So long sour ElzeMìro 23 Luglio

In Gli amanti dei libri

a cura di Barbara Bottazzi

dal 2 fino al 30 luglio 2019

L’ElzeMìro Antologia

oggi 23 luglio 2019

So long sour ElzeMìro 23 luglio
El general Belgrano, cronache di incrociatori
Algoritmi sul tema dell’anguilla

http://www.gliamantideilibri.it/?p=72725
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Buone cose
pasquale edgardo giuseppe d’ascola

L’omino macchina per scrivere  immagine di Desideria Guicciardini – coll. priv.
In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186

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L’odìssea dello Spacey

1-6

Non ho motivi personali per annotare che il signor Kevin Spacey è stato scagionato da un regolare tribunale americano… domandarsi quanto sia regolare qualchesia tribunale ma ne dirò ne dirò delle belle alla fine… dall’accusa di molestie sessuali. L’accusatore, minorenne all’epoca dei fatti inventati o ricostruiti da una madre accorta a probabile scopo di lucro, è possibile non distinguesse tra un’avance piuttosto spinta (sic) e una spinta tout court. Secoli fa chi scrive ricorda tuttavia che fu sorpreso perplesso e nolente dal signor Indovina Indovinello, allora pimpante cinquantenne, e da lui sbasciato con linguale protrusione sub oculis di una truppa numerosa assai di cantanti e tènnici alquanti nella fabbrica d’un film, inoltre, e in differenti occasioni, fue domandato me, per così dire in sharing, da allupati maschi e da un talaltro ancora sin in isposa… con  fimminina a di ancóra; mai però che lo che scrive, nemmen nei più tormentati sogni si sia sognato di sentirsi violentato, fatto quest’ultimo che sì, è davvero spiacevole evento specie se si riflette sull’eventuale inadeguatezza d’un orifizio per solito adattato all’escrezione di grammi alquanti di coprolìti. Come ognuno sa all’accusa lo Spacey non riuscì a sottrarsi ma, qui sta la questione, prima che dalla dubitosa legge, fu condannato egli da congrega d’assortite streghe e stregoni… inversione dei ruoli, un tempo coloro veniveno abbrusciati, oggi avvelenano lor vittime col diritto… sì ché lo Spacey fu spedito agli óstraka e interdetto, e non solo, da una serie miracolosa per politico interesse, House of Cards, in dove l’attore… e che attore uno dei migliori sulla piazza internazionale, e didatta di non poca stima degno… giocò per anni il ruolo del perfido, chi non lo sarebbe ohibò, presidente delli Stati Uniti, Mr Frank Underwood, signor Sottobosco insomma. Òstrega, però dello Spacey gli a parte in camera rimarranno secondo me nella storia della recitazione se mai qualcuno ne scriverà. Non credo adesso che il signor Spacey abbia avuto ed abbia difficoltà finanziarie, ossia i piccioli per arrivare alla fine del mese li deve avere da qui a molto in là nel tempo. Il punto per un attore tanto non è questo, il punto è il danno e di immagine, per un attore è pur qualcosa, e di lavoro che è l’unica cosa per cui un attore esiste, e di onore, che per qualcuno ancora conta. Il punto è dunque che in questa malato mondo di malnata congerie di angeli cretini, dove chi che ammazzi una moglie, magari la propria… ne conobbi uno, un mio professore,  morto per natura, che la fece franca, delitto perfetto… è femminicida, a dir che la vittima vulvarica vale di più di un qualsiasi bipede amminchiato; che in questa società cosmopopolata ma che di cosmopolitismo non conosce nemmeno l’ombra, oh Diaghilev oh Ionesco oh Poniatovskj, basta che un esaltato, un fesso o una carogna, riuniti non di rado in santa trinità, ti puntino addosso il dito, a l’è inscì cara el mè Manzoni, e subito dagli all’untore. Prove un accidente ma tutta una carogneria intorno di giornaliste in strascico di bave  e giornalisti che pesano distinguo su  argentei bilancini; e il mondo dello spettacolo è costituito non si creda da carogne spesso assai, scatenate a levar lor diti d’ogni orifizio proprio e altrui per additare appunto il reprobo, a fregargli il posto nell’olimpo e sfilargli magari il portafoglio. Ora conterò la porcheria e concludo. Chi scrive, in tutt’altra situazione fu accusato di avere portato offesa grave e danno a un nuddu ammiscato cu’ nnenti  (un nessuno mescolato a niente) chiamandolo, a tutt’oggi mi pare riconoscimento bastevole a diventare perlomeno deputato, c(omissis)ne; non prude mai abbastanza la prudenza dove ha pungiuto. Chi scrive si trovò a processo… penale eh mica un giorno in pretura con Alberto Sordi… additato da uno scalmanato in toga, osservato tal malabestia da una bionda strega d’accusa pubblica in funzione e giudicato da un Onnignorante in tocco e raffreddore che più e più volte ebbe bisogno della spiega del che caso si trattasse, ché l’una volta e un’altra e un’altra ancora non capì ma alla fine giudicò, oh se giudicò. In sintesi, grazie a dita, strega e ignoranza, per un c(omissis)ne fue condannato a un’infame ammenda e ad iscrizione all’album dei pregiudicati. L’Appello lavò quest’onta e dimezzò la pena. Andare in Cassazione a dimostrare l’inconsistenza, soprattutto della vittima supposta, nel senso di presentazione medicale no, pagare però pagare, sì. Tutto che gira, gira intorno al soldo. Come diceva la mia povera, nel senso di indigente, professora Lupi di greco e di latino in tempi malandati.

