Vardé che riva i Tuti, vardé che i xe za qua. 

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Leggo un bell’articolo del professor Fusaro e per farmi del male scorro i commenti del pubblico, per così dire, tra cui, non enti non onti qualcuni insistono a chiamarsi Tutti, https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/09/il-capitale-vince-perche-ci-chiede-di-essere-la-parte-peggiore-di-noi/5001108/. Trascorro sull’insieme di acredine, di sarcasmo, altrimenti lecito certo, a condizione di intelligenza, educazione spiccia e cultura, che ai Tutti spesso fa difetto o che usano come il Marine la mitragliatrice; capisco l’utilità talvolta dei Marines e trascorro e lascio ai pochini poverini che mi leggono il gusto di scorrere e il Fusaro e i suoi commentatori accaniti; vi lascio agli insulti, alle beffe contro uno che tuttavia ha studi e intelletto ben saldi sulle spalle per quanto contestabili possano essere i suoi modi e volendo i suoi pensieri. Ma perché mai dovrebbe scendere e farsi intendere da tutti. La richiesta è questa, Fatti capire da tutti. TU. I Tutti tienen sobrada fuerza bruta per pretendere che le stelle scendano a oracol mostrare. Oh scenderanno scenderanno a incenerirli, tutti, prima o poi. 

Questo parrebbe essere un mondo che persiste nell’appendere più in alto che può i suoi Gioppìn d’oro, nunzi di lor speranze, quei che di spini han coronato il capo e simili, ma in modo da farsi guardare, Guardami guardami babbo, nel mentre che con sguaiata protervia ogni vestigio di saper sapere tira giù; si dice dal pero o qui dalle mie parti per maggiore insulto e superiore segno del distinguersi tra lòri che stan qui e i profesòri che osano non apprendere dai cretini le buone maniere dei loro manganelli. Per ora verbali domani è un altro giorno si vedrà. Il mondo è fotografato bene dagli ultimi istanti di Ipazia bella matematica pagana scorticata  dai soldati di Cristo ad Alessandria ( si veda si veda si legga ci si diletti in https://www.biuso.eu/2019/03/02/persecuzioni/); e da un discorso che non sia volto all’immediata erezione delle patte, all’aritmetica del turpore. Dare del tu a chi non può replicare per educazione, del professore avvilir lo studio, talebalanizzàre tutto in nome di tutti… der morgige Tag ist mein cantan tutti con ardore. E per Morgen domani, intendono qui e adesso. Hic et nunc ricordo che nel bello filmo di Fellini, Satyricon, c’è la brevissima, e come sennò, immagine di una puttana che agguanta un soldato su nella piccionaia del teatro, e gli sbava, hic et nunc. Fottimi e godi hic nunc. Godere per potere. Hic et forever quick. Lo scrivente sa di non sapere e di non potere sapere tante cose, da non contarsi e me ne rammarico, la botanica, la meteorologia e la fabbricazione del tweed, infin la matematica ad esempio, ma non domanderei a Newton di farsi capire, domando invece chi sono i Tutti misteriosi cui si dovrebbe parlare. Tutti non è un soggetto; tecnicamente è metafisica o semplice illusione di una folla che si pretende io, sé e quant’altro. Una collettività abnorme e informe; in pratica una colonia batterica. Certo, che vuole avere ragione, o scortica. Vivi di preferenza. English version, Tomorrow belongs to them.

https://www.youtube.com/watch?v=fQyGBinRB04

The sun on the meadow is summery warm.

The stag in the forest runs free.

But gather together to greet the storm.

Tomorrow belongs to me.

The branch of the linden is leafy and

Green,

The Rhine gives its gold to the sea.

But somewhere a glory awaits unseen.

Tomorrow belongs to me.

Now Fatherland, Fatherland, show us the sign

Your children have waited to see

The morning will come

When the world is mine

Tomorrow belongs to me

Tomorrow belongs to me

Tomorrow belongs to me

Tomorrow belongs to me

John Kander (1927) / Fred Ebb (1928-2004) Cabaret (1966)

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About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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2 Responses to Vardé che riva i Tuti, vardé che i xe za qua. 

  1. Biuso says:

    Aver coniugato in questo modo il belare degli incolti che chiedono ‘chiarezza’ e la chiarezza incolta del nazionalsocialismo è stato un magnifico gesto di intelligenza, Pasquale.
    In un mio libro di qualche anno fa scrivevo questo. Parole che confermo:
    «La massa costituisce un chiaro segno della decadenza del gusto. Quando l’obiettivo è farsi intendere da tutti, ottenere da ognuno l’approvazione e soddisfare di molti le esigenze, e cioè quando l’arte diventa di massa, essa sottostà a un imperativo di rozzezza. Ogni fenomeno artistico rappresenta infatti la confluenza di tre elementi che la massa non comprende: la nobiltà di ciò che è inutile, la simmetria delle forme, la bellezza inspiegabile. Le masse invece mirano sempre all’utilità e a ciò che può essere speso facilmente sul mercato delle cose, pretendono di capire subito tutto e di formulare giudizi netti su ciò che hanno visto, sono refrattarie a ogni armonia delle forme, esse che dell’informe vivono. Il numero esorbitante e la finezza di un gusto comprendente sono inconciliabili. Nobiltà, bellezza, armonia hanno bisogno di una misura che l’arte di massa non ha. Nella frenesia del mezzo televisivo -nell’impossibilità che in esso trovi spazio la pausa che è il pensiero- vince l’eccesso del pieno, l’horror vacui della stupidità, dal quale vengono distratti i servi del potente di turno per abituarli a servire meglio».

    • dascola says:

      Ti ringrazio Alberto per questo completo, sugoso corollario e ribadisco il lemma che appunto oggi mi pare che la massa voglia essere Tutti. I barbari. Ma il tutti è nel discorso del capitalista. Tutti consumatori e consumati i più. Qed.

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