Holodomor ovvero agghiacciamoci nel fango

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There are two kinds of people in the world: those with loaded guns, and those who dig. Non è difficile parafrasare questa celebre battuta di Clint Eastwood in Il buono, il brutto e il cattivo, in questo modo, Ci sono due tipi di uomini: quelli che sterminano e quelli che sono sterminati. Il motivo è sempre religioso. Il sibilo religioso dei serpenti a sonagli a prescindere dal tipo di religione. Leggiti Saramago cui la Chiesa scagliò lo strale di essere pervicacemente antimetafisico, eh già, perché metafisica metafisica quanti orrori belli in tuo nome ; un prelievo di sangue quotidiano, ma coi vampiri non si viene a patti o si è stupidi, il sottogruppo trans dei due principali, quello segreto e molto diffuso di intrepidi umani sciroccati che si gettano nella vita come se esistesse un posto con questo nome. Non sanno niente e…

Holodomor(vedi in Wikipedia): milioni di Ucraini –– negli anni trenta, gli stessi in cui Parigi brillava, almeno in superficie e gli intellettuali, ma non Cèline, andavano in gita a Mosca per cantare le lodi del più ottuso, feroce, fanatico regime della storia ( forse) – finiti per fame con una carestia provocata, con una rapina, uno stupro genetico, ordinato scientemente da Stalin, il piccolo padre coi grandi baffi per nascondere le zanne di orco. O da porco mannaro. Impara oh babalone: milioni, un’ operazione malthusiana, avrebbe detto qualcuno che lo disse per il grande macello della prima guerra (in Giovanni Papini, leggi leggi: Finalmente stanno pagando la decima dell’anime per la ripulitura della terra) I rivoluzionari, dotati di una fede estrema e di un tavolino fisso al café des intellos, come i profeti di qualsiasi risma e i loro apostoli con e senza turbante-barba-trecce, sono in gara per manifestare le loro doti e le loro voluttà assassina. È Eros che allena Tanatos, altro che, e prevale per lo più. Il levissimo De Sade non guarda alle cifre, anzi si asciuga l’uccello appena sfilato da una qualche vulva e se ne vanta….un milione due, a che bella festa abbiamo ripulito il paese da aristocratici, kulaki, professori di francese o che solo parlano francese (vedi Cambogia, guarda Killing Fields) professori e borghesi variamente intesi (vedi alla voce Guardie rosse). Rivoluzionare coincide bellamente con far fuori e l’egida per l’atto è sempre, senza differenze, senza variazioni, un’idea, non malvagia a volte, sclerosata in ideologia, in martello: Malleus maleficarum (Kramer – Sprenger) fu dal 1487 il testo base dell’idea di Inquisizione: il martello delle streghe. Il rivoluzionario vede da sempre streghe in ciascuno che non è come lui: cioè della stessa banda o, talvolta, di una banda concorrente di assassini ( leggi LOpera al nero-L’Œuvre au noir di M. Yourcenar). Questo della lotta tra simili o sodali è un valore aggiunto nel primo gruppo umano descritto.

Ai bambini andrebbe inculcata la diffidenza del prudente verso i compari di scuola altro che volemose bene. Volemose bene finché non mi salti al collo a mani giunte o non mi chiedi di partecipare a qualche assalto ( leggi I Ragazzi della via Pál). Ma osserva che gli schiavi negri compartono da tre secoli la stessa religione feroce dei padri pellegrini, dei loro padroni bianchi: tacchini e t-bone steak. Finché c’è barbecue c’è speranza, anche se nel barbecue c’è tuo cugino. Il cambio vero in America e la sua possibilità di presentarsi in abito decente, sarebbe farne uno stato finalmente indifferente, nemmeno ateo che è già un calarsi in una posizione ideologica, che già pende dalla parte dei carnefici al bisogno e si è visto, ma opaco alla fede come il piombo ai raggi X. Fino a quel giorno niente di nuovo sul fronte occidentale. Quando sento usare la parola spirituale, che è l’avatar con cui i cattolici per esempio travestono la parola religione come e fosse un’istanza etica loro privata e più commerciale, dandole uno slancio di valore, non mi va la mano alla pistola ma so che la loro mano va alla pistola dei valori cioè dell’ideologia: non vale per costoro che un atto sia da valutare per utile o no, per non offensivo o no, per ragionevole o no, per criminale o no. Deve essere di valore e il valore se lo vanno a cercare nella metafisica. Parola, detto una volta per tutte, che è puro sound con un design preciso, corrompere la percezione dei fatti.

