Chi non conosce quel trombone di suo cognato

La battuta del titolo è del mio amato Totò, ed è di solito nella scena del vagone letto.

Il motivo però di questo appunto è che non so, non capisco che motivo possa aver spinto un editore come Guanda* ad applicarsi a principi di marketing surreale… so che tutto il marketing lo è ma qui sconfina nell’astrologia o forse cavalca la teosofia… e dunque a pubblicare un libro firmato da nomi di richiamo o no, non si sa, della scienza e della sua storia, per supportare le vendite, chi lo sa, di un innocente inconsapevole, morto da tempo, ma poeta e basta che avanza, Giacomo Leopardi. Scrivono di lui, ne L’incanto e il disinganno, Giulio Giorello, noto professore di storia della scienza ed Edoardo Boncinelli, noto o non noto biologo. Da che vertice di competenza, è la domanda non risposta. Non sono un critico né tantomeno e per mia fortuna un giornalista, quindi non appartengo né a una casta né una massoneria, sicché non intendo qui produrre una recensione del libro in questione, anche  perché non c’è scritto niente, citazioni a parte. Al solito cerco qui di interrogare il presente, o leopardescamente la luna; presente che è paziente piuttosto confuso sul proprio funzionamento e tale che dà per veri i propri fantasmi. Dunque Leopardi. Chi non ne ha sentito parlare alzi la mano, Leopardi pessimista, Leopardi romantico, razionalista, aristocratico, ateo – non tanto, nelle scuole della repubblica il termine ateo era fuori corso – Leopardi nihilista, Leopardi Leopardi, Leopardi-faso tuto mi. A scuola, chi ha frequentato scuole dabbene ha persino avuto il privilegio di sentire affermare, tra un dillo con parole tue e un dillo con parole d’altri, tra una parafrasi e un’analisi del testo, che Leopardi sia stato poeta. Poeta tout court. Che di suo potrebbe saturare l’immagine di  una persona densa. Come dire, chi fu Rilke se non un poeta, e Pascoli, un poeta, Sandro Penna, poeta, ah no è vero era commesso di libreria per tirare a campare, e Quasimodo, poeta, ah no è vero, fu professore di letteratura italiana ma in un conservatorio, per tirare a campare ché le paghe erano basse allora come lo sono adesso anche sa da euro tradotte nelle vecchie lire parrebbero stipendi da bancari e invece sono da sbancati. Dunque Leopardi, stante che fu poeta, così si dice, si giustifica da sé.  Motore immobile il padre, corollario le sudate carte, gli studi, il greco, il latino, tutte cose che appartennero al cursus studiorum di un aristocratico fortunato d’essere nato in un ambiente elitterario; ad altri toccavano in sorte padri non meno ignoranti della donzelletta che viene dalla campagna; e madri tanto fattrici quanto coniglie e contadine, magari parlavano francese ma non sapevano di che, di cacciate forse, fucili, cavalli, attelages, corsages et faisandage** di fagiani. Poeta. Quanto agli autori, con il rispetto dovuto alla storia della scienza, ma il Giorello mi pare scambi l’interesse, la/le curiosità, la capacità di plus-giudizio di un grande intellettuale per competenza specifica, e alla biologia, ma il Boncinelli ignora della scienza la psicoanalisi anzi insinua i termini di una obsoleta querelle organicista, non so capire la necessità di questo volume se non quella di aumentare il numero delle proprie pubblicazioni. Non capisco la necessità di fare del Leopardi un filosofo e uno scienziato. Ora filosofo qualunque scrittore appena appena letterario lo è, vedi Camus, Céline; intendo dire che qualunque grande creazione letteraria appartiene all’ambito della ricerca del sapere che cosa si sa di che cosa non si sa. È una costruzione. So bene che esistono Susy Tamarindo e Madame De Steele e infatti se ne occupano i veterinari. Bah.

Citando di nuovo Totò, A me m’è parso poeta***.

