Chiara vieni qui

La mammina è un donnone e siede sulla soglia di una cappella senza caratteristiche, a chi intitolata da chi costruita non c’interessa, siede non perché zingara o questuante generica, siede lì perché avrà male ai piedi o perché sa lei, ma nemmeno questo ci interessa, siede lì da un tot di tempo, inutile speculare da quanto, ha le gambe grosse completamente fuori dal vestito a tubo, probabilmente costoso, non sembra uno straccetto, si vede un orlo di mutande, un orlo non di più, non si possono fare ipotesi sulla marca, colore bianco e anche questo interessa poco. La signora è seduta e la bimba, Chiara, anni 3 massimo 4 statura 70/80 centimetri, caracolla lungo un arco di cerchio di un metro e mezzo o poco più a non più di 40 cm. di distanza dalla madre assunta, all’osservazione, come centro dell’ipotetica circonferenza cui appartiene l’arco che la bimba descrive sul marciapiede. Indossa, la bimba non il marciapiede, un abito, così come è raro che si veda oggi; come tutti i bimbini e i neutrini è indifferente alla rigidità dei corpi e agli ostacoli; alla sua età supposta è così, più tardi i neutrini continueranno a passare dappertutto, Chiara invece incontrerà le difficoltà che tutti conosciamo, le porte non si possono attraversare che aprendole e anche le persone, con il carrello del supermercato per esempio, si possono spingere, urtare, strisciare, attraversare mai. La mammina si guarda riflessa nella carrozzeria chiara di una macchinina parcheggiata lì davanti a lei e continua a ripetere senza rilevanti cambi di intonazione, Chiara vieni qui, Chiara vieni qui, Chiara vieni qui. Dove risieda il Qui e perché è il quisito.

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About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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