Non c’è bìlia che tenga

 

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Fidia (490-430 a.c.) – Atena Lemnia

Alle corte. Ieri sera  ho visto Un sacchetto di bi(g)lie, filmino docile di tal Christian, oh oh ah ah, Duguay regista televisivo canadese di cui ignoro tutto e va ben così. Come esiste da tempo il genere bellico esiste anche un sotto-genere che non saprei definire se di-fuga, dalla-realtà, o cosa. Ma non è questo che mi ha interessato del film, né i protagonisti bambini, né la storiellina ben condotta fuori da un romanzo di Joseph Joffo che davvero possiede/eva una barberia a Parigi e io ho da sempre molta stima per i barbieri. Mi hanno interessato le mie lacrime e lo strizzottóne emotivo, mio e di chi mi stava intorno nella  sala, avvinta nel buio e in tutta silente evidenza… niente controlli degli sms durante la proiezione… al dramma di due fratellini, in fuga appunto dalla Francia, dalla barbarie della guerra; di rigore accodare a guerra, barbarie o sostantivi di pari inefficacia NEL… come il Mercedes… neolingua poultry-correct; si cfr. in alternativa orrore/i, ferocia, disumanità… tutti correttivi alla mancanza di immaginazione degli scampati… tutti i nati in Europa dopo il 1945… circa la fenomenologia dell’evento più radicalmente consono al bipes simplex. Digressione fatta mi concentro sulle lacrime. Sono anziano e riesce difficile, a me e alle mie lacrimali, non commuoversi fino allo strazio; è la catarsi messieurs-dames, malanno della vista, pseudoblefarìte che affligge credo soprattuto chi abbia frequentato un poco gli studi umanitari, come nel vocabolario della Confuffindustria si chiamano le lettere e la filosofia. Ebbene lo dico, me, ne ho abbastanza delle lacrime… e della confuffindustria… me, sono stufo di chiagnere a un passo – 4 marzo – dall’essere fottuto à nouveau, poultrycaccamente ma forse non solo, dagli eredi, sopravvissuti mentali, di quelli che stragi, stupri e rapine perpetrarono, sentite come suona efficace al passato remoto il verbo perpetrare, in quei dì funesti… idem… dove si farneticava non meno e si ammazzava meglio in nome della razza bianca, della cristianità, dell’itaglia/frattaglia/plebaglia ai ritagliati… Berlusconi, Meloni, Salvini… della Franca ai Franceschi, dell’Alemanìa agl’Alemagni. Lo dico e lo ridico e mi domando a che serve piangere, prostrarsi in settimane della memoria… la memoria pare necessiti di non meno che una settimana di programmazione schizoide per ringalluzzirsi e subito assopirsi… se poi, nel segreto dell’urna… o tra i cipressi… si opta à nouveau per gli stessi farabutti; ché lo dico e lo ridirò, nessuna distanza… sì questione di peli nel naso e di make up… separa quei trigemini qua da quei molti là con un differenza che quelli là ebbero quasi quasi il primato nel cimento e nell’invenzione, i campi, i treni, i forni, le stragi, un’organizzazione impeccabile, nonostante i multipli peccati, e ripeto delle divise tutte nuove e bellissime. Benché l’imbecille più noto del pollaio abbia affermato a Stàzzema che tutto ciò è finito ma bisogna essere antifascisti… minchissima santa… quando proprio ello, capofabbricato di un sordido borgo toscano… rare ma esistono anche in Toskana le Rho e le Mestre, da non confondersi con Le Maistre… egl’è colpevole del procurato aborto trigemellare, Berlusconi, Meloni, Salvini. Lo dico e ripeto, me sono stufo di sentirmi piangere, me e qualche altro di fé per il terribilìo di anni ottanta… or sono… mai tempo verbale fu più consono alla dizione in corsa. Sono stufo stufo stufo, lo dico e ripeto, di lacrime amare; non dimentico da sempre… sto tra i viventi per fortuna di mio padre e coraggio di un carabiniere che lo lasciò scappare dopo averlo arrestato onde dar seguito alla terza condanna a morte… odio con passione, kwuei tre qui, più di quei molti là, non perdono per metodo. Quelli furono abbacinati dalle divise, si capisce; questi potevano, potrebbero scegliere qualcosa di meglio che trasformarci, lo faranno, in doppipettorutti, in un’appendicìte della Polacchia e dell’Hongrya, della Puttinia. Vae victoribus.

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About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
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2 Responses to Non c’è bìlia che tenga

  1. Biuso says:

    Hai coniugato il pianto per un film, la commozione per la finzione che ricorda il vero, con una rivolta lessicale che vorrei avesse per esito il morire di quei tre. E del quarto che li ha resuscitati, il peggio: “egl’è colpevole del procurato aborto trigemellare, Berlusconi, Meloni, Salvini”.
    Come Gadda chiamò colui predappiomascelluto, di questo si può dire rignanoinesistente

    • dascola says:

      Amico carissimo tra gli amici, per esito vorrei che avesse il morire, sì. Perché questi sono gli eredi allegri e scempi dell’idea di sterminio, responsabili a posteriori dei 57 milioni di morti della seconda guerra con SOLI 1600 colpevoli di cui SOLO 250 eliminati, giustiziati non saprei, eliminati però fu un passo avanti. Non posso tollerarlo oltre, non posso più tollerare il volemose bene; non posso voler bene né ai quei tre né ai loro peggiori tra i pessimi epigoni. Ora o si dice questo in chiaro o si stia zitti. Ti abbraccio con disperazione.

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