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Coccodrilli gossìpari

content
Il coccodrillo già lo sappiamo è un rettile loricato, ossia impermeabile alla vergogna, e gossìparo. E purtroppo Camilleri è morto. Certi personaggi, beato Salinger, quando tali diventano, farebbero bene a essere cauti nel macchiarsi della macchia di essere ricordati dai coglioni, quei che per bontà sono paragonati ai pendulari doppi, e in modo da evitare il plauso all’obitorio e i coccodrilli intesi a valutare l’Homo di cui nulla c’importa più del poeta di cui non si capisce niente, ma così bene da volerlo spiegare. Camilleri non si può spiegare, mica lui solo, e quelli che adesso ne fanno blablaìsmo, che se ne appropriano come gagliardetto ostentativo, manca che dicano, achtung insulto più che constatazione di fallacia umana, che fu sincero democratico l’Andrea,  tra le lodi di intellettuale contro corrente, non direi, se mai siciliano e dunque in mezzo al mare, e sposo fedele, ma chénne sanno, di una moglie di cui anche di idda a noi che ce n’importa, gossìpari malnati. Costoro si asciughino i lacrimali e parlino di qualche premio Cuppiello e/o Strja, in vita, così da dimenticarlo in modo rapido e indolore per la letteratura di futura memoria; poca d’altrone ché il pianeta finirà per far soccombere tutto in un polverone di peccatìglie disseccate e sabbia. Costoro se l’hanno letto, quello vero nella sua lingua inventata, qui sta il bello del geniaccio Camilleri, è impossibile che l’abbiano colto tutto ché il Camilleri fu difficile e dunque letterato, complesso, ancorché accondiscente e furbo nel ripetere un cliché. Lasciatelo in pace, si lodi l’editore per averlo favorito dapprima e poi distrutto con la fabbrica intensiva, adatta alla divulgazione tra Cucciago e Ortisei. Ne godano gli eredi i frutti, i fritti ed i rifritti. Finis.

