoforo Rilke. Galoppa galoppa galoppa, di giorno, di notte, di giorno, galoppa galoppa galoppa. E il coraggio è un così stanco peso e la nostalgia così grande. 

2 Una realtà non è necessaria/e che ci sia poi macché, quando un Ognuno/dal tema antico di flauti ed aria/riesca a mostrare d’esserci, Qualcuno…che dal terrore, costruì un feticcio/dal dolore, una Pietà/ e allegramente, un tavolo da tè posticcio/però pel Bere non c’era alcun Tè, oplà. Gottfried Benn – Wirklichkeit – in Destillationen 1953

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L’irritante, la carogna, il cafone

caduta-di-costantinopoli-1598-1605-tintorettoJacopo Robusti, Il Tintoretto (1519-1594) La caduta di Costantinopoli – Palazzo Ducale – Venezia

La fossa di Katyn, non so forse è ancora il posto accogliente in cui Stalin (1940) ordinò di seppellire i cadaveri dei circa 22.000 prigionieri polacchi ammazzati; classe dirigente, professionisti, nobiltà d’arte, di penna, di antichità, ufficiali e sottufficiali dell’esercito rovinato dai tedeschi. Il progetto era quello e si sa che fu messo in atto, di tagliare la testa alla Polonia, polacco incluso, casomai presto o tardi avesse voluto tirarla su e costituirsi nazione. Patria. De gustibus, non ad libitum sputazzellam…Totò, in Totò, Vittorio e la dottoressa. 

Martedì 29 maggio 1453, all’alba, gli oltre 160.000 uomini del sultano Maometto II, giannizzeri in testa, conquistarono Bisanzio ai suoi nemmeno 7000 difensori; è un paradosso ma la data è assunta come spartiacque tra il medioevo e il mondo moderno; sarà; oggi i ciarlatani stanno riuscendo in un’opra senza nome1 più ambiziosa e perversa, conquistare il mondo. Data da stabilire previo appuntamento, spartiacque tra cosa e cosa, hmmm. 

Alberto Giovanni Biuso in Contro il politicamente corretto, https://www.biuso.eu/2018/08/20/contro-il-politicamente-corretto/  compiuta una grave prospezione dell’argomento in uno dei commenti conclude, L’attacco alla lingua, alla sua complessità, alla sua polisemanticità e anche alla sua durezza, è un attacco a uno dei nuclei stessi dell’esistere, poiché complessa, molteplice e dura è la vita. Un attacco a tutto fronte, proseguo a corollario, per conquistare il mondo, care sorelline dello zucchetto del rabbi Zuckerzacker. Non la date a bere. Sotto il sorriso beota, tra post di torte, tramonti e infanti beanti, assassine pisciate veleno.

Due fatti mi hanno tormentato il sonno l’altra notte, la lettura dolente, per me, di questo  nuovo appunto del Biuso nel suo blog, la concomitanza col convegno dei coccolini di Cielle a Rimini e la scomparsa della gatta l’altra notte. Presagi. Nel sonno un sogno mi ha visitato, sogno da intendersi desolato e agghiacciante quanto il palazzo immenso, fuga di colonne infinita, oscuro in cui m’aggiravo costretto dal sogno a visitarmi io me stesso me, oppresso dalla miseria di volte immense e vuote, di una penombra manoscritta a Saragozza. Dopo un lungo agitarmi, un lampo tale da aprirmi gli occhi sul buio vero delle due di notte, l’apparizione nel sogno della gatta, con il suo balletto di gesti parlanti. La gatta non c’era ancora, rimasta nel sogno, tornata l’indomani mattina, ma del sogno un segno… gatti, si sa sono nunzi degli dèi. 

Ora vengo e mi spiego per quei pochi lettori che si trattengono sul peso delle parole. Parole. Il gesto delle parole. Leggere Brecht in proposito. Lezioni. Poesie. Sogno in chiaro di un incubo antico, dalla rovina di Atene, ma Serse l’irritante contro il greco non potè far nulla, barbaro era e tale rimase, alla caduta di Bisanzio appunto, che del greco invece fu svuotata; il palazzo vuoto, svuotato del sogno è il vocabolario, il greco che appunto il politicamente corretto sta cercando di far fuori, dopo lungo assedio. V’è a carico di chi trova il diavolo nelle parole, la convinzione, corretta peraltro, che le parole sono punte, lame, sono in una parola, ah ah, la nostra stessa costituzione di corpi che mentono, sono una minaccia, una colpa, vittime designate tali. Streghe. Le streghe di Macbeth hanno uno scilinguagnolo da non credersi. Sono invece le nostra cuoche e il nostro alimento. Altroché. Macbeth non capisce niente. Solo uno spadone con dietro una carogna tra cafoni prostrati. 

Ora me ne infischio delle letture di ortodossia analitica esattamente come non credo, detesto, combatto qualunque ortodossia, per istinto di sopravvivenza prima che per convinzione contro una politica che nel correzionale trova la forza e la forma peggiore del proprio essere, in sostanza e sempre, una mascherata più o meno ridondante del controllo e della detenzione. Bref, che il palazzo vuoto e in penombra possa venirmi a dire di sessualità nascoste e concamerate, di uteri e vagine, mi fa, nello specifico, piuttosto sghignazzare, benché sia propenso a considerare il vocabolario onirico costituito sì da un repertorio di a aa ab z y, comune ma non uguale per tutti, a ognuno il suo Zingarelli. È l’uso dell’immaginazione che fa il vocabolario, non l’abusarne e sopprimerla, ovvero è l’uso che fa delle parole segnali, gesti che vogliono intraprendere; il discorso; dunque il senso che sappiamo vuol dire in primis direzione. Per andare dove dobbiamo andare dove dobbiamo andare?Malfatte malfattrici, glandule miiituitarie, sansepolcriste senza il beneficio del peccato, scagliatrici di prime pietre, questi delinquenti del politicamente corretto, dovrebbero essere rinchiusi per qualche anno nel castello d’If a guardare e riguardare tutti i film di Totò ad anello, anche chi non sa l’italiano, così l’imparano; paesaggi senza cime né boschi né acque. Di notte, luce spenta e voce di Carmelo Bene che dice Leopardi. Non è un caso peraltro se il comico in particolare modo, attinge al vocabolario con destrezza per svelare l’inganno dietro la maschera umana, la bestia senza virtù. L’irritante, la carogna, il cafone. Ed ecco la gatta che, priva di parole, col semplice accenno di una zampa o del muso, col gesto del corpo costituisce un vocabolario, aspira al dire. La correttezza politica eccola spiegata, un palazzo vuoto, un meeting di analfabeti comunicandi, comunardi in riviera, liberati da ogni intelligenza. Abbiette zingare senza il beneficio del melodramma, quinta colonna in quarto stato del pensare, stalinisti in tonaca e tanica di benzina, affossatori comuni. Non c’è differenza. Un catino con la pretesa di contenere il mondo. Katyn.

E per finire in bellezza e con qualche tocco d’allegria si guardi e ascolti https://www.youtube.com/watch?v=mS0jYC9rs1c

p.s. dovranno ammazzarmi per farmi dire di colore. Negri.

1 G. Verdi Macbeth  A3/S2  https://www.youtube.com/watch?v=h3wwCml2LhA

2 in Totò, Peppino e la malafemmena  https://www.youtube.com/watch?v=6d_2HzW6rMY

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