L’omino di latta

Una storiella di secoli fa mi frulla in capo. Napoli maggio 1936, colli fatali di Roma, re di taglie imperatori d’etiopie ecc. ecc. Un giornalista inglese  interroga un ometto seduto a pescare in cima a un molo. Che sole, che cielo, attacca il giornalista, un’altra vita davvero. Beh non ci possiamo lamentare, replica sereno il pescatore. Uh uhm, prosegue il giornalista, E il governo fa molto per voi vero, Beh non ci possiamo lamentare, è la risposta del pescatore. Incredibile Italia, un Impero eh, dunque pare che questo sia un buon governo davvero, insiste il giornalista cercando di inzigare il pescatore che però lo fredda, Sient’a mme paisà, lo vuoi o non lo vuoi capire che qui da noi lamentare, non ci possiamo  proprio. E riprende a pescare.

Mi rammarico di essere così attaccato, voglio dire così preso di mira, da questa realtà nostrale, e straniera a ogni gentile quotidianità che, per quanto alzi la guardia e la schivi, essa mi schiaccia, colpisce e impedisce e di pensare e di scrivere cose diverse dalle invettive. Un amico, il filosfo Biuso mi dice, Noi siamo dei resistenti oggi, in quanto uomini che pensano, uomini che parlano e sanno il valore delle proprie parole, siamo resistenti, grati alla rete che ci tiene uniti tra pensanti; siamo politici; finchè non cozzeremo contro qualche brillante funzionario che decida, per farsi bello con i superiori, di passare a pettine la rete per scovarne, là dove si nasconde, il pernacchio al potere; che del pensare si offende, datosi che esso si ritiene  propria e diretta emanazione del nome del padre in figlio: sovrumana e super mascula. E non si creda che il potere è limitato a quella banda di sgurattoni che comanda senza direzioni; essa è agìta come un pupo, dalla stampa, dalla pubblicità, dalla goldman sachs, o come diavolo si chiamano queste massonerie di uomini dabbene che tutti insieme appassionati giostrai, stanno facendo del mondo il loro campo da golf. E si lamentano, loro, perchè il mondo, da qualche parte, a volte è restio a farsi spianare.

Ora leggo che l’animella della signorina Letta a due Piazze, di Lieletta la ragazza della Mancia che fa le veci di  presidente del consiglio ha pensato, ma per pensare così poco poteva anche non scomodare e avvilire il pensiero, strumento che un tempo, uomini  illustri usavano per scrivere, è solo un esempio, L’idiota; insomma, Leticia de Mon ha pensato di finanziare, si badi bene la scrittura soltanto, di qualche decina di cartelle di intenzioni, nemmeno buone, sono solo intenzioni di governo da fare, con l’imposizione di nuove accise sui carburanti. In soldoni, ciò farà salire, osservare per credere, il prezzo di pesche e limoni, di patate e peperoni che già si possono comprare a settimane sì e settimane no, come le azioni. Non parliamo di asparagi. Al massimo possiamo parlare agli asparagi. Ed è vero che sempre si può fare come bobby sands, un tale che morì di fame per l’interposta persona della killer fascista Margie Thatcher; in fondo nessuno ne ha tanta voglia, prima della propria scadenza, ma lascia gli asparagi nei loro banchi a far scuola di economia. Mi secca che il mondo sia rigirato tra i pollici opponibili di mandrilli carnivori e rinsecchiti, sì mi secca molto.

Ieri un drappello di giovani turchi sostava fuori dal consolato turco di questa cittadina con un ambrogino d’oro omaggio al collo, per protestare anche qui contro il loro sbirro imparruccato; c’è continuità e continguità di capelli tra potenti. Per la verità erano più gli sbirri che i manifestanti davanti al consolato ma si è capito che qualche governativo di quaggiù, nella nazione dell’abate Stoppani, ci teneva a presidiare il corpo diplomatico del governo amico. Favori tra teppisti. Da noi invece l’aumento indiscriminato dei carburanti non terrà a terra bombardieri nuovi di zecca che sono la prima voce del menu au café napolitain né fermerà i blindati per guerre umanitarie nè l’acquisto di manganelli ma limiterà di nuovo e di molto il potere di acquistare alimentari, e renderà ancora più salato il prossimo conto del riscaldamento di un intera nazione di uomini da 1300 euro al mese, quando va bene, taglieggiati da bravi con zuffi e zuffoli a 14.000 euro al mese. Ma qui siamo buoni, ci allarghiamo le intese come le scarpe strette, non ci vogliamo lamentare, non si vedono, come a Istambul vecchiette operose che svellono il pavè, qui. Ognuno se ne torna al santo desco la sera, masticando il proprio amaro ma senza il più piccolo accenno di volerlo sputare addosso, l’amaro, a chi l’amaro lo fa ingoiare più e peggio dell’olio di ricino. O forse l’illusione è che l’amaro faccia digerire.

Limerick, aa bb a

Non potendosi di letta dire

che di latta è un omino, inferìre

ch’è un ometto di lino, un santino

infilzato, un cosìno, un breve pipìno

una cosetta. Che non pole capire.

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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5 Responses to L’omino di latta

  1. noemi says:

    Ho trovato questo blog su google, sto leggendo con gusto tutti i post che riesco… il blog e’ semplicemente fantastico, complimenti.

  2. marinabo43 says:

    Caro Pasquale, come sai a volte mi irrita un po’ vedere che siamo sempre d’accordo su tutto, o quasi. Ma come non concordare con la tua rabbia, il tuo sconforto, la tua voglia di vedere un qualche accenno, anche minimo, di ribellione da parte di un’intera popolazione che pare contenta di pascolare fra magri e sparuti ciuffi d’erba (chi guadagna 1.300 Euro al mese è un privilegiato… guarda più giù, ci sono tanti giovani e tanti pensionati che se ne vedono 7-800 gli va già di lusso!). Sai a chi mi fanno pensare? Agli uomini-bestiame che lo scienziato di Wells trova con la sua macchina del tempo, tranquilli e sereni e pronti ad avviarsi docilmente al macello. Certo, il tuo amico filosofo ha ragione: coloro che riescono ancora a pensare liberamente sono dei resistenti. Ma non sono anche dei sopravvissuti? o dei fossili viventi? o degli inguaribili illusi? o dei gloriosi – ma presto morti, in un modo o nell’altro – difensori di un passo delle Termopili oltre il quale non c’è neppure una città che si organizza per difendersi? Scusa il pessimismo, amico mio. Quando ero giovane credevo fermamente nelle grandiose battaglie di minoranza, nelle sconfitte confortate dalla certezza che la storia ci avrebbe dato ragione. Qualcosa, dentro di me, ci crede ancora, ma prevale il timore che non mi resti altro da fare che provare a imparare a memoria un libro (quale? difficile scelta!!!) prima che qualcuno pensi di bruciarli tutti. Ma…. e se, per l’età, la memoria mi facesse cilecca???

    • dascola says:

      Il finale è nolente o volente spiritoso, quindi infiammabile, cara Marina. Essere d’accordo non è sempre bene ma aiuta a vivere; anche i resistenti ne hanno bisogno, come tutti. L’atto di scrivere, di rispondere, è un atto politico ma pure antidepressivo. Un altro amico, il defunto Toni Comello – fondatore del centro di resistenza culturale il Trebbo – mi disse una volta, Sai la maggioranza non comprende la forza e il carattere che occorre per essere atei o anche solo laici, perchè non si ha il branco intorno, soli si sta com’è nella natura delle cose.
      Ma dopotutto non siamo ai tempi di Giordano Bruno e per ora è lontana l’ipotesi di una repubblica islamica anche qui, voglio dire che l’abbiamo già anche senza islam; è però più mite ormai. C’è sempre chi se la passa peggio è vero, perbacco.
      Gli Eloi di Wells, già. Non siamo lontani invece da quello; quelli brucavano lattuga e languivano nella ricchezza; dobbiamo pensare che il vizio del telefonino e il benessere dell’happy hour abbiano tolto vigore a giovani che se avessere un filino di carattere, si tratta in fondo di fare piccole cose eclatanti, occuperebbero le pompe di benzina, poi li bastonerebbero, certo. E tu ci riprovi. Senza segnali di carattere i Morlocks continueranno implacabili. Ma forse basterebbe un cerino acceso sul nasino a farli spaventare e a ruina correre. Un cerino. Lasciamo perdere le rivoluzioni. Se ci pensiamo, qui è grazie al 68 che abbiamo CL. Sai bene che Maroni arriva da MS. Dunque pensiamo, diciamo, riflettiamo. E contiamo sulla Clemenza di Alzheimer, opera che non è stata ancora scritta, mi pare. Un caro saluto

  3. Massimo B. says:

    Ormai perfino la domenica mattina, una domenica d’estate, mi sveglio prima del tempo assediato da pensieri che riguardano principalmente l’ambito ‘privilegiato’ in cui lavoro, e lavori. Non ho più un momento, o un luogo, di fuga.
    Santa Maria alle Prigioni, dici; sì, forse lo capisco. Buona giornata, comunque. M.

    • dascola says:

      Caro Massimo, grazie dell’osservazione.La domanda che mi interroga giorno dopo giorno e fronte alla quale mi sforzo, non con poca fatica, di trovare atti e pensieri bastevoli a disattendere l’interrogazione è come non lasciarsi invischiare dalla nolountas benniana di lasciar tutto cadere. Io sono le mie parole. A volte tacere non basta.

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