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Amen

 

rauschenbergHans Georg Rauch(1939-1993)En Masse(1975)

Je remercie ma mère de ce don, sa langue, le Français dont je parle et j’écris bien sûr une espèce de patois épouvantable, sortes d’égouts de cuisine, pas écume de salon. Pourtant elle me l’en a fait cadeau et c’est avec quelque raison que je suis obligé à son, plus qu’esprit de finesse, finesse d’esprit; finesse qui parfois manque à l’Italien. Ce n’est pas de tout un péché mais de l’autre côté c’est un avantage… pouvoir lire Cioran, Proust, Céline et Simenon. C’est tout ce qui me reste d’elle, pas pour l’éternité, disons à peu près pour la prochaine dizaine d’années. Aux fines oreilles et encore plus fins oreillers. Amen

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So long sour Elemìro 16 luglio

In Gli amanti dei libri

a cura di Barbara Bottazzi

dal 2 fino al 30 luglio 2019

L’ElzeMìro Antologia

oggi 16 luglio 2019

So long sour ElzeMìro 16 luglio

Idillio fiorentino 2

Idillio fiorentino 3

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Buone cose

pasquale edgardo giuseppe d’ascola

L’omino macchina per scrivere  immagine di Desideria Guicciardini – coll. priv.
In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186

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Anti-patico. Beta v.

image1Anonimo triestino by Luisa Sparavier

Colto da subitanea riflessione, che è cogliere a glittering in the dark near the Tannhäuser Gate (vedi Blade Runner – Ridley Scott -1982) senza che abbia il tempo di riflettersi, pubblico qui di Anti-patico una versione beta. Versione che considererei più consona al mè ghiribizzo; l’immagine di copertina – per dir così – ben lo rappresenta e  i versi di Cioran ( in Exercises négatifs -Gallimard pag. 71) lo compendiano in anticipo. Il resto o  è silenzio o l’intìfico del che qualcuno ha gia letto…

Tout philosophe qui aborde les choses avec un arrière-pensée d’espoir -par là même- se disqualifie pour toujours. Il faut envisager l’univers et les hommes comme si on n’en faisait guère partie. Le penseur doit être monstre ou comédien: il est comédien s’il respecte quoi que ce soit ; monstre, s’il brise ses attaches aux objets et aux créatures, la pensée véritable devenant alors nécessairement le produit d’un non-être*

