Il buio di San Silvestro

So già che mi attirerò l’ostracismo di alcune tra le più candide anime dei pochi lettori che ho. So anche che sto per toccare la corda sempre tesa di certe fantasie mitiche e la miccia di quel sempre in agguato terribile amore per la guerra(1) che ci minaccia tutti, nessuno escluso tutti pronti a tirare il grillletto all’occorrenza, assodato che una congrua percentuale del nostro patrimonio genetico ci arriva dai Neanderthal, grandi migratori e  pacifici non saprei. Mi assumo pertanto il rischio di sorridere dell’asserzione propalata in queste ultime ore dalla pubblicità giornalistica, che le bande della notte di san silvestro, minori ma non diverse da quelle di analoghe notti sante e cristalline ma che consiglio non portarono affatto(2), fossero riconoscibili per essere composte di nord-africani a distinguere i tratti lombrosiani dei quali, le scuole di ogni ordine e grado parrebbero addestrate ad allevare i piccoli e i grandi con infallibile metodo. E di arabi, non difficile esercizio questo del riconoscimento: hanno il naso fallico come gli ebrei, si sa le cuginanze, e come questi ultimi sono viziosi e lussuriosi da cui le scritte voglio scopare  diffuse dagli assaltatori di donne bianche. Invece parrebbe che nella virtuosa brianza, per esempio, nessuno abbia desideri simili né che li esterni con cartelli pubblici, ma solo al bar, tra pochi amici sinceri e carbonari che della figa hanno quella visione ideale che la esalta come mater dei; del resto, quando siano irrefrenabili, la chiesa matrona vigila per pilotare sentimenti di dubbia castità verso giochi catechistici come il calcetto, la palla a mano, lo scoutismo e il calcio balilla. E peraltro la percentuale laica e tiranna dei bianchi invero preferisce devastare le fontane del Bernini, ingaggiare lotte a coltello tra guelfi e ghibellini dell’una e dell’altra società calcistica, devastare i gabinetti dei treni deponendovi, ma solo i propri escrementi, e lasciandoli lì all’osservazione libera di chi nel dopo passerà da detta ritirata o latrina.

È ovvio peraltro biasimare imprese collettive di questo tipo, accumunate dalla stessa voluttà squadristica. Non casuale né estemporaneo mi appare tuttavia il dominio dei tempi di esecuzione, pressoché perfetto… credo che nemmeno un regista d’opera lirica vi riuscirebbe… l’orchestrazione armonica per più parti separate, la contenuta entità dei danni materiali, di là dalla paura inflitta su cui c’è da interrogarsi, l’assenza organizzata della polizia, il rapido sacrificio, chissà se e quanto bene remunerato, di un capo della polizia stessa, la pronta reazione del popolo bianco chi sotto banderuole rosse, chi sotto l’usbergo di svastiche e slogan ariosi, uno dei quali segnalo per averlo letto di sfuggita in una inquadratura, Fascismus ist keine Meinung, con una cabaletta troppo rapidamente svanita dal cinegiornale per essere sicuro io che cantasse, sondern ein Glauben(3). È ovvio dicevo biasimare, ovvio un sentimento per lo meno  inquieto del prossimo futuro. Del resto studentesse ree di porto abusivo di jihab malmenate a bologna la dotta, protestatrice muta con analogo copricapo allontanata in malo modo da un comizio di quel plantigrado, abusivo anch’egli, di un trump.

Tanto che nessuno lo ha fatto, per niente ovvio invece darsi ragione del metodo e dei tempi nell’esecuzione ed esibizione notturna, e domandarsi cui prodest. A chi giova tutto ciò. Agli arabi così facili da distinguere nella vulgata, o forse sì in areali dominati dal tipo ariano così diverso da quello calabrese o camorrista, in ogni modo agli arabi direi che non giova; quanto e quale il vantaggio nel farsi prendere per dei mammaliturchi. Penso al negoziante, al pizzaiolo egiziano, all’assicuratore iraniano o al medico palestinese, alla studentessa irachena, all’interprete della polizia marocchina, tutta gente che conosco e che qui nell’Europa densa di fantasmi ha costruito la sua pace e che tutto certo desidera tranne essere crocifissa domani o indicata oggi dai manifesti legaioli per most wanted; o chissà prendere in mano il potere in quanti pochi sono per abbattere le madonnine infilzate sulle guglie delle nostre tradizioni; soprattuto se si pensa alla situazione di gaza e cisgiordania, adesso che anche ai più sfegatati bigotti filo israeliani qualche dubbio sul buon senso del governo israeliano, sorge in fronte. Forse. Né hanno vantaggio i sedicenti nordafricani, i cui paesi rispettivi commerciano alacremente con tutto il continente candeggiato e che tutto farebbero tranne disgustare i loro clienti. Una cosa è l’islam, altro il buon commercio di arance, olio, vino, spezie, datteri, cocco, petrolio, gas, e turisti.

Allora, mi domando di chi, se c’è, è la regìa di questi agiti controproducenti, attentati non esclusi, che pure son fatti e non certo disfatti. Inesperto di teorie del complotto non so rispondermi; nomi balenano nel planetario della mia immaginazione like c-beams glittering in the dark near tannhäuser gate(4): il mossad, l’eterna cia, la trilateral, il vaticano, hmm fammi indovino che ti farò beato; perbacco sono stato tra i primi contro il ’68 e so tuttavia per certo che è impossibile sollevare in contemporanea masse significative per numero e convinzione, agitando uno spauracchio noto e diffuso, dagli alle loro donne, con rapidità e in assenza di un ordine, una preparazione e un metodo militare che determini lo scopo, i contorni e i limiti di un’aggressione e tale per cui essa, per quanto sgradevole sia essere palpeggiati sotto la cattedrale dell’acqua di colonia, non culmini in una replica dei fatti di nanchino, 1937, dicembre e mesi seguenti. Non furono 397 le vittime laggiù e non di minacce, ma 20.000, qualcuno parla di 80 sempre mila, violentate da uno o preferibilmente da più, mutilate, sventrate, impalate, dimenticai bruciate vive(5). Ripeto pertanto che il terrore può essere utile quando si è pronti a rovesciare un avversario giù dai suoi piedistalli, dall’interno, o a un’invasione reale dall’esterno. Il terrore dipende da quanto si è disposti a infliggere e a subire per contrappasso; perché la sua medaglia ha due facce, analoghe e contrarie. O una sola. In ogni modo…

I teddy boys, signori, non è una novità/rompevano le scatole già nell’antichità:/ai tempi di Nerone giocando coi cerini,/bruciaron tutta Roma/son scherzi un po’ barbini./Durante il Medioevo bigotto e un poco nero/avevano un contratto picchiavan per il clero./Più avanti nel seicento mollavan sganassoni/però eran tutti bravi lo dice anche il Manzoni./Nell’ottocento invece con il romanticismo/picchiavan per la gloria l’onore e il patriottismo,/Giuseppe Garibaldi capì la situazione/ne prese circa mille e fece la nazione./Nel secolo ventesimo scoppiò la gran scintilla/fu allora che poterono vestirsi da balilla./Adesso per lo meno non c’è niente da dire/lo dicono e lo fanno per cinquemila lire/lo dicono e lo fanno per diecimila lire/lo dicono e lo fanno per ventimila lire ad lib.
Nanni Svampa ( Milano 1938) I teddy Boys -1965
(1)James Hillman –Un terribile amore per la guerra- Adelphi 2005
(2) Notte di San Bartolomeo (24 agosto 1572-30.000 morti ca.)Kristallnacht (10 nov 1938-solo 91 morti)Nacht del langen Messer (30 giugno 1934 -forse solo 200 morti)
(3) il fascismo non è un opinione ma una fede.
(4) Blade runner-https://www.youtube.com/watch?v=_JjJzMBGUwo
(5) Minnie Vautrin- Terror in Minnie Vautrin’s Nanjing: Diaries and Correspondence, 1937-38-Illinois University Press 2002.
Advertisements

About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
This entry was posted in Osservazioni and tagged , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

4 Responses to Il buio di San Silvestro

  1. dascola says:

    “… dai fatti di Parigi a quelli di Colonia, sta dilagando in molti Paesi la privazione della libertà di movimento garantita dai patti di Schengen…”

    Impeccabile, Leonardo, l’ appuntito commento di cui ti ringrazio. Il riferimento a San Bartolomeo è il primo che mi è venuto in mente e fa rima con la canzoncina di Svampa. Certo che bastava riandare al G8, gran prova generale, ma quando si mette mano ad argomenti spinosi si sa che i rami del roveto vanno in ogni direzione e spuntarli tutti uffs. Dunque grazie per la postilla necessaria. Postilla che amplia il dibattito, a poterlo affrontare, e spalanca tuttavia la finestra, altre finestre su orizzonti lugubri. Il pericolo, la paura giustificano i tratti di corda. La ridondanza di poteri ai pochi. L’arbitrio spacciato per giudizio di Sua Eccellenza. L’armatura della polizia. Ricordi che fino a qualche decennio fa la polizia inglese era disarmata. E adesso, rambo dappertutto. È un fatto, io che sono un appassionato fruitore di serie thriller, osservo che per pizzicare un ladruncolo nell’immaginario cinematrografico americano, ed è solo un esempio, si interviene in duecento della SWAT, catafratta come per una nuova battaglia di Gallipoli, dove invece australiani e turchi morirono dopotutto in bretelle. La domanda è se e dove stiamo precipitando. Piove una pioggia insistente e fortunata e il paessagio qui tra i monti e il lago è invece meraviglioso. A presto. P.

  2. Leonardo Taschera says:

    La domanda “cui prodest” sorge sempre spontanea in chi ha l’abitudine di pensare quando avvengono fatti come quello di Colonia. Fatti che, al di là dei contenuti, sono tra di loro accomunati da alcuni aspetti che sembrano essere fondativi della loro organizzazione: la pianificazione di tipo militare, che prevede addestramento e pianificazione dell’evento; l’assenza di una intelligence in grado di intercettare al momento opportuno le azioni preventivamente pianificate; l’assenza delle forze dell’ordine allo scatenarsi dell’evento e la tardiva attribuzione di responsabilità alle medesime. Non c’è bisogno di riandare alla notte di San Bartolomeo e consimili. Basti pensare al G8 di Genova, dove i cosiddetti Black Block hanno agito indisturbati spesso sotto gli occhi delle forze dell’ordine. Non so a chi giovi tutto ciò. Una cosa però è certa: dopo episodi di questo tipo le libertà e i diritti dell’individuo vengono limitati attraverso le cosiddette “leggi speciali”. E, dai fatti di Parigi a quelli di Colonia, sta dilagando in molti Paesi la privazione della libertà di movimento garantita dai patti di Schengen….Ognuno poi la pensi come vuole
    Leonardo Taschera

  3. dascola says:

    Gatto, manzoniano doc è uno dei migliori complimenti che avrei potuto sperare di ricevere. Dal tuo cuscino vedi più cose di un replicante in caccia di umani. Grazie.

  4. gattomannaro says:

    Amico mio (e manzoniano DOC), “dalli all’untore” vale per tutti i tempi e tutti i luoghi. Quando la peste dilaga c’è bisogno di prendersela con qualcuno, e se non c’è, possibilmente inventarlo.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s