Contro l’etnopsichiatria

Ho l’impressione siano i malati a costituire il mondo non la malattia. (Anonimo di Pforta)

Domani, Giovedì 26 maggio alle 17, presso  il centro diurno La casa sul Pozzo di Chiuso-Lecco, nell’ambito del progetto Crossing*, e in presenza del dr. Angelo Villa parteciperò a un incontro sul tema del volume Conto l’etnopsichiatria di Angelo Villa e Fabio Tognassi. Poièsis editrice. 2016. pagg.118.

Si tratta di un’opera intensa che pone, di là dai contenuti specialistici, ma sull’onda di un taglio analitico severo e appassionante, non disgiunto dunque da quello che questo taglio comporta, una tensione poetica cioè e insieme filosofica che si fa clinica, a tutti che vogliano porsele, pone dicevo, questioni gravi che toccano, per sgretolarle, le diffuse e confuse debolezze intellettuali contemporanee, ovvero i malintesi, i giornalismi, i luoghi comuni, uno per tutti il senso del termine cultura, tra chiusure identitarie e aperture acritiche (Angelo Villa op.cit. pag. 66). È un volume la cui lettura caldeggio a tutti quanti, dentro o fuori dal proprio ambito, si trovino a maneggiare i limiti, i conflitti, gli spiragli, se si verificano, aperti dall’incontro o dallo scontro con persone di mondi diversi dal nostro.

9788862780513 A differenza della civiltà la cultura si direbbe invece miri ad assicurare e perpetuare un godimento al soggetto (spesso collimando, quando non contribuendo a plasmare, a legittimare i fantasmi del singolo individuo). Non a caso il termine barbaro che compare per la prima volta nel verso 867 del secondo canto dell’Iliade, privato di qualsiasi valenza ellenocentrica, designa chi ha una pronuncia confusa, inarticolata. (…) Nella sua accezione originaria ciò che caratterizza il barbaro è (…) un dire che fatica  a staccarsi dal corpo e dalla indistinzioni delle rappresentazioni e che resiste a essere simbolizzato nel linguaggio. In altri termini a sublimarsi nella civiltà. La cultura sembra così realizzare, nel passaggio dall’individuale al collettivo, (…) quel godimento che nella produzione civile rimane all’orizzonte, allontanato se non separato da quella prossimità al corpo che al contrario la cultura s’impegna a conservare. (…) Se quindi la cultura pare incline a tutelare una sorta di pieno di soddisfazione, la civiltà, si direbbe, tende a operare un vuoto, quasi desiderosa di tradurre e quindi tradire la propria particolarità in un universale che non la spinga a ripiegarsi autarchicamente su se stessa ma che la chiami a dialogare con altre civiltà. (Villa-Tognassi, op. cit. pag 19)

*http://www.comunitagaggio.it/pagine/news/angelovilla.html

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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4 Responses to Contro l’etnopsichiatria

  1. Biuso says:

    Caro Pasquale, grazie per questa segnalazione e complimenti per la tua partecipazione alla presentazione di un libro così importante.

    • dascola says:

      Ehh figurati Alberto, domani mattina dovrò studiare la situazione; il libro è densissimo. L’ho letto d’un fiato a suo tempo ma oggi mi do conto che solo una pagina notata, riletta, crea delle difficoltà per il volume di implicazioni. E il tema è pesante. Quello dell’etnopischiatria è minoritario assoluto rispetto al resto. Ma confesso che essere stato invitato mi ha fatto piacere. Tacerò via, a star zitti si sbaglia di rado. Un carissimo abbraccio P.

  2. Dario Barezzi says:

    Magnifico. Verrei volentierissimo ma domani e venerdì sono al Sole 24 ore per una lunghissima diretta (8 ore)… IN KULO ALLA BALENA

    Il giorno 25 maggio 2016 09:15, Pasquale DAscola ha scritto:

    > dascola posted: “Mi pare che siano a malati a costituire il mondo non la > malattia. (Anonimo di Pforta) Domani, Giovedì 26 maggio alle 17, presso il > centro diurno La casa sul Pozzo di Chiuso-Lecco, nell’ambito del progetto > Crossing, e in presenza del dr. Angelo Villa par” >

    • dascola says:

      Grazie ma non mi sarei preso la responsabilità del tuo permesso di uscita dall’istituto, nel caso. Abbracci. P.

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