Funeragli – Idillio tergestèo

quint-buchholz-narrative-in-the-rain-2013

Quint Buchholz – Narrative in the Rain, 2013

Quanto segue ha da essere sfumato con un sottofondo, leggero, non più di un rumore d’ambiente lontano, un fervere d’acqua in pentolino. Richard Galliano 

Little tango https://www.youtube.com/watch?v=JLoi7FTQjww

Immaginarsi adesso. Estate, mare, dehors d’un caffè pasticceria. A Tergèste. Spira un’auretta tiribintacea e il cielo, non fosse che è sempre lassù a incombere, è un Veronese, Paolo, tanto bello che a molti potrebbe parere irritante. Ovvero ispira memorie, in chi le ha accumulate, e ispirazioni, in chi a queste si adatta e attende. Nonostante l’ora sia presta Rolando D’Acqualta è seduto, lo direste immobile, a un tavolino, già per due stretto, un bellissimo bicchiere di spritz davanti a sé e un panino che a voi verrebbe voglia di non mangiarlo e fissarlo per sempre con un qualche mastice, per conservare il richiamo dell’imbottitura cannibalica. Con osservanza ogni tanto Rolando tira un sorsetto di aperitivo; per farlo durare. È erotismo. Sta per addentare alla fine il panino quand’ecco arriva Adolfo Similòmo, suo amico e che voi lettori dovreste ritenere storico. Immaginate adesso che entri alla sinistra del vostro campo visivo e che si annunci a Rolando spazzolandogli i capelli con un giornale arrotolato in mano, tipo randelletto gentile sì. Benché non si possa capire alla vista potreste sospettare, da qualche particolare del fare e a momenti del dire, che si tratti in entrambi i casi di medici; ora tenendo conto della loro stazza, altezza 1,85 circa per 90 e 110 di peso rispettivamente, vestiteli e lasciatevi andare a seguirne il breve dialogo qui per voi catturato.

– Ohi(Rolando biascica, un brincello di prosciutto gli casca dalla bocca nel piatto;  subito si ricompone, Rolando non il piatto) Adolf còme xe come stai dove vai 

– Se sto non vado se vado non sto… mònago… la domanda appropriata sarebbe in che cosa consisto… ma sempre di meno so

– (interrogativo/affermativo) Sei di fretta

– Perché vado… là ci siamo… io vado e ti te magni e ti bevi e ti allontani pertanto

– Ore diese rebechìn (ore dieci, merendina)

– Invece io vado a prendere un aspiratìvo…

– L’ostia( occorre supporre che, d’abitudine, Adolfo giochi di parole) a cosa

– Un funerale… aspirapolvere presuntivo… per anime 

– Mi spiace

– Perché… mai vado mica al mio… ( afferma)ho letto in quanti muoriamo in un minuto… centoeotto… mentre che 83.000 i ciava… sempre i altri… si tratta di capire da che parte si può stare

 -Anche se stare lì a fickete fuckete per un minuto insieme a 83000

– Un’orgia catastròfiga sì… vado a un funerale speciale

– Oh là

– Unico direi… il funerale di gesù bambina

– Scherzi

– (imita Mimì nel primo atto di Bohème, si schernisce, fa per andarsene, si ferma, intona) Vorrei dir… ma non oso

– Gesù bambina chi quando

– Right now Roland una gironalista subrette bailarina una madrepia televisiva … perciò stesso apparente a tutte le madonne e agli smadonnari… non posso perdermi lo spettacolo ( c.s.)

– (lo ferma con un gesto, interroga e afferma) È un paradosso

– No al momento sta per essendo un paro d’ossa… là dentro into her box lo sai ben  patologo solitario… la stanno disossando… ma la gente sai com’è non guarda al sodo oggigiorno si disossano live… poi resta poco per insetti e vermi in ogni modo (Adolfo tacet è in piedi senza sapere su che piede stare mentre Rolando bevet un sorso e pensa senza darlo a vedere. Gli spritz sono per lui fontane nel deserto. Poi dice…)

– Sitz and spritz sentate

– Ho il funerale

– Scappa mica… contame

– A me (siede, non sa dove buttare il giornale) piace lo spettacolo appunto… indimenticabile… i pianti… quelli li capisco abbastanza… le madri e i padri per loro è tremendo perdere un a miracol mostrare e poi poveretti capaci di non essersi accorti del miracolo che avevano partorito in casa… quanto pane la ga’ consumà la gesuà senza restituirlo… quanti sardoni senza moltiplicarli… quanto vino bevuto senza un fià d’acqua… aveva il fegato in disordine come tutti noi… ma money money… il resto lo fanno i gazzettini e i parroci…. (giunge da poco lunge una camerierina, l’aria da volonterosa stagionale, caschetto da Louise Brooks in Pandora, truccata con accortezza, curiosi pantaloni lunghi come gli occhi, larghi come la camicia da aviere in portaerei, spigliata, dà l’idea che desidererebbe essere spogliata almeno con gli sguardi più di quanto le concede il ruolo; immaginarsela fino a farsene distrarre)  prendo uno spritz anch’io molto campari… per campare penso di stare dalla parte degli ottantatremila… sa lei chi sono gli 83.000 (la ragazza si mette in guardia con juicio) mannò… un’acqua tonica con mezzo limone spremuto… poco poco gin per aumentare il mio tenore di acidità mentale… gentilmente butti o legga il giornale

