Je suis trop vieux pour discuter des heures

Testa di martello da macchinista tipo fiorentino Poli Mario Budrio da 250 grammi

Ho notato che la maggior parte di coloro che lamentano in pubblico gli avvenuti avventi sono o scrivono in modo querulo, lamentoso, ripetitivo e noioso, e se ne compiacciono fino a ritenere utile strillare la loro ragione di oche spaventate e fini portatrici di verità;  nemmeno chi scrive può sfuggire al rischio, salvo prendere la decisione di non dare aria al proprio polemico narciso. E tacere.

Ho scritto tre volte e questa è l’ultima circa la serata del 7 dicembre alla Scala, a lamentare la mancanza di tutto. Ho scritto del minculporopò perepé che squilla il miracolo, alla meraviglia, al successo misurato a sacchi di ascolti (non è nemmeno sbagliato), all’evento internazionale dell’anno e bla bla. Ma poi tutte e tre le versioni le ho buttate. Visto che la polemica non può godere del treno blindato di Strel’nikov (dottor Zivago) a che pro mi son detto, dire, non fare, suggerire, mostrare, controbattere e dimostrare come d’uso che il re è nudo (e non è tanto un bello spettacolo). Per mia fortuna Lemmy Caution mi è apparso in sogno e mi ha ripetuto di stare alla sua battuta di Alphavile (J.L.Godard-1963), Je suis trop vieux pour discuter des heures.

La battuta completa per la verità recita, Et alors je tire…c’est ma seule force contre la fatalité; sono troppo vecchio per discutere delle ore, allora sparo, è la mia unica risorsa contro la fatalità. Che in romanesco sta per, Mma lassa perde’ che nun zolo se’  disarmato, ma pur’in disarmo. Amen e arrivederci.

About dascola

P.E.G.D'Ascola, alla sorda anagrafe lombarda privato dell’apostrofo, è eteronimo o pseudonimo di sé medesimo; tende all'anonimo: avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia alla fine più che a Racine a un Déraciné, sradicato. Ma come Cioran, "con la tentazione di esistere", egli scrive.
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2 Responses to Je suis trop vieux pour discuter des heures

  1. Pingback: SUNSET BOULEVARD | Il gatto mannaro

    • dascola says:

      Copio e incollo qui, per tutto esaustivo commento e grazie per la cortesia al Mannaro, il periodo topico del suo post odierno. Da meditare:”Il concertone si qualificava da sé a cominciare dai nomi dei presentatori. Bastavano quelli a far capire, a chi voleva e poteva capire, che si stava portando, o meglio, calando dall’alto, “la cultura al popolo”, mentre la vera operazione, quella efficace e durevole, dovrebbe essere “portare il popolo alla cultura”. Alzare il livello, non abbassarlo. Diversamente. ci sia avvia solo verso il tramonto…”

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