Tremàte sì tremàte/ le streghe son tornate/ e adesso so’ incazzate (tre settenari)

Per interesse diciamo professionale ho sempre seguito quel pateracchio che è la notte degli Oscar ( seguo Venezia, Cannes, Berlino e soprattuto per tignosità personale i Goya) i discorsi di convenienza di questa o quell’attore in difesa di questa o quella causa civile. Sentiti a palate i discorsi confezionati per non scandalizzare nessuno e anzi pettinare le pudende in fremito economico dell’assett di produttori, paparazzi, stilisti, vabbè tutto il carrozzone delle plusvalenze. Invece ieri sera no. Perché ho in uggia da un po’ l’America ovvero gli americani. Per cui no. Anche se ieri qualcuno ha levato la vocina tempestata di strass per dire che cattivo Tramp, non ho guardato, e me ne fotto bellamente dei premi, tanti i film sono sempre quelli, cioè sempre peggiori, e gli attori sempre più patinati e inutili all’arte. Il dubbio è che tutto la manifestazione, ma da anni, sia un ersatz informatico se non fosse che non c’è nessuna intelligenza, nemmeno artificiale nel  premio Oscar. Vabbè lasciamo perdere. Interessante sarebbe stato se nessuno fosse andato alla sarabanda dell’Oscar, nessuno né in platea né sul palco, né annunziatori, né annunziati , ¿oscar? non lo prendo, ‘ntuculo. Nessuno, nessuno, nemmeno in mutande, nemmeno in bicicletta, proprio deserto che muore, gli operatori con la cecàgna dietro la camera per assenza di pubblico da riprendere, gli speackers a non commentare una beata fava. Poi pirataggio dell’emissione internazionale ( che è una delle forme dell’imperialismo) grazie a qualcuno che avesse infornato nella consolle di regia una chiavetta con immagini delle devastazioni degli incendi. Invece no. Sorrisi e canzoni tv. Quindi rinnovo qui l’invito: si boicotti la Merica con ogni mezzo individuale a disposizione. Insisto nel dire : uscite da Wapp, Instagram, Facebook. Fare danni al portafoglio. Magnati magnerete meno tutti : tremàte sì tremàte/ le streghe son tornate/ e adesso so’ incazzate.

Qui allego un bell’articolo de El Paìs di oggi e invito al l’Okboomer di Michele Serra nel Post di oggi oppure a seguire su Repubblica, chi la legge, le info sulla manifestazione europeista del 15 Marzo p.v.

© El País
 

El mundo que nunca existió

Trump no viene a construir nada nuevo, sino que se apoya en un Estados Unidos que siempre ha estado ahí

Aretha Franklin.
Aretha Franklin.BRUCE W. TALAMON 

Creamos mitos porque funcionan y, sobre todo, porque la realidad siempre decepciona. Durante mucho tiempo, parte de la identidad nacional de EE UU descansó sobre una narrativa que pivotaba entre lo mesiánico y lo onírico. El gran sueño americano tradujo a palabras seculares la escatología judeocristiana, y la tierra prometida dejó de interpretarse como una Jerusalén celeste para arraigarse en el nuevo país naciente. El destino manifiesto de aquella nación, que ganaba terreno a golpe de metros de ferrocarril, postes eléctricos y casas de armazón de globo, acabó por sustanciarse en el siglo XX con Normandía como el gran hito legitimador. Nos convencieron los cromados de los cadillacs, la voz de Aretha Franklin, la seductora actitud de Kennedy o la abrumadora épica del cementerio de Arlington. Los chicos sonreían en las canchas de vóley de Santa Mónica, y las estudiantes felices balanceaban sus carpetas en los campus de la Ivy League. Hubo un tiempo en el que todos quisimos ser americanos y sucumbimos a su poder blando, gracias a las salas de cine o por culpa de las novelas de Norman Mailer.

Lo peor de todo es que una parte del sueño fue real. Pero así ocurre la mayoría de las veces: las mentiras se ocultan tras una cuota de verdad para hacerse verosímiles. La Pax Americana albergó contradicciones. El heroísmo de los jóvenes que murieron en Omaha para salvar a un continente lejano convivió con la lluvia de fósforo arrojada sobre Dresde o con el lanzamiento de dos bombas atómicas que exterminaron a miles de inocentes en Japón. Estados Unidos ha sido un país incapaz de desterrar de una vez por todas la violencia letal de su Administración, y la pena de muerte o experiencias como Guantánamo siguen demostrando que el gran decorado democrático ocultaba una tramoya oscura y terrible.

Podemos fabular con el festival de Woodstock y con su hedónica —y desnortada— propuesta vital, pero no debemos olvidar que Jimi Hendrix nació en un país que segregó a los negros hasta 1965. El relato original de los padres fundadores es fascinante, pero ni Jefferson fue un héroe inmaculado ni podemos obviar que detrás de tantas masacres en centros escolares se encuentra también la Segunda Enmienda a la Constitución.

El afán de novedades nos obliga a interpretar que los designios de Trump habrán de inaugurar un tiempo diabólicamente nuevo. Pero no seamos ingenuos. Tendemos a confiar en cosas que nunca han existido, y el mundo que se acaba nunca fue tan perfecto como quisimos contarnos.

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About dascola

P. E. G. D’Ascola Ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: Le rovine di Violetta, Idillio d’amore tra pastori, riscrittura quet’ultima della Beggar’s opera di John Gay, Auto sacramental e Il Circo delle fanciulle. Suoi due volumi di racconti, Bambino Arturo e I 25 racconti della signorina Conti, e i romanzi Cecchelin e Cyrano e Assedio ed Esilio, editato anche in spagnolo da Orizzonte atlantico. Sue anche due recenti sillogi liriche Funerali atipici e Ostensioni. Da molti anni scrive nella sezione L’ElzeMìro-Spazi della rivista Gli amanti dei libri, diretta da Barbara Bottazzi, sezione nella quale da ultimo è apparsa la raccolta Dopomezzanotte ed è in corso di comparizione oggi, Mille+Infinito
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2 Responses to Tremàte sì tremàte/ le streghe son tornate/ e adesso so’ incazzate (tre settenari)

  1. azsumusic's avatar azsumusic says:

    Un bell’incendio, bello grosso, appiccato dal bambino di “La ruota delle Meraviglie”, sarebbe un bel colpo di scena. La tabula rasa. Quello si che farebbe più successo di qualunque filmetto posticcio degno dei cinema a luci rosse, pornazzo per il quale magari si è pure investito il PIL del Burundi. Effetti speciali con pochi spicci dal risultato assicurato. Non avete idea dei ricavi, amici miei. Ne parlerebbe tutto il mondo, pure chi, fino a oggi, non sapeva cosa fosse quel postribolo di Chupacabra, impegnato nel sopravvivere nell Alto Svaneti. Un capolavoro drammatico il quale entrerebbe direttamente al primo posto nella classifica dei migliori girati ex aequo con Nerone. So già che qualche sceneggiatore mi ciulerà tale idea, come potrebbe pure accaparrarsi la trovata Cageiana sul silenzio. Ma noi, noi continueremo a sognare. In grande. Con poco.

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    • dascola's avatar dascola says:

      “Un bell’incendio, bello grosso, appiccato dal bambino di “La ruota delle Meraviglie”, sarebbe un bel colpo di scena. La tabula rasa.”

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