Mah, boh, chissà

Almeno i Mille di Garibbaddu ebbero il sostanziale appoggio, sottobanco, del Savoia. Ma è ovvio, con l’offa di acquisire territori e farsi potenza di rispetto, quasi come la cugina Francia, eh bè al Savoia ci piaceva. Poi se i Mille fossero affogati pazienza, smentiremo con forza il coinvolgimento. Ma i Mille ce la fecero, e Tomasi di Lampedusa potè pubblicare un capolavoro. Altrimenti che cosa avrebbe potuto scrivere, Nobbiltà di Franceschiello, è la domanda che mi rincorre.

Per i cinquecento della Sumud Flotilla – barche 50×10 persone =500 – non c’è un cristo di appoggio, né sotto il banco (che si sappia al ministero Tagliani) ne sopra (beh sì quello delle persone per bene che le hanno rifornite e fornite, le barche) ché, anzi, per bocca di un personaggio dal nome difficile (Hrncirova) pare che l’Europa, quella che scappa da tutto, soprattutto dalla responsabilità di assumersi una responsabilità, così che al pari di Euridice ormai è svanita nel proprio Averno personale, ebbene pare che abbia dichiarato, nel briefing quotidiano con la stampa ( così nel Il fatto Quotidiano) : Devo dire che non incoraggiamo flottiglie come questa, perché fondamentalmente possono aggravare la situazione e mettere a rischio i loro partecipanti. Ma d’altra parte, questo non significa che siano giustificabili gli attacchi contro queste flottiglie come gli attacchi con i droni. Questo a casa mia, ma non solo, si chiama cerchiobottaismo, ovvero pilateria della strada, ovvero, con un’abile sintesi, stronzate. Poi, con i droni, dice l’impronunciabile ; invece l’abbordaggio di domani, perché sappiamo tutti che la marina israeliana non si fermerà di fronte a niente, i pestaggi e le manette e il morto che ha l’abitudine di scapparci, sì vanno bene ; poi proteste formali, l’opera dei ministeri per liberare i 500 che, mi sbaglio ma non troppo credo, Netagnau userà come ostaggi : volete i vostri indietro, non c’è problema, voi smettetela di blaterare di sanzioni e genocidi e riconoscimenti ai palestinesi e ciao.  

Tempo fa, Trumpet minacciante, mi era sembrato che l’Europa tentasse di farsi richiamare dall’averno e prendesse fattezze umane al plìn plòn della cetra di un qualche Orfeo ( non so se Renzi…) Sicché mi pregiai di farmi fabbricare delle spille con le stelle dell’Unione e me ne fregiai. Come per dire, vogliamo finalmente l’Europa, non solo il flatus vocis. Ma oggi uno solo al mondo, Malesia a parte, alza una voce europea, fa l’europeo, ed è il signor Sánchez ( la tentazione di dire il compagno Sánchez è forte ma evito benché sia iscritto, me, al PSOE). Solo che dietro non c’è nessuna Europa. Non solo è defunta o in coma dépassé (starebbe per morte cerebrale nel caso ci sia un cervello) ma, appunto niente cetraiòli. E anche il quartetto Cetra è defunto, òimoi. Le spille, cùpet. Però è ben triste, non avere né una spilla né alcun paese di riferimento. Un luogo che si possa dire, È casa, senza alcun possessivo ingombrante. Semplicemente casa. (chiedo pirdonanza  per il finale retorico). Tchau.

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About dascola

P. E. G. D’Ascola Ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: Le rovine di Violetta, Idillio d’amore tra pastori, riscrittura quet’ultima della Beggar’s opera di John Gay, Auto sacramental e Il Circo delle fanciulle. Suoi due volumi di racconti, Bambino Arturo e I 25 racconti della signorina Conti, e i romanzi Cecchelin e Cyrano e Assedio ed Esilio, editato anche in spagnolo da Orizzonte atlantico. Sue anche due recenti sillogi liriche Funerali atipici e Ostensioni. Da molti anni scrive nella sezione L’ElzeMìro-Spazi della rivista Gli amanti dei libri, diretta da Barbara Bottazzi, sezione nella quale da ultimo è apparsa la raccolta Dopomezzanotte ed è in corso di comparizione oggi, Mille+Infinito
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2 Responses to Mah, boh, chissà

  1. azsumusic's avatar azsumusic says:

    Li vedevo Sabato sotto casa, all’ora di cena. Che loro non magnano? Senti che voci in poppa! Prima a femmina: “Free Pastine! Free Pastine”. Poi er macho con un sermone degno delle chiese. Allora meglio il rosario, almeno dentro c’è qualcosa di mistico. Di fede silenziosa. Il giorno in cui questi fabbricatori di slogan, i quali non sono altro che la controparte del “padroni a casa propria” alla pari di comunisti e fascisti, dico, il giorno in cui questi puri cuore faranno lo stesso per i disgraziati che gli stanno sotto casa, ecco, a quel punto questi avranno la mia simpatia. Prima di allora saranno considerati dal sottoscritto paccottiglia priva di consistenza, finanche codardi come tanti che scelgono l’estero prima del proprio paese per lavoro e piacere ancor prima di aver provato a risollevare le sorti di chi lo circonda. Tre scialuppe saranno solo lo sponsor di qualche ente settario, associazione, cricca, klu Klux sinistra, estremista come lo sono gli ultra ambientalisti e gli ultras da stadio. Tutte fenomenologie tipiche dell’isteria di massa dove si baratta la realtà con la cecità.

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    • dascola's avatar dascola says:

      Mi sembra che sia tutto un discorso di furori fuori centro più che fuori fuoco. Provo a regolare la mira. Va detto in primis che non si può salvare tutti in un naufragio. Il naufragio, per similitudine, è quello che stiamo vivendo tutti giorni, e a mezzo stampa che ce lo racconta, e, per quanto cogliamo del reale a ciascuno di noi vicino.Insomma il mondo va discretamente a fondo. ( almeno nella mia opinione). In secundis, non tutti possono o sanno, o sono capaci di salvare tutti. Ognuno salva chi può, chi è in grado, chi gli è affine, chi no, dall’amico in difficoltà, a riuscirci alla nipote obesa, a riuscire a incastrala alle proprie responsabilità verso sé stessa. Le opzioni sono tante, e i salvabili innumerevoli : dagli operai che ogni giorno crepano sul lavoro, ai detenuti che si impiccano nelle celle, alle donne afghane lasciate a crepare nella loro cripta di terra terremotata perché prima, lo vedi, si salvano gli uomini e i bambini maschi. Poi se proprio si deve. Ma proprio nèè. Il campionario delle sofferenze umane è oggi più vasto che mai, dal momento che siamo tanti, troppi, e quelli che hanno fame, che scappano a tutti i tipi di brutalità e non trovano rifugio…insomma a fare l’elenco dei sofferenti figurati, non si finisce. E sono i più. E nemmeno dei misfatti cui fare fronte, quelli contro il pianeta per esempio.Ora, mi pare che ci sia chi si occupa, ciascuno secondo quanto può, di fare, come si dice, del bene, ad assumere la responsabilità di essere sociale. Aiutare un palestinese o uno del Sudan sono entrambi a mio modo di vedere atti validi sul piano umano, non diversi dal calarsi in un pozzo per salvare un operaio incastrato. C’è chi è capace di questo, chi di quello. Ma non mi piace questa classifica dei virtuosi. È ingiusta. E un tantino crudele. Quanto agli slogan, fanno parte del teatrino. Sono brutti, ah bè mica c’è Leopardi dietro. Ma gratificano chi li lancia. E sono meglio, può darsi, dei comunicati stampa dei cerchiobottaisti, cioè degli stronzi. Tanto tempo fa io contestavo un mio amico perché si era arruolato nella p.a. Croce Bianca di Milano. Avrebbe fatto medicina poi, ma intanto faceva pratica di miserie umane. Lo contestai perché la C.B. era cattolica e chiedeva il certificato di battesimo per farne parte. E io gli dissi perché accetti. Perché ho il certificato, mi disse, tu no e allora vai alla Croce rossa dove non te lo chiedono, ( io non sono battezzato e quindi). Ma ma ma io non ci andai alla Croce rossa. Lui sì, in CB ci stette io credo una decina d’anni. Fece del bene, in tutta semplicità, a prescindere.Così come dopo da medico. Ora è in pensione, ha 73 anni come me e, lo stesso, fa il volontario all’ambulatorio dell’opera San Francesco. Lo invidio un poco, mi spiace non avere una laurea in medicina o anche solo da infermiere. Poi c’è chi ha la laurea, magari in medicina e si limita a fare lo sdegnato per tutto. MA, ma ma fare no, non fa niente. Fa l’analista dei tempi. Si adorna di frasi intelligenti e ciccia. In conclusione mi pare che colui in qualche modo cerca di ovviare agli orrori, a qualche orrore, piccolo o grande, a prescindere, sia lodevole, perché lo fa. Solo per quello.

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