PLII 2017 – Assedio ed Esilio

 

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 Vilhelm Hammershøi (1864-1916) – Interno con donna di spalle – Randers Kunstmuseum

Stante che è raro accada ed è evento differente dall’ascolto che mi presto da me nel tentativo di non dire scempiaggini quando faccio lezione, vedermi ed ascoltarmi altrimenti mi dà sempre la curiosa e salutare sensazione di essere altro da me medesimo o più sul vago di essere un anziano bizzarro, imbarazzato da sé, alle prese con cose più grandi di lui o perdute. Ecco dunque il link a un’ardua intervista, ardua per i quesiti posti, che la direzione del Premio Letterario Internazionale Indipendente ha imbastito a seguito del massimo riconoscimento attribuito nella primavera scorsa al mio inedito, e che tale resterà e lungo io credo, Assedio ed Esilio. L’intervista ha l’intenzione di essere utile a rintracciare editori disponibili ma a cose fatte mi è sembrata abbastanza gradevole da essere proposta all’ascolto qui dei miei duecentoquarantatre seguaci. È stata realizzata secondo me molto bene dal punto di vista tecnico e in italiano, ma degne di nota sono le traduzioni sottopancia in francese e in spagnolo che non solo mi traducono bene – impressione insolita quella di essere tradotto che mi ha ricordato quella provata nella tradotta militare che in dì lontani assai mi portò dal campo di addestramento al mio reparto di destinazione a Udine – ma che sono pure interpretazioni così pertinenti del mio italiano da sembrarmi persino più belle. Ecco qui i link a tutte le versioni, la francese e la spagnola e l’originale italiana. Il video dura 11 minuti circa e, altra cosa che mi sembra assai apprezzabile, i tempi delle didascalie sono stati calcolati per lettori calmi e meditativi. Buon anno compaesani.

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About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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6 Responses to PLII 2017 – Assedio ed Esilio

  1. barbasca says:

    Avevo ascoltato con attenzione l’intervista quando me l”avevi anticipata. Mi aveva convinta ed emozionata. Con un pochino di dolore anche. Il tuo. Sono contenta di questo lavoro di traduzione (che non sono in grado di giudicare e mi fido del parere tuo e di Biuso) che non lascia la comprensione solo a noi italici e ti può aprire altre vie. Confido. Super la cravatta.

    • dascola says:

      Un bel dì vedremo… Sono contento per la signora Cravatta soprattutto, è una soddisfazione per lei, glielo dirò. Regalo di Desideria Guicciardini peraltro.Basi

  2. rossella.liberti says:

    La cosa che fa più impressione è la cravatta…. ihihihihih!!Bravo, mes compliments !!Non mi resta che leggerlo.

    Inviato da smartphone Samsung Galaxy.

    • dascola says:

      È una bellissima cravatta per me che amo le cravatte e che, così mi dichiarò la mia professoressa di greco in seconda liceo, non farò mai altro nella vita che amare le cravatte. Grazie per la tua sempre affettuosa presenza.

  3. Biuso says:

    Le traduzioni sono impeccabili, sì, e soprattutto lo sono le tue parole, Pasquale.
    Si tratta di dieci minuti soltanto ma pieni di dolore e di pensiero. E di ironia. Come la densa ‘premessa’ che hai voluto enunciare.
    Complimenti anche per questi documenti del tuo lavoro e della tua intelligenza,

    • dascola says:

      Io ti sono debitore Alberto per questa tua opinione su di me che mi onora, commuove e preoccupa. Sarò all’altezzza, mi domando. Chi lo sa. Intanto il mondo brucia, in senso letterale, e la sensazione di ballare il walzer a bordo del Titanic si fa ogni ora più acuta. Tutto il nostro pensare, tutta questa letteratura, tutto finirà in cenere presto e per colpa, e non credo che fosse questo il sentimento di chi viveva pur tra mille difficoltà quel fare rarefatto che noi, pallidi epigoni dei grandi, condividiamo con queste righe. O tra le righe.

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