Cassandra

Giorni fa ho passato qualche tempo a cavare dalla cassette della posta qualche po’ di volantini renzeschi, ora qui ora lì, badando bene a non essere visto. In casa ho trovato complicità nel farli sparire. Siamo già a un accenno di carboneria o di Ciascuno muore solo [1]. Si accomodi chi tra i miei 224 lettori volesse denunciarmi per turbativa d’asta ché tanto ci aspetta domani, la messa all’incanto della Costituzione.

Non ho mai cavato gusto dall’avere ragione, se non quando ero giovane cioè inavveduto. L’ho avuta quasi sempre in situazioni di conflitto e quasi sempre, per non dire sempre, ho perduto, sono stato perduto e mi sono perduto, a motivo di quella che un mio maestro mi definì, La tua forsennata etica. Per parafrasare Einstein, non so come andrà a finire domani anche se nell’aria sento odor di trionfo e prevedo che così sarà; un trionfo basta poco a giudicarlo tale da parte di chi di trionfi si alimenta, basta un voto, un sì in più e così sarà. Un no in più e si griderà all’ imbroglio, alla vittoria di strettissima misura, al risultato incerto, al rifacciamo tutto, si agiteran metalli, diranno i massoni,  Verdigli e l’Inscalfibile uniti nell’arrampicarsi sui vetri insaponati per far fuori altrimenti la Repubblica pur di tenere in piedi quell’altra, di carta malstampata e truffe certe. Ma ripeto non so; so invece di sicuro come sarà la prossima tornata elettorale, non ci sarà.

E pensare che sarebbe bastato pensare a una revisione costituzionale, come è garantito dalla costituzione stessa e valutare l’ipotesi della pura e semplice eliminazione del Senato. Ma non avrebbe avuto successo e non sarebbe servita allo scopo, che è un altro rispetto alla bugia collodiana di rendere più snella la Repubblica. Questo referendum insegue la logica dello scontro, ed è a questo che si punta, il più cruento che si possa immaginare. Quello tra civiltà; scontro il cui obbiettivo ed esito sono di non fare prigionieri per privilegiare i vincitori e promuoverli padroni definitivi. Da una parte il diritto, il buon senso, la lungimiranza, per quanto incerte e caduche, dall’altra  il realismo di un potere abbietto che equipara l’accordo convissuto e partecipato e lo confonde ad arte non con la regola, ma con la scartoffia, con la burocrazia, nome con cui ormai dappertutto si sciacqua ognun la bocca, ignorando che anche un condominio, una società qualsiasi ha uno statuto e, poi, delle regole che possono o non possono essere applicate, complicate e burocratizzate; dall’altra le certezze ideologiche dell’unica ideologia dominante egemone, quella che ha trasformato persino quella nel bambin gesù, poverello discacciator di mercanti dal tempio, in fede scapitozzata nella trinità economica, finanza, televisioni e marketing. Detta così sembra niente ma è il niente che corrompe il sacro a beneficio proprio, lo muta in una fede che ha bisogno di guide, di personalità corrotte tanto e tanto puttane da suscitare e scatenare l’orgasmo delle masse bavose, il quietismo degli inconsapevoli o degli sciocchi, e la benedizione dei Mangiafuoco che questa trinità agitano sulla scena del loro teatrino. A tutti sono noti il nome e l’intenzione della Trilateral e della Morgan e dell’aretino Ghelli.  Così mi pare evidente che sia, anzi che è.

