Senza titolo

Alla domanda su quale sia la differenza tra uno di quei nuovi potentati barbarici dai nomi in -stan che popolano la collana di perle sul collo della russia cattolica ortodossa e il belpaese cui regnarono Guidi e Malatesta/cui tenne pure il Passator cortese re della strada re della foresta, rispondere diventa sempre più semplice, la differenza sta nel nome dei protagonisti. Sempre più cerati sultani tuttavia e sempre più grassi giannizzeri.

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D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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