In mezzo a questo inferno vi sono i pochi che con qualche sforzo di immaginazione riescono a stare in equilibrio tra quelle due possibilità, evitando per quanto sta a loro di nuocere e senza subire troppo. Tutto questo si ottiene pare venendo a patti con tutti e infischiandosene un poco se dall’appartamento del vicino arrivano urla e richiami di aiuto. Anzi tutti pronti a dire che la vittima… ah poverina poverina… di cui si scoprirà il cadavere in una valigia se l’è cercata, che poi è colpa degli americani, della ziacia e che anche lui, il carnefice, ha le sue ragioni, lo hanno provocato, missili, senza dio, blasfemi, pederasti dappertutto alla porta di casa, e lui per forza poi, bisogna capire. Vedere della povera Saman lì nelle campagne emiliane. Degli assassini per familiari. Di che andare a nozze con Gide, familles je vous hais. Si potrebbe dire uomini bianchi europei vi odio perché vi ostinate a non partecipare alla grande kermesse tra sterminare ed essere sterminati? Pare di sì ma finché c’è riscaldamento c’è speranza di continuare ad averlo. Per questo motivo c’è da credere che qualunque governo occidentale sia adatto e abbia solo il compito di mantenere questa parte di mondo dalla parte di chi non vuole prendere parte alla festa del sangue ma non per dirittura: per vigliaccheria, per M5S, per tacere bisognava andare avanti. Con l’eccezion di questo è il mio sangue che però è allelujato per vampiri enologi. E con ragione è evidente.

Ci sono dei libri che a mio avviso dovrebbero costituirsi non dico bibbia, che è un decalogo per assatanati, ma decalogo per l’uso quotidiano di una vita ragionevole e pacifica e vigile, quelli di Saramago che si dovrebbero tenere a memoria, anche le interviste e gli articoli, e Indignatevi -Indignez vous di Stephane Hessel ( Add -Indigène ed.)
Il chi è di Hessel lo salto a piè pari, e tu guardati la scheda in Wikipedia, Britannica o dove meglio ti pare. Un uomo di temperie, Hessel, di solidità rispetto a noi nanetti paffutelli del capitalismo. Un uomo tout court probabilmente. Un bastione. Magari odioso ma amen. Morì nel 2013.
Indignatevi. In questi giorni c’è un gran farfugliare circa gli indignati per l’ambiente, che sconciano, ma solo i vetri di protezione, di celeberrime opere d’arte. Il senso degli atti, che non sono vandalici perché non vandalizzano una cippa, è: questo patrimonio idealizzato (ideologico)oscura la realtà di un patrimonio di terra, lo obnubila, accantona il patrimonio che ci farebbe vivere: la terra che calpestiamo, in senso proprio ma soprattutto lato. Corollario: amare Van Gogh o Klimt ma nondimeno il pianeta che si fa fottere a morte, mentre tu sfili in galleria d’arte con la tua audioguida perché tuttavia l’arte non ti distragga dalle tue congetture. Almeno a me pare che quegli atti si possano interpretare così. L’indignazione dunque nasce dall’osservare la cura, giusta, l’amore che si ripone nel conservare opere d’arte indubbie, eredità del meglio che l’umano abbia prodotto, e il disprezzo, l’indifferenza, la cupio dissolvi peraltro, sul dove l’umano abita e che scempia ogni giorno di più, tanto che alla fine sopravviverà ¿che cosa? una Maja desnuda che nessuno vedrà o che finirà in un bunker a beneficio di soldati buriati che ci si faranno le seghe( masturberanno) davanti? Non lo so.