Non so che succederà domani, ma so invece che cosa accadrà l’indomani. Il sì ha un entusiasmo ideologico, oceanico, giovanottardo, di balcone e ribalta, che andrà a scontrarsi con le ragioni, autentiche, sensate, educate persin ovvie del no. Di sicuro avremo un paese non solo a metà, qual è, ma diviso a metà. Non ci sarà scontro fisico ma ci sarà paura; l’amico temerà di dire all’amico che ha votato no, il Marchion di turno terrà d’occhio chi sospetta di no per ricattarlo, la preside o il rettore si comporteranno in egual guisa per cacciare nell’ombra il talento e premiare il paggiofernando, si raggelerà il mercante o il notaro a sentirti per il no, più che a sentire parlare di comunismo, un no incautamente esibito deciderà per il sì o per il no a un’assunzione o a un proseguimento di contratto. Tra i nemici degli amici, pessimi e pericolosi i chierici, gli intellettuali di palazzo diceva Pasolini, perché s’è visto, di tutte le carogne la più carogna è il chierico[2]. Il fornaio alla lunga non starà a guardare, l’intellettuale no, ha la luce del Credo in unum Deum, Patrem omnipoténtem, Factorem cæli et terræ, visibílium ómnium et invisibilium. E il Ricalcato è il suo profeta [3]. Di fatto, se non guerra, non si fanno più perché si è visto quanto sciupino vacanze e telefonini, sarà conflitto, permanente, insanabile, scivoloso, sotterraneo. Finché non ci sarà l’occasione per una Dongo anche virtuale e un piazzale Loreto, magari a Rignano.

La storia, lo studio della, i fatti del passato non insegnano nulla, tanto è vero che non si sa nemmeno che San Pietroburgo si è chiamata per un po’ Leningrado, tanto è vero che i 4 novembri o i 25 aprili o i 25 lugli sono date su un calendario a strappo. Speriamo che ci sia un ponte, è l’unico motivo per cui le si tiene in considerazione. Essa mostra però come la personalità malata abbia buon gioco, affascini le masse perché delegata a sovvertire l’ordine degli addendi a proprio vantaggio e dei suoi padroni. Ogni untorello ha uno o più mandanti e padrini. Non raccontiamoci la favola che i dittatori abbiano oppresso e ferito pecorelle innocenti. Alle pecore piace il padrone proprio perché è tale, sorride o strilla secondo copione, ha i cani dalla sua, fischia e agita il bastone e soprattutto cammina a gambe aperte, è devoto della grande Mona, per quanto egli ce l’abbia piccolo e sembra sempre che sappia che cosa sta facendo, anche quando dorme. E la pecora si quieta, soddisfatta del suo pascolare. È il padrone cantore, tramite e staffetta degli dèi finanzieri.

Per parte mia vorrei che un dio ignoto guardasse giù e che almeno il Papa pregasse per l’Italia, dopotutto ci dorme. E per essa, per il mio paese, per questa terra madre che pare non amarci, senza vergogna, da pagano andrò ad accendere un cero, ché la seconda divinità dell’olimpo cattolico la faccia ravvedere e vinca ciò che educa, il No.

[1] Hans Fallada (1893-1947) Nel suo Ciascuno muore solo narra la rivolta spontanea e calcolata e segreta di un operaio contro il regime nazista. Ne è uscita da poco la versione cinematografica con il titolo Lettere da Berlino.
[2] parafrasi da Goethe-Faust, Prologo in cielo-Mefistofele ..Er nennt’s Vernunft und braucht’s allein, Nur tierischer als jedes Tier zu sein- la chiama ragione e se ne serve (l’uomo) solo per essere più bestia d’ogni bestia
[3] ivi in La trahison des clercs
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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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14 Responses to Cassandra

  1. Leonardo Taschera says:

    Ricordo una bellissima sequenza di un vecchio film western di cui non ricordo il titolo, ma che comunque sbeffeggiava la retorica del soldato blu. Il comandante di non so quale squadrone di cavalleggeri si guardava allo specchio sguainando la sciabola e scegliendo la posa più adeguata per gridare: Caricaaaa!!! Forse se Renzi si fosse guardato meno allo specchio avrebbe magari ottenuto il successo del sì, o forse, guardandosi allo specchio, vedeva riflessa l’immagine di Alessandro o di Napoleone, insomma di un demiurgo trascinatore di entusiasmi rottamatori che, con giovenile ardore, l’avrebbero seguito in questa furia purificatrice del vecchio in favore del nuovo. Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza…. e quel che segue. Ora, però, bisogna stare attenti ai Salvini, ai Gasparri alle Meloni e via dicendo. Mattarella avrà un bel da fare

    • dascola says:

      Mi sento Leonardo di tacere io e di rimandare te e chi ci legge ad Apollonio Discolo che seguo sempre con grande piacere e ammirazione,
      Grazie per questa seconda bella nota in calce.

