Peccato morire senza vedere Napoli

Orbene, segnalo dal suo blog le belle considerazioni che pubblica l’amico Biuso nel suo ultimo post I morti https://www.biuso.eu/2018/01/25/i-morti/, considerazioni che mi trovano d’accordo ma non  convinto dalla materia che le ha originate. Per non ingolfare il suo, pubblico qui nel mio la mia divertita replica. La forma è epistolare. Il tono, scanzonato, da spettatore annoiato che, da autore, ben sa che tutti rischiamo e non poche sferzan-ti staffilate,  Napoli velata. Ferzan Özpetek.

Oh no Alberto, capisco benissimo che tu da Socrate par tuo trovi occasioni per fare letture oltre il reale qui intorno, fisico o immaginario che sia; quindi ognuna è buona per una riflessione che va, ora molto ora poco, dall’altra parte dell’oggetto, sia o non sia d’arte. In questo caso, parlando di Napoli velata, Alberto, non discuto le tue conclusioni, che condivido senz’altro ripeto, ma il film è un brutto film e l’arte, come da proverbio, è stata messa da parte. Péniblement scritto, sciatto, noioso, trascurati i luoghi, locations, da sopralluoghi frettolosi convertiti in cartoline da vedi napoli e poi muori. Un cinepanettone senza uvetta. Fellini sapeva far recitare la nebbia, una fontana, persino un cassettone d’abete svedese come la Ekberg, Özpetek pare di no. Mal interpretato, se non dal misurato anziano Beppe Barra che si disegna addosso et pour cause il ritratto di un tal Pasquale che nel film cerca di riportare ogni volta il film stesso a qualche ragione d’interesse e non ci riesce; Barra potrebbe recitare la parte del freno in un film di treni ma qui è relegato in un ruolo di carattere quando avrebbe dovuto essere il deuteragonista della protagonista, l’assente, se non in termini di pose e di secondi spesi davanti alla camera da presa e dentro la camera da letto, la signora Mezzogiorno, io son colei che mi si crede; creatura incantevole ai dì, mi parve impacciata e mal portata in giro dai suoi approssimativi quarantanni; nella futile sequenza di letto, hmm di muro prima poi di materasso, si sa che le sfumature di grigio delle mutande sono numerose e absit il tavolo di cucina, dove la simulazione diventa grottesca senza volerlo, ell’è sciolta quanto un’adolescente che giochi alle porcate nelle cabine dei bagni 69 -sìc- a Rimini avendo persa di un’impubere Lolita la freschezza porca e rozza; immagino, non ho mai frequentato Rimini, i bagni 69, le cabine e le Lolite; sicché risulta, perchè avvilirsi così è da chiedere, risulta comica; più di una volta la povera non sa che strada prendere tra un inguine e un gluteo, par che pensi come la vecchia contessa seduta su un paracarro, Questo decisamente non c’entra; e simula smanie toccata dal più piccolo dildìllo; ha studiato poco i porno e si capisce, costretta a sembrare, boh non saprei, erotica, forsennata, malìne o schizofrenica stagionale. Con molte meno esposizioni la Winslet e Gandolfini in Romance and Cigarette, film di Turturro con la Morte, nei suoi meno noti travestimenti, così ben interpretata da  Susan Sarandon e da tutti da potersi rititolare Eros e Tanatos, erano degli imperatori di erotismo mortale e gioioso. In questa Napoli, tutti sono fuori parte anche per un funerale, tranne il citato Barra e i belloni che fanno i belloni ma annoiano perché il bello o possiede carisma, l’autorevolezza dei belli veri del cimena d’un tempo, che so Vittorio Gassman, o si vede che sembra prestato da un set di Dócidóci & Gabbati; si vede che gli attori tutti non san che cosa fare, forse chissà distratti da acrobatci concettismi di un distratto Özpetek che chissà voleva fare filosofia dello spirito, ma ha perso il Dal Pra, casca nello spiritismo e non si accorge che le signore a una certa età hanno le mani gonfie. Impietoso e sciatto poi nel vestirle, tutte e la povera dottora sobre todo; improbabile ambientarla in una casa da signorina grandi firme della medicina, salvo non sia illegale, al posto, come usasi sostituire a Lecco l’avverbio invece, di legale; c’è una famiglia dietro la dottora, pare di grandi mezzi per non dire enormi è vero, con due vecchie galline, la povera signora Sastri e l’altra poverella da corte di assise, la signora Ferrari, a far  lesbicate che alla loro età, ehnnò via ben non istà, benché in illo tempore la signora Sastri fosse la più probabile riproduzione di una statua greca. Lui il türcö napöletanö che in altre occasioni e soprattuto con bei ragazzi davanti all’obbiettivo ha impacchettato filmi graziosi, li ho visti tutti a partire da Hamam opera prima con scarse seconde appresso e un bellissimo Alessandro Gassman per fa’ balà l’oeucc, qui ha l’oeucc da pesce bollito del vecchio pederasta, ma annoiato e senza lo sguardo di Visconti, per dirne uno, che trasformava qualunque cammarera in duchessa e che le attore le scelse e trattò sempre benissimo pur dimostrando che le uniche vere donne non di rado sono uomini. Peraltro il signor conte riuscì a far recitare quell’inutile muso di tinca di Helmut Berger, la forza dell’amore può far molto. Özpetek lontano dai suoi bozzetti umani di patetici caratteri naturali ciondola come un vitellone e fa ciondolare persino la sua staedicam: il piano sequenza con flash back incluso che non va back da nessuna parte di un immenso salotto, irresoluto tra la soggettiva o l’ebbrezza alcolica cosa sia lì a fare cosa non sa; modesto anche come vezzo tecnico, sul piano narrativo marónna peccarità. È vero dunque ciò che il Biuso dice non essere il film, a che genere appartenere; infatti non ha colto l’occasione per essere un film tout court. E poteva esserlo. Ed ora, un po’ per celia un po’ per non morir… di Arbasino – Carpi, Seguendo la flotta. Signore e Signori canta Paolo Poli: https://www.youtube.com/watch?v=69zt64YPbps