– (Pandora) Volentieri ( si allontana, i pantaloni larghi e molli suscitano meditazioni consanguinee dei due)

– (perplesso) Gesù bambina è questa qui

– Indeed… una giovane donna come migliaia… funerale incluso un domani… ma adesso se muore una donna… domandaghe qui alla brunetta porno … quale sia sia il modo manca poco che i gazzettieri o qualche prèfica senza fica dica che è ginecotanatìa… del resto morte è femminile in molte lingue… reaper o ripper that is the question… oggi avremo un ormai non raro caso di beatificazione da strada… il feretro arriva e… (alla cameriera mentalmente spogliata) grazie carissima… (la giovane sorride, lascia lo scontrino sul tavolino e via, Adolfo beve un sorso di acqua acidulata) oh buono oh caro… ( canticchia) un altro sorso ah…la rralà là là là llera…(bevicchia) il fèrretro… dimenticavo bianco virginale… ed è immancabile l’effetto libiamo… al momento in cui i necrofori elevano jam in the box alla vista… si leva automatico… sai come che dicono i gazzetticoli… il commosso applauso di amici colleghi e gente comune accorsa… quei che i còri… a dare l’estremo saluto… noialtri tutti qui nei paesi delle merdaviglie… semo la gente comune… gli antipodi di Alice… l’applauso è commesso grazie all’impunità che gli è accordata… la zente la pensa come che la fusi par televisione… d’abord la società è uno spettacolo ben tristo weisdù… i gà scomenzà coi funeragli spassìba ai morti nell’esercizio del dovere… niente silenzio e bandiere plauso e applauso… epidemici…. poi telefonini telefonini una selva che riprendono il transito alla frontiera tra il giorno e la sera al tempio… ( canticchia improvvisando sul tema di Gilda – Rigoletto Atto primo) quando le sere al tempio/ senza pregare iddio/ bello e fatale un fèrretro s’offriva al guardo mio… 

Ti son proprio mona

– Monàtto mi sòn monàtto… ma il bello deve ancora arrivare… a cassa posata… ‘desso xe trendy par tera… c’è un momento di sconcerto nel tempio… non tutti sanno cosa fare… sentarse levarse saludarse… sarà tutto un lampeggiare di falsch flash… flick flok… correre di paparazzi… flik flok… oh oh il parroco col vestito buono… spassiba signor padre per questo tuo duro pane… duecento chiacchierichetti con un caporalazzo… obeso di sicuro… a tutti che gli spunta i ginz da sotto le palandrane… ecco una zoppa… qui lo spassiba arriva ai vertici… anche monca può andare… una diversamente mugolante la ciòl duecento pagine di spaoli e sgiovanni e smattei e sluchi bislucidi… in quel tempo gnè gnè gnè gnè gnè gnè… e poi al apice della rappresentazione il priester annuncia che è morta gesù bambina… Còme Tè Nonc’è Nisùna… vedesse il culardo in ospedale quante gesùbambine oltre la presente…  ma giù una scartoffiata di lodi virtù e attributi se nhh… sé nòl xé imbriàgo disfà egli non si azzarda a giurare se il perindeaccadàver era maculata o immaculata concezione… il box bianco panna lo induce in tentazione quindi perciò stesso in eau de sainte été… Jeder Priest hat seine Lust. In hora de li morté tue. Amén che non si dica. Scapo… non vorrei che il miracolo si perdesse la mia apparizione… Bon ogi paga ti che doman pago mi (si leva e si allontana)… Quando le sere al tempio… ( si ferma, si volta) Ho un tirocinante in reparto che non sa l’italiano… si è innamorato di tantomeno, l’adverbum caro factum e lo usa à la cock… Grazie a lei tantomeno dotore … Tantomeno adios Rolandus…

Benone ora il vostro sguardo rincorra per un tratto l’Adolfo Similòmo che si allontana lungo il viale, alla vostra destra lo vedete, tantomeno alberato e ombroso nonostante si avvicini il tocco e, senza fermarvi, continuate nella panoramica oraria, a perdere il Similòmo e a inquadrare via via il contorno di traffico e case e persone che ciabattano nel vostro campo visivo verso il mare che, eccolo, vi appare, oh che sorpresa adesso quanto siete stati catturati prima dai discorsi de’ due al caffè. Ora, proseguite senza fermarvi con una carrellata continua e cheta verso il mare che sfolgora e seguitate, seguitate… non vi distraete, non guardate qui, seguitate dico. 

The End

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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2 Responses to Funeragli – Idillio tergestèo

  1. Biuso says:

    “Se seguitate io rido”

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