Peyhotel

Dancing allegorèico

  1. Ingresso del pubblico. Scena vuota. Il brusio del publico viene catturato da alcuni microfoni, mixato e restituito poco alla volta in sala, amplificato e distorto fino a costituire un frastuono. Creare fastidio, e riso perché nel chiasso si colgono frasi smozzicate, modismi grossolani familiari al lessico senza familia. All’ingresso e per la sala si aggirano misteriosi personaggi in maschera. Nessun riferimento a una tradizione,  non è raro che costoro affrontino questo o quello del pubblico e lo facciano sparire con modi bruschi. Nessuno dei tre segnali di luce che annunciano l’imminenza dell’evento; in sostituzione rumori inquietanti, grida di strazio forse che sì forse che no; l’ultimo è un lungo prolungato ululare di sirena, la sala piomba nel buio, via anche le luci di servizio. Nero assoluto. Tornano, poi,  almeno le luminose delle uscite di sicurezza. Dal buio arriva un coro plumbeo. Nello spazio scenico che poco a poco si illumina, una moltitudine nera ferma come in una foto di gruppo senza vere signore canta infatti mormorando, prediligere le voci basse, do not touch me the sea of Marmara, do not let me rhyme to more mora. Dall’alto calano lenti stendardi neri con la ripetuta scritta Peyhotel in lettere bianche, variamente aggraziate.
  2. Un principe, named  Céliaco, entra all’improvviso come un disperso nel deserto. Il suo smarrimento è palese, a solo, pas de là bas. Si sente gorgoglìo e rompersi di acque. I neri si trasformano in onde. Il principe è sul punto di annegare.
  3. Animazione di sfondo: distesa di grattacieli languenti che perdono con calma pezzi sciogliendosi. Voce off metallica, come di portavoce: Upset penguins near tzantzababeelia’s gates. Sotto l’occhio vigile di due gigantesche statue della polizia, che avanzano da destra e sinistra, la polizia basta e avanza sempre, 18 pinguini tentano timidi bagni nell’acqua calda che lambisce l’asfalto, si scottano le zampe. Pas de dix-huit. Risate sinistre e destre in diffusione. Nugoli di frecce scaturiscono dai lati senza colpirli.
  4. L’animazione stinge in un acquerello pallido che fluttua d’ora in avanti sullo sfondo. Corale tango luterino sul tema B:R:A:H:M:S: ‘cause all the flesh eats winter’s grass, and all human desires are frozen leaves. Pas du tout. I neri formano una montagna nera di corpi e stracci. Vento che tormenta tutta la sala. Microfoni nascosti colgono gli infastiditi commenti del pubblico.
  5. Appare la stella del nord. Apparizione meravigliosa. I pinguini accorrono a pregarla. La adorano. Lei balla da sola. Frecce la trafiggono come una sansebastiana. I pinguini  svengono. Buio
  6. Entra un pullman turistico tutto di cartone. Ne escono sigari parlanti, penne stilografiche che schizzano inchiostro come calamari e mutande boxer che fumano dalla patta. Lettere che volano nell’aria e lettere bipedi  che, infilati piedi in vaschette di ghiaccio, eseguono un tip tap generale fino all’arrivo di una gran paio di labbra lunari su carro nero trainato dagli uomini neri. Fumo. I Pinguini si destano tossendo e scappano. Buio
  7. Lungo intermezzo al buio. Lampi e bòmbiti, rumori sinistri e destri. Cannonate. Broum broum. Musica agghiacciante. Odore di schifo. Fino al comparire di una…
  8. … Aurora dalle dita d’affogata tre le braccia del principe Céliaco che tenta di rianimarla con un tenero lingua in bocca e ci riesce. Il principe Céliaco recita, Sono il più ricco dei romantici e se fossi ricco quanto sono romantico avrei più stelle ai miei piedi che piedi tra le stelle. Non mi cattura il beneficio del sarcasmo. Alla terza o quarta ripetizione disagio. La stella del sud scende dall’alto attaccata a un grosso cavo da jumping. Pas de deux sincopato dai salti all’insù della stella. Penombra aurorale.
  9. I neri da come e dove sono si muovono lentamente formano una composizione di cadaveri galleggianti che canta di nuovo il tango ‘cause all the flesh eat winter’s leaves. Cala attaccata a un altro cavo la stella del nord, attacca a un cavo il principe. Clapotant pas de trois. Sgancio dei cavi frettoloso. Recuperare l’aurora che non ha ancora recuperato le sue dita di rosa. Voce off, dal sen fuggita, le grida ῥοδοδάκτυλοςἨώς, ma più richiamar non vale. Dal cielo piovono armmentari dell’olimpo perduti. Fuga generale all’irrompere del…
  10. … pullman di nuovo. Cantata dei sigari e dalle mutande e delle stilo sul tema tout va très bien madame la marquise. Sigari e mutande si stringono le mani, si fanno fotografie; tentano l’un l’altro graziose variabili mastrbatorie mentre piovono dall’alto sorrisi appesi a catenelle d’oro. E lingue canine penzoloni appese a tubi colorati stillano acqua nera. Le statue della polizia passano sullo sfondo recando i pinguini incatenati per il collo. I neri irrompono gridando quello che loro pare. Spavento e concertato generale in stile neo rossiniano: ‘cause all the flesh eats winter’s grass and frozen leaves.
  11. Voce off a loop: el agua negra del imperialismo jankee (coca cola) dappertutto. Bikini, sacchetti di plastica, mutande, copertoni, ossa. Entrano a nuoto le due stelle tra rifiuti galleggianti. Pas de quatre.
  12. Tornano i neri con il singhiozzo. Gran scena del singhiozzo. Si ride. In platea il pubblico è costretto a bérsela la coca cola distribuita da babbi natali puzzolenti e dal ghigno mortale. Odore e rutti in diffusione.
  13. Effetto lanterna magica: stormi e stormi di bombardieri neri che sorvolano palco e sala. Piovono farfalle elettriche che esplodono a mezza altezza. I neri scivolano dentro da tutte i possibili passaggi. Sono centinaia. Cantano il loro tango d’inizio e afferrano il pubblico, lo smanacciano lo costringono a danzare. Il principe, le due Stelle e Aurora, riescono a districarsi dal brulichìo. A fatica si cercano e si ritrovano.
  14. Deus ex machina. Tramonto sfolgorante di luci blu scende sul carro alato in stile corinzio a illuminare quello sfacelo di una luce da cinema. Canta una sorta di vocalizzo da regina della notte, ah è un contraltista, su due righe dell’inno a Ermes di Omero: ἠῷος γεγονὼς μέσῳ ἤματι ἐγκιθάριζεν, ἑσπέριος βοῦς κλέψεν ἑκηβόλου Ἀπόλλωνος, τετράδι τῇ προτέρῃ τῇ μιν τέκε πότνια Μαῖα. Nessuno deve capire ma riconoscere la lontananza da cui arrivano le parole mentre zefiretti aulenti volanti per aria gettano volantini con il testo completo dell’inno ad Ermes, ma solo in greco; la voce del Tramonto si moltiplica ad arte. Il principe  e le stelle si uniscono al canto come possono. Tramonto li invita sul carro. Essi accorrono, si aggrappano, tableau, catalessi, e assunzione al cielo. Il tramonto tramonta. Marcia dei neri verso l’uscita. Trionfo musicale. Quasi di soppiatto le statue della polizia trascinano una catena di pinguini macellati. Escono. Il pubblico rimane da solo. Si suppone stordito. Nessuno si presenta in scena per gli applausi. Dissenso diffuso provocato ad arte. La gente corre alle uscite indispettita. Molti gridano, Luce, luce, altri Duce, altri Dice. Non si accendono le luci di sala. Qualcuno si accorge che gli ingressi sono sbarrati. Al terrore, alle urla al panico, concedere con grazia sadica finalmente la luce di una grande luminosa che annuncia la parola interrogativa Thend,  si spalancano i velluti degli ingressi ma…
  15. … il pubblico trova all’uscita i misteriosi personaggi in maschera che distribuiscono l’invito a un impossible-da-identificarsi locale, il Peyhotel, con indirizzo, piantina e numero di telefono e tutte le indicazioni indispensabili a trovare un posto che non c’è. Ancora. Stop.
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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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6 Responses to Peyhotel

