Vivere o non vivere

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Domani sera qui nel rametto del laghetto di Como sarà deciso se avremo il bene di riavere un sindaco uscente che già ha fatto bene il suo mestiere ed è espressione dell’autonominato campo largo oppure lo male di essere tuffati, non mi pare ci sia migliore termine, nel calderone a bollore sulla fiamma fascista. Altri direbbero della destra, ma qui come si sa siamo abituati a chiamare ciliegie le ciliegie, il cancro cancro, il pus pus e i fascisti fascisti. Nella fattispecie un genere anche lì allargato di fascisti : il candidato avversario e quasi quasi vincente dopo ballottaggio sul filo dei decimali, non è proprio nero, è bianconero, cioè una delle animelle di CiElle. Che sono un genere tutto italiano di fasci. Fasciati. Votati al potere, imperialisti. Okkupa di terzo tipo. Questo è, ed è il risvolto del malinteso sulla democrazia, quello che in pratica ti dice che tu che la democrazia la stimi e rispetti come metodo corretto di amministrare la cosa pubblica, i beni comuni, il bene comune delle libertà e dei diritti umani, devi tollerare che al gioco democratico siano inclusi quelli che di tutto quello che ho citato non capiscono nulla, non lo vogliono, lo negano a te che lo vuoi. Il dominio probabile fascista qui nel laghetto sarà una replica del fasciume governativo che proprio giorni fa si è espresso nel suo più bel modo : vietando. Aspetta per quanto riguarda l’educazione, chiamala sessuale o emotiva, vietandone appunto il percorso là dove più servirebbe, cioè nelle classi primarie, e dopo , alle secondarie, subordinando lo stesso all’approvazione della famiglia, sai quella cosa che non sa niente, non sa dove andare, si aggrappa al campanile e al minareto, alla riprovazione del nonno, all’opposizione del pater patris, alla nevrosi biodinamica. Al divieto per conto terzi. Amen. Per quanto riguarda invece la mia vita vietando di sponda, per conto terzi anche lì di legiferare in materia di diritto alla morte dignitosa e volontaria. Qui interviene il fascismo del ramo del lago crocifisso. Quello che non capisce come sia possibile levare anime a dio, anche se quel loro dio su di te non ha giurisdizione, non l’hai scelto e soprattutto sai bene che non esiste. Dio è una convenzione e come tale andrebbe trattata. Imporla è fascismo. Ora la domanda è, ma sse po’ campa’ così, avviliti, vilipesi, straniati. Soprattutto che cosa ci obbliga a stare in Italia se non il depauperamento, ecco il busillo, di lidi cui approdare in pace e libertà. Che cosa ci obbliga a convivere in un comune occupato, domani, da gente con cui non hai nulla, né mai nulla avrai in comune. Amen.

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About dascola

P. E. G. D’Ascola Ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: Le rovine di Violetta, Idillio d’amore tra pastori, riscrittura quet’ultima della Beggar’s opera di John Gay, Auto sacramental e Il Circo delle fanciulle. Suoi due volumi di racconti, Bambino Arturo e I 25 racconti della signorina Conti, e i romanzi Cecchelin e Cyrano e Assedio ed Esilio, editato anche in spagnolo da Orizzonte atlantico. Sue anche due recenti sillogi liriche Funerali atipici e Ostensioni. Da molti anni scrive nella sezione L’ElzeMìro-Spazi della rivista Gli amanti dei libri, diretta da Barbara Bottazzi, sezione nella quale da ultimo è apparsa la raccolta Dopomezzanotte ed è in corso di comparizione oggi, Mille+Infinito
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