* Dal sito Guanda.it Ne L’incanto e il disinganno Edoardo Boncinelli, genetista e professore di biologia, e Giulio Giorello, filosofo della scienza, indagano la vita e le opere di Giacomo Leopardi da una prospettiva anticonformista: scoprono un uomo malinconico, scontroso e ribelle, dotato di raffinata ironia, appassionato sin da ragazzo alla conoscenza e affascinato dalle scoperte di Galileo e Newton. Ma, soprattutto, emerge un filosofo coraggioso, capace di una visione del mondo scevra di ogni aspetto consolatorio, libera dall’ossessione di Dio e del senso di colpa; un filosofo così rivoluzionario da intuire che la pretesa umana di essere al centro del creato è un inganno e la sua supremazia sulla natura un arbitrio.
**tiri ( a due a quattro), corsetti e frollatura, o imputridimento programmato della cacciagione che in tempi andati veniva consumata, previa cottura certo, ma in pratica marcia.
***1.Scena del Pasquale. Spalla: Aiutante, vorrai dire aitante, robusto. Totò: Adesso si dice così? A  me m’è parso aiutante. Qui lo sketch da cui la battuta è stata tagliata:  https://www.youtube.com/watch?v=spkcw7vC7bA
2. Scena del vagone letto: https://www.youtube.com/watch?v=oIKu7xgcdNA
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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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12 Responses to Chi non conosce quel trombone di suo cognato

  1. diegod56 says:

    alla «stella» dedicai una poesia…
    https://diegod56.wordpress.com/2011/05/08/heidelberg/

    A Lecco c’è uno stampatore che ha il torchio a stella. Lo conosco.E qui ha una meravigliosa galleria un noto esperto d’arte grafica, Bellinzona, grandissimo bestemmiatore.

  2. diegod56 says:

    oggi è tutto banalmente pdf, io cominciai nel 1980, quando tramontava la linotype; si le officine tipografiche erano un posto affascinante

  3. diegod56 says:

    ho il libro, l’ho letto, ammetto che Boncinelli mi convince, io approvo gran parte del suo punto di vista; anch’io amo Leopardi per gli stessi motivi per i quali lo ama lui; il saggio di Giorello, che pure è persona non banale (l’ho apprezzato al festival della mente due anni fa, anche se non ci vado più, troppo caldo sotto quei tendoni, perfino Recalcati che è belloccio, tutto grondante di sudore è poco piacevole), dicevamo di Giorello, il saggio è noiosetto; su Boncinelli, carissimo Pasquale, io lo considero uno come me, che crede che esiste solo la vita biologica, quell’incredibile evento per cui da 4 aminoacidi si è incardinato l’incredibile ma spiegabile; Boncinelli non è filosofo, è un biologo, non ama la psicoanalisi, non ci crede, e sull’inconscio dà le sue ragioni; certo Guanda cerca di fare i soldi con i nomi in voga, e chi non è in voga che voghi con dignità la sua barchetta, ci vuole eroismo per campare; un abbraccio Pasquale, sei meraviglioso quando ti indigni, beato tu che provi ancora sentimenti così autentici

    • dascola says:

      Sì, grazie Diego, ma non sono dovuti a 4 aminoacidi. Dal fondo: dire che Guanda tiri la barchetta mi pare improprio. È nota casa editrice e mi pare che tiri come tutte le case la barchetta del non cercare autori ma fenomeni di marketing, appunto. Dal mio dire non è disgiunta l’irritazione di autore in conflitto con l’indifferenza ostile – aminoacido ossimoro – degli editori. Non conosco il Boncinelli, ma da che vertice di competenza parla di letteratura non saprei. Ho tutto il rispetto e l’ammirazione dovute ad Einstein ma non saprei scriverne. Potrei scriverne un romanzo, ma è altra cosa. Avere scritto Storia dell’assedio di Lisbona non fa di Saramago uno storico e infatti tale non si è mai inteso. Ha preso il Nobel, Boncinelli no. Se Boncinelli ha un’idea su Leopardi mi dev’essere sfuggita. In più l’ho sentito parlare e mi parve più inconsitente della professoressa – nome cancellato dalla lista degli aminoacidi – di lettere del mio ginnasio la cui massima espressione critica su Manzoni fu, Eh il nostro Manzoni, vedete. Punto. Infine sul credere. Non so che cosa creda o no Boncinelli, ma si dice ateo, e lì il sospetto si fa forte, gli atei sono dei cattolici oltranzisti irritati di essere stati buttati giù dall’empireo dal principale. Diffidarne. Credono non diversamente da Tertulliano ma in idola diversi. Non c’è niente di male ma come canta un proverbio yiddish, Che cosa c’entra il culo con la sottoprefettura. Gli aminoacidi non si credono si constatano, immagino; anche l’inconscio. Chi crede negli aminoacidi ha bisgono di non credere in altro, per esempio nella psicoanalisi ma potrebbe trattarsi si qualsiasi cosa che tradisce la sua fede e la sua conseguente paura. Qualunque principio preso per uniformatore diventa un roveto ardente.Non saprei dire quale aminoacido ha prodotto la musica di Verdi, ma si constata. Aspettiamo il prossimo saggio del Boncinelli.
      Abbracci a mì no acidi.

      • diegod56 says:

        Scrivo grezzo, così come penso, ma tu sarai benevolo nel leggermi. Io penso, caro Pasquale, che probabilmente Boncinelli ci azzecca e non poco quando spiega che quel senso di «tradimento» di cui scrive ripetutamente Leropardi, la vita che promette e poi brutalmente disillude, ritrova puntuale riscontro nelle attuali neuroscienze. Non è Boncinelli che scrisse il famoso «Proust era un neuroscienziato», ma il filone è quello. La natura biologica dei sentimenti è elemento cruciale in Nietzsche, e lo spiega, con meravigliosa penna il filosofo poeta A.G.B. nel libro meraviglioso «Nomadismo e Benedizione» che ovviamente avrai letto, anche se tu hai il privilegio ogni tanto di parlare e soprattutto ascoltare il grande filosofo poeta etneo nostro amico. Pepe satan, pepe satan Pasquale, sulfureo e acrobatico scrittore, ciao con affetto

      • dascola says:

        Dieguccio, il mio tema è 1. il saggio della Boncinelli & Giorello, è un libro inutile e pedissequo su un artista che non aveva bisogno di riesami e riscoperte per non dire scoperte dell’acqua calda.2. E un libro noioso e scritto male da due dilettanti di materie che conoscono a orecchio. Mio cognato è un gran culture di musica ne sa più di Bertoldo, quasi più di me talvolta, suona il flauto, ma è e ci tiene a restare il massimo esperto mondiale di matematica e fisica del seicento e questo insegna. Non scrive di Buxethude.

