Un filo fantasma

Schermata 2018-03-26 alle 14.24.41

Innanzitutto non è nascosto il filo. Ma fantasma, immaginario, persino isterico, phantom pregnancy si dice. Poi guardare un po’ qui il logo del film che è mah… Occorre una quai cautela nel parlare delle opere altrui. So quel che dico. Io leggo e guardo come se fossi stupido e per lasciarmi stupire. Abbasso la guardia del saputo e del saputello. L’ho già detto in altre maniere. Mi alleno alla demenza senile. Ma colgo subito lo stile. E parlo per simpatia. Roba da liceo classico, capisco. Così a costo di passare davvero per stupido dichiaro qui che mi è piaciuto molto un filmetto di Anderson, quasi Andersen – chi è costui andare a guardarselo – dal titolo in sé affilato, Il filo nascosto. Vedi sopra, chi vivrà vedrà. Difficile parlarne e per fortuna l’assenza totale di una trama, di una storia, lascia concentrare sullo stile dell’Anderson che può permettersi di ordire, è il caso di usare l’abusata similitudine, un racconto a partire da niente, ovvero dalla stoffa a disposizione. Un attimo oltre la linea e sarebbe stata la storiella dell’amabile proletaria toccata dalla fortuna di toccare il cuore del ricco sarto, avrebbe ricordato persino un po’ Perrault, senza il feliciecontenti. O Ninotchka senza sorriso. Ma non è così. Il film è di strepitosa altezza nel mettere in scena un filo e nasconderlo. Così bene che tutto il lavoro interroga, sembra domandare, Che cosa ci trovate qui dentro, in quest’abito. Una battuta infatti la canta più o meno così, si può nascondere di tutto nella stoffa dei vestiti… In un istante, quasi un’istantanea, la bella Alma/Vicki Crieps trova e leva da sotto una cucitura dell’abito nuziale per un’immaginaria principessa di Brabante il motto never curse/mai maledire, oh Perrault, mon Perrault…

Dietro di me sedute due voci femminili ogni tanto sospiravano frammenti interpretativi, stile sacro cuore… bell’egoista lui. So quel che dico, la spècolologia cerca la spiegazione, una sola, la sua. Chi è lei e lui che è lei, lui, cioè l’altra, la sorella/Lesley Manvile, tradotta con sagacia la Talequale. Chissà in inglese… fa lo stesso, un’opera tradotta, transita sempre da un mondo all’altro, da una factizie all’altra. Così ben celato questo thin thread che non si può nemmeno dire sia ben recitato il film, ed è un pregio. Strepitose maschere, specie le femminili, cioè tutte, gli attori agiscono come fossero inconsapevoli spiati. Sempre autentiche, nonostante lui, il Day-Lewis, sia un pelino gigione di tanto in tanto,  un po’ intruso, lo è, che vuol far l’attore. Ma è colpa lieve; doveva giocare sopra le righe e oltre, fuori dal banco. Ruolo difficile. Ma le donne no, le donne del tutto immerse in quel reale fittizio, limbo dove il niente prende corpo. Ispirate. Streghe a convegno, scorte da un occhio complice. Il femminile a convegno, scorto da un occhio compiaciuto. Chi macina funghi velenosi non può essere una cattiva persona. Parlo anche delle meravigliose Parche, le sarte, che circondano il Maestro, operose, silenziose; compunte cuciono e soprattuto tagliano e disfano, rifanno bene il fatto. What’s done can’t be undone. C’è un po’ di Macbeth e un po’ di Cenerentola. Oh cielo che meraviglia quelle manine grassocce che dispongono di buon grado la trama, le trame artigiane del…destino…??? … non non l’ho detto. Ma c’è qualcosa che lo riguarda. Dir non saprei oltre né vorrei. Il filo è fantasma. Lasciarlo là. Al di là. Threaxit.

Advertisements

About dascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è.
This entry was posted in Osservazioni and tagged , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

2 Responses to Un filo fantasma

  1. Biuso says:

    Una recensione che segue il filo del film come un segugio la sua preda, che cattura e poi riporta al lettore con la rispettosa baldanza di chi ha compreso che cosa ha afferrato.
    Anderson è un grande regista. L’aveva mostrato in The Master [https://www.biuso.eu/2013/02/09/maestri-verita/] e soprattutto nel Petroliere [http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=1377].
    Grazie, Pasquale.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s