… Due fatti recenti e dal punto di vista di Tannhäuser equidistanti, cioè lontani, benché suscettibili to be entangled (vedi entanglement in Treccani). Il primo. Commentando con qualcuno un documentario anti-agricoltura industriale, intensiva, giudaico-capitalista, dopo la proiezione esprimo con chi non so la mia perplessità circa la volontà politica di porvi un freno, al giudocapitalismo, e mi trovo fronteggiato dall’esternazione volante ma polemica d’una signora, tanto fiduciosa della propria identità di caravella in quarantenna da indossare camouflage shirt adesiva e strangolavulva shorts; the future belongs to us,  nella versione tedesca den morgigen Tag ist mein sembra proclamare la signora… Goods mit uns… l’allusione bilingue è alle parole del presidente Tramp -discorso del 4 luglio- e al ritornello della canzona nazista del bel Hitlerjugendstil nel film Cabaret (vedi idem Bob Fosse, 1972); farla breve, nella mente dell’avantardìta il possibile dunque ci appartiene e ci sono speranze ché, Gli strumenti per cambiare… literaly… Gli abbiamo… abbiamo il voto ma certo che bisogna votare bene eh… il eh è bislungo da milanese al Bagno Piero al Forte de’ Marmi. Gli occhi e il tono le luccicano non credo da pulzella, ma da fanatica sì…  oh lo conosco il genere pensare-che-c’è-gente-che-non-vota-piccì…  da partigiana oggi e collaborazionista ieri di chi crede e che dunque a giorni e ad ore rinuncia all’intelligenza perché ha la grazia di appartenere, conta niente l’oratorio di competenza; ma nel caso della signora poco ci vuole a capire che si tratta di  commessa viaggiatrice del partito demotragico, la fenice che non finisce mai di estinguersi affannandosi ogni volta tra le proprie ceneri, ceneri di Gramsci. Replicato me che non crede nella democrazia rappresentativa e che, con l’eccezione chissà del comitato centrale del partito cino, non vede al mondo un’entità politica intesa ad accumunare i demi non nella fede, ma nell’evidenza del collapsus, la ristrutturazione ovvero a breve del pianeta in habitat per cactus; dunque se mai provare col terrorismo, un terra-terra ‘ntu culo alla Casa Banca. Va benon, fatta anche troppo lunga diranno i lettori benché, superata l’età e l’interesse per fottere, mi diverta sfottere. Secondo episodio. Treno per Tirano (It) in sosta alla stazione centrale di Malanno, la città di Sala’mboh. Solo nel compartimento sto leggendo sudate carte quand’ecco che piomba sulla terra, né troppo né troppo poco giovane,  malmesso assai però a suo modo ordinato, i denti radi, da etiope forse, un africano ascetico, il quale, fatte le sue scuse, mi si dichiara, Sono un concittadino nero sono uscito appena di prigione mi hanno derubato e picchiato e nessuno mi crede. Egli parla benissimo italiano e glielo dico, Ah ma sono italiano… sono nato di Roma. Ecco, ora situo l’accento, non delle borgate o de Trastevere, ma italiano pulito degno di lode e a me gradito di certe borghesie romane o fiorentine coltivate, per capirci l’accento di Verdone, magari migliore, quando fa quello che è, il figlio del professor Verdone. Il signor Africa mi racconta invece molto rapido una storia inverosimile ma verosimile… gli manca un qual rubàb d’accompagnamento… di botte appunto, di furto dei suoi pochi averi, di ogni cosa, di chiedo aiuto e di sapesse cosa me ne son sentite dire, lei è il primo che mi ascolta; un odissea un brecht un’epica. Pausa. Gli chiedo se ha bisogno di denaro, ovvio ma la domanda è lecita ché pure è la stagion dei folli abbandonati nelle piazze; che sì che sì che  sì, dicono i suoi occhi e  tace la bocca per pudore, gli allungo cinque euro. Li prende con distanza e si esibisce in mille grazie, mille grazie mio signore, Lei… ohhh, niente tu da ragazzina che fa la spesa a Zanzizàr… Lei lei sì ha un cuore grande ma sa non che l’Italia sia cattiva è che mi presento male guardi, questo del suo cantar è il guizzo strepitoso, Guardi che capelli me li sono tagliati da me ma il risultato veda, mi chiede come gli stanno i capelli e a occhio gli rispondo che non è mal così grave il taglio,  tutto sommato regolare. Questo lo rassicura, sorride, giravolta, ossequia, e si allontana verso la testa del convoglio. Ma non cala il sipario. Me ha nel frattempo riflettuto che con cinque euro ci combinerebbe nulla l’african e senza esitare lo fermo, Con cinque euro va lontano poco prenda qui, cavo il portafogli e gli do tutto quel che ho, sempre viaggio leggero, venti euro. L’uomo mi guarda con lo stupore di un bambino di sette anni di fronte a una vetrina di balocchi,  si vede che ha distillato già di quei denari il valore, non poco per me che campo di pensione, e certo non poco per lui che non sa più a che dio appellarsi per benedirmi; dio tace nel suo isolamento, sa che la sua bontà da boia, i suoi te vogio ben goldoniani  mi sono parti estranee e la scena resta all’uomo, al collega che con sorrisi rapinosi chiude il sipario. Poi mi rimetto a leggere. Tuttavia, tempo di sillabar due righe ecco che il conteur ripassa, fuori dal vagone, batte il finestrino con le mani, ultima chiamata alla ribalta, gioia e anzi di più, mano al cuore e alla fronte, si inchina sapiente ancora e ancora e via. Alla fine penso che venticinque euro per tanto e per un solo spettatore, sono bene spesi, meglio che dieci per un Progetto bellepòc a Belluso. Poco m’importano i se, perché, ma come ma, ma va’, i tuoi soldi eh, m’importa niente. L’avvincente armamentario epico, il gestus autentico, altro che Valentinecortesi per carità manco il confronto, di un cantastorie o un contaballe già v’è poca differenza, per molti versi, oh Saba, era fraterno alla capra me. Benché lo abbia fatto il mestiere degli apòstati, si sa il teatrante, e benché oggi molti mi possano rimproverare con la parola, mica verbum ma verbulario, di perseguire la strada del conteur in entrambe le accezioni sopraddette, ebbene con l’African cortese condivido a distanza di particella elementare il non appartenere, l’esilio ma da una terra a nessuno consacrata. Il non poter volere appartenere. Li mia venticinqui euri sono serviti a niente, a mangiare benino sì, il guadagno di una giornata fortunata. Egli tuttavia, me son certo, non m’ha considerato lo scemo ricco e buonannulla da spillare, macché; ha recitato, scena di strada, oh Brecht, per spettator di strada, benché in giacca e cravatta, mio quotidiano abilissimo travestimento. Ci vuole occhio crino e clino per capire con chi si ha a che fare per non strafare.

