Presempi umani

Il sol ridea calando dietro la linea dei monti che separano i lugano bella dai lombardi. Un sole neutrale ottimista, malcelato gaglioffo, che se la ride da un mese e più con i suoi raggi cosmici che tramutano un inverno privo delle immagini che gli competerebbero in memoria autunnale; temperatura mite tra alzi e sbassi, pioggia a zero, rocce pelate come inguini in menopausa, neve da nuvole transitorie; né varranno a cambiare la sensazione di débacle a rate, le strette di mano e i flash e le lacrime dei delegati di Parigi, tutti beati nell’asserire che bisogna tenere  di mezzo grado a cuccia l’aumento devastante della temperatura media epperò anche di qualche zic il malevolo umore dei paesi emergenti. Tutti cinesi, preconizzava Céline quasi un secolo fa, Tutti negri. Pollice verso, abbasso Céline, mentre il suo delirio d’orrore si avvera. La Cina si sta comprando l’Africa, cioè resorts di mangrovie per qualche mezzo miliardo dei suoi sovrabbondanti gran lavoratori; dissoderanno in venticinque minuti e mangeranno là dove gli africani si sono accontentati per secoli di tirare su qualche mango e i bianchi incanagliti a cavar loro le budella d’oro. Intanto è diventato due il limite dei figli pechinesi per coppia; non so per le coppie clandestine o per i clandestini in coppia.

Però l’addio al sole del lago è tanto bello da stringere il cuore se il suo sogno s’avverasse. Nostalgia del futuro. L’acqua, fin che c’è, è un miracolo; i torrenti che continuano ad affluire nonostante la siccità; altri sono in secca al punto di non essere guadi ma uadi. Il grande fiume Adda, bello e maestoso, elegante nell’incedere da gran signore in alti tacchi su un lastricato di plebi.

Miriadi di lucette  vespertine si accendono sul complessivo albero di natale delle coste e dei fianchi montuosi. L’aria è blu. Vien su per l’esofago un’accorata allegria, un magone giansenista di misurata disperazione e smisurato sgomento. Un pensiero a volo di uccelli esuli plana sul bordo di infinite finestre illuminate. Siedono vecchierelle e vecchierelli con gli occhi presbiti, miopi, glaucomici chini sulle loro riviste illustrate; la solitudine volta loro le pagine. Domani e dopo e dopo stormi di parenti neri per gli eccessi delle longevità, bambini che sognano il loro corso di marketing. Buon Natale mamma, auguri nonno. Io ho già fatto il bis.

E non nevica.

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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6 Responses to Presempi umani

  1. Biuso says:

    È uno dei tuoi testi più profondi e più belli, Pasquale.
    Capire che Céline aveva ben visto nel futuro e coniugare tale visione a un inverno senza pioggia, questo lo può fare solo un maestro della parola quale tu sei.

    • dascola says:

      Alberto, ci sono alcuni momenti in cui mi dico a me ottantenne, Bè n’è valsuta la pena tutto ‘sto vivere, e non sono depresso. Il momento di un tuo commento.
      Poi passa.

  2. tiziana cipelletti says:

    no vabbè ma questo è troppo anche per me che vivo di misurata disperazione ma smisurato sgomento auguri e un bacio dascola nostro!

    Storyville srl via solari 19 20144 milano 02 36 567 425 340 6353708 http://www.storyville.it

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  3. Emanuela says:

    Pensa però che bella “razza” i neri con gli occhi orientali! A noi ci scarteranno tutti!

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