Nazionalonanismi

Quint Buchholz-Boy with book-2013.

Mumble mumble mumble, ho visto ier sera un buon filmo di Spike Lee, BlacKKlansman. Avec son petit air de chat qui s’amuse, Lee alterna nel gioco narrativo modi che appartengono ad altri linguaggi, al fumetto mi pare, alla grafica, non saprei, sono cose che la mia generazione devastata dalla guerra all’intelligenza di questi ultimi 70 anni o aborre sfiorandole, o se ne ne infischia ignorandone le ascendenze che discendono chissà dal manga, dal tanga, dal minga che tenga o saddio da quale diavoleria del mercato spettacolare minore; ma non è un male, l’ibridazione è in arte come in botanica, anche in genetica per esempio, un buon fattore di sviluppo; non dico di crescita, che non di necessità significa un fiorire del buono. Prendi uno spermio e un’ovuletta e non si sa se diventeranno Hitler o Pol Pot o Trump o..o..o… gli spermi, direbbe un ingenuo, hanno questa bizzarra facoltà di scegliersi l’orrore da interpretare. Il film narra le peripezie di un giovanotto nigger arruolato nella polizia di un paesello grigio degli statuniti  che, assegnato a un compito di intelligence scopre una rete del KuKluxKlan e la sgomina, fingendosi, al telefono, un Bianco Anglo Protestante. Al suo doppio bianco e poco ariano, gradevole trovata, è affidato il compito di infiltrare di persona personalmente i malvagi BAP, Wasp in inglese, e patatrac. L’ultima sequenza vede l’uomo e la sua morosa, schierati e armati contro i crociati brusolanti, sapete le croci fiammanti, i cappuccioni, le mantelle bianche, le emorroidi esasperate da cibi malsani; ogni razzismo e affini potrebbe essere solo il frutto di cattiva digestione e dunque di stitichezza ( cfr. F. Nietzsche Ecce Homo 1.Tutti i pregiudizi vengono dai visceri.); da cui l’umanità salvabile da clafoutis di prugne non da… cuori immacolati. Tornando al film; a sorpresa, negli ultimi cinque minuti spezzoni del ieri, 2017, scontri di ghetto e marce della maggioranza silenziosa, la candela che piace, la notte che compiace, lo snodarsi dei cortei, l’umòr da iniziati epilettici o schizofrenici al tempio, quella roba lì e Trump che disarticola le mandibole, secondo me ha qualche difetto gnatologico e dunque qualche difficoltà intestinale, per dire che sì ci sono marce di naziati ma non tutti, che ci sono anche brave persone che sfilano e… finisce così il film, col beneficio dell’incubo.

Da lì a qua. Poco prima di ier sera a Malanno ci fu il comicaio della sfilata finale dei salvinisti. Non sto a commentare ma mi pare che l’homm abbia concluso la propria più a lui consona deriva; non saprei dire dunque quanto contraddicendo il suo liceo classico al Manzoni- Via Orazio 20123 Malanno, giusto appiccicato alla piazzetta dedicata al fascista, quel lì di sicuro, don Escrivà. Bon, manca solo una settimana al dì dell’elezioni, e i fuochi sono assai sudati a preparar metalli, l’oro cioè delle preziose poltrone di Bruxelles. È evidente immagino a tutti che l’homm ha speso l’anno che lo separa dalla sua assunzione al mistero dell’interiora, per farsi pubblicità senza investire niente per nulla che non sia stato il suo guadagno personale. Faccio Cassandra, vuole fare il residente del Cansiglio e ha attirato come nemmeno Grand Hotel, la vecchia rivista di fotoromanzi, la peggio feccia della nazione, gl’irriducibili della demenza senile e infantile alle sue stalle pe’ ffaggli franger le croste che non hanno mai digerito, ovvero il fatto che non viviamo in un mondo del tutto ecclesiano, del tutto brianzolo, del tutto polenta e pensione, del tutto le si sciupa la vagina alla signorina che la tromba col negrino, del tutto-un-cuore, possibilmente in due mani affidabili, due auto, tre motorini e una villetta a Cantù Cermenate – chi ricorda Una vita difficile di Risi capirà e ricorderà la battuta di Alberto Sordi, Ma vacce te a Cantù Cermenate. Sicché l’homm sa che queste elezioni almeno in Italia servono a stabilire chi cela più lungo il mànego, se lui o monsignor De Mayonnaise. I terzi staranno lì a dire che hanno tenuto, 2 per cento oh eccome – e i piddofili, che non possono né osano smentire la loro vocazione autentica al potere qual costi, al liberismo lurido e coatto perché rende sul tavolino medianico, fanno pallide imitazioni vuote di contenuti umoristici e mistici, di santi e di vecchi comici bolliti, che tacciono nell’occasione; non si escluda perché han capito, parlo del vecchio S. Benigno di Los Angeles.