Me, le cose che già prima di aggregarsi in fatti ed eventi sono interpretazioni, estrae dal loro flusso quantico; trasformate in parole che sono un’altra cosa dalle cose, cui solo parole fisiche a metà possiamo appiccicare. Immersi nel flusso del quotidiano da cui si affiora qua e là interi o scomposti, così che dal punto di vista di Tannhäuser c’è anche il caso di poter esser misurati, oh Heisenberg oh Schrödinger (vedi in Treccani), per estensione mi pare  necessità palese, destino, Tyche la non-appartenenza; nèmesi e anàmnesi, volersi sottrarre alla quale pare comprensibile illusione quanto balordo attaccamento alle possibilità, e dunque alle speranze, alla fede, la fede della signora con la vulva oramai in apnea. Ebbene signori miei ch’il leggete, me non ha fede, non crede, non può credere, nemmeno del tutto a ciò che scrive, dunque non può aderire né ser iscritto a club alcuno, nemmeno a quel di cui potesse ser il presidente… così com’è, impermeabile alla certezza, factu(m) de materia cinis elementi (cfr. Carmina Burana , Carl Orff, 1936) nell’indecidibilità del proprio scorrere. Torno… come un cantore passo per un’esistenza per sua natura ondulatoria. Anti-materico, anti-protonico, anti-patico. Fino alla morte.

En fin, per maggior tormento del  lettore attento riporto qui a commento la breve scena tra il professore Biuso di Catania e l’autore  di questo primo e secondo intento.

                                                          Alberto Biuso
Una scena fastosa, Pasquale. Teatrale, ironica, antica e fastosa. D’altre umanità, che ai sentimentalismi son capaci di opporre la distanza.

                                                               L’autore
…”D’altre umanità, che ai sentimentalismi son capaci di opporre la distanza”…
Caro Alberto, tiro un sospiro di sollievo perché sei passato sopra le mie inattuali quantistiche che, come sai incapace me di comprender matematiche, capisco solo come peregrinazioni, accadere poetici; il bosone di Higgins mi pare una meravigliosa pindarata, passibile di ogni deviazione, di ogni inacchiappamento. Deviare è il mio andare. La meccanica del Newton mi puzza di non avrai altro dio. Fin dal liceo tutta la fisica mi trascinava verso pendoli senza legge e mi parve un campo di gravidazioni che la matematica si affannava a restituire alla terra. Cenere alla cenere. Fosse stato per me non avrei dimostrato niente. Del resto la teoria del multiverso è bella così, olimpica, vasta, un verso della Dickinson, o di Leopardi, di Tanhäuser che si apre all’infinito. Che Bohr mi perdoni per questi strafalcioni. Dunque grazie per avere notata la sostanza grassa dello scritto perdonando sotto sotto le mie pirlate pensose… le dico a Pasquale perché l’altro intenda… e pirlare tu sai che alla lettera vuol dire girare a vuoto o giravoltare danzando come una pirla=trottola; perché poi sia divenuto sinonimo di stupido al maschile  o di minchia ci vuol poco a capire l’intelligenza dialettale, tanto lo stupido quanto la minchia, si sa che vanno senza pensare dove sia sia la meta. Finis

 

*Qualsiasi filosofo che abbordi le cose con un arrière-pensée di speranza – per ciò stesso- si squalifica a oltranza. Occorre scrutare l’universo e gli uomini come non se ne facesse affatto parte. Il pensatore deve essere o mostro o attore. Attore se rispetta quel che sia sia; mostro, se rompe i suoi ormeggi (n.d.t.) agli oggetti e alle creature, così che il pensiero allora divenga di necessità il prodotto di un non-essere
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Anti-patico

