Ho comprato le sardine e me ne vanto/ ho comprato i gilerini e son contento

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Marc Bloch (186-1944) 

Jamelas dando para Tedio os charcos…/E eu vejo o meu Fim que me olha, tristonho,/Do convés do Barco todos os barcos. 6 ottobre 1914                                                                      Finestre con vista su Tedio le pozze…/E io vedo la mia Fine che mi guarda, triste,/dal ponte della Nave tutte le navi.

Fernando Pessoa, da Serena voz imperfeita-Serena voce imperfetta in Il mondo che non vedo – BUR pag 57

Non so, fatico a dire, viviamo in un immensa classe di scuola omnicomprensiva, indifferenziata, disumanata, di cui si premiamo i compitini, compiti in classe, i migliori delle migliori tra le bambine della sezione B, per beautiful. La letteratura, sta fuori dalla porta quella. Tacitata.

A margine di questa formula pìtica (da pizia) in leggo per accidente e pur mi intriga l’annuncio di un discorso dell’amico professore Biuso, discorso da intellettuale, nel cuore di un convegno lontano, a Catania, circa una scuola socratico-gramsciana, credo quella che egli predilige e predice da quanto scrive e lascia intendere, dove il vero cuore dell’educazione sia la relazione tra persone, l’apprendere insieme. Ogni insegnante, infatti, non trasmette soltanto delle informazioni, delle nozioni, degli strumenti tecnici ma sempre anche un modo di porsi di fronte agli altri, di fronte alle regole, di fronte alle difficoltà, di fronte alle idee e ai comportamenti. Il docente insegna sempre se stesso. La scuola è prima di tutto un’educazione a crescere nella libertà, mediante il rigore dei contenuti disciplinari, delle conoscenze, del sapere. Il tema mi è caro da sempre in quanto già prufessore e letterato, cioè eversivo. cfr. https://www.biuso.eu/2019/11/27/sulla-scuola/

Poco appresso nel tempo, ecco nel suo blog Massimo Fini a commemorare, mi vien da dire sostiene Pereira la morte dell’intellettuale, http://www.massimofini.it/articoli-recenti/1897-la-crisi-politica-e-figlia-della-fine-degli-intellettuali. Vale leggerlo non riassumerlo. Quanto al convegno catanese forse ne verranno pubblicati gli atti, di sicuro densi. Di intellettuali. Par proprio. In ogni modo non di quanti reggono le sorti disumane e del capitale nella scuola. Ho l’impressione dunque che, se si stringe a coorte in un convegno, l’intellettuale non sia affatto morto.

Altra questione è a che classe appartenga egli datosi che non appartenga alla classe morta dei ranocchi che affollano i dibattiti (che non dibattono, così li sbertucciava un critico del mondo, Sergio Saviane (1923-2001), dalle colonne de L’Espresso, quello antico in tempi meno aperitivi, meno street-foodies ma chissà migliori) e le interrogazioni alla cattedra di cattedratici televisivi, i Fazzi e i Curiazzi, quelli che mainstream avrebbe detto Jannacci fosse vivo, o qualcuno più informato di me che vivo isolato invece sul ramo orientale di un lago rinomato. E che non vuole, me, essere informato, né uniformato; (nessuna fatica per la verità mi riesce naturale, e da sempre). Né per ora infornato.

Altra questione ancora è che voce abbia oggi l’intellettuale autentico visto che non tanto lui è incinerato ma lo è la società. Non questa non quella, proprio l’idea stessa, la sua immagine predittiva, mentale. Da questo nasce l’impossibilità di ogni rivolta ché la rivolta o è tale, de’ contadini co’ bastoni con le forche delle lotte agrarie, o è burla senza coraggio né rischi, è spettacolo di sardine… Carino sì… so trendy… ti mando un sms… becchiamoci su fb… e tu dove l’hai comprato questo bel gilet… e cosa fai stasera(?). Viviamo mi parrebbe poter dire su isole contigue nel migliore dei mondi possibili secondo l’opinione resa comune e consolidata giorno dopo giorno non da intellettuali ma da nuovi modelli di smart-toys, mondo di opportunità che ciascuno ha il diritto di grattugiarsi via con unghie e denti, o che belva sarebbe altrimenti, e di capitale che lo stesso ciascuno ha il dovere di accaparrarsi, pena sprofondare tra i vinti che presto verranno tabulati vivi. Siamo troppi, vivano i mangioni, ché son più adatti al mondo, non gli affamati.

Allora. Ogni scuola attuale sia se non è resistenza a questo modello di finzione; Resistenza. Una scuola che non proietti nelle aule l’aura del padrone e non ne trasmetta la voce. Abbasso allora e prima di tutto il ministero dell’istruzione