In questa situazione il 26 toccherebbe andar a votare, e non a vuotare, mannaja la santa vinedda – imprecazione calabrese – il parlamento immaginario con poteri da fantascienza di una nazione fantasma. È ovvio che non andare proprio agli scatolotti elettorali È la scelta migliore, più anarchicamente corretta e prova provante la condizione fantasmatica in cui nuota la politica, mentre il pianeta molto terra terra soffoca così bene che i suoi abitanti se hanno nell’auto il sistema di autospengimento del motore lo disattivano perché dà lorroar fastidio che la brum brum non continui a macinare ossidi di perossidi mentre sono fermi ai semàferi. A volere andrebbero messi sul rosso permanente i semàferi e vacce te a Cantù Cermenate. Ma non si fa, la politica continua imperterrita a giocare a chi ha più nemici da macinare, a strillare in altra forma i suoi ejaajatrullalà, i suoi white power; pasticcia previdenze improvvide o marginali da mettere dalla parola all’atto. Cincischia. Far funzionare e ripristinare in pieno il sistema sanitario nazionale, ecco sarebbe una bella vittoria. Avere un Iva all’8 per cento come in Ischvizzera, eccone un’altra, comprare treni funzionali per chi da mane a sera naviga nelle langhe e nelle brughiere per andare alla sua schiavitù quotidiana, eccone un’altra ancora. La lista riassunta, rendere vivibile il quotidiano. Ciò detto e concludo, non saprei che fare domenica 26, se astenermi dall’uscire di casa, perché serenamente c’è nuddu ammiscatu cu’ nnenti da eleggere o prendere queste elezioni per quel che sono, ovvero il misurarsi tra lori la medida nazionalonanista dei cazzi, assumendo un blando lassativo, ossia gli stellati; dar loro man forte, al fine duplice di 0. aumentare il loro quoziente di preferibilità al fine di 1. stabilire chi nel governo ce l’ha più duro, e per età dovremmo credere il De Mayonnaise, in modo 1 bis. da mettere in chiaro i rapporti di forza e sospendere la campagna continua e le mire del Salvin pescatore. 2. evitare la jattura senza frontiere di un capitombolo del governicchio in atto, nuove elezioni, nuova campagna sadico-orale come certi rapporti non consenzienti… Mma vacce te a Cantù Cermenate.FILETTO alle 14.29.30

Uno spezzone da Una vita difficile (1961) di Dino Risi con Lea Massari, Alberto Sordi, Lina Volonghi, Franco Fabrizi, Claudio Gora, https://www.youtube.com/watch?v=F5qALqXRnGY

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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3 Responses to Nazionalonanismi

  1. Pingback: A.G.B. L’UNIONE EUROPEA DI HAYEK | Pasquale E.G. D'Ascola

  2. Biuso says:

    L’ultima ipotesi, caro Pasquale, l’ultima. Tra le motivazioni aggiungo questa: evitare che si avveri l’auspicio di Berlusconi che vorrebbe Mario Draghi a capo del governo italiano. Questo sarebbe lo scenario peggiore, in assoluto.

    • dascola says:

      Eh sì, ha d’esse’un nomino che già gira in qualche cancelleria. Non cascano mai per caso le parole di colui.

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