2039

Wang Yidong (1955) – Letter from a far place

Due fatti recenti e dal punto di vista di Saturno equidistanti, cioè lontani, benché suscettibili to be entangled (vedi entanglement in Treccani). Il primo. Commentando con qualcuno un documentario anti-agricoltura industriale, intensiva, giudaico-capitalista, dopo la proiezione esprimo con chi non so la mia perplessità circa la volontà politica di porvi un freno, al giudocapitalismo, e mi trovo non dico attaccato ma fronteggiato dall’esternazione volante ma polemica d’una signora, tanto fiduciosa della propria identità di caravella da indossare maglietta camouflage aderente e pantaloncini strangolavulve; the future belongs to us,  nella versione tedesca den morgigen Tag ist mein sembra proclamare la signora… Goods mit uns… nel primo caso e nel secondo alludo alle parole del presidente Tramp -discorso del 4 luglio- e al ritornello della canzona nazista del bel Hitlerjugendstil nel film Cabaret; farla breve, nella mente dell’ardita il possibile dunque ci appartiene e ci sono speranze ché, Gli strumenti per cambiare… literaly… Gli abbiamo… abbiamo il voto ma certo bisogna votare bene eh… eh bislunga da milanese al Bagno Piero del Forte de’ Marmi. Gli occhi e il tono le luccicano non tanto da pulzella, ma da fanatica sì…  oh lo conosco il genere pensare-che-c’è-gente-che-non-vota-piccì…  da partigiana oggi e collaborazionista ieri di chi crede e che dunque a giorni e ad ore rinuncia all’intelligenza perché ha la grazia di appartenere, conta niente l’oratorio di competenza; ma nel caso della signora poco ci vuole a capire che si tratta di  commessa viaggiatrice del partito demotragico, la fenice che non finisce mai di estinguersi affannandosi ogni volta tra le proprie ceneri, ceneri di Gramsci. Replicato me che non crede nella democrazia rappresentativa e che, con l’eccezione chissà del comitato centrale cino, non vede nel mondo un’entità politica attenta all’unica faccenda che accomunerebbe i demi, non la fede ma l’evidenza del collapsus, la ristrutturazione a breve del pianeta in habitat per cactus; dunque se mai provare col terrorismo, un terra-terra in culo alla Casa Banca. Va benon, fatta anche troppo lunga diranno i lettori benché, superata l’età e l’interesse per fottere, mi diverta sfottere. Secondo episodio. Treno per Tirano in sosta alla stazione centrale di Malanno, la città di Sala’mboh. Solo nel compartimento sto leggendo sudate carte quand’ecco che piomba sulla terra un né troppo né troppo poco giovane, malmesso assai, ma a suo modo ordinato, i denti radi, da etiope forse, un africano ascetico, il quale, fatte le sue scuse, mi si dichiara, Sono un concittadino nero sono uscito appena di prigione mi hanno derubato e picchiato e nessuno mi crede. Egli parla benissimo italiano e glielo dico, Ah ma sono italiano… sono nato di Roma. Ecco ora situo l’accento, italiano pulito degno di lode oggi e a me gradito; non delle borgate o de Trastevere, ma di una certa borghesia romana coltivata, per capirci l’accento di Verdone, magari migliore, quando fa quello che è, il figlio del prof. Verdone. Il signor Africa mi racconta molto rapido una storia inverosimile ma verosimile… gli manca un qual rubàb d’accompagnamento… di botte appunto, di furto dei suoi pochi averi, di chiedo aiuto e di sapesse cosa me ne sono sentite dire, lei è il primo che mi ascolta; un odissea un’epica. Pausa. Gli chiedo se ha bisogno di denaro, ovvio ma la domanda è lecita ché pure è la stagion dei folli; che sì che sì che  sì, dicono gli occhi e bocca tace per modestia, gli allungo cinque euro. Li prende con distanza e si esibisce in mille grazie, mille grazie mio signore, Lei… oh, niente tu da ragazzina che fa spese a Zanzizàr… Lei lei sì ha un cuore grande ma sa non che l’Italia sia cattiva è che mi presento male guardi, questo