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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4 Responses to Peccato morire senza vedere Napoli

  1. barbasca says:

    Ero molto combattuta: vado a vederlo? non vado a vederlo? Il no era molto vivo per il fatto che mi infastidiva l’idea della Mezzogiorno rotolarsi lungamente e veridicamente insieme all’antipatico Borghi (non ho mai visto una scena di sesso verosimile tra attori italiani e poi era l’argomento perno delle interviste). E il no era dettato anche dalla per me sconcertante approssimazione di Ozpetek, dalla sua ripetitiva ricerca estetica sempre un po’ troppo priva di contenuti. Leggo Pasquale e mi convinco per il no. Poi leggo Biuso e ricado in confusione. Ho deciso: vado a vederlo un pomeriggio che proprio non ho null’altro da fare. Deciderò se dire la mia. Grazie a entrambi.

  2. Biuso says:

    Caro Pasquale, sono contento che le mie riflessioni a partire da Napoli velata abbiano suscitato questa tua analisi che, come di consueto, frulla dentro il testo un’erudizione artistica di fronte alla quale sempre sorrido, compiaciuto di averti come amico.
    Ozpetek è un regista che di solito detesto, giudicandolo un autore cromatico e politicamente corretto. Qui mi è sembrato affrancarsi da tale abitudine e tentare una riflessione sulla morte che ha dei limiti ma che ha anche dei pregi. Vedere una persona migliorare mi incoraggia sempre a incoraggiarla, insomma. Quindi, diversamente dal tuo giudizio, a me questo è parso il migliore dei suoi (pochi) film da me visti.
    Del resto, La La Land a te molto era piaciuto e invece a me era parso un film terribile: https://www.biuso.eu/2017/02/14/la-la-la/ . Questo è essenziale: la differenza. Che di tanto in tanto non concordiamo sui giudizi estetici, è salutare.
    Sono contento che concordi, invece, con le considerazioni sui morti, cioè sulle persone serie, come scrisse Totò.
    (Ti segnalo che il link dedicato a Paolo Poli non funziona; forse è saltata qualche parte dell’indirizzo).

    • dascola says:

      Caro Alberto sono contento che tu ritenga il signor Ö, cromatico e p.c.il che vuol dire più o meno pessimo. Se giudichi questo NV. il meno peggio o il migliore immagino che cosa furono per te gli altri filmes. Certo la concordia discors è utile oltre che interessante. Invita a valutare anche se stessi. Su Totò non si discute invece. In pratica tolsi il saluto a una collega che lo riteneva, horribile auditu, volgare. Una snob che, appunto significherebbe sine nobilitate e ho detto tutto. Ho ripostato il link e solo per te lo ripropongo in questa replica. Controllato funziona, pare, https://www.youtube.com/watch?v=69zt64YPbps
      Una buona giornata carissimo

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