A mio avviso questo e altri sono segni inequivocabili che il calderone delle streghe di Macbeth è prossimo alla deflagrazione. Questa è un agile metafora letteraria che un mio amico sostituirebbe volentieri con quella della voragine di merda, sul bordo della quale stiamo seduti in panchina. Così soprattutto noi di generazioni ormai nel decennio(Totò), per le quali ogni giorno scatta, ten nine eight, il conto alla rovescia prima del lancio nel nulla della morte. Ma le generazioni giovani agiscono a colpi di testa, con uno spirito che in sostanza è assassino; lanciare inchiostro su un paio di fiori di Van Gogh, sì, rivela un disagio grave e si capisce il gesto che vuole attirare l’attenzione sulla gravità di una situazione, una conferenza sul clima che andata a grandi passi indietro grazie a stati delinquenti/cui le chiappe tuttavia/ porgiamo riverenti. Però ottiene solo l’odio del borghese bianco. Nel film la macchina del tempo il professor Wells finiva in un mondo sfinito dove gli Eloi, generazione scialba e rosea di babalóni, a periodi andavano a farsi mangiare nelle caverne da una congerie di orchi stolidi e cannibali (come tutti gli esseri umani) i Morlock: un colpo di cerino al momento corretto scatenava la rivolta della carne fresca e pim pam pum… bum.
Il rovescio della medaglia è che il borghese da museo, quel che del di fuori dal museo non osserva la miseria su cui il museo è edificato, ah lui si indigna perché si offendono – pensa, crede, ha fede – , le onuste sacrestie dell’arte in esposizione. Quando l’onusta esposizione è offesa, a mio parere, non solo dalle cacche di cane e dagli sbocchi degli ubriaconi per strada ma dal fatto che a poche miglia da lì si vive in 60 metri quadri in dodici. L’arte come resto, o peggio come scarto, come dividendo ma senza addendo. O siamo al ’68 forse, quando la mostra del cinema di Cannes fu sospesa in quanto espressione appunto di una mentalità borghese: gli Indifferenti cara el noster Moravia.

Nel merito, circa la necessità di un’azione, anche o forse soprattuto da parte della nostra generazione scassata, si parlava giorni fa con mia moglie: nonostante la sua scarsa attitudine pasionaria ella con la severità del proprio olimpo si indigna. Naturalmente indignata. E indignarsi è un colpo di fionda verbale ma non meno efficace di uno schiaffo dato a Salvini e come merita, non si creda. Porque quien calla otorga disse Miguel de Unamuno di fronte a una platea di scalmanati franchisti nel 1937 nell’aula magna dell’Università di Salamanca (quante volte ho citato il venceréis porque teneis sobrada fuerza bruta pero no convenceréis). Poi morì è vero prima che lo facessero fuori. Ma non tacque. Ognuno ha le sue armi, proprie e improprie. E dire di no a chi esclama vadano a lavorare in galera e buttare la chiave meno male che qui c’è gente normale (parlando dei bianchi con bambini Pavesini), ecco che c’è da fare. Da inermi e poco adatti al combat. Ma fionda. Così: sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più – I’m as mad as hell, and I’m not going to take this anymore. Albert Finney in Quinto potere-Network.

Allora indignazione per… qui ciascuno che legga ponga se vuole la sua pietruzza come l’ebreo la pone sulla lapide del defunto… ché si infili nelle scarpe del potente la pietruzza e all’anima di chi t’è muórt- e stramuórt-

