Guerra o pace in gita a Lecco

Allego il commento che segue, insegue e, credo, persegue il senso del  dire nel filosofo Alberto Biuso la cui lettura in generale suggerisco, e oggi in particolare cito: http://www.biuso.eu/2015/08/22/tolstoj-la-storia-gli-umani/

E lascia aperto il suo romanzo non soltanto nella sua dimensione teoretica ma anche in quella narrativa.

Anche narrativa, anche, anche.
Alberto Biuso, giunge a proposito con il suo bel pensiero, fresco in questi tempi possi e decotti e tanto affumicati che di nulla sanno dire, soffocati in culla, e in fondo è meglio così. Dopo Manzoni e Proust, nel catalogo indagato dal filosofo di quei sette pilastri della saggezza che per dirla tutta sono un pochino di più, non poteva mancare, Guerra e Pace; chissà, direi, l’opera tutta del russo, dove per opera credo bene dover intendere, l’opera che di sé Tolstoj fece. Operazione comune agli autentici grandi, non sto a citare, e che, per esempio contrario, non riuscì a incompleti come Rimbaud. Con sagace intuito Camus individuò in lui, e non solo, l’epìtome fallimentare e preventiva di ogni romanticismo; in  L’homme révolté infatti, Camus diagnostica prepotente nel poeta ribelle il côté di signorina in preda alla più sfrenata borghesìzia, dopo altrettanto sfrenato cavarsi le mutande. L’uomo si rivoltò alla sua opera: è, in minore, la tragedia del ridicolo Frankenstein. Ci vuole fegato per essere Leopardi, o la meglio è lasciar perdere. Per questo Emily Dickinson osò invece l’inosabile: dimettersi lasciando le dimissioni in costante attesa. Ogni letteratura autentica, non intesa a distrarsi, intendo dire, e a distrarre e a raccontare plus ou moins séduisantes conneries ma a interpretare il possibile, è un progressivo risolversi del conflitto tra opera e autore: Madame Bovary c’est moi. Un saldarsi graduale dei due lembi nella ferita dell’esistenza. Non c’è dissidio, tormento, o se c’è, come ebbe a scrivere De Chirico in un suo racconto gentile, Una gita a Lecco, allora non c’è ingegno. Allora la meglio è lasciar perdere*. La letteratura sia chiaro che non costituisce MAI, non deve, non può, MAI costituire una cura, un cerotto per incostanti nevrosi. Letteratura, se proprio si vuole, se proprio, assomiglia, è, In Wahrheit singen, ist ein endrer Hauch. Ein Hauch um nichts. ein Wehn im Gott. Ein Wind**. Dèi.
Ogni letteratura che tale sia, è critica della letteratura stessa. (Ciò vale secondo me anche per la pittura, intendo la pittura pittura, o non si spiegano i 58 studii picassiani -Barcellona, Museo Picasso, per Las meninas di Velasquez) E sono convinto di potere aggiungere che ogni letteratura sia, gli esempi son lì da leggere se mi concede il filosofo di osare tanto, è un modo diverso di fare filosofia. Non ho citato Camus a caso, si digerisca Céline. (Sì, Sartre anche Sartre, certo si può andare avanti a elencare anche esempi al revés, che rovescio non è). Credo che di Guerra e Pace da filosofi*** è bello e meglio occuparsi. Da antropologi. Interrogando qua e là è facile ascoltare la sentenza che Guerra e Pace è noioso, giudizio categorico, categoriale del resto, che giudica ma chi lo emette, e che accomuna il russo alla Recherche, ai Promessi sposi-che palle su fino al nostro Saramago-pfhh. Ho fatto l’esperimento: la più parte dei lettori ( del tipo B, i non ho tempo /rinunciatari distinti dal tipo C, gli ignoranti programmatici) dicono che non c’è trama e alla fine nel plot cercano il plot, il plot plot, il pol pot che faccia fuori per loro la letteratura stessa – i lettori B type sono per vocazione khmer rossi – il frùcchete frùcchete hahhh di qualche cazzuccio per nonnullam figam velut alibi; cercano la distrazione, la seguccia in guanti di filo bianco, il riposo dal riposo costante del pensare, laddove l’autore implacabile con se stesso, è filosofo appunto, indaga le verità: il momento di Andreji ferito sul campo di Austerlitz sotto un cielo di nuvole è sintomatico: il tempo che si dilata, senza che accada nulla, che anzi si distorce per sé ma senza fratture, come un luogo topològico**** che assimili l’orizzonte di chi ha scritto, dello scritto, di chi legga, del pensato di chi legga: 4 dimensioni. Ciò spiega perchè la letteratura oramai piace poco, se mai è piaciuta ( i 25 lettori possono anche diventare un milione ma restare 25). Si cercano storielle, o si ascoltano i telegiornali che è lo stesso, si cerca chi le racconti nel quadro compìto di un compito in classe, tot parole a cartella, corpo 12, interlinea 1.2, di quella globale classe di educande o, al contrario di renitenti, che è il mondo contemporaneo, un’affollata o mitragliata spiaggia di mutandàti turistici: è il reader’s digest. Indigesto benchè in digesto. Scrittura creativa la chiamano a non crea nemmeno un bel nigutìn d’or fasü con la carta d’argenta ( lomb. per un nulla dorato ricoperto di carta argentata). Da lì al comunicato dell’Isis il passo è invero breve; ciò che mi terroriza del terrorista è in primis, senza secundis direi, l’ambita ignoranza, la ben curata rozzezza, l’irripetibile puzza di piedi: e pensare che Rilke era puntiglioso non solo nell’ordine domestico personale ma pure non si permetteva  che un biglietto di auguri partisse dalla sua scrivania senza essere passato al vaglio della sua vigile critica*****. Già, ma i tempi oggi non fruttificano more. Via, stop.

*Giorgio de Chirico – Ibid, in Aria d’Italia – aprile 1939: Per salvare la faccia (i pittori oggi) hanno inventato il cosiddetto tormento; ma c’è poco da vantarsene; se c’è  tormento non c’è ingegno e se non c’è ingegno la meglio è piantarla. cfr. la bella e intelligente mostra Una gita a Lecco – Lecco Palazzo delle Paure. Fino al 20 settembre 2015.

** Reiner Maria Rilke Sonetto III dai Sonetti a Orfeo. Ognuno si faccia la propria interpretazione dell’Hauch e del Wind, del Wehn e del Gott. Go to.

*** Anche da fisiologi, o Madame Bovary non avrebbe dilatato un cognome da indizio genealogico a sintomo patologico. Domandarsi se senza Nietzsche sarebbe stato possibile Freud.

**** cfr. Enciclopedia Treccani alla voce Topologia.

***** cfr. Stefan Zweig – Il mondo di ieri

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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4 Responses to Guerra o pace in gita a Lecco

  1. dascola says:

    Un filosofo è un rabdomante, e ti risparmia di trivellare a casaccio

    La definizione c’è.

    Sulle 1400 pagine non sono d’accordo. Della Fornero, deo concedente, infischiatene; leggi. Secondo me non muori finché non sei arrivato all’ultima parola. Il tempo di meditarci e poi, se proprio ci tieni puoi anche andartene. Ma solo dopo. Con calma.

  2. diegod56 says:

    scheziamo in po’, dai

    in effetti io abuso del Biuso, nel senso che fidandomi della potenza del suo pensiero, il succo che estrae lui è già ottimo, e mi risparmio le 1400 pagine che, causa crudele riforma Fornero, mai potrò affrontare da vivo

    un filosofo è un rabdomante, e ti risparmia di trivellare a casaccio

  3. dascola says:

    Sai che ritengo un onore e un onere averti per amico; come è giusto che sia. Di corpimente in corpimente. P.

  4. Biuso says:

    Di pensiero in pensiero, di corpimente in corpimente, di lettori in lettori (di se stessi anzitutto) siamo un legame che dà senso al divenire. Grazie Pasquale.

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