Questions de peau

Chiaro che puoi pure lasciar perdere le questioni di pelle. Che sono sì e no questions de peau. Questi sono tempi infatti  in cui la propria pelle è propria, a me pare, soltanto quand’è en promenade de beauté,  si esibisce al meglio, o  al contrario, sfoggia indifferente magagne patologiche. Altrimenti la pelle dell’Ognuno, inclusa quella di chi crepa per pallottole, proiettili e V2, e guarda tu quindi se da un punto di vista hegeliano o hobbesiano, pare sia  oggetto da porre all’obbedienza de lo Stato (che) si pone fine supremo e arbitro assoluto del bene e del male (→Wikipedia); ossia di una disciplina etica,  non diversa  da quella dei mormoni o degli amish, degli evangelici, fenomeni locali che suscitano chissà il sorriso o lo sghignazzo delle credenze con maggior successo di pubblico. Però, Lor signori, come cantava Marco Pannella, alle più grandi società qui e altrove,  sembrano orientati  a imporre le stesse condizioni di prima della rivoluzione francese, le dello stato pontificio, di tutte le società correzionali,  oppressive e – o non sarebbero è ovvio reazionarie – e in fin dei conti di annusapatte e guardoni spulciombelichi, di pedofili istituzionali con e senza turbanti. Condizioni, le stesse imposte a ungari e iraniani, a israeliti o russi, alla totalità dei luoghi musulmani, cioè ovunque vi siano persone sforzate o consenzienti a un credo onnipotente, a una radicale ostilità al vivere nella molteplicità dei suoi fenomeni. ( giorni fa, pochi, da un ragazzone africano che vendeva libri a una cantonata, ho sentito parole terribili circa un Lorenzaccio, cosa rara qui nel lecchese lecchìno, che passava di lì travestito da Bardot a St.Tropez nel 1960 : quello non è un uomo e el Quran non  permette queste cose). Su per i vetri insaponati li vedrai e vedi in cordata i famigliari d’italia a dire che no, che loro no, ma che loro embè dius lo vol, cioè glitagliani, la sensibilità, la prudenza, l’iosonocristiani ;  ma sotto un lettino di rucola il carpaccio è sempre  lo stesso : la sottomissione, che piace whatever wherever. Al sangue e ai parrocchiani di tutto il mondo uniti. Cui il dubbio che ad altri non garbi, o non si pone, o si pone  come inciampo da asfaltare. Sono loro tuttavia gli altri ma non lo sanno. Loro sono gli sgarbi e spesso gli sgorbi. Tutto questo certo si sa, non è una novità. 

Allora un mesetto  fa, un Pieroni di Siena, ridotto a un tubo con della ciccia intorno, ha deciso di farla finita e la legge fresca di stampa della Regione Toscana gliel’ha consentito. Consentito, già. Lo Stato etico lì in agguato sta ancora impugnando quella e altre disposizioni regionali ; forse perché in esse percepisce l’attacco al Leviatano – il mostro di Hobbes appunto che tutti hanno visto e vedono senza accorgersene e anzi desiderandone più imponenti avatàr –. Mostro che pare stia gestando una legge sul fine vita, dicono, da discutere il 17 luglio, e che regolamenti il cosiddetto suicidio assistito ma, aggirando con abilità gesuitica  la questione posta dalla Corte Costituzionale, il legislatore etico prevede più che altro il diritto statale ai palliativi,  la pietà dell’azienda sanitaria territoriale, o forse degli hospices privati e convenzionati  e in dove che l’anima sia salva e le ditte sanitarie salvino un ulteriore grasso profitto. Non lo so, lo temo. Resterà certo il diritto alla pistola, chi la possieda ché altrimenti non si può acquistare,  quindi al catafottersi come Monicelli (ma non solo), ai sassi in tasca e via per l’onde alla Woolf, al gas per uso domestico o, per i più coraggiosi, allo smettere di alimentarsi : nella RSA dove fu ricoverata mia madre demente, l’ho visto fare questo,  da una signora di nobile e solido carattere  che si morì  di fame. Nella prassi migliore un mio amico anestesista mi spiegò che bastano 4 cc di morfina, ma la morfina non te la puoi procurare eppoi l’endovena come riesci a fartela è un quesito ; certo c’è  il cocktail letale del film di Almodóvar, The room next door-La stanza accanto, esso sì praticabile, a essere chic come la Swindon e bravi a navigare nel dark web per procurarselo. In ogni modo occorrono le mani libere : chi sia inchiodato in un polmone d’acciaio o non si sia grado di premere un pulsante o agitare un cucchiaino, è fregato. Insomma l’eutanasia alla Freud pare proprio un privilegio. Di mezzo c’è la Costituzione che, mannaggia, dovrà decidere di una poveretta, toscana pure, ma che non ha per l’appunto mani libere per premere gli stantuffi da sola. E quindi? 

