Campi d’olio

È arrivata la felicità – James Stewart – ho bisogno di  una valigia grande così

Dopo un tentativo di impeachement subito e un altro annunciato in articulo mortis contro Trump, mi pare di osservare che tuttavia il Parlamento in America ha ancora quello che qualcuno chiama senso dello Stato, altri come gli pare ma, il succo è che le istituzioni onorano il proprio nome e le persone il loro incarico tirando su il capino e dando o tentando di chiamare il mascalzone col suo nome e gli assaltatori con il loro. Ci hanno messo ripeto quattro anni, il paese è quello che è sempre stato, metà  accozzaglia di slandroni, megalomani, individualisti ossessivi con fucile al posto di tutto, e metà isole di civiltà, ovvero le grandi città dell’est e dell’ovest, che a leggere il NYT si sono ribellate a quest’ultimo carosello fognario. Fuori di lì l’America fa paura anche al cinema e più o meno come un hooligan ubriaco. Ma può essere grandissima. 

Guardando al nostro paese dal Pianeta Proibito osservo invece un Parlamento del tutto succube di un, boh di un verme con tutta la mela avvelenata intorno, di un aborto della bambola di una puttana, di un ranocchio con la piorrea, mi rimetto a chi vuole trovare epiteti più adatti ( perché per meno e con minore rabbia in passato mi sono trovato una denuncia e costoro sono accaniti coltivatori di querele e voraci razziatori di soldi) allo sgurattone che aveva asserito si sarebbe dimesso dalla politica. Parlamento codardo, constatazione e  che dire di più, connivente forse. Tutto intorno una valse musette di commenti tra il blasé e il patetico, mancano i richiami alla metafisica, ma uno, dico uno che sia un levati dalle palle o ti facciamo male scintillante come cometa per traverso al transatlantico, nemmeno di striscio.  A margine si sa che dalla destra desta alla sinistra salpingica tutti destri nel pigolare sui massimi sistemi e libertà libertà e no la mascherina gnornò gnornò, tutti concorrono a volere fuori questo governo di Noncemalaccio, per instaurare un vero governo ungaropolacco e confindustriale ( cielo perché tutte le miserie qui da noi), così poi gli uni a fare le pre-fiche accodate al Manifesto e gli Unni, come si suole in Bombardia, giù a fare preventivi per varianti di valico. Come ho detto in passato, sono troppo vecchio per discutere e sono disarmato. 

Va bene il ricoveri fund finanzierà le cliniche private, le scuole cattoliche, parrocchie e spaccio di vaccini e il ponte di MeSina. E a Bruxelles, ci andrà a trattare Salvini parlando brianzolo. O catanese. La somma dei prodotti fa sempre il totale. E non cambia. Maremma maiala.

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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3 Responses to Campi d’olio

  1. Leonardo Taschera says:

    La prima volta che fui a Palermo per lavoro, precisamente al Teatro Massimo, ormai nel lontano 1972, rimasi sconcertato dal modo con cui venivano risolti i conflitti. Conflitti, naturalmente, non di vita o di morte, ma di differenza di vedute o aspettative circa accordi presi ma non rispettati. Alle mie rimostranze la risposta era:” non si preoccupasse, professure, poi c’aggiusctiamo….” e lascio immaginare la cadenza. Mancava solo il pizzicottino sulla guancia. Mettici poi la millenaria pratica della chiesa, con il suo “troncare e sopire”, e la sua raffinata arte del compromesso (dalle convergenze parallele al compromesso storico) e abbiamo la chiave di lettura di come viene gestito da noi lo scontro politico. D’altronde l’America è un Paese in armi, che vengono usate, dai cittadini come dalle istituzioni, con una noncuranza per me al di fuori di ogni convivenza civile. L’unico conflitto, che io ricordi, risolto con le armi, da noi è stata la guerra civile dopo il crollo del ’43, ma allora erano in gioco appunto questioni di vita o di morte. Certo, abbiamo avuto l’oscura storia parallela delle stragi di stato, e della stagione degli “anni di piombo”, stragi di stato e anni di piombo cui non era certo estranea l’interferenza dei servizi segreti USA. Per concludere, bene che la sceneggiata a Washington si sia risolta come si è risolta, pur comunque con quattro ammazzatine, ma non dimentichiamo che, se il Cow Boy/Sceriffo sta facendo la fine che merita, sul piano delle garanzie istituzionali, pure il Gentiluomo Biden è stato un attivo sostenitore della Guerra in Afghanistan e in Irak in campo democratico, convincendo il suo partito d’appartenenza, appunto il Partito Democratico, a sostenerle. In poche parole, l’America, se si esclude la sua produzione cinematografica, letteraria e artistica, non è un Paese che mi faccia simpatia e che prenderei a modello come esempio di “democrazia” .Parola che ha acquisito un alone semantico ormai retorico, visto come viene sbandierata ogni volta che quel Paese la usa (mentre fa affari con l’Arabia Saudita) quando giustifica sanguinosi impegni militari con conseguenti crimini di guerra (che qualche coraggioso denuncia a rischio dell’ergastolo). Comunque, chi vivrà vedrà

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    • dascola says:

      Tutto ineccepibile ma non era la mia altro che un’osservazione sul comportamento. In sostanza che lì si osa combattere anche ad armi spuntate o, in questo caso tardive, un presidente. E non è la prima volta che avviene (leggi caso Nixon). Qui non un presidente, ma un nuddu ammiscato cu nnenti non si osa combattere e il nuddu e nnenti imporrà la sua parola e non dall’alto dello scranno di uno dei massimi poteri mondiali, ma dal seggiolone. Manca il ciuccio, ma no è l’uomo che lo è di sé stesso. Quanto all’America, ho detto fa paura anche nei film ma per me l’America, l’America che mi fa battere il cuore, è Hollywood e New York, i grandi attori e, come hai detto, una grande letteratura. Che lì fiorisce, basti pensare a Louise Glück, nel loro deserto. Poi si sa che ogni presidente è espressione e credo anche burattino della classe dominante. Comoda no. Ma ripeto non era questo né il mio tema, né il mio intento. Non toglie che è meglio, secondo me e per tutti, avere un Biden o qualichi sia piuttosto che un TrAmp. Così è meglio un Conte. E manovrare per farlo cadere è prima di tutto un attacco allo Stato. Che siamo noi. Poi so che non la pensi così.

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  2. prapaomag@libero.it says:

    I tuoi timori hanno convinto

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