Parte Nopèi e parte Napoletani

The_Scream

Edvard Munch_L’urlo (1893-1910)_Oslo Galleria Nazionale

Milano. 51 anni anni orsono, di preciso il 31 gennaio 1969, partecipai alla mia prima e unica manif dell’esordiente ’68 italiano. Più che altro perché facevo il filo a una tipa e contavo sull’appoggio delle masse proletarie per conquistarla. Dell’occasione oceanica ricordo solo il volto estatico di questo e quello compagnero, una lei riccia e bellissima, figlia di antichi amici dei miei, sottobraccio allo spilungo suo moroso e noto matematico, felici di vedermi tra tanti accompagnanti. Ma di più, e netto e preciso, ricordo il provocatore. Era un filo ma si vedeva di ferro duro nel maglione col roulé a pelle, sotto una gabbana aperta e inusuale, di un colore caghetta di neonato; inconsueta in generale e atipica nella folla di eskimos da reduci dal vietnam 70 mm colors panavision. Colui, il gabbano caccostracco aveva capelli più lunghi dei miei di allora (oggi per mia fortuna anche il mio cranio è ateo) e si vedeva che un costumista della politica lo aveva ben consigliato; non gli mancavano infatti gli occhiali neri da diva e urlava a tempo con gli ora pro nobis della folla, tutta borghese, tutta dedita al sabato fascista del pomeriggio cazzo compagni, FascÍsti borghÉsi UN ancÓra pÒchi mÉsi. Ma cappotto giallo aspettava il Do per replicare da solo con un Fa sempre nuovo, urlato bene da farsi sentire almeno sette file avanti e indietro, e dettava il tempo elementare degli slogan en chef d’orchestre (e si sa la fatica in Italia, paese di solisti, di far seguire a una platea qualsivoglia un semplice 2/4 col clap clap delle manine; difficile, ti manderebbero fuori i filarmonici di tutte le Berline). Insomma quei l’era un provocatore della police; ogni tanto spariva tra le file, lo osservavo, lo seguivo colli occhi ma ricompariva sempre da qualche parte a incitare. Chiesi conferma alla bella riccioluta amica di famiglia ( oh santo cielo quanto era bella, a cinque anni avrei voluto dichiararle quello che non conoscevo, lo sconsiderato amore per lei che ne aveva 12) e lei, che aveva un passato di scontri a pugno di ferro coi fascisti del Movimento sociale, e che ogni tanto cercava rifugio in casa nostra dopo una notte in via Fatebenefratelli (non è un sarcasmo è la Questura) mi spiegò che si trattava di provocatore. Stavano lì i provocatores a vedere se si poteva scatenare la bagarre in modo da… in modo da vedi Napoli e non muori. Così ho capito subito che a Napoli città di commercianti figurati… è chiaro che si vuole calcare la mano sul comprensibile ma incomprensibile malcontento, si vedrà si vedrà si vedrà; al resto, agli slogan pensano filosofi sinistri (ché a tanto si è ridotta la sinistra, a essere tale, monca, coincidente con la destra) che sbraitano di libertà alla stregua di Forza Nuova. Una libertà astratta, un idolo egoista come tutti gli idoli che tendono ad abbattere nella misura in cui ne elevano templi diversi ma uguali. Prendete per esempio il prof. Fusaro, che quando cita Hegel e l’unico pensiero che gli si monta a neve ferma è che la mascherina è come la camicia nera ( o una museruola) sembra che negli occhi da santo ( cioè da assassino) gli si risolva la quadratura del cerchio. Seguono ruota a ruota i profeti di sventura (anche QAnon), gli illuminati della dicente di sé stampa alternativa (lasciateci un contributo con carta di credito) e le sciure spiritate del paté bourgeois milanese, canasta con l’asta e india soufflé into the oregias (ears).

Mumble mumble Paperino. Ecco ecco che in preda a questi pensieri balordi ma tutti veri come diceva Céline, niente filosofia, ecco che ‘stamane nel tentativo quotidiano di essere un Gattopardo quando sono soltanto un Silvestro gatto maldestro che tuttavia boit son petit té du matin avec des confitures, per sms mi raggiunge il mio brillante amico Paolo e intratteniamo il seguente dialogo tra ammutoliti. Dialogo che per amena concessione del suo agente provocatore mi diverte riportare qui per intero.

