Malleus Maleficarum

Preciso che dell’Egitto conosco poco, a parte, un po’ la letteratura, Lawrence of Arabia, e i volti e gli occhi simili tra loro, che animano quel mondo disteso tra Istambul a Marrakesh passando per Catania, e che mi inducono sentimenti amorosi naturali, ancorché non sempre giustificati. Non so da che parte stia l’esercito di prodi né da che guerrier sia guidato, se sia un virtuoso e severo epigono di Mustafà Kemal Atatürk, votato all’affermazione, anche con le armi, di un Egitto laico e dotato di servizi igienici per tutti oppure non so; né so chi sia questo Morsi, cui, osservo non è ancora stata fatta la pelle; né so di preciso di che pasta siano i fratelli mussulmani, benché, da figlio unico, il termine fratello mi faccia subito ricorrere da una parte al Caino di Saramago, dall’altra a Pulp Fiction, e l’aggettivo mussulmano mi perplima tanto quanto potrebbe indurmi alla perplessità l’attributo cristiano, indù o anche varesotto: fratelli varesotti, già vi sento slabbrare le vocali o ed e, oltre i loro limiti di apertura e chiusura. Le fratellanze, al pari delle alleanze inoltre sono, nella mia esperienza, votate all’offesa più che alla difesa, o alla difesa di questi per far fuori quelli. Bene, ciò che mi incuriosisce è un periodetto tradotto per i propri delfini dal quotidiano della Repubblica che così canta

Obama: I militari restituiscano subito il potere ad un governo democratico e civile”Il presidente americano prende posizione sul dramma egiziano. Si dice preoccupato gravemente per la decisione delle forze armate di destituire Morsi e chiede il rispetto dei diritti umani. La questione degli aiuti Usa all’Egitto: “Valuteremo tutte le implicazioni”

Ora, mi sembra bizzarro che il presidente di uno stato unito, che conosco solo per esserci stato un mese una volta, ma che so votato alla fratellanza anch’esso, religiosa e militare oltre che tra squali dello stesso acquario, un paese che arma una guardia nazionale militare di offesa da fratelli a meno fratelli, che ha più militari che papaveri nella propria nomenklatura e che, impiegato e datore di lavoro di sé quale malleus maleficarum dell’universo mondo è in conflitto permanente con chicche & ssia ritenuto diavolo, e tanto che delle proprie armate fa prodotto da esportazione rapida, e in genere permanente, ebbene bizzarro di un tal presidente mi pare il preoccuparsi, o si tratta di invidia del pene non so, fronte a un’iniziativa che in Egitto ha il precedente di Nasser, se non mi sbaglio, e l’esempio soft-porno di Mubarak. Non sono così contrario all’americano come categoria dello spirito, ne ho conosciuti e stimo parecchi, i creatori di cartoni animati per esempio, ma mi ha sempre insospettito il fatto che gli americani non usino il bidet. Chissà forse defecano tutti fraternamente democratici all’alba e subito dopo si fanno la doccia, una volta al giorno, non di più; se si è persone pulite eh sì. Il disagio della civiltà.

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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2 Responses to Malleus Maleficarum

  1. Biuso says:

    Definire gli Stati Uniti “Malleus Maleficarum” ci riporta alle loro origini fanaticamente calviniste (ne seppe qualcosa la cenere di Michele Serveto) e al loro presente di guardoni che mai si fanno “i cazzi sua” o che forse sin troppo bene li san fare.

    • dascola says:

      Sai, poi io rido e derido ma nel fondo del mio cuore mi domando in che diavolo di mondo sono nato e viviamo. Certo per ora non rischiamo di essere bruciati vivi con in capo una corona di alloro intinta nello zolfo né, peraltro, di essere presi a picconate in capo, mentre zappiamo l’orto in Messico. Capitasse mi guarderei bene dall’implorare – Gesù,figlio del Dio eterno, abbi pietà di me -. Credo che le mie ultime parole potrebbero essere – Caro, salutame a ‘ssorete- -.

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