Lo malo paiese

Hai visto sulla stampa che leggi, ma del resto non si sfugge alla notizia, della bua di Blscni, quello. Hai visto e hai sentito più di ogni altra campana di paiese, di parrocchia, di oratorio, il coro di sanvito democristiano e dunque agli urbi e agli orbi, di che guarisca presto, che uomo, che leone, ¡ay ay ay ay! che combattente che (gli) si rialzi presto, a lui, a 86 anni, miracolato da quel dio che non c’è in tutta evidenza o, gli fosse anche sfuggita la nascita di figuri bisluschi com’egli, putin e trump, ma la lista mica è così corta, ché ai gironi d’oggi il campionario di fetenti è lungo che gnanca Dante, gli fosse anche sfuggita avrebbe provveduto come il buon Zeus, non se ne fabbricano più di dèi come lui, con un fulminazzo che nemmeno un HIMARS, High Mobility Artillery Rocket System, sarebbe così preciso. Ecco. Invece in summa tutti lì a piangere il morto che non muore ma risorge, è sempre tempo di ercolini semprimpiedi, eccolo lo zombie in comode rate come in una delle sue pubblicità: materazzi, poltorna e sifà, càssule di cafè, gengivari elettrici. Si vede si sente/ che è un paese differente, che questo è un paese cattolico vaticano apostolico romanzesco: in Germania nemmeno si ricordano più della buona e cara, chi era colei, Angela Merkel, qui si appone il sigillo dell’eternità a quassi cosa, che nemmeno l’angelo della morte riesce a svellere. Ricòrdati a vita, quella degli altri. L’apocalisse qui è impossibile. Il paiese è cristallizzato a rimembrare il sempre peggio. Il paese che ha inventato il frame stop senza sapere che cos’è. Qui non si può parlare male dei morti , vedi Muzzolini il violinista, respinto con il 5 e mezzo ma la signora direttrice lo ha tirato su al 6 ope legis, così, promosso. Non si può augurarsi che uno, non si pretende si redima come Favino ne Il traditore, ma che muoia almeno quello sì, che si levi di torno… mannò, anche fosse, pronta l’imperitura memoria, la lode eternit, il crocodillo che non gli si asciugano le lacrime, il funerale di Ei fu. Così nel caso tu vada in Israele, atto che ti qualificherebbe turista dunque stolto, visti i razzi e i mazzi che volano, casomai ti colpisse un oggetto volante e ti deflagrasse in seno, e allora? Varresti più punti nella tombola delle news. Mica bruscolini: un itagliano, Siore e Siori, non muore mai. Salvo sia povero. A volte.

About dascola

P.E.G. D’Ascola ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: "Le rovine di Violetta", "Idillio d’amore tra pastori", riscrittura di "Beggar’s opera"di John Gay, "Auto sacramental" e "Il Circo delle fanciulle". Sue due raccolte di racconti, "Bambino Arturo e il suo vofabulario immaginario"" e "I 25 racconti della signorina Conti", i romanzi "Cecchelin e Cyrano" e "Assedio ed Esilio", tradotto questo anche in spagnolo da "Orizzonte atlantico". Nella rivista "Gli amanti dei libri" occupa da molti anni lo spazio quindicinale di racconti essenziali, "L’ElzeMìro".
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4 Responses to Lo malo paiese

  1. azsumusic says:

    “Turista, dunque stolto” è quanto ho sempre pensato senza aver mai avuto il coraggio di dirlo, al di fuori dalle mura addomesticate, per non rischiare la persecuzione societaria.

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    • dascola says:

      Sai, caro mio, la lingua sciolta l’ho sempre avuta con qualche ritegno in passato per via delle conseguenze, appunto societarie, che pativo. A 70 “me la sudo”. Mi rallegra la coincidenza di opinione.

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  2. Paolo Prato says:

    Mi sganascio di risa, amarissime le lacrime

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