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Mi sbaglierò ma sento i borborigmi del demòs_δημóς la panza degli uomini de panza, si diceva in Sicilia, di questo dèmos_δῆμος il paesello, la plebe carnivora alla fine di tutte le fiere di paese che digerisce il capro espiatorio. Che per essere magnato è stato inventato. Occhèi merlìn cocài. Non che non esistano i cretini che si fanno beccare o che vogliono essere beccati in uno slancio di stupidéra, (nel ’69 in place sainte Babile_Milano lo scrivano qui presente fu tabassato a dovere da una mappazza di piccoli santi manganelli ch’egli avea toccati col poco fantasioso epiteto di porci fascisti) tuttavia, stupidera o no quella del povero Siher me, ucci ucci sento odor di Pietro Val Preda. Roma è sempre valsuta una dittatura, da giuliocesare in poi. O no? Con Siher, con lui per lui mi sento terrorista. Amen e arrivederci.

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About dascola

P. E. G. D’Ascola Ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: Le rovine di Violetta, Idillio d’amore tra pastori, riscrittura quet’ultima della Beggar’s opera di John Gay, Auto sacramental e Il Circo delle fanciulle. Suoi due volumi di racconti, Bambino Arturo e I 25 racconti della signorina Conti, e i romanzi Cecchelin e Cyrano e Assedio ed Esilio, editato anche in spagnolo da Orizzonte atlantico. Sue anche due recenti sillogi liriche Funerali atipici e Ostensioni. Da molti anni scrive nella sezione L’ElzeMìro-Spazi della rivista Gli amanti dei libri, diretta da Barbara Bottazzi, sezione nella quale da ultimo è apparsa la raccolta Dopomezzanotte ed è in corso di comparizione oggi, Mille+Infinito
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