Guarda io mi indigno per l’Ucraina e per chi non distingue appunto tra vittime e carnefici, mi indigno perché non si capisce che tra i Russi, incolpevoli ci sono solo quelli che sono scappati e quelli che sono in carcere. Gli altri tutti assassini consapevoli. Compresi gli studenti pavidi che si trattengono nelle aule di musica dei conservatori nazionali.
Mi indigno per l’Iran, repubblica di assassini con cui tutti i filistei bianchi fanno affari.
Mi indigno per l’Afganistan, repubblica di assassini e pederasti di stato.
Mi indigno per l’Africa che da quanto, nonostante la ricchezza che coltiva è incapace di vivere senza Islam e corruzione di caporali assassini e la pervicacia di stati incanagliti e incapaci.
Mi indigno perché dove c’è abbondanza di tutto non ce n’è per chi crepa ad opera sciente di assassini. L’Etiopia buona non esiste, è morta e mi indigno.
Mi indigno perché si permette la Libia
Mi indigno perché si tratta con la Libia
Mi indigno perché i miserabili dei barconi non arrivano altro che per mangiare, e va bene così, e sostituire tuttavia la loro tribù ideologica alla ragionevole convivenza.
Mi indigno per quell’autista di autobus pubblico che ha imposto a 50 passeggeri tra Aix e Marsiglia l’ascolto a pieno volume del Corano in diffusione, dicendo a chi protestava che se ne scendesse dal bus se non gli stava bene.
Mi indigno perché si fa una conferenza sul clima al fine di compiacere un assassino. E l’anno venturo peggio.
Mi indigno perché esiste l’Arabia Saudassina.
Mi indigno perché la FIFA, in senso proprio, in cambio di gas concede la platea a un paese di schiavisti come i loro antenati e non è cambiato niente. I gratacieli grondano sangue. Pro bono pacis.
Mi indigno perché un ministro della Repubblica confonde frustrazione con umiliazione ponendo in essere un distinguo consapevole tra educazione e repressione. Il più cattolico di tutti.
Mi indigno per il deputato della Repubblica che ha portato la Bibbia a testimonianza dei suoi problemi con l’omosessualità. La propria.
Mi indigno perché si persegue la tradizione di far piacere alle nonne battezzando i bambini e poi alè catechismo, comunione cresima. Superstizioni.Mi indigno perché si ha timore a non crederci.
Mi indigno perché chi dovrebbe o potrebbe non si indigna.
Mi indigno per l’ignoranza perseguita con metodo come un compito in classe di somari.
Mi indigno perché si perverte il sì con il ci sto.
Mi indigno perché non c’è bisogno di Nietzsche per capire che fu un indignato.
Mi indigno perché esiste il patriarca di Mosca.
Mi indigno per chi parla di pace con il culo altrui, auspicandone la sottomissione in cambio di un chilo di gas.
Mi indigno perché un ministro della Repubblica fantastica di ponti sullo stretto e incentivi al matrimonio religioso e poi, crociere gli sbarchi.
Mi indigno per la Corte Suprema degli Stati Uniti che mette il dito nelle vagine altrui come il Vaticano.
Mi indigno per quelli che Trump.
Mi indigno perché Trump.
Mi indigno per quelli che il diritto ad essere armati.
Mi indigno perché in nome di ddio.
Mi indigno perché si traveste d’oro e d’argento l’ossessione assassina dei palestinesi.
Mi indigno perché Israele è uno stato di ossessi assassini che se la suonano e se la cantano facendo ciò che meglio gli riesce, le vittime che chiagneno e fottono. Sottoproletari napoletani in salsa hummus.
Mi indigno per Bolsonaro e solo perché esiste, come Trump.
Mi indigno perché è un porco mondo.
Mi indigno per me perché del mondo non voglio stare al gioco eppure dico che
mi indigno porque no callo y por lo tanto no otorgo.
E questo è il punto, il silenzio è il fantasma perbenino contro il quale s’ha da insorgere

Leggiti Saramago e ascolta Vasco Rossi.

About dascola

P.E.G. D’Ascola ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: "Le rovine di Violetta", "Idillio d’amore tra pastori", riscrittura di "Beggar’s opera"di John Gay, "Auto sacramental" e "Il Circo delle fanciulle". Sue due raccolte di racconti, "Bambino Arturo e il suo vofabulario immaginario"" e "I 25 racconti della signorina Conti", i romanzi "Cecchelin e Cyrano" e "Assedio ed Esilio", tradotto questo anche in spagnolo da "Orizzonte atlantico". Nella rivista "Gli amanti dei libri" occupa da molti anni lo spazio quindicinale di racconti essenziali, "L’ElzeMìro".
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4 Responses to Holodomor ovvero agghiacciamoci nel fango

  1. azsumusic says:

    Da che esiste l’umano è una carneficina. Di pesci, cinghiali, fagiani e insetti. Insomma, già chi se magna un animale accoppato è un killer per procura. L’ominide è bestia e basta. Pure a magnarse i vegetali, si fa peccato. Perché, mi volete far credere che i vegetali non contino na ceppa? Provate a vivere senza ossigeno, provate! L’uomo, per essere un buono, dovrebbe viver d’aria, e allora sarebbe un buono a nulla. Noi omini siamo solo un ingranaggio di un meccanismo detto “ecosistema” che da quando esiste se ne sbatte delle opinioni. Siamo solo noi ometti a credere in qualcosa che in realtà non c’è. La mente ci frega e ci rende la vita na tragedia.

