Nel nome di Picone

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Jan Van Eyck (1390 – 1441) – Polittico del mistico agnello

Soprattutto perché mi manca la esse davanti, stante l’apostrofo dietro, non sono così snob dunque da non essermi informato sul chi è la signora Ferrigni la cui somiglianza con la signora Maria Elena del Bosco, che con quel binomio per dame di compagnia di qualche reginetta Leopolda infatti o invece risultò savoiarda ma intinta nel vin santo, me la rende antipatica totale. Di fatto l’una e l’altra mi sembrano appartenere alla stessa razza, allo stesso stile virtuale, di gente che sa contare e conta altroché – non smetteremo di stupirci di quanta strada riesca a percorrere la stupidità pur di arrivare lontano – ma che quando scrive una frase completa di soggetto, predicato complemento gioisce à son goût per avere girato la boa dell’emoticon; gente che ti annuncia, Ho letto un libro, col fare di un quartetto Checcentra, Luca Marco Matteo e Giovanni, che annunciasse l’ultima sua novità editoriale, The Vangelo. Insomma l’estate passata sono stato edotto sulle caratteristiche, l’esistenza in vita, i miracoli  della signora che tuttavia al confronto con la sua sosia aretina può dire di non essere un robot Captcha, datosi che almeno per partorire ha dovuto adattarsi, non so come, al clistere cautelativo che rende lo sgravarsi meno mistico di quanto Van Eyck si aspettasse dal suo agnello, e la puerpera poco attraente, nonostante il rosso Dior delle unghie. Tuttavia non ne avrei fatto oggetto di sfuggevole trattazione se non fosse intervenuto Picone. Ho rivisto, Mi manda Picone, il filmetto del bravo Nanni Loy autore di stazza sarda e altezza olandese, oh me lo ricordo, una prima volta mi pare al Festival di Venezia e poi in visita al Dams di Bologna; gli parlai gentile e simpatico lui, un po’ malinconico come la capra di Saba. Non ha mai concluso ne credo avesse la pretesa di fare operette immortali ma i suoi film si rivedono con piacere perché, per quanto dimessi nello stile, pietroso, lievemente brullo, un Gennargentu, non furono girati a vuoto. Insegnano oggi forse più di ieri. Come questo Picone che, di là dalla perfetta sincronia e sintonia tra il Giannini di allora e l’incredibile Lina Sastri, donna di rara bellezza, per forza, è del Sud, lì nascono di carattere, Sofia Loren, o caratteriste, Tina Pica, Tu non sei ambosesso tu sei donna, https://www.youtube.com/watch?v=sb9FcR-ovXc, il film mi è sembrato il canto o il contrappasso di tutti quei cigni come la Ferrigni, che non sapendo fare niente, che so, attraccare a Shanghai con un cargo da 20.000 tonnellate, riparare i pistoni di un transatlantico, cantare Puccini, suonare Chopin, coltivare tè e riso in Giappone, no, niente qualifiche, niente di niente per carenza di un Don Milani patrono rovesciato e dunque di scuole adeguate ad esaltare l’analfabetismo planetario…dominante egemone…come i tanti Salvatore Cannavacciuolo, Giancarlo Giannini nella finzione scenica, costretti a Napoli a rincorrere e inventarsi un ruolo coerente con il mondo dove ai più vivere è negato. Sono, queste ferrigne, le  scugnizze,  le moschille, le missingitaly, le arrangione che lo specchio influencer del quotidiano, proclama le più belle di un regno di Napoli globale, una Napoli Vanity Fair, ma sempre vedi Napoli…a una certa età i tatuaggi si afflosceranno sui flosciami della pelle…e poi muori.

 

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About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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2 Responses to Nel nome di Picone

  1. Biuso says:

    “Non smetteremo di stupirci di quanta strada riesca a percorrere la stupidità pur di arrivare lontano”. Una frase come questa descrive perfettamente il fenomeno spettacolare del quale qui ti occupi, e non soltanto.

    • dascola says:

      Fenomeno spettacolare annunciato come una Natività. La trimurti sacrofamilista è quella lì. Contenuta in The Vangelo.

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