  2. dascola says:

    E vedi che dire no ai bambini vale ancora qualcosa. Buon risposo e grazie Barabbasca. P.

  3. barbasca says:

    E NO è. Ho vissuto malamente questi mesi; mi sono informata, ho letto e discusso. Ho incontrato voci che con toni severi mi han detto ma non voterai NO per caso, vero? Sono arrivata al seggio stanca di parole. Non ho mai mancato un appuntamento elettorale nemmeno quando mettere una croce mi ha fatta sentire in croce. Adesso sono le 5,33 del mattino del 5 dicembre di questo quasi morto 2016 e non riesco a dormire come succede sempre quando si è troppo stanchi. Penso solo che riuscire a dire no di solito mi fa bene come affermazione.

  4. Leonardo Taschera says:

    Non mi meraviglierebbe, né mi sorprenderebbe e nemmeno mi scandalizzerebbe il prevalere (non uso la parola vittoria che aggiungerebbe un ulteriore sapore guerresco alla consultazione) del sì nella contesa referendaria, quanto meno non più di due fatterelli -emblematici- che qui racconto. Dagli anni ’60 circa (ma non so essere preciso perché la cosa non mi ha mai riguardato) si è instaurata la tradizione di produrre, nell’imminenza del Natale (credo per iniziativa delle case editrici legate alla Chiesa) il cosiddetto Calendario dell’Avvento, che consiste in una tavola di due strati di cartoncino, il superiore dei quali contiene finestrelle da aprire giorno per giorno a partire dal primo dicembre e dietro le quali, all’epoca, comparivano immaginette di vario contenuto sacro. Negli ultimi anni della proliferazione di questi calendari si è impadronito il Mercato (che va scritto maiuscolo in quanto moderna divinità), talché esistono calendari le cui finestrelle nascondono dolcetti, figurine da collezione, giochini vari (da ultima ne produce in molte varietà la Lego) ecc. E va bene, che il Natale sia diventata la festa del consumo lo sappiamo appunto dagli anni ’60. Non mi sarei mai, però, aspettato che anche le farmacie si mettessero in lizza per produrre calendari dell’Avvento. La farmacia sotto casa, che fa parte di una catena che si chiama Loyd’s, me ne ha offerto uno le cui finestrelle nascondono buoni che consentono di acquistare con lo sconto prodotti sia farmaceutici che di cosmetica (ricordo con nostalgia la retorica delle farmacie risorgimentali nelle retrobotteghe delle quali si riunivano i Carbonari…) Spero vivamente di ammalarmi in questo periodo per poterne approfittare. L’altro fatterello è per me più sconcertante. Ieri sono andato a prendere all’uscita da scuola il nipotino acquisito più grandicello (frequenta la quinta elementare) che, prima di rientrare a casa, doveva passare da un compagno – influenzato e quindi assente dalle lezioni – per fornirgli indicazioni sui compiti da fare nei prossimi giorni. Tra le varie consegne si doveva incollare su apposito quaderno (i quaderni sono ormai tutti in formato A4) una scheda, fornita ovviamente dalla maestra, consistente in un testo sul Natale scritto da Eros Ramazzotti. Ora io non ho nulla contro Eros Ramazzotti, tranne che non mi sembra fornisca fulgida testimonianza di fine letteratura. Temo che il Nobel a Bob Dylan stia sortendo nefasti effetti. Ma che c’entra tutto ciò col referendum? C’entra, c’entra. Se la Sanità e la Scuola si adeguano acriticamente al pensiero unico e al pc (inteso non come Partito Comunista ma come politically correct), per cui la prima, attraverso le case farmaceutiche, induce all’acquisto di farmaci probabilmente inutili e la seconda si inchina al consumo di prodotti culturali “alla portata della ggente” , vogliamo che all’improvviso si risvegli una coscienza critica in grado di accorgersi che il Re è nudo?
    Meditate gente, meditate….