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    • dascola says:

      Da vegetariano concordo. Posizione radicale, e pur vera la tua. Ma d’aria non vive nessuno a condizione di stare nell’ecosistema che non prevede, ecco il punto a mio avviso, privilegi dovuti a immaginazioni sulla propria superiorità, che sono dell’omino (una fantastica visione di sé alimentata dalle mitologie creazioniste). Gatti e pantere, lombrichi e scarafaggi vivono per vivere; lottano, si difendono, devono mangiare senza brama, senza cattiverie; chi odtato di canini chi di succhi gastrici. Non so se i passeri sanno di dovere morire ma lo fanno lo stesso e tutto fluisce. Questo di non adattarsi al flusso fu il peccato, la ubris, che ben individuò Lao Tze, se mai è esistito; Il libro della via e della virtù: “beati i paesi dove pur possedendo carri non di va da nessuna parte”. E per virtù appunto s’ha da capire la adesione totale al, all’ecosistema diciamo. Integrarsi del tutto lo facevano un tempo, le società di elezione, quelle agricole, là dove la città fu un aperversione dell’abitare. Anche in epoca moderna. Nei limiti perchè è difficile resistere al richiamo della cucina nuova. Però, vedi e perdona se parlo al passato e di me, la mia generazione è nata in una sostanziale aura di possibilità che poi nessuno sfruttava. Nessuno desiderava più del ragionevole. A me piacevano i miei due locali con cucina. MI dispiaceva per i miei comagni che ne avevano uno di meno. Un po’ mi vergognavo quando andavo a giocare in case fastose, du due livelli e una cubatura da castello intorno. Ma tornare a casina, al mio divano letto, al mio tavolo di cucina dove facevo i compiti, mi confortava. MI ricordo mio padre, un certo Natale: “dai che questo natale dsi mangia”( avevamo ricevuto un pacco dono dal suo datore di lavoro che sapeva le orrende difficoltà in cui ci trovavamo) Andare a letto presto dopo la merenda così si risparmiava sulla cena, era vissuto da me, bambinetto, come una cosa normale. NEssuna sofferenza. C’era la nebbia a Milano, quasi tutti i giorni. A cento metri non vedevi un ippocastano, e i filobus, i filobus e i tram li distinguevi solo per i loro grandi occhi sfumati che bucavano la tenebra. In inverno, vero, all’improvviso cadeva la neve e la nostra classe si mobilitava tutta con la mestra alla finestra per guardarla cadere, senza domandarsi se fosse di cristallo o cosa: era bella. Poi ci veniva detto di pensare a chi con la neve non gioiva perchè avrebbe avuto ancora più freddo. Sapevamo senza sapere. Ricordo il tema di una nostra compagna di scuola, che ci fu letto: raccontava che come tutte le estati non sarebbe andata in vacanza, che avrebbe passato le giornate ai giardini, magari da sola, e aspettandosi il ristoro di una fetta di cocomero al gelo, poi il tramonto, forse un cinema all’aperto, la cena e la lettura del suo libro favorito. MI colpì molto, appartenevo alla sua categoria benchè mia zia mi ospitasse tutte le estati in una delle sue due case, al mare e a FIrenze. Eramo in piena guerra fredda, ne sapevamo poco, non si ascoltavano tanto i discorsi dei genitori benchè almeno io fossi sempre presente. DI Kennedi ebbi un’immagine falsa come lui. Le mie compagne, dopo il delitto, giù a fare temini sulla pace, le cretine, e a frignare perchè era morto uno che non aveva cambiato di uno zic la situazione degli afroamericani. E pure si era permesso, l’ipocrita cattolico col pisello infilato in ogni pertuso, di tenere il dito a un centimetro da un bottone rosso per una questione banale: celodurismo antisovietico. I sovietici si comportavano come da secoli, con l’istinto del gulag in cui avevano trasformato mezza Europa, con il consenso di Churchill e Roosvelt ma si stigamtizzavano già chissà perché gli americani. Poi venne Praga. Il rapporto del Club di Roma. E Infine il ’68 che adottò bellamente gli slogan del peggiore sinistrismo. Ma che ebbe il merito unico di far saltare il coperchio alla bottilgia di latte fermentato: il re è nudo, disse. Ma non trovò una soluzione di sartoria adeguada. Il re persiste nella sua nudità. Ricordo una riunione con i nostri amici intellettuali e pittori in casa di uno di loro, Mario Robaudi. Avevo forse 12 anni : a un certo punto la mente del gruppo più brillante, poi mio mentore, un rumeno, il dottor Lax, mi disse, “Pascal(mio nomignolo)Pascal dai scrivi alla lavagna: bisogna reinventare l’uomo”. Lo scrissi. So che ne afferrai il senso e mi rimase, come leggi, impresso.

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  2. amelchi says:

    Holodomor, my friend…

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