Blog di Pasquale D’Ascola

Il giorno tre del mese di  agosto del 1891, a Reggio Calabria, all’ora che più gli convenne e in piena indipendenza da genitori di cui sono noti solo i nomi, Francesco D’Ascola e Anna Minniti, nacque Pasquale; di lui non si riuscirà mai a sapere se il suo cognome D’Ascola avrebbe dovuto essere scritto con o senza apostrofo. Mio nonno a suo modo voleva essere un capostipite, fermatosi al grado di stipite per mancanza di capo.
Il 14 ottobre del 1896 a Trieste, regno d’Austria e d’Ungheria, da Johannis Bergomas e Johanna Klum nasceva Anna Bergomas che l’Italia redenta, con una Co e una A, trasformò in Bergamasco; a tempo dovuto diventerà mia nonna. Era bella e alta per il suo tempo. Suo marito sarà piccolo e tondo.
Nel 1921 Pasquale, arrivato per vie misteriose da Reggio a Marsiglia e da lì a Trieste, sposava Anna a Milano; ci deve essere una parte di vocazione alla diaspora, evento singolare per i non ebrei, ma non escludo parentele alla lontana. Poco dopo nasceva Giliola, la primogenita che naviga nel limbo della mia memoria di treenne. Sarebbe morta di cancro nel 1955. La notizia è ufficiale, fatto questo non così irrilevante, parlando di una famiglia di cui si sa poco e male. Pare sia transitata ma non esistita.
L’undici di settembre del 1922, a Milano nasceva D’Annunzio, mio padre, non il pollastro laureato. A dispetto del nome era un bell’uomo malato e imbattibile nell’arte di rovinarsi l’esistenza.
Il 23 aprile 1923, a Manzano del Friuli nasceva mia madre, la Gilda. Rosa e Giuseppe, i suoi genitori avevano già 3 figlie. In treno immagino e quello stesso anno, emigrarono in  Francia. Non avrebbero mai dovuto tornare in Italia, se Giuseppe fosse stato meno stupido e si fosse accorto che nel 1941 l’Italia era entrata in guerra contro la Francia, ma è difficile rimproverare a qualcuno la sua stupidità. Si punisce già da solo con il vantaggio di non rendersene conto.
Come cantava la filastrocca, passa un giorno passa un altro, a un certo punto arrivo io. Se dico che non so da dove, non faccio una boutade ma una constatazione. Cresco all’ombra di mio padre, condottiero partigiano e rilevante analista politico destinato a non fare alcuna carriera, men che meno nel PCI cui era iscritto dal 1943,  se non nella vita, sotto forma di esercizio della sopravvivenza. Ho avuto un’infanzia felice perché superprotetta. Era quello che mi ci voleva data la mia patologica paura di tutto, soprattuto di quello che ci aspetta, quanto a mostri e meduse, sotto la superficie del mare. Un’adolescenza uggiosa e dispersa come tante, inutile e improduttiva. Da mio padre ho ereditato il gusto per il metodo e per la letteratura. Da mia madre quello per il disordine e i lavori di casa.  Sono diventato regista teatrale senza intenzione, con altri interessi voglio dire. Ma l’ho fatto a lungo con cura meticolosa, capacità e senso del dovere, fino ad accorgermi che non era quello che volevo fare da grande. Non è un gioco di parole, adesso che sono grande penso di essere nel tempo giusto per fare qualcosa, il teatro non è materia né per sogni né per altro, è il luogo dell’assoluto nihilista, se quest’espressione ha qualche senso e, adesso che sono cresciuto, astrarmi da un mestiere gradevole da insegnare ad altri, penoso da esercitare per sé stessi, è un dovere. Mi sono sposato con volontà precisa, senza rimorsi né rimpianti leopardiani, leopardeschi, leopardati o jeopardati per l’età perduta. L’età perduta è, alla lunga e di gran lunga, guadagnata. Non è saggezza ma osservazione e riguarda me, nello specifico, ignoro quello che altri fanno o hanno fatto del loro tempo perduto, tranne quello che ne ha fatto Proust. Ho dei figli e con qualche probabilità solo statistica, circa vent’anni di respiro residuo. Una letteratura. Questo è il blog delle parole.

Benvenuti gli osservatori.

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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9 Responses to Blog di Pasquale D’Ascola

  1. esalvi says:

    Difficile commentare, come dici “lo scrivere è un fatto molto privato” e quindi difficilissimo e fuori posto “commentare” una persona.
    Come editor ripeto quanto già scritto trovo divertente, colto, raffinato e abbastanza stravagante da meritare molto.
    Sperando che molti ti leggano
    Elisabetta

    • dascola says:

      È difficile non scrivere ovvietà dopo le lodi. Dopo, le lodi hanno il vizio di girarti intorno e farsi pulci nelle orecchie e diventare un refrain e allora bisogna metterle a tacere. Non posso non ringraziarti ancora però, molto per l’entusiasmo che vedo saltellare tra le lettere. Spero anch’io che molti mi leggano, molti ma buoni. Ok.

  2. La cura delle parole ha il suo fine in se stessa. Come, del resto, la sua causa. Grazie, gentile Collega, di avermi informato dell’esistenza del Suo blog.
    Apollonio Discolo

  3. lcln18ina says:

    Ciao Pasquale, ma che bello il tuo nuovo blog !
    sai suscitare emozioni positive, gioia e grande consolazione di questi tempi grami; continuerò a leggerti !

  4. Lydia Dovera says:

    Ciao Pasquale. Intravedo affinità di origini tra noi, almeno per un quarto. Mio nonno, lodigiano ma milanese di adozione, incontra e sposa una triestina austro-ungarica. Anche lei alta, fiera ed emancipata come le donne di quel tempo e di quei luoghi. Il quadro rimane molto nordico in quanto mio padre sposerà una veneta. Il mio sangue è quindi tutto lombardo-veneto, ma per aggiungere un po’ di pepe alla mia discendenza ho sposato un napoletano.
    Auguri per il tuo blog. Ti leggerò volentieri.

  5. Ciao compagno e/o collega! Ma ti rendi conto che il nostro rapporto personale e professionale annulla il problema che si pose nel ’68 – anno in cui tu eri un cinnàzzo ed io un cagapiscianella culla? Anch’io ho un blog, lo tengo lì per quando il Tea Party ci bannerà da FacciaBuco ed anche da GurglePùs – appropòsito, ti invito, così, per sport ;o) un abbraccio da gf

  6. Un bel racconto è un bell’inizio. Il momento in cui il piede ancora non si appoggia ma già sente la forza della gravità. Allora buon appoggio Pasquale, su questo spazio che c’è e non c’è. Solo il fatto di muovere qualcosa, crea movimento, passo, cammino
    Emanuela

  7. Mario Valente says:

    un padre comunista…senza ubbie carrieristiche nè narcisismi è una buona ottima memoria, così come avere una compagna liberamente e volutamente scelta e due figli, e per di più ben oltre trent’anni di storia personale da costruire. Che la festa cominci! Good night and good luck! Mario

  8. anna says:

    ciao Pasquale!
    anche io avevo un blog su tiscali, poi caduto in disuso, come capita talvolta ai blog. è cmq un’esperienza che mi è piaciuta molto, sotto molto aspetti. anche utile direi. avevo insaturato buoni contatti con altri blogger nella stessa piattaforma, poi mi sono spostata su yahoo e niente più blog.

    a rileggerci qui o lì
    ciao!
    Amy

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