La Brexit di porta Pija, pesa e ripensa a casa

È del tutto probabile che qualcuno isolato alla fine pensi e poi scriva cose sensate su questo evento estivo. Come raccomandava già Freud, (Sigmund F., Freiberg – Impero Asburgico 6 maggio 1856 – Londra – Impero britannico 23 settembre 1939) dei fatti si può cominciare a parlare dalla vedetta del tempo. In un’epoca che il tempo ha eliminato, o tende inutilmente a eliminare a furia di botox nelle guancine flaccide della propria coscienza e che quindi ha rinunciato a farsi civiltà in nome di miopi quanto pretese culture e nonostante gli ultimi settanta anni di quasi pace che hanno caratterizzato le vicende del continente e dell’isola famosa, è clinicamente importante che tra un fatto e le sue eventuali, sperate o sciagurate conseguenze e origini nessuno pone in essere lo spazio che, ai tempi di Adriano imperatore, serviva anche solo a un breve dispaccio militare per attraversare il continente ed arrivare sul tavolo del monarca. Non solo, in nome di paure che la propaganda si affanna a stimolare e l’ignoranza ad alimentare spariscono così dall’orizzonte degli eventi i nessi causali, le domande, la possibilità di domandare, la politica, e tutto finisce come e con l’acquisto di una nuova mutanda da Zara, nome di città di cui credo molti ignorino l’esistenza a favore del molto più noto marchio di vestitini iberici ma fabbricati in plaghe prostitute della Thailandia. Peraltro chi scrive ha in uggia profonda la stampa che si nutre di catastrofi e che quando non ci sono langue tanto che le deve inventare, male e con la ricchezza di vuoto di senso che le ben nutrite nullità hanno a disposizione. Del resto è il suo ruolo, della stampa, quello di amplificatore, di eco pubblicitaria al prodotto di maggior consumo ai dì d’incoeu, l’Oggi, elevato alla condizione maiuscola di essere. Il sempre presente. E tanti saluti a ‘ssoreta. Dunque, benché stupisca che nessuno abbia ancora parlato delle conseguenze della Brexit sulle piazze di Secondigliano, per cui rimandiamo a Saviano, ciò che mi stupisce ma mi conferma nel confezionare ipotesi tra le più pluviali possibili è il fatto che non uno, salvo mosche bianche, che apra bocca e apponga non uno ma due accenti, acuto e grave, al termine su cui da tempo si doveva, se mai si fosse dovuto accenti porre, pólìtica; la vicenda inglese racconta due cose, a mio modo di vedere, entrambe di enorme significato, politico. La prima: la sedicente Europa, cioè quei quattro ricchissimi stracciaculi che apparecchiano ogni giorno il tavolo da gioco a un nome, come se quel nome, Europa, significasse Montecarlo, cioè il set in sostanza di un niente, la sedicente Europa non si è accorta che gli Inglesi, per vecchia tradizione non giocano alla roulette ma alla boxe, e che buona o cattiva non solo è la loro terra in discussione ma la pólìtica che ne significa l’esistere. In altre parole, gli Inglesi di qua e di là da un breccia poco ideologica, non è nel loro stile l’idealismo, e molto di fatti, utili o inutili,  hanno fatto fuori quello che da tempo non sapevano come levarsi di torno: quella seducente imitiazione di un duca del loro ex-primo ministro (ne apprendessero l’esempio i nostri europesisti di Rignano molti di noi ne godrebbero, peraltro). Piaccia o no, credo che l’obbiettivo fosse proprio questo. Out out protracted candle, dove per candela ha da intendersi la sciagura che la Thatcher, da sé e per il tramite dei suoi epigoni, ha abbattuto sul proprio paese in illo tempore, trasformandolo grosso modo in un campo di cricket per immobiliaristi e affaristi d’ogni imperitata risma. La Brexit è gesto di sfida. Guanto politico inglese in faccia all’arrogante mondo degli d’affari, cui così par dichiarare che il mondo si costruisce a partire da un modesto villaggio su un fiume e non da un corridoio della BCE. Secondo, nessuno al contrario che parli dell’Inghilterra ma tutti a sproloquiare di piazze, titoli, quotazioni dell’oro ( ex coro: chi se ne frega della quotazione dell’oro e dell’ora allorquando le albicocche vengono 2,78 al chilo ahora mismo qui a Lecco, ducato di Malanno). Del Mercato. Eludendo la questione che il mercato è appunto un luogo dove le albicocche non hanno mercato per le categorie, cui chi scrive giocoforza si ascrive, meno agevolate dall’illusione del cosmopolitismo capitalista cui massime i giovani sono sensibili perché, oh poveri cuori ciecati come talpe, basta che c’è sta ‘r mercato me faccio ‘na biretta a llondra. Nei supermercati gli anziani sgraffignano due frutti dalle cassette in offerta speciale e se ne escono con certi sacchettini di 4 cose in croce. La loro cena, sempre a rischio di ultimità. The most real reality without any show, except itself to show. Immaginarsi gli anziani del Wherevershire, che hanno votato no all’Europa. Non credo ci sia un fascista tra loro, anzi sono sicuro. Questo è politica non populismo. La Brexit è politica. Pòlis. Villaggio. Casa. Preferisco i mestatori nel torbido di quest’ultima alle cravatte globaliste di Dragomiro Draxit con tutti i suoi Junker. Οἰκονομία, economia, amministrazione della casa, da οἶκος, dimora e νόμος, legge, ma anche canzoncina.

