L’ElzeMìro di Martedì 29 Gennaio

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Francisco Goya (1746-1828) – Vuelo de brujas-Streghe in volo – Madrid, Prado.

L’ElzeMìro

in Gli amanti dei libri

Delitti e vendette

4. Apocalissi con avanspettacolo al cinema Abadan

http://www.gliamantideilibri.it/?p=71342

***

Si segnalano inoltre le motivazioni del
Primo premio Poesia inedita 2018
Premio Letterario Internazionale Indipendente
al mio
Idillio toscano ovvero la bimba che mangiava le rose
all’indirizzo
https://www.plii.it/it-2018-pasquale-dascola
BA 10Desideria Guicciardini – L’omino-macchina per scrivere -coll.privata
Immagine guida e compagna di viLLEGGIATURA dell’Elzemìro
In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
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L’ElzeMìro di Martedì 22 gennaio

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    Edward Hopper – Early Sunday morning, 1930 – Whitney Museum of American Art, New York

L’ElzeMìro

in Gli amanti dei libri

Delitti e vendette

3. Il Magnafogo

http://www.gliamantideilibri.it/?p=71315

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Si segnalano inoltre le motivazioni del
Primo premio Poesia inedita 2018
Premio Letterario Internazionale Indipendente
al mio
Idillio toscano ovvero la bimba che mangiava le rose
all’indirizzo
https://www.plii.it/it-2018-pasquale-dascola
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Immagine guida e compagna di viLLEGGIATURA dell’Elzemìro
In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
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Van Julian Schnabelogh

 

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Julian Schnabel – Maria Callas – 1982

Io non volevo essere come tutti gli altri. L’arte era la mia religione. J. Schnabel. Van Gogh. Questa è l’opera di uno che fa dire a Van Gogh, Io sono i miei quadri. Cose che capisce un artista. Occorrerebbe aggiungere che è Schnabel a identi-ficcarsi nell’immagine, a riflettersi nell’arte, facendola; ogni opera d’arte, è perciò stesso critica dell’opera stessa.  Prendere o lasciare. Questo Van Gogh è stato premiato a Venezia l’anno passato, ma esistesse ancora sarebbe stato un premio al Salon di Parigi, tanto che v’è da domandarsi se la giuria del Lido si sia resa conto di aver riconosciuto sì l’opera d’arte ma di quale, hmm, non cinematografica, voilà, ma pittorica o per meglio dire, plastica o per meglio dire non saprei come dire. Van Gogh mi ha subito ricordato gli affreschi di Piero della Francesca nel Duomo di Arezzo, la Leggenda della vera Croce, titolo tra i più adatti a identificare il lavoro, proprio perché affresco, proprio perché leggenda, e vera croce. C’è qualcosa dei polittici peraltro, Jan Van Eyck, il Mistico agnello, non so essere preciso, l’opera di Schnabel è tanto complessa e tutto sommato difficile da esserne compresi che a inscatolarla nell’angustia di una definizione non che le si faccia torto ma nemmeno ragione. Si capisce che  lavoro, che stile  adotta, lo stile è quel di Van Gogh, sprofondare nel dettaglio guardare al microscopio e subito insieme al macroscopio; l’eternità, ricordata con insistenza nel film, è bipolare, marcia  all’infinito ma andata e ritorno, divisiona e riassume l’inquadratura in una nebbia da cui poi emerge il quadro. Questo si vede, a voler guardare con occhio di pittore; Schnabel arriva ad usare l’infrarosso per cogliere  la monocromia del tratto. Questo si vede e non la vitarella di Van Gogh -oh stupidaggine- che fu solo l’esistenza di uno massacrato dal fato, e afflitto da un intelligenza troppo acuta e assoluta, si pensi a Céline, ad Artaud, – l’absolu n’a besoin de rien, ni de dieu, ni d’ ange, ni d’homme, ni d’esprit, ni de principe, ni de matière, ni de continuité (Héliogabale- Gallimard) – per non ferirsi da sé. Pochi alcuni riescono a trovare sul bilico l’equilibrio. Del resto si sa, Federico Nietzsche ebbe una vita dolorosa e difficile, cui solo la creazione di pensiero, la sua arte, dava il sostegno, la forza, e il sollievo necessario ogni tanto per viverla. Quando si è così l’unica è tacitare il brouhahah del mondo con il successo, al successo il filisteismo concede tutto. Vedi Picasso. Se il successo si nega, come Van Gogh ti arrampicherai fino alla fine su per i pendii di un infinito carso – lo si vede in uno dei tableaux del film; tutto in salita e che culmina, ma dopo i titoli di coda, con una citazione di Gauguin Je suis Saint Esprit. Je suis sain d’ esprit. Per raccontare il dipingere, la pittura di Van Gogh, Schnabel ha in-tinto in somma alla propria pittura, io lo amo, poi si può non essere d’accordo. Non racconta mostra. Le madamine del questo-significa-questo anche aggrappandosi a vetri non insaponati, finiran per pucciare  braghe e quantaltro nello stagno della loro scolastica. La pittura ha un mistero, ad ascoltare un artista come Schnabel, attraverso le visioni di Van Gogh, molto simile a quello della musica che non dice niente di più di quel che fa sentire ma che di solito comincia quando finisce, cose che capisce facilmente un artista; nuda è l’arte, ha solo una necessità, essere tale, illustra, folgora, scotta. Per questo irrita, piace infatti la presa in giro, l’abbassare il mondo al proprio naso, o il pubblico non tollererebbe la pubblicità e i telegiornali e le esternazioni di un grillo canterino; per questo a scuola, il massimo ente di negazione di ogni educazione estetica, l’opera d’arte  viene deturpata dal dite-con-parole-vostre, o scaricata nel bidone dell’indifferenziata o sezionata da bavosi  esegeti che esigono di ricondurla, lo si capisce bene con Schnabel, al gesto borghese – patologia psichica – di disporre i bibelots di famiglia sulla credenza, di addomesticare  il segno, che è invece, adopero Nietzsche, freccia ed arco insieme, Zarathustra nell’azzurro. Schnabel riesce a dipingere un azzurro così azzurro, così Van Gogh che la freccia che lo attraversa non è difficile da cogliere, a permettersi di vedere, a permettersi di ascoltare. Dopo, a proiezione ultimata occorre continuarselo, il film, tessuto com’è anche da partitura per coro, con i suoi stàsimi su nero, da capo, parti sovrapposte. Peccato che al cinema la ragione del pop e del corn prevalga sull’integrità del lavoro che viene spezzato in due monconi. Va ben così, nell’intervallo basta stare zitti e non dare ascolto agli inutili neurini del giudizio intorno a sé. Le minimum qu’on puisse faire al cospetto di Piero -della Francesca- è tacere. In tutta questa densità l’attore William Defoe, io dico per grazia ricevuta, appare e scompare da sommergibile, su e giù, diventato zolla, polvere, acqua, macchia, figura e sfondo, pasta di colore, occhio, di sè e dell’ottica che lo scruta e perlustra, attende al discorso del viso. Van Gogh certo ma di più. Sono quei miracoli che si fanno aspettare e poi, avvenuti, si liquidano dicendo, Ma va’ che bravo. Il punto non è questo, Defoe non è stato bravo, non è psico né pisciologia, è avvento. Per dirla con Carmelo Bene, È apparso alla Madonna. Perché, chiedono spesso a Van Gogh nei momenti dialettici del film, Non lo so, risponde. Senza titolo

