Lo sforzo del destino

Ho 817 lettori, quindi figurati valgo niente sul mercato del web. Quindi che cosa vuoi che mi importi di qualcosa. Sono nato e morirò antipatico, anche abbastanza a me stesso, anche al forno crematorio che mi auguro voglia comburmi : senza senza cerimonie. Scrivo perchè scrivo. Allora ecco come è andata. Nel complesso, 7 Dicembre Sant Ambrews, si dice così a Milan, la Scala, tradotta Staircase per Trump quando verrà qui a far vedere il parrucchino, la Scala si è mostrata quello che è : un catino di utenza. Bello, scintillante, non si scompone nemmeno a vedere il fascio profondo riunito accanto alla vittima di Auschwitz. E dove mio padre, oh partigiano portami via, assistette, fazzoletto rosso al collo, al concerto di riapertura con Toscanini in podio, nel ’46, di rosso c’è più che la moquette. E il Corriere della serva, sai quel quotidiano lombardo, parla, mi dice mia moglie che ha liver and stomach per leggerlo, parla il CdS di riconciliazione. Amen omen in un men che non si tik-tok. L’orchestra suona bene. Chailly questa volta non ha tirato in lungo, forse è dimagrito, forse è stato leggero a merenda, fatto sta che ha mostrato un piglio verdiano, per dire così e a mio gusto ; comunque non si può dire male dei direttori principali della Scala perchè lì non ci arrivi se non hai qualche valore e se la carriera non te la sei sudata. La figlia della Lupa e lupa anch’essa Beatrice Venezi ne deve comprare di Falconeri ancora, prima che lo zio Giuli la appolài (l’app pollaiòla) su sulla scala. La forza del destino ha una architettura complessa, dico della musica, inerpicata su per un libretto dalla trama improbabile. Brutto insomma. Anna Netrebko dovrebbe essere accompagnata alle patrie frontiere con foglio di via. Ma lei come la Ferragni piace perchè è eccessiva, non conosce, o conosce poco o per sentito dire il fraseggio : è il corrispettivo operistico di Putin, ma è una garanzia perchè è sempre uguale : butta tutte le sue divisioni da subito in campo e arriva in fondo al proprio Donbass grazie agli sforzi consumati in campo di addestramento e a venticinquemila carrarmati. Invece mi è piaciuto e molto il baritono Tézier, Don Carlo, e la Preziosilla dal nome bizantino, Vasilisa, regina, Vasilisa Berzhanskaya e molto il Melitone di Filippo Romano. Proprio giusti in parte e capaci e belli. E musicali molto. Insomma mi hanno ricordato i miei tempi alla Scala. Ho le mie debolezze, sì. All’esito della serata non ha contribuito al solito la regia di questo Muscato. Muscatel. Non sarai mai troppo presto quando si deciderà di eliminare il regista, via, fuori proprio dalle sale. Per la verità l’uomo, il signor Muscato, ha intuito che il girevole avrebbe giovato alla continuità dell’impianto musicale. Nel primo e secondo atto mi ero messo tranquillo e ben disposto : costumi in accordo con l’epoca prevista, anonimi e alla fine evocativi q.b. ; mobilini, seggioline, insomma tutto l’attrezzeria della Scala e di Rancati, che conosco a memoria, esposta dopo la dovuta lucidatura. Ma dall’anonimato, il Muscato mi passa al fastidiato : terzo atto prima guerra mondiale, trincea, una trincea che non vide in trincea gli spagnoli e quindi tale che in Giappone si saranno domandati con Wikipedia, come mai qui c’è scritto che la Spagna fu neutrale nel ’14-’18, boh cose degli europei. Quarto atto, non so se striscia di GaRza, qui in abbondanza nei costumi, o Ucraina o Siria o Vattelapesca, comparse soddisfatte travestite da militi per fortuna ignoti, ma metti a un bambino in braccio un fucilino anche sbagliato, come in questo caso, e lo fai contento, fa subito il cattivo con le coriste. Eccolo là il pacifista puccioso signor Muscato, sulla mimetica ha persino messo le insegne della Spagna e il distintivo di riconoscimento al Conte Calatrava. Insomma Calatrava in missione di guerra a noi no, non ci piace no, pace pace pace… ‘sti cazzi

p.s. Occorre spiegare al coro, cui fanno lezioni di Arte Scenica, che agitarsi come indemoniati, battersi pacche sulle spalle, salutarsi a ripetizione, assentire con moto compulsivo, saltabeccare a destra e manca, nulla ha da spartire con la semplice presenza scenica. Non dico con la recitazione, si badi. Ecco, se il signor Muscato si fosse occupato di tenerli a bada, avrebbe guadagnato tutti i soldi del compenso di regista.

Unknown's avatar

About dascola

P. E. G. D’Ascola Ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: Le rovine di Violetta, Idillio d’amore tra pastori, riscrittura quet’ultima della Beggar’s opera di John Gay, Auto sacramental e Il Circo delle fanciulle. Suoi due volumi di racconti, Bambino Arturo e I 25 racconti della signorina Conti, e i romanzi Cecchelin e Cyrano e Assedio ed Esilio, editato anche in spagnolo da Orizzonte atlantico. Sue anche due recenti sillogi liriche Funerali atipici e Ostensioni. Da molti anni scrive nella sezione L’ElzeMìro-Spazi della rivista Gli amanti dei libri, diretta da Barbara Bottazzi, sezione nella quale da ultimo è apparsa la raccolta Dopomezzanotte ed è in corso di comparizione oggi, Mille+Infinito
This entry was posted in Al-Taqwīm and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a comment