Una civiltà, e il conseguente impero latino, resse 1500 anni circa, certo a fil di spada, non si dice di no, ma con nemmeno un economista che se ne impicciasse. L’idea di Europa non ha retto sessant’anni grazie agli economisti. Si sa, che vengono via con un benefit. Che è sempre più di trenta denari.

Tout va très bien madame la marquise tout va très bien.

Allô, allô, James, quelles nouvelles 

Absente depuis quinze jours, 

Au bout du fil je vous appelle 

Que trouverai- je à mon retour ? 

Tout va très bien, madame la Marquise 

Tout va très bien, tout va très bien 

Pourtant il faut, il faut que l’on vous dise 

On déplore un tout petit rien 

Un incident, une bêtise, 

La mort de votre jument grise 

Mais à part ça, Madame la Marquise 

Tout va très bien, tout va très bien ! 

Allô, allô, Martin, quelles nouvelles 

Ma jument grise, morte aujourd’hui ? 

Expliquez moi, cocher fidèle, 

Comment cela s’est- il produit ?

Cela n’est rien, madame la Marquise 

Cela n’est rien, tout va très, 

Pourtant il faut, il faut que l’on vous dise 

On déplore un tout petit rien 

Elle a périt dans l’incendie 

Qui détruisit vos écuries 

Mais à part ça, madame la Marquise 

Tout va très bien, tout va très bien !

Allô, allô, Pascal, quelles nouvelles 

Mes écuries ont donc brûlé ? 

Expliquez moi, mon chef modèle 

Comment cela s’est- il passé 

Cela n’est rien, madame la Marquise, 

Cela n’est rien, tout va très bien ! 

Pourtant il faut, il faut que l’on vous dise 

On déplore un tout petit rien 

Si l’écurie brûla madame, 

C’est qu’le château était en flamme, 

Mais à part ça, madame la Marquise 

Tout va très bien, tout va très bien !

Allô, allô, Lucas, quelles nouvelles 

Notre château est donc détruit ? 

Expliquez moi car je chancelle ! 

Comment cela s’est- il produit ? 