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Juilan Schnabel – Senza titolo – 2004

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L’ElzeMìro di Martedì 15 Gennaio

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Pierre-Narcisse Guérin (1774-1833) Morpheus et Iris 

L’ElzeMìro

in Gli amanti dei libri

Delitti e vendette 2

Tra’l sogno e’l son desto c’è di mezzo il mesto

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Primo premio Poesia inedita 2018
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In Bambino Arturo et son voFabulaire hors de l’ordinaire, Booksrepublic Isbn 9788853440457 – 2012. Cfr. http://www.mondoscrittura.it/?p=4186
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attribuito a Pierre-Narcisse Guérin – Didon et Enée ?
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L’ElzeMìro di Martedì 8 Gennaio

anonimo 1459

Anonimo – Flandre – coll. privata

L’ElzeMìro

in Gli amanti dei libri

dall’ 8 gennaio 2019

Delitti e vendette 

1 – La visitatrice fiamminga

http://www.gliamantideilibri.it/?p=71212

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Martedì 1 Gennaio 2019 – L’ElzeMìro

Cayetano de Arquer Buigas Ohh! National Portrait Gallery

Cayetano de Arquer Buigas – Ohh – Londra, National Portrait Gallery Londra

L’absolu n’a besoin de rien. Ni de dieu, ni d’ange, ni d’homme, ni d’esprit, ni de principe, ni de matière, ni de continuité. Antonin Artaud. Heliogabale ou l’anarchiste couronné. L’assoluto di nulla ha bisogno. Non di dio, non d’angelo, non d’uomo, non di principio, né di materia, né di continuità.

FILETTO alle 14.29.30

da domani 1 gennaio 2019, ore 00.01

In the Limelight

http://www.gliamantideilibri.it/?p=71180

L’absolu n’a besoin de rien. Ni de dieu, ni d’ange, ni d’homme, ni d’esprit, ni de principe, ni de matière, ni de continuité. Antonin Artaud. Heliogabale ou l’anarchiste couronné. L’assoluto di nulla ha bisogno. Non di dio, non d’angelo, non d’uomo, non di principio, né di materia, né di continuità.

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Primo premio Poesia inedita 2018
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Buon 2019

pasquale edgardo giuseppe d’ascola

pasquale edgardo giuseppe d’ascola

FILETTO alle 14.29.30

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L’ElzeMìro di Martedì 25 Dicembre

Minotaur Surprised while Eating 1986-87 by Maggi Hambling born 1945

Maggi Hambling  – Minotaur Surprised while Eating (1987 )

FILETTO alle 14.29.30

L’ElzeMìro

da domani 25 dicembre 2018, ore 00.01

Disdefunzioni

4. Ô neige, désemparés espoirs, sortilèges de minuit*

http://www.gliamantideilibri.it/?p=71114

FILETTO alle 14.29.30

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FILETTO alle 14.29.30

Cordiali auguri per qualcosa ch’a ciascuno piaccia e ch’ a niun dispiaccia

pasquale edgardo giuseppe d’ascola

FILETTO alle 14.29.30

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