Ecco che di recente ho richiesto al mio medico curante di passarmi un po’ al setaccio ;  non sto a dirti ma grazie alla farmacologia sto bene e gli ambiti notori in cui l’età interviene a infastidirti sono sotto controllo ;  a preoccuparmi invece sono i singhiozzi del cervello : no, ricordare ricordo, ma cose, fatti, persone e persino gesti, moltissimi o parole, tutte al trapassato  remoto ; anzi riaffiorano particolari di una voce, un’espressione sepolta dal tempo. Mi sorprende invece, scrivendo o parlando, l’inciampo improvviso su  una parola di cui conosco benissimo la periferia, i significanti, ma non il centro, il significato : che parola è, non la trovo, non la trovo. Nel conversare mi rintano in sorrisi di convenienza : non so in che pagina del vocabolario potrò perdermi. Il neurologo allora :  intanto una rm encefalo, poi una profilazione psico e poi vedremo, ha detto. Ovvio che mi auguro che non trovino i segni dell’Alzy o di altra enfermedad ma se li trovassero, quello è il punto. Voglio saperlo per tempo. Perché nel caso, non voglio RSA, né tubi, né maggypeggy, né respirazione bocca-macchina, e soprattutto nulla che nuoccia ai miei figli, alle loro borse esigue, alle loro vite faticose, e al loro buon gusto ; infine a mia moglie. Un padre o coniuge sbavante e infagottato nel pannalone non lo si augura a nessuno. Nemmeno ai deputati etici, ai cuori accesi da Gesù, ai medici di CL che fanno soffrire i pazienti in tanto in quanto la sofferenza è il momento più importante della vita, dicono. Ora badami a me : non è questione di dignità ma di splendore da cogliere e conservare. Per quel che mi riguarda, nonostante i moltissimi nonostante che ho subito e superato finora, posso dire con Rainer Maria Rilke che essere qui è splendore di Abeti svettanti a respirare rauchi…

DIE HOHEN TANNEN ATMEN

Die hohen Tannen atmen heiser
im Winterschnee, und bauschiger
schmiegt sich sein Glanz um alle Reiser.
Die weißen Wege werden leiser,
die trauten Stuben lauschiger.

Da singt die Uhr, die Kinder zittern:
im grünen Ofen kracht ein Scheit
und stürzt in lichten Lohgewittern, –
und draußen wächst im Flockenflittern
der weiße Tag zu Ewigkeit…

a condizione di esserci. Se del corpomente, se ne va la mente allora poi, restano se guardi ai poveri cuori delle donne  da svuotare  i sacchi di quei corpi corrotti e a suo tempo magari amati e goduti per cose vastase ; ché o non c’è nessuno disponibile a occupare il ruolo di chiusino degli amati intestini o se c’è, è pagato, e non tanto profumatamente per farlo. Insomma alla donne resta il morto vivente da tenere a cavallo. Necrofilìa. L’amore dei figli è altro, è in sostanza amore di sé alla rovescia. Vabbè la pianto qui. Ma sia chiaro che non sarà un parlamento, un fratello di taglia, un sindacalista, un saggio, un professore di attualismo a decidere della mia vita fine. Ovvio che ci penserà la natura senza tante storie e mi auguro come tutti  che mi conceda l’arresto cardiaco ma, dovesse attardarsi o distrarsi dal compito, allora, bé, allora non potrò che pensarci me da me. La pelle e tutto il resto sono mio.

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About dascola

P. E. G. D’Ascola Ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: Le rovine di Violetta, Idillio d’amore tra pastori, riscrittura quet’ultima della Beggar’s opera di John Gay, Auto sacramental e Il Circo delle fanciulle. Suoi due volumi di racconti, Bambino Arturo e I 25 racconti della signorina Conti, e i romanzi Cecchelin e Cyrano e Assedio ed Esilio, editato anche in spagnolo da Orizzonte atlantico. Sue anche due recenti sillogi liriche Funerali atipici e Ostensioni. Da molti anni scrive nella sezione L’ElzeMìro-Spazi della rivista Gli amanti dei libri, diretta da Barbara Bottazzi, sezione nella quale da ultimo è apparsa la raccolta Dopomezzanotte ed è in corso di comparizione oggi, Mille+Infinito
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