Cerbaia, San Casciano in Val di Pesa, Firenze

Molti hanno una sconsiderata fiducia nei propri e altrui sentimenti, in generale dei sentimenti che confortano e rinforzano la buona opinione che essi tendono ad avere di sé medesimi, frigno dunque sono e, in particolare, di quei sentimenti che appagano con sensazioni epidermiche e piacevoli, come se di queste e di quelli fosse il regno della verità prima e delle bontà poi. Un passo più in là e si precipita nell’ideologia del sentimento, il sentimentalismo; che si fonda e si esplicita nella parodia di qualsiasi sentimento.

La prima parola che sento è bentornato. Mi arriva alle spalle con un certo stupore, mio, non della parola. Intendiamoci, non sono mai stato né sono appunto un sentimentale, nemmeno in occasioni di debolezza estrema, non credo in genere e meno che meno nell’Arcadia, né credo che un commerciante debba avere sentimenti più profondi di quelli che possono essere riferiti al suo piacere di constatare che, colui che l’anno passato era un cliente occasionale, un anno dopo si è trasformato in cliente fedele. Nelle sue scarpe mi rallegrerei, ogni persona che torna è un’ipotetica garanzia. Il commerciante sarà gretto ma vive nella e sulla provvisorietà degli scambi. Che sono tutti, di qualsiasi natura siano, incerti mi pare si possa dire, molto vacillanti. Insomma la signora del piccolo supermercato di paese mi dice bentornato. Poi si passa alla cassa; ci si rivede alla fine, c’è stato un po’ di trambusto, è morta mia suocera, le dico; mi dice, con un’intonazione per nulla banale, così è la vita e aggiunge, nostri amici hanno perso il figlio di 19 anni un mese fa e quelle le son tragedie, ma non ne parliamo o ci rattristiamo. Silenzio breve e arrivederci a domani. Buona giornata.

Non amo la carne da mangiare, per dovere o abitudine la compero per gli altri, alla fine mi adeguo. Non conosco la macelleria in piazza ma vedo che c’è un certo andirivieni di donne e tutte del paese. Sarà un buon segno. La macellaia ha qualcosa di goloso nell’espressione, sarà sui quaranta, il fisico è quello di una lottatrice ovvero di una che si carica sulle spalle quarti di bue, ma non ha una faccia né feroce né ottusa. Congeda una comare con un cartoccio, ecco il solito Bianca, e sembra si apparecchi a servirmi in un area di privilegio; non mi ha mai visto. Sorride. Chiedo del petto di pollo. Mi offre di fenderlo in tante fettine. Mi fa notare il colore e il tono della carne, una lezione di anatomia patologica. Taglia e batte con decisione. Non riesco a non pensare alle simpatiche baccanti che fanno a pezzi Orfeo, non infuriate, metodiche. Vabbè. Lei chiede come cucinerò l’àrista e il resto; in base alle mie risposte mi spiega che cosa mi darà per il meglio. Molto professionale, madame, sempre sorridente. Il marito è nel retro che squarta, si sentono i colpi della mannaia, lei si muove leggera per la bottega, non riesco a non pensare come si lascerà fendere dal signor macellaio, la notte, come un petto di pollo, sorridente. Cose che pensano gli uomini immagino, le donne non so. Ne arriva una, adesso, ma non per servirsi, domanda che cos’è equitalia e perché le chiede soldi. La macellaia spiega che si tratta di un’associazione di strozzinaggio, con poco legame con equità e molto con italia, cioè lo stato di rapina. Confermo. La donna è spaventata, la cifra non dev’essere modesta. Soprattuto perché riguarda la suocera. Immagino che possa essere anziana e malata, non so perché. Arrivederci, arrivederci a presto.

Dal coltivatore diretto. Oggi c’è la moglie ma sono in tre a lavorare, il marito e la madre, di lei credo. Tutti secchi, tutti sciupati dal sole e dalla fatica. Intelligenti, agricoltura studiata e pensata, oltre il biologico, ho una lezione in mente dall’anno passato. Frutti bellissimi a prezzi molto sensati, convenienti insomma. Compro chilate di pomodori e cipolle e pesche, la donna nota il busto che devo portare, qualche ora al giorno, per sollevare la colonna vertebrale, mi parla della sua, le dico del mio intervento, mi ascolta con occhi precisi, mi dice del suo guaio di donna, del suo intervento, delle sette trasfusioni, del suo fibroma ma ora sto bene; mi pare di poter osservare che sa che so che non può essere stato altrove che all’utero. Pago, afferra lei tutti i miei sacchetti della spesa e parte su per la salita verso la macchina, mi schernisco, faccio tre viaggi dico, mi dice che qui non ci vede nessuno, non mi devo vergognare concludo. Vola e deposita tutto nel bagagliaio della mia Skoda. Arrivederci. Buona giornata.

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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One Response to Cerbaia, San Casciano in Val di Pesa, Firenze

  1. lcln18ina says:

    sei bravissimo, sembra di essere lì ! non saprò mai farlo così bene, ma proverò a scrivere anch’io, mi fai venire voglia !

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