Eh! bien voilà, madame la Marquise 

Apprenant qu’il était ruiné 

A peine fut- il rev’nu de sa surprise 

Qu’ Monsieur l’Marquis s’est suicidé 

Et c’est en ramassant la pelle 

Qu’il renversa toutes les chandelles 

Mettant le feu à tout l’château 

Qui s’consuma de bas en haut 

Le vent soufflant sur l’incendie, 

Le propageant sur l’écurie 

Et c’est ainsi qu’en un moment 

On vit périr votre jument 

Mais à part ça, madame la Marquise 

Tout va très bien,tout va très bien !

(Misraky-Ventura 1935) *

* Buongiorno James che novità,
da qualche dì che sono via
ora vi chiamo all’apparechio
che troverò posso sapere?
Va tutto ben madama la marchesa,
tutto va ben davvero ben.
Peraltro occorre che vi dica
una quisquìlia capitò
un incidente, un niente appena
è morta la giumenta grigia.
Ma questo a parte madama la marchesa
tutto va ben davvero ben.
Aló Martin ditemi un po’
com’è com’è della giumenta
ditemi un po’ caro cocchiere
che è morta oggi come fu?
Oh un niente un nulla cara marchesa
tutto va ben davvero ben.
Peraltro occorre che vi dica
che è morta sì bruciata viva
con tutta la sua scuderia
che lì per lì a fuoco andò.
Ma questo a parte madama la marchesa
tutto va ben davvero ben.
Aló Pascal mio buon fattore
dunque non ho la scuderia
ditemi su come passò.
Oh un niente un nulla cara marchesa
tutto va ben davvero ben.
La causa sta nel suo castello
che tutt’a un tratto s’incendiò
Ma questo a parte madama la marchesa
tutto va ben davvero ben.
Aló Lucas che nuove allora
ma come è stato del castello
che tutt’a un tratto s’incendiò?
Ah bon voilà cara marchesa
è andata che il signor marchese
saputo della sua rovina
prima ci pensa poi si dà conto
che di finirla solo gli resta
con una bella palla in testa.
Chissà ma poi dando di pala
ha rovesciato le candele
mettendo tutto a ferro e fuoco.
Poi è stato il vento che ha soffiato
la fiamme ha spinto alla sua posta
così che in meno di un momento
Ecco che è morta la giumenta.
Ma questo a parte madama la marchesa
tutto va ben davvero ben.
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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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9 Responses to La Brexit di porta Pija, pesa e ripensa a casa

  1. Pingback: Brexit - agb

  2. prapaomag@libero.it says:

    L’evaporazione, sempre in nome di una finanza Moderna, della tradizionale ed amabile ospitalità elvetica ha suggerito nuove strade per il Grande Inodoro. Perché complicarsi la vita, quando un migliaio di sterline ti permettono di registrare una società oltre Manica, intestandole il tuo barcozzo, che potrà così navigare a basso costo sotto la protezione del rosso vessillo? Et così via, fino ad esprimere amorevole accoglienza verso la delizia delle multinazionali. Multi che?, me lo spieghino. Mercanti furono e mercanti sono, maestri del lavaggio ( Drake, basta la mutanda di un “sir”), imparato ovunque (persino in Luxemburgo), ma mai con tanto sussiegosa impudenza. Quando si è signora, la bernarda è facoltativa. Veggansi le Elisabette, in girotondo con Vittorie e Margherite. La povera Maria la restarono Stuarda, o Madre, e bona. Di fatto, siamo costretti all’uso globale di una pragmatica lingua franca che non fu mai, e non è, veicolo di cultura: per questo, rivolgersi al tedesco, magari al francese brillante, piuttosto all’arabo. Right or wrong, my country: ho capito, ma la monarchia inglese ha fregato anche il tartan agli Stewart, con Maria non solo senza testa, ma anche con il cul al vento. Certo, quant’a ffinezza, vanno ‘n culo a diverzi. L’importanate, è ballar bene la danza degli affari, cantando in lieto coro con l’amico hooligano: a noi è dato solo di scegliere tra Londra e Francoforte. Come a dire, tra Sala e Parisi, quando da lustri oppongo al concetto di ultima spiaggia il suggerimento del ramo d’Aosta. Eccheccazzo! Ciao. Paolo, quello Prato.-Messaggio originale—- Da: “Pasquale DAscola”

