1923-25.02.2016

Dante è morto. Dante non aveva bisogno di cognome. Era familiare a se stesso. I suoi fagiolini, le zucchine e i pomodori, la vite lo riconoscevano per le gambe torte, lo sguardo lungo da Odisseo. Dante non navigò mai per mare. Era una nave da terra. A un funerale noto, abbracciando chi sceglieva, Dante disse, È così; gli occhi aveva smaglianti e fu tutto. Dante tracciava segni, li lasciava perdere poi, du weißt wohin*. Dante era un ulivo greco, dei tempi in cui gli dèi abitavano orti e prati. Abbastanza greco da dover morire, senza storie, nel sonnacchiare nascosto dei campi a febbraio. È così.

*Cfr. Gottfried Benn (1886-1956). Statische Gedichte-Poesia Statica

Dalla mia finestra/- il saggio dice-/ecco la valle/dove si raccolgono ombre/due cipressi  segnalano una via /per dove-sai

Statische Gedichte
Entwicklungsfremdheit
ist die Tiefe des Weisen,
Kinder und Kindeskinder
beunruhigen ihn nicht,
dringen nicht in ihn ein.
Richtungen vertreten,
Handeln,
Zu- und Abreisen
ist das Zeichen einer Welt,
die nicht klar sieht.
Vor meinem Fenster
– sagt der Weise-
liegt ein Tal,
darin sammeln sich die Schatten,
zwei Pappeln säumen einen Weg,
du weißt – wohin.
Perspektivismus
ist ein anderes Wort für seine Statik:
Linien anlegen,
sie weiterführen,
nach Rankengesetz –
Ranken sprühen -,
auch Schwärme, Krähen,
auswerfen in Winterrot von Frühhimmeln,
dann sinken lassen –
du weißt – für wen.
 Staticità,/profondità del saggio,/figli e figli dei figli /non lo toccano,/non lo distraggono/Scopi da perseguire,/trattare,/partire e tornare/sono i sintomi/del mondo che/in chiaro non sa/Dalla mia finestra/-dice il saggio-/ecco la valle dove si raccolgono ombre,/due cipressi segnalano una via/per dove-sai/Prospettivismo/ecco un’altro termine/per la sua statica:/tirare linee/allungarle/ordinarle in tralci-/tralciare-/e stormi e corvi gettare/nel rosso prematuro di un invernale cielo/lasciare poi tutto affondare-/tu sai- per chi
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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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