        Poi se vuoi parlare della vita che però non è il mio tema a mì me par che l’esistere mantenga quello che capita a chi se l’aspetta e a chi non se l’aspetta fa lo stesso perché promettere non vedo che cosa prometta. Dunque la disillusione non è nel fatto di vivere ma negli investimenti emotivi, mi spiace ma il termine è questo, che il soggetto dell’inconscio pone in essere, mi spiace di nuovo per il tuo apparato visivo e auditivo, se mai chiedi ai coni e ai bastoncelli di spiegarti. Speranze un po’ tutti ne coltivano, forse anche Boncinelli visto, de visu, il suo stato di salute pessimo; i più accorti, con il tempo, imparano non a lamentarsi della vita, ma della propria dabbenaggine talvolta, della propria ingenuità talaltra, della jella negra in definitiva. Molti non si renderanno mai conto di contare molto sulla propia sinistra tracotanza. Ma non è la vita che ci fa creduli o tracotanti e non tutti lo sono. Sulla natura biologica di qualunque cosa mi pare non ci sia da obbiettare nulla se non che il vivente è una biologia che ama e odia e manda affanculo, ma non credo dipenda da una combinazione di aminoacidi, che in tutti i casi sarebbe casuale mentre noi possiamo scegliere come è noto tra mandare e non mandare afffanculo, anche se la seconda scelta dà più soddisfazione. Non mi pare che un punto cruciale del pensare nietzscheano sia la natura biologica dei sentimenti, appartiene ma molto vagamente al periodo e all’infatuazione darwinista del tedesco, ma non saprei dire dove stia un punto cruciale del suo pensare perché mi pare che obbedisca al principio di indeterminazione di Heisenberg. Stavano perlatro inventando la scienza moderna allora e, anche lì, un po’di ingenuità apparteneva anche ai migliori. Non so chi abbia detto di Proust nei termini che riporti, ma è una boutade che fa il paro con qualsiasi altra, per esempio che, e torniamo a bomba, che Leopardi è stato in realtà il più grande e taciuto spiritualista cristiano. A proposito e a proposito di libri scritti invece bene, una mia apparente parente, tale dr.ss Anna Borgia, scrisse un bel libro, scritto bene, documentato, filologico, da letterata, su Tolstoij. Lei è una cattolicona e aveva bisogno di rintracciarne il sentimento cristiano di fondo del russo, ma è intelligente e alla fine getta la spugna e non ci riesce; ma non è ovvia nella ricerca e riesce invece a interessare il lettore. Boncinelli no, Boncinelli assomiglia alla sua immagine nello specchio e questo è il sentimento del mondo accademico, mi dicono nei suoi confronti. A me non interessa. Ripeto che il mio punto è, Si occupasse egli di topi. Lui gli trafigge il cervello a me il cuore.

  4. Biuso says:

    “tutto preso com’è a dire di neuroni e di quant’è profondo il mare”.
    Meraviglioso.

  5. Biuso says:

    Eh sì, Pasquale, si tratta di questo: i due personaggi che qui si sono occupati di Leopardi fanno parte di una compagnia di giro -che come tale è sempre la stessa- la quale riempie festival vari e altre spettacolari manifestazioni.
    Meglio, certamente, festival dedicati alla mente, alla letteratura e alla poesia che ad altro ma il guaio è che di solito il livello rimane bassino e si invitano le persone non per ciò che hanno da dire bensì per ridire i loro nomi. Lo stesso mi pare accada per il libro che segnali.
    Per quanto riguarda Leopardi, non v’è dubbio che sia stato uno dei maggiori filosofi italiani -e non soltanto- del XIX secolo. Le Operette morali sono un libro che va alla radice di questioni etiche e ontologiche.

    • dascola says:

      Sì, benché sia del Boncinelli la prima metà del volume dedicato alla filosofia è un peccato che sia proprio la filosofia altra cosa che egli non conosce bene, tutto preso com’è a dire di neuroni e di quant’è profondo il mare. Di rado ho incontraro una persona più superificiale infatti, tal che venne qui a Lecco a rivelare persino che l’Italia è il paese dei ristoranti e dove si mangia meglio.
      Io di filosofia evitai di scrivere per prudenza dato che al contrario dei tali sono solo un letterato, ma concordo con il dire tuo e non solo. Grazie dunque per la precisazione utile. Tanti cari abbracci. P

      • diegod56 says:

        Grazie Pasquale, ora purtroppo non ho il tempo, ti rileggerò con calma come meriti. La dura arte tipografica mi costringe ad orrori che tu neppure immagini. Tanto è carta, comunque, alla fine.

      • dascola says:

        Strano tipo sei Diego, l’artigianato è così denso di senso; quando mio padre, pappà a quel tempo mi portava nelle officine degli amici o addirittura nell’enorme stamperia dell’editore per cui lavorava io avevo sussulti di godimento. Mi sembrava tutto meraviglioso, i contafili, le lampade allo xeno, i bagni di morsura, l’odore potente degli inchiostri, l’abilità di occhi e mani, il suono delizioso delle macchine che si avviavano. Amen

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