    Data: 25/06/2016 12.30

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    • dascola says:

      Grazie Paolo per questo iroso zigozago. Ma, Per andare dove vogliamo andare dove vogliamo andare ? Totò, Peppino e la Malafemmina

  3. Leonardo Taschera says:

    Mi permetto di aggiungere qualche nota al post di Pasquale e all’intervento di Biuso ai quali plaudo per il loro distacco dal coro mediatico e per la provvidenziale apertura critica ai contenuti del medesimo riguardo all’abbandono dell’Europa da parte del Regno Unito. Nel coro – tranne l’ospitalità data, in ossequio al politically correct, a qualche voce dissidente – non si fa cenno al fatto che, dalla caduta del muro di Berlino, è venuto affermandosi nelle cose della politica economica il pensiero unico neo-liberista, che ha sortito i suoi effetti pratici all’inizio con Reagan e Thatcher, e in seguito con Clinton e Blair e in genere con tutta la cosiddetta sinistra. L’Europa – al di là del manifesto di Ventotene cui gli europeisti rinviano per sciacquarsi la coscienza dalla concreta attuale configurazione della medesima – è concretamente nata sotto gli auspici del neo-liberismo le cui braccia operative sono le logiche del mercato e la cosiddetta globalizzazione, che è tale per quanto riguarda i profitti ricavati dal traffici mercantili e finanziari, ma non certo per quanto riguarda la condivisione di diritti e di condizioni di vita degne del livello del tanto idolatrato sviluppo tecnologico. Il liberismo economico, si sa, non è molto dissimile dalla legge della giungla (e già Mazzini negava che il liberismo potesse conciliarsi con la democrazia) e così abbiamo assistito ed assistiamo ad una progressiva cacciata ai margini del benessere sociale di una quota sempre più significativa – per qualità e quantità – del tessuto sociale sia in Europa che negli Stati Uniti. Il coro mediatico – con costernazione – si accorge che il bipartitismo in Europa non funziona più da nessuna parte e che, accanto alle forze politiche tradizionali nascono un terzo o, come in Spagna, un quarto polo. E il coro, reso sordo dal suo inneggiare al pensiero unico neo-liberista, non volendo guardare nel cannocchiale di Galileo o imparare ad ascoltare con un apparecchio acustico, liquida questi poli nascenti come populisti e anti-politici. A parte che non si capisce chi abbia confezionato la connotazione negativa del termine populista, e che non si capisce come un partito politico possa essere anti-politico, “per la contraddizion che no’l consente” (ma, si sa, il Signore confonde chi vuol perdere), è chiaro a chiunque abbia raggiunto la cosiddetta età della ragione che laddove i partiti tradizionali abbandonano la loro base sociale non può che nascere una nuova forza politica in grado di raccogliere le legittime istanze di chi non ha più rappresentanza. Ma le bestie nere del populismo e dell’anti-politica rinfocolano i nazionalismi e disgregano l’Europa che finalmente ha conosciuto un lunghissimo periodo di pace grazie appunto alla caduta dei confini nazionali. Allora pongo degli interrogativi, e vediamo come potrebbe risponde il coro. Nella recente storia gli imperi si sono disgregati sotto la spinta di sentimenti di appartenenza a gruppi coesi da interessi economici e tradizioni culturali, linguistiche, etniche comuni: l’ultimo caso è stato quello giustappunto dell’impero Asburgico. Ma allora per liberarsi dal giogo del nuovo impero neo-liberista (corporation, finanza, banche e via dicendo) non è forse poi così strano che si ripeschino categorie che in un passato non lontano hanno portato all’indipendenza di popoli sottomessi? E’ sicuramente un modo inadeguato di affrontare gli attuali problemi di disagio socio-politico-economico, ma cosa si offre in alternativa? L’ideologia internazionalista della sinistra storica non ha saputo rinnovare i propri contenuti offrendo nuove prospettive e nuovi obiettivi travalicanti gli interessi del qui ed ora. I grandi temi dell’uguaglianza sociale sono stati abbandonati e non sostituiti da temi di altrettanta portata internazionalista. Quali forze politiche si pongono come obiettivi i problemi dell’eco-sistema, l’esaurimento delle risorse energetiche non rinnovabili, l’ampliarsi anno per anno della cosiddetta impronta ecologica, i problemi del riscaldamento globale e via dicendo? E’ un meccanismo noto in psicologia: di fronte ad una difficoltà cui non si è preparati si ritorna a modalità arcaiche ma note per affrontarla. Per tornare a Brexit, forse sarebbe il caso di riflettere sul fatto che un Paese che ha saputo esprimere, ai tempi di Re Giovanni Senza Terra, la Magna Cartha Libertatum, che, dopo la rivoluzione di Cromwell ha saputo ritrovare un equilibrio politico-sociale (naturalmente in rapporto all’epoca) senza gli orrori del Terrore francese, che ha saputo mantenere i nervi saldi durante la seconda guerra mondiale, che ha saputo abbandonare il suo impero coloniale senza eccessivi traumi, se ha fatto la scelta che ha fatto, non l’abbia fatto in modo così sprovveduto. Quanto meno (date le percentuali) non più sprovveduto di quanto lo sarebbe stata la vittoria del Remain. Ma forse ho messo troppa carne al fuoco.

    • dascola says:

      Per tornare a Brexit, forse sarebbe il caso di riflettere sul fatto che un Paese che ha saputo esprimere, ai tempi di Re Giovanni Senza Terra, la Magna Cartha Libertatum, che, dopo la rivoluzione di Cromwell ha saputo ritrovare un equilibrio politico-sociale (naturalmente in rapporto all’epoca) senza gli orrori del Terrore francese, che ha saputo mantenere i nervi saldi durante la seconda guerra mondiale, che ha saputo abbandonare il suo impero coloniale senza eccessivi traumi, se ha fatto la scelta che ha fatto, non l’abbia fatto in modo così sprovveduto. Quanto meno (date le percentuali) non più sprovveduto di quanto lo sarebbe stata la vittoria del Remain. Ma forse ho messo troppa carne al fuoco.

      Non ne hai messa troppa per niente caro Leo, anzi ti ringrazio di avere dato credito e lustro al mio dire con il tuo. Ché, con la tua consueta architetturale capacità di comporre, svolgi la linea melodica del riflettere appoggiandoti ad accordi di sapienza storica di forza verdiana. Giusto per stare in ambito mazziniano.E, a proposito di democrazia, il fatto che essa non abbia per niente bisogno della libertà di mercatare né che a quest’ultima sia connessa, è abbastanza bene esemplificato dal caso della Repubblica Popolare di Cina. Uno stato dove comandano il comitato centrale del partito, le banche e il libero mercato. Così libero da liberarsi del peso dei bambini mandandoli in fabbrica. Il dibattito sulla fenomenologia dell’inganno sostenuto a sinistra da un fenomeno di autoipnosi e ipnosi indotta a furia di slogan è tale da non potersi estinguere. Del resto il Discorso sulla servitù volontaria è del 1576. E dunque, mi hai ben ricordato che quel Sala da Pranzo, che adesso fa il podestà di Malanno è ben stato votato dalla Malanno che conta, i quattrini e basta. Malanno Centro e peu pü.
      Mi spiace di non avere modo di ritrovare una vignetta del Punch che m’impressionò molto da ragazzino; vignetta del 1938 o poco dopo. La racconto per dire che fior di tempra abbiano gli Inglesi, anche quando e se sbagliano. Allora, stazione feroviaria germanica, fitta di divise, aquile, stivali, marescialli, svastiche. Alti, belli, lur, arcign, le svastiche. Una familiola inglese, padre madre e alcuni mocciosi, tutti bassi, grassottelli, valige di cartone, borraccia a tracolla, union jack infilato nel cappellino di lei. A un gigantesco ufficiale della Wehrmacht, monocolo, svastiche, aquile, che guarda schifato quei piccoli ruzanti, il padre di familia cockney, dice, (traduco a mente), Buffo vero che un tipo come me si scelga il paese che più gli va a genio?

  4. Alberto says:

    Il testo letto questa mattina mi ha messo di buon umore. Critico ma con venature ottimiste e solide. Diritti civili e 70 anni di pace che non hanno un prezzo. provate a chiederlo a chi vive nei Balcani, in Ucraina,

    Crediamo nell’Europa dei diritti sociali

    Odemos

    • dascola says:

      Prezzo buttato al ribasso dai mercanti. Scacciarli dal tempio, ecco il tentativo dei britannici. Grazie Alberto Giordano. Mi fa piacere che tu mi legga, assai.

  5. Biuso says:

    Finalmente parole sensate sull’evento Europa. Condivido per intero il tuo pensiero, caro Pasquale.
    Hai colto anzitutto la natura terroristica dei commenti conformisti che dilagano ovunque, come se fosse l’Apocalisse stessa, dall’Erasmus al calcio.

    A farli parlare è la paura di perdere la greppia alla quale tanti attingono da tanto, da troppo. Hanno avuto però il cattivo gusto, la maleducazione e l’imprudenza di escludere da tale desco i popoli (uso apposta tale impegnativa parola), confidando nella loro atavica dabbenaggine e obbedienza. Calcolo non privo di basi -altroché- ma nel caso specifico portato all’estremo dei bambini greci che muoiono di fame e dell’impressione di masse che arrivano. A quel punto anche il popolo si mette all’erta. E appena può dice che non è vero, no che «Tout va très bien, madame la Marquise».

    Il secondo elemento della tua analisi che corrisponde pienamente al reale è che la miserabile Europa della quale parliamo non è affatto l’Europa ma una montecarlo nella quale giocano le «cravatte globaliste di Dragomiro Draxit con tutti i suoi Junker». Mi permetto di dire che il dominio di costoro non è neppure «Οἰκονομία, economia, amministrazione della casa, da οἶκος, dimora e νόμος», ma è ciò che Aristotele chiamava crematistica, vale a dire semplice interesse personale se non proprio truffa.
    Ma il dominio della crematistica non può reggere a lungo, come giustamente tu osservi.
    In Europa comandano per l’appunto Draghi (che ha tradito gli insegnamenti del suo maestro Federico Caffè) e altri banchieri, i quali da nessuno sono stati eletti ma che decidono per tutti. L’UE non è una struttura democratica. Anche questo la uccide.
    «Nessuno ci ruberà la nostra Europa» tuona il ministro degli esteri tedesco Steinmeier. L’hanno infatti già rubata queste indegne classi dirigenti, le quali tenteranno ancora la filastrocca.
    «Mais à part ça, madame la Marquise / Tout va très bien,tout va très bien ! » La risposta però questa volta potrebbe essere diversa: Fuck you James!

    • dascola says:

      Crematistica, vale a dire semplice interesse personale se non proprio truffa.
      A dodici anni(1964) seconda media, arrivai secondo in una gara letteraria longobarda sul tema, L’Europa che immagino. Povero cuore il bambino Pasqualino. Dire Europa allora ci sembrava come dire Il bel sol dell’avvenir e non Addio Lugano bella. A tanto siamo ridotti.
      Di là della condivisione dei detti e degli eventuali contraddetti che troppo mi onora, mi pare che tu aggiunga dettagli succulenti, e che io ho trascurato, alla zuppa dell’inganno. Per questo ti ringrazio e spero che ti leggano in molti. Un abbraccio fraterno Alberto.

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