del suo cantar è il guizzo strepitoso, Guardi che capelli me li sono tagliati da me ma il risultato hmm, mi chiede come gli stanno i capelli e a occhio gli rispondo che non è mal così grave il taglio,  tutto sommato regolare. Questo lo rassicura, sorride, giravolta, ossequia, e si allontana verso la testa del convoglio. Ma non cala il sipario. Me ha nel frattempo riflettuto che con cinque euro ci combinerebbe nulla l’homme e senza esitare lo fermo, Con cinque euro va poco lontano prenda qui, cavo il portafogli e gli do tutto quello che ho, sempre viaggio leggero, venti euro. L’uomo mi guarda con lo stupore di un bambino di sette anni di fronte a una vetrina di balocchi,  si vede che ha distillato già di quei denari il valore, non poco per me che campo di pensione, e certo non poco per lui che non sa più a che dio appellarsi per benedirmi; dio tace nel suo isolamento, sa che la sua bontà da boia, il suo volemose bbene mi sono parti estranee e la scena resta all’uomo, al collega che con sorrisi rapinosi chiude il sipario. Poi mi rimetto a leggere. Tuttavia, tempo di sillabar due righe ecco che il conteur ripassa, fuori dal vagone, batte il finestrino con le mani, ultima chiamata alla ribalta, gioia e anzi di più, mano al cuore e alla fronte, si inchina sapiente e via. Alla fine penso che venticinque euro per tanto e per un solo spettatore, sono bene spesi, meglio che dieci per un Progetto bellepòc a Belluso. Poco m’importano i se, perché, ma come ma, ma va’, m’importa niente. L’avvincente armamentario epico, il gestus autentico, altro che Valentinecortesi per carità nemmeno fare il confronto, di un cantastorie o un contaballe già v’è poca differenza, per molti versi, oh Saba, era fraterno alla capra me. Benché lo abbia fatto il mestiere degli apostati, si sa il teatrante, e benché oggi molti mi possano rimproverare con la parola, mica verbum, verbulario, di perseguire la strada del conteur in entrambe le accezioni sopraddette, ebbene con quel tipo del treno condivido a distanza di particella elementare il non appartenere, l’esilio ma da una terra a nessuno consacrata. Il non poter volere appartenere. Li mia venticinqui euri sono serviti a niente, a mangiare benino sì, il guadagno di una giornata fortunata. Certo tuttavia ch’egli non m’ha considerato lo scemo ricco e buonannulla da spillare, macché; ha recitato, scena di strada per spettator di strada, benché in giacca e cravatta, mio quotidiano abilissimo travestimento. Ci vuole occhio per capire con chi si ha a che fare per non strafare. Me estrae dal loro flusso, quantico, delle cose che già prima di aggregarsi in fatti ed eventi sono interpretazioni; perché trasformate in parole che sono un’altra cosa dalle cose, cui solo parole di riconoscimento possiamo appiccicare. Immersi nel flusso del quotidiano da cui si affiora qua e là interi o scomposti, così che dal punto di vista di Saturno c’è anche il caso di potere essere misurati, oh Heisenberg oh Schrödinger (vedi in Treccani), per estensione mi pare evidente necessità, destino, Tyche la non-appartenenza; anamnesi e nemesi, volersi sottrarre alla quale pare comprensibile illusione quanto balordo attaccamento alle possibilità, e dunque alle speranze, alla fede, la fede della signora con la vulva garrottata. Ebbene signori miei ch’il leggete, me non ha fede, non crede, non può credere, nemmeno del tutto a ciò che scrive, dunque non può aderire né essere iscritto a club alcuno, nemmeno a quel di cui potesse ser il presidente… così com’è, impermeabile alla certezza, factu(m) de materia cinis elementi (cfr. Carmina Burana) nell’indecidibilità del proprio scorrere. Torno… come un cantore passo per un’esistenza per sua natura ondulatoria. Anti-materico, anti-protonico, anti-patico. Fino alla morte.

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