Fickelundfackel

Karl Kraus, viennese, di professione Cassandra, per anni scrisse da solo e pubblicò una rivista dalla copertina fiammante, polemica va sans dire e dal titolo augusto, die, la, Fackel, fiaccola. Le sue opinioni lontane, si parla di un uomo morto nel 1936, sono a volte anche le mie. Und in inglese è and. Fickel completa ed estende il giochetto di parole applicando forse un inapplicabile suffisso diminutivo al tema, sempre tedesco, fick che ha il suo corrispettivo nel noto inglese fuck, fottuttina, che si riconosce nel crudo lessico urbano inglese, fickel appunto, violenticchiare. Vedete un po’ voi.

Non leggo più i giornali perché mi nuocciono alla salute, tendo all’ipertensione e ho un brutto carattere, ma sono convinto, forse sbaglio, che sia la stampa a creare le notizie, è vero, ma non i fatti che appartengono ad altro campo. In termini forse meno forse più kafkiani ma poi perché no, perché semplificare una materia, il mondo, la cui complessità è nota e solo nella sua stessa complessità e per successive approssimazioni ed errori può essere indagato, ho la sensazione che sia  la stampa a sorreggere l’illusione, democratica dicono, che certe cose, qualunque cosa nei fatti, avvengano davvero, ossia che continuino, si amplino e via di seguito. Se prendiamo a misura il fenomeno che ha determinato in tutti questi anni la presenza al governo di un paese assai poco nazione, di un solo uomo e di una sua banda di poco di buono, forse manovrati tutti da un cupolone di uomini davvero in gamba, nella loro specialità, e intesi a trasformare quella stessa scarsa nazione, perché limitarsi a una regione e a un togato staterello feudale quando c’è tutto uno stivale da calzare, in loro dépendance, pied-à-terre in qualche caso, garage per carrozzoni blindati in molti altri, viene fatto di pensare, a me per lo meno, che non avesse insistito, anzi si fosse determinata la stampa a non parlarne mai, nemmeno per sbaglio, nemmeno per azzardo, con metodo, forse quello stesso uomo, privato di ciò che gli è più caro al mondo, lo specchio delle sue brame, sarebbe ridotto, con un Lysle d’inglese in mano, a gironzolare per Trinidad & Tobago a guardare i bikini sulle spiagge e ad a essere quello che è, un vecchietto ignorante e anorgàsmico, malato di mente, tanto stupido da non capire di esserlo. Non so se il mio è un sogno retroattivo che, come tutti i sogni è una burla della mente per tenersi su di morale. Avevo giurato a me stesso di non parlare mai qui di quella che, per errore, si chiama politica, la politica è altro, anche nel male, persino Hitler ne ebbe una; il mondo è, nel mio giudizio, dominato da triadi che della politica hanno un concetto bizzarro ma evidente di grimaldello per scassinatori, non di attività volta all’orchestrazione armonica di una società. Non pare che qualcuno ne abbia la chiara percezione, tranne alcune Cassandre, inascoltate ope legis, ma mi pare evidente che viviamo schiavi del mondo di Robin Hood e penso che nessuno di buon senso, nemmeno un giornalista, potrebbe dire che lo sceriffo di Nottigham e il suo mandante abbiano mai avuto o si esercitassero in qualche misura in una politica. Come Peppino de Filippo in Totò Peppino e la Malafemmena, Ho detto tutto.

Il giornalista è uno che, dopo, sapeva tutto prima. Karl Kraus

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
This entry was posted in Osservazioni and tagged , . Bookmark the permalink.

3 Responses to Fickelundfackel

  1. anna says:

    Musica in tema!
    la dedichiamo a un po’ di persone, che ne dici? 😉 !

  2. anna says:

    che modifiche? al blog intendi?

    cmq ti lascio una chicca di oggi di zucconi, che può anche non piacere, ma non si può perdere.

    qui
    http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2011/09/02/

    ciao!

  3. anna says:

    ciao pasquale! come butta? manco io leggo più i giornali, da tempo ormai, però le news su internet sì.
    per il resto siamo in una gabbia di matti gestita da farabutti. punto.

    ciaociao e a rileggerci da qualche parte

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s