Un lavoro qualunque

Una cosa attira l’altra e le due dame passeggiano per comprare e per passeggiare, perché questo è il loro lavoro. Esse passeggiano e si dondolano a tempo con le belle borsine piene dei loro desideri acquisiti, arrancano sotto il peso dei loro importanti deretani, deretani in seduta plenaria, e intanto regolano il mondo come dev’essere da oggi a domani per l’eternità. Non ci arriveranno, lo sanno ma se ne dimenticano e sincronizzano il mondo su una loro idea di senza tempo, parziale e ottuagenaria.
Così risulta che preferisce il sussidio invece di cercarsi un lavoro qualunque, dice la più pesante e più bassa di statura delle due alla compare; chi dovrebbe cercarsi un lavoro qualunque non si sa, ma si intuisce dalla declinazione spregiativa di sussidio, lavoro e qualunque, essere qualcuno che a Madame dovrebbe fare il piacere  di cercarselo quel  lavoro qualunque, un lavoro senza storia dunque e senz’altra motivazione che non sia quella di smetterla di minacciare il paesaggio di Madame il cui lavoro di comprare e passeggiare non dovrebbe essere sciupato da persone che non si cercano un lavoro qualunque, alle quattro del pomeriggio. Se poi spaccasse una vetrina, questo qualcuno e qualunque, madame non ci si potrebbe specchiare più e forse perderebbe il senso dell’orientamento e dell’identità e della sua eternità. Sarebbe un peccato non potersi specchiare a ottant’anni nella stessa vetrina, in carrozzina. Spinta da qualcuno che ha trovato un lavoro qualunque.

Madame promène son cul sur les remparts de Varsovie/Madame promène son coeur sur les ringards de sa folie…Tandis que moi tous les soirs/Je suis vestiaire à l’Alcazar

Jacques Brel_Les remparts de Varsovie_1977

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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