[09:20, 25/10/2020] Prato Paolo: 

Pasquale, ma dobbiamo ancora sorbirci tentativi di sommossa alla forconara contro la dittatura sanitaria? Ebbene sì. E, francamente, ci trovo più da ridere che da piangere

[09:48, 25/10/2020] Pasquale E.G. D’Ascola: 

Mica tanto; passin passetto l’uccellino ti si ficca nel retto. Guarda la carta geografica e conta le regioni nere. Mi pare che il progetto sia di accerchiare Roma. Salvini è in calo ma costringendo il governo alla resa, alle elezioni, inevitabili salvo Mattarella, avrebbe più di una chance di magnarsi lo Stato appoggiandosi alle spalle della madre cristiana de Roma e del Vaticano che approva sempre agli urbi e all’urbigna.  Ribalta le carte e considera che il papa di cosiddetta sinistra le prova tutte per trovare alleati che in vaticano parrebbe non avere. (Che si prepari a diventare segretario del PD?). Fuor di scherzo credo che se questo governo regge arriviamo al ’23 non sereni (ironia della data, Salvasoldini mi sa che si prepara al ’22) ma con un Salvini dimezzato e forse rimpiazzato in parte dalla fratella di taglia ormai europea. In cambio un PD rimuscolarizzato e chissà in grado di fare una coalizzazione con pochi friarelli di contorno giusto per far numero in parlamento casomai. Ogni paese è mondo: ti ricordo che pochi gabbani neri imposero in venti minuti l’attuale sultanato persiano. ( e con l’entusiamo della Francia e di certi progressisti giudei di mia conoscenza, tutti bagnati al cavallo all’idea di qual metallo si forgiasse nell’oriente petroleoso: la spada dell’Islam turistico loro noto e gradito, i giardini dell’Alhambra; babbani, coglioni, all’ombra dei capestri e dentro l’urne, altro che). In ogni modo rifletti; mi pare che il tuo ridere sia uno scacciapensieri. Osserva che la Francia si sveglia repubblicana (è già successo) quando ormai le si sono rotte le acque. Dopo Macron che fare, o Le Pen o il govermo islamofranco di unità nazionale; me par che sia il fantasma che si aggira per l’Eliseo. (leggimi Sottomissione) La Polonia è persa e anche l’Ungheria. L’Europa dei lumi come la chiamano gli ottimisti è arroccata a Bruxelles e in Scandinavia che non per caso si tiene un passo indietro dal continente. Si spera nella Germania; prima della pandemia la loro pacifica invasione economica, un bel IV Reich in buoni poliennali del tesoro, era auspicabile per tenere a bada le spinte al sultanato che arrivano anche da parte cattolica… dopotutto lo hanno inventato. Oggi la Germania però non saprei. Domani dovrà leccarsi come tutti le ferite e addio supremacy. Non lo posso affermate con sicurezza ma in questi tempi bui da ridere non mi viene. Il sarcasmo è altra cosa. Ma è il pugno stracco del pugile in ginocchio.(si prega di apprezzare la metafora del come siamo). Qualcuno tra i gabbani neri di Roma sere fa gridava, Siamo solo all’inizio. L’immagine che più risponde al mio stato d’animo è l’urlo di Munch. Quasi quasi, questo tutto me lo posto in un bloggo.

[10:00, 25/10/2020]

Prato Paolo: Postalo, ma di lunedì. La domenica è dì di festa, e già io me ne dimenticai. Un po’ per dimenticare, come giustamente insinui, un po’ per benigna perfidia. Resto comunque fiducioso: anche in Cile si va a rivedere la Costituzione del Pinocchiazzo e l’assetto dello Stato. Il punto è che ci vuole tempo, ma nel tempo c’è già stato di tutto e di più. Ergo, sopravvivere per vivere. Dimenticavo: non c’è abbastanza fame e non godiamo dell’abitudine alla trincea, come nel ’22. Le rivoluzioni non si fanno in pantofole impolverate, poco o tanto, di coca. E, se i lemming corrono verso il mare, sappiamo spostarci un poco pro lado de là. Samba

[10:16, 25/10/2020] 

Pasquale E.G. D’Ascola: Guarda che ti pubblico, sta ‘tento compaGnero.

[10:29, 25/10/2020] 

Prato Paolo: Oggi, le donne vòtano e possono comunicare ai congressi. Coraggio!

[10:30, 25/10/2020] 

Pasquale E.G. D’Ascola: Guarda che ti metto in piazza. Autorizza paese, verrà da ridere però

[10:32, 25/10/2020] 

Prato Paolo: Che cos’è “autorizza paese”?Criptico o T9 assassino

[10:33, 25/10/2020] 

Pasquale E.G. D’Ascola: No no, io sono figologico, riporto anche data e ora… T9 sta per paisà, ovvero Totò, Parte nopei e parte napoletani.

Ringrazio Prato Paolo per la cortese collaborazione e aggiungo due corollari per chi vuole passare male la domenica; non commento, non traduco, c’è google.

1.

2.

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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2 Responses to Parte Nopèi e parte Napoletani

  1. prapaomag@libero.it says:

    Ha,ha, ha, ha, ha, ha! Di gusto!!! 

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    • dascola says:

      Sei sempre il solito Prato, ti do sei perché so che lo sei, Los seis mariachis. Mi fermo perché sai che posso andare avanti all’infinito.

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