    • dascola says:

      Leo caro grazie per i commendevole commento, al solito stilato con la “mirada” che ti distingue, e non solo perché è glaucopide. Pare alla luce dei fatti o che ci sia una provvidenza o che, messa alle corde come non di rado nella storia, l’Italia sappia assumere ancora un ruolo di civiltà. Ho persino l’impressione che si sia dato un esempio ai vicini. Come la piccola Austria. Carissimamente. P.

    • gattomannaro says:

      Tutto abbondantemente condivisibile (ho anch’io quattro nipoti a scuola…e per fortuna hanno genitori con grande spirito critico, uno dei quali, ovviamente, cresciuto da me…) eppure il NO ha… non voglio dire “vinto”, perché sarebbe un eccesso di ottimismo, ma comunque ottenuto una larga maggioranza. Forse il quesito più interessante su cui interrogarsi in questo momento sarebbe: “Perché?”. Chi sono questi 19 (mi pare) milioni di italiani che sotto il martellante fuoco della propaganda e dell’arroganza renziane sono usciti di casa in una domenica di dicembre per dirgli NO? Che cosa li ha motivati? Che cosa hanno capito o non capito del NO che stavano votando? (Varrebbe anche per il SI’, s’intende, ma i votanti del sì ammetto che mi interessano meno). Solo riuscendo a compiere questa analisi credo che si potrebbe sperare di ricostruire qualcosa che guardi al futuro delle generazioni, non delle elezioni.

      • dascola says:

        Caro vibratile gatto, non so come rispondere se non che in parte ti rispondi da te, ovvero che, sotto il martellante fuoco della propaganda e dell’arroganza renziane sono usciti di casa in una domenica di dicembre per dirgli NO . E mi pare questa già un gran bella risposta. Poi nel calderone del no ci sarà di tutto, persino un eccesso di la costituzione non si tocca né ora né mai; ma è calderone di motivazioni che comunque, secondo il tuo affezionato bipede parlante, distingue il nostro da quello del sì, gonfio solo di prono ossequio al sistema, a interessi feroci, al portafoglio dei pupari che ha pagato i pupi. Non so se mi spiego.

  5. Biuso says:

    “Fede scapitozzata nella trinità economica, finanza, televisioni e marketing. Detta così sembra niente ma è il niente che corrompe il sacro a beneficio proprio, lo muta in una fede che ha bisogno di guide, di personalità corrotte tanto e tanto puttane da suscitare e scatenare l’orgasmo delle masse bavose, il quietismo degli inconsapevoli o degli sciocchi, e la benedizione dei Mangiafuoco che questa trinità agitano sulla scena del loro teatrino”.

    Il niente che corrompe il sacro, sì. Perché sacro è anche l’aureo equilibrio di tutte le cose, il senso e l’armonia. Talmente fragili che basta una forma elementare di vita -come Renzi- a distruggerli per conto di potenze anch’esse antiche e immonde, le potenze dell’accumulo di denaro fine a se stesso, di Zete che si imbriacano di potere nell’orgia della loro nullità.
    Caro Pasquale, domani 4 dicembre dovremo smascherare a tutti i costi la “bugia collodiana”. Meravigliosa formula et ironica et ingegnosa in un testo che ha la malinconica scansione di un Requiem ma anche la potenza di un Gloria.

    • dascola says:

      Grazie Alberto per tutti i riconoscimenti che mi riservi, che mi onorano e turbano. Peraltro, naturalmente, preferirei non avere ragione. E molto. Intanto canticchiamo insieme con Leporello, Eh consolatevi,non siete voi, non foste non sarete né la prima né l’ultima, madamina il catalogo è questo...Da Ponte_Mozart_Don Giovanni_a1s5.

  6. Massimo says:

    Finalmente, a quattro righe dalla fine, ‘dopotutto ci dorme’ mi ha fatto anche sorridere..
    Ciao
    Massimo (quello del reparto ex-RAI)

    • dascola says:

      Con la speranza suppositiva di non averti disappuntato.Altri Massimo non conosco, tranne il comune denominatore, ma dunque perché ti firmi del reparto ex Rai, non so.

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