Prêt-à-porter 1707 – La sfavorita

Noia a parte la sensazione è di avere assistito a un lavoro inutile. Un po’ di Treccani.

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Sir Godfrey Kneller (1646-1723) – Anna di Gran Bretagna –

La regina Anna Stuart, (1665-1714) l’ultima di quel casato fu sfavorita da una salute orribile e da una morte altrettale; tanto era gonfia che dovettero fabbricarle una bara quadrata ma regnò o assistette al proprio regno da spettatrice, parrebbe non disattenta, durante la guerra di successione spagnola, guerra che alla pari con altre d’allora era mondiale ma non definitiva come quelle di cui abbiamo più recente memoria noi che ci piace la storia e la memoria; nel 1707 Inghilterra e Scozia si riunirono sotto un’unica corona, la sua di Anna, che con la Pace di Utrecht – 1713 – acquisì Gibilterra e Minorca, già occupate manu militari con atti di qualche importanza per l’imperialismo di quel paese; la democrazia assolutista inglese si strutturò con vigore intorno ai banchi dei tories e dei whigs, il parlamento certamente lavorava tra chicchere, chiacchiere e piattini, ma domandarsi dove in Europa esisteva un parlamento; Swift, Newton e Defoe le furono coevi, dell’Anna, e un suo atto regale regalò loro il primato dei diritti sugli stampatori, il diritto d’autore. Henry Purcell morì nel 1695. La regina pare non fosse un’aquila, ma appunto, era malata dell’orrendo morbo di Hughes, sindrome autoimmune affine al Behçet, in pratica trombosi venosa profonda e allora probabilmente confusa con la gotta di cui molti soffrivano, i carnivori; patì di queste condizioni e di 17 o 18 gravidanze; solo l’ultima andò a buon fine, ma per un periodo limitato, il figliolo Guglielmo duca di Gloucester, le sopravvisse solo fino a 11 anni. Naturalmente per 17 o 18 gravidanze occorreva un marito, è tradizione, Giorgio principe di Danimarca, il quale evidentemente prese molto sul serio il suoi doveri coniugali. Dove trovasse il tempo la regina per abbandonarsi a un triangolo, tra leccaciuffe come dicono i Fiorentini, Sara Churchill duchessa di Marlborough e Abigail baronessa Marsham, non si può sapere ma il film gira intorno a questo, ai vomiti, alla bulimia, all’eccesso, a vari episodi iterati di masturbazione, simulata of course, e appunto di cunnilinctus. Alluso. Fine. Per carità secondo Nietzsche la così osannata cultura tedesca non era altro che il frutto di intestini di pietra quindi si può capire  che gli autori della pellicola avevano in mente di deplorare una fucking, in senso proprio, classe dirigente, il potere depravato e intrigante e linguacciuto di allora, allora hmm, ma allora meglio riguardarsi due bei film angli If e The ruling class, del 1968 l’uno, del 1972 l’altro. Questi de La Favorita sono autori di un’opera che non conosce o vuole ignorare la potenza semantica dell’abito e del décor che fu (solo) in Visconti. Ma  riguardare La dolce vita, o il recentissimo Phantom thread – Il filo  nascosto.  Fatto un giro nel cinema invece che nel backstage di una sfilata di prêt-a-porter 1707, de Le Cococorite si può fare gentilmente a meno.

Post scrotum. Emma Stone e tutta la compagnia di attori è semplicemente inglese, dunque perfetta, e si tiene sicura in piedi nonostante un film della cui esistenza, senza di loro, si dubiterebbe.

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About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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4 Responses to Prêt-à-porter 1707 – La sfavorita

  1. Biuso says:

    Caro Pasquale, è il secondo caso di clamoroso disaccordo tra di noi nella valutazione di un’opera. A parti invertite, però. Nel caso di “La La Land” il film ti piacque molto e a me per nulla. Qui invece tu lo stronchi e io lo ritengo magnifico. Spero di indicarne tra qualche giorno le ragioni sul mio sito. Anche questo è prezioso dell’arte, il fatto che sia -alla fine- una struttura ermeneutica.

    • dascola says:

      Bè che male c’è, nessuno, tanto che invece di replicare qui forse domani mi permetto un replicante post. Grazie Alberto.

  2. engleberth@libero.it says:

    Yes, film inutile e pure noioso! I agree ! ciao pasquale ….non ti leggo sempre sorry un abbraccio a te e a Desideria

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    • dascola says:

      Su battuta, tempo perfetto Pia’s. Non leggermi sempre è un peccato veniale ma non sai cosa ti perdi, ahha hahhahhah. Baci a te carissima amica. Trasmetto a Desideria.
      p.s. Andrea ha finalmente avuto un contratto non ricco ma decente. In dieci giorni ha firmato e trovato casa da sé alla Bovisa. Ben 30 mq.ma proprio graziosi e la Bovisa è comoda e molto Simenon. È contentissimo.

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