Cenerentola a Parigi

220px-Funny_Face_1957Ouverture https://www.youtube.com/watch?v=vqj2RQvnMfY. Cenerentola a Parigi. Chissà dove, a che pozzo di scemenze attingevano e attingono tuttora talvolta i traduttori italiani. Dal titolo di una musical molto noto almeno in America, Gershwin, George & Ira, Funny face, Audrey Hepburn e Fred Astaire, https://www.youtube.com/watch?v=9xo1onGh3us. Inutile parlare troppo della pellicola di Stanley Donen, chi era costui, ineffabile, presentata nel 1957 a Cannes, ci informa il bravo Gianni Canova, e che nemmeno chi scrive  aveva visto prima di ieri sera. Si trova in Amazon, for rent o a 13.99 € in acquisto. Non si tratta di un capolavoro assoluto, dico forse, ma lo è nei fatti. Nell’uso impeccabile e mai invasivo dell’armamentario tecnico, gru, dolly, carrelli, morbidi e ben oliati come panini con un nonnulla di sale e pepe quando si ha fame, niente compiacimenti, montaggio implacabile, opera perfecta. Ma poi è la recitazione a dominare, come dovrebbe essere sempre, di Audrey Hepburn, https://www.youtube.com/watch?v=7FznWwWrOIQYo si sa era un genio; al maschile, non esiste la genia ma la genìa dei coglioni che cambiano le desinenze; di Fred Astaire, anche lui, genio, angelo, nunzio, di una Key Thompson https://www.youtube.com/watch?v=neaSsFwBKk0 incredibile caratterista, capisca chi capisce, non faccio divulgazione, e di una squadra di utili comprimari, tutti scomparsi o decrepiti al giorno d’oggi. Così ci s’imbroda con i passi parlanti della danza, Fritz Nietzsch se ne sarebbe invaghito più che  della Carmen, della sincronia e delle sincopi, del gesto, del contesto, del tempo che è trama e ordito dell’arte, performativa direbbero adesso, tempo, signori miei, solo tempo e lucidità di fraseggio, fraseologia, prosodìa e dizione, limpida che nemmeno l’acqua minerale. Oggi stanno in pochi cestini di uova -put all your eggs in one basket, it’s enough-  gli attori che non ruttano, incespicano sulle consonanti, che non parlano palermitano come il Michelangelo infinito in arrivo, https://www.youtube.com/watch?v=Y3y0ND7YVLE che non saltano o sfiatano le vocali emesse dalle loro grandi labbra; uomini e donne a pari demerito. Tant’è vero che se ne sbandierano i successi e gli eccessi su ogni tabloid, pagina di regni e repubbliche, o tovaglioli di ristorante…l’ho messo qui, l’ho messa lì,/dove mi parea ogni dì/sicché  voilà guardate qui. Mica capiscono che recitare è un arte, cioè una finzione, la creazione dell’altro mondo; poi dicono che sono veri, e a mmia che mme ne importa, anche lo schizofrenico è vero, nel suo mondo, anche interessante, ma arte per carità, qui si confonde ancora espressione con arte. L’espressionismo non sarebbe esistito senz’arte. Cioè senza l’abilità di manipolarsi con gli strumenti del mestiere. Non lo dice me, leggere Gottfried Benn, Io non sono né crudele né romantico, soltanto senza illusioni, soprattutto su me stesso. Valutare le distanza, calcolare a fondo ogni millimetro, esattezza anche nei desideri e nei sogni, anzi proprio in essi: questo principio dell’essere artista, nel senso superiore, vale per me da anni anche nella vita. Solo così si può resistere quando si deve lavorare, guadagnare denaro, e intanto per di più si vive di visioni, Principio economico. In “Pietra, Verso, Flauto” Adelphi pag. 48.  Così in un filmetto che in fondo è l’anticipo di un altro but a bit more pompous work che fu Il diavolo veste Prada, si sta lì inebetiti dal meccanismo a orologeria dell’azione, del danzare tra attori, tecnici e macchina da presa; la sequenza sulla torre Eiffel https://www.youtube.com/watch?v=J6XZjNiZjsg e il numero centrale di Astaire, allora sessantenne, https://www.youtube.com/watch?v=0oTVHYuIjFY sono da guardare e riguardare; chi avesse desiderio di cercarsi il film in italiano c’è anche dint’o tiubbo a 8,99;  e infine lo script che era la forza, qualche volta ancora lo è di Hollywood, oggi solo Allen, che però è blacklisted nell’attuale stagione di caccia allo stregone aperta dalle toomuchformetoo anche come streghe. Altro che Macbeth, quelle sì che sapevano farci, Tre volte miagola la gatta in fregola –Verdi-Boito, Macbeth- queste giuggiolano con la migliore stampa compiacente. Ai tempi una strega doveva affrontare il terrore degli altri fino al rogo, e mica solo, ma che carattere. Si legga Michelet. Insomma un film bellissimo perché fa parlare l’arte. Che per lo più si mette da parte e, Curtain –sipario- You are very very happy, Why must will happy,  Because I  say you will  https://www.youtube.com/watch?v=kFv12M98Q_g

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About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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