  1. Biuso says:

    Sì, Pasquale, leggendo ho proprio pensato a Cèline e ai suoi “ballets sans musique, sans personne, sans rien” (http://www.biuso.eu/2014/02/10/scrittura-danza/).
    Ci sentiremo e speriamo di vederci.

  2. dascola says:

    Mi fa piacere Alberto, sarai l’unico ad avere colto ma mi sta più che bene, largo. Mi sono rifatto a Cèline che, come ben sai, scrisse alcuni balletti e molto perchè adorava le ballerine. Sua moglie in primis. Io scrissi anni fa per la scuola un’azione, Ivresses, anche quello ferocetta e prima ancora un, Le rovine di VIoletta, un po’ da forca come le poesia di Morgenstern. Ti farò avere il video. Grazie.

    p.s. Apparirai a Milano per la pausa natalizia? Vorrei che ci vedessimo: io ho ferie lunghissime causa lavori in istituto.

  3. Biuso says:

    Inquietante, strepitoso e feroce.

    • gattomannaro says:

      Che cosa aggiungere a questo commento, se non che non c’è niente da aggiungere ? I tre vocaboli sono una sintesi perfetta. Proprio volendo chiosare, direi anche una geniale sceneggiatura, non semplice da cogliere in tutte le implicazioni, come quasi tutto quello che meravigliosamente scrivi, caro Pasquale (e sai quanto ti invidia un semplice gatto condannato dalla sua natura alla saggistica o poco meglio). Da leggere più volte e meditare.

      • dascola says:

        Caro Gatto, arrivasse anche del meno accorto tra i felini, sai in che considerazione tenga il giudizio accorto dello sfortunato tra gli dèi, il gatto, che ha perduto l’immortalità individuale a favore di quella collettiva della gattità platonica. Dunque grazie. P.

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