Partenti e sorridenti

 Die drei Leute vom Labor pagg. 150/1/2 è il momento di Se questo è un uomo in cui tre prigionieri misurano la propria umiliazione sporca con la bella arroganza di tre giovani impiegate tedesche nel laboratorio chimico di Buna-Auschwitz; uno è l’autore, il chimico Primo Levi. Le signorine cantano, fumano, si limano le unghie, si pettinano, parlano di ferie, di quando sarà Natale, chissà, si rifanno il trucco si aggiustano la gonna, con un dito intriso di saliva correggono il tiro alla riga delle calze perché non facciano loro sfigurare i ben nutriti polpacci. Già uno se le immagina, è così davvero. Indifferenti. Tetragone. Qualche anima bella tra i lettori dirà, disumane. Acqua passata. Non è una domanda ma un’affermazione sospesa sul baratro.

Ieri sera camminando per uno dei giardinetti della città e in un momento di disperazione mi è sembrato di vederle, anzi le ho viste, quelle stesse signorine, 70 anni dopo, la stessa determinata attenzione alle loro gambette, ai loro, oggi, plateaux, chissà quante sanno che si scrive così e non si tratta di inglese, al tacco 12 o 15, alla gonnella sipario su vulve abbronzate, al trucco, alle loro vacanze, al chi vedremo stasera nella bolgia ritmica di quello che di giorno è virtuoso bar bianco, tutto latte e yoghurt, e la sera si trasforma in ritrovo urlante di una jeunesse doré, strapagata non si sa da cosa, da chi, se da stipendi di favola per lavori determinanti al mantenimento dello status quo, è possibile, o da prebende o denaro che i genitori elargiscono senza badare, tanto ce n’è e la crisi passerà e noi abbiamo depositato tutto in turchia e speriamo che questi cazzovogliono di turchi non rompano i coglioni, ma poi la turchia non sarà metà greca? Indifferenti, allegri, ciabanti. Tetragoni. Disumani? Ah, dimenticavo ignoranti. Ai postumi delle loro sbronze l’ardua sentenza.

Poi ho pensato al partito democratico e ho trovato un’altra radicale affinità, ovvìa relazione di contiguità, tra quelli e questo. Stessi urletti, stesse pose, stessa aria di mondo, stesse sartorie, stesso siamo di, un momento di sinistra sì ma lascia perdere, non è prioritario, veniamoci incontro.

Ho pensato che ciò che di etico, laddove per etica si intende una prassi commisurata sempre all’equo, al gentile, all’utile, al bello e buono e vantaggioso e ripartito, ho pensato che ciò che di etico era del vecchio Pci, coincideva con la sua fede, del tutto religiosa, nel partito ovvero nella chiesa, èidologica; in quella particolare sua forma di cattolicesimo ecumenico, che dettava le regole del limite di ciascuno, svolgendo in pieno lo stesso compito che le religioni si sono nei secoli arrogate il diritto di svolgere: temperare le spinte individuali e, non essendo di preciso possibile data la naturale disumanità dell’umano, indirizzarle a qualche nobile impresa, crociate, guerre, rivolte, scioperi, collette, funerali e gott-mit-uns, cose. Nell’azione, cioè nello stare compatti come la decima legione invitta fronte al nemico di classe. Scomparsa l’idea, anzi chiarito che è superfluo avere idee, ciò che conta è fare per fare e proclamarlo senza fare alcunché anzi il contrario, e quindi la ragion etica dello stare compatti, il partito si rivela per quello che è sempre stato in pectore: banda di malfattori, umani troppo umani, non meno tali dei loro camerati della contigua sponda di democratico fascismo. Questa la larga, che più larga non si può, intesa. Indifferente, allegra, ciaba tu che ciabo io. Tetragona e insensibile al quotidiano di milioni di Häftlinge di un sistema concentrazionario nel quale si demanda al prigioniero stesso e ben ammaestrato dalla televisione, di costruire il proprio reticolato con drum drum drum a chiodo, chats chats chips chips let’s twit again, cocktails e scopate gagliarde. È indubbio che si tratti di un progresso, di una comodità e di un inganno vile, cattivo. Acqua passata. Non è una domanda ma una affermazione sospesa sul baratro.

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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5 Responses to Partenti e sorridenti

  1. Massimo says:

    Anche a me la domenica fa un po’ questo effetto.
    Comunque, che si sia arrivati a maggiore disgusto per il PD che per i suoi avversari (?) è triste davvero, principalmente poiché questo, immagino, era uno degli obiettivi scelti del signor B.
    Riuscire a corrompere i laidi, che ci vuole? Ma portare, lentamente, una grande forza civile e democratica a mostrarsi laida altrettanto, questo è genio. Non solo corruttore di giudici, ma di anime. Chapeau.

    • dascola says:

      Non sono disgustato sai, è altro. Non mi disgusta il potere, lo temo; non l’ho mai affiancato, mai praticato, mai avuto fede in esso. Bisogna rileggere Se questo è un uomo. Levi ( si) suicidò.

  2. emanuela says:

    ah! La noia del ciaba ciabo e il vuoto della solitudine assente!

    • dascola says:

      Solitudine assente. Già.

      • dascola says:

        Caro diegod56,il mio Narciso gongola per il, bravo scrittore che sei. Ti ringrazio assai. E di più. Allora ti prego di leggere ciò che trovi in rete facilmente delle mie pubblicazioni. Ti raccomando Bambino Arturo, forse ti piacerà. O il mio cocco Cecchelin.
        Se vai in fb https://www.facebook.com/pages/Pasquale-DAscola/201242306683371
        c’è l’elenco completo. Non insisto ma avere un lettore, dei solo pochi che ho, ma intelligente in più mi darebbe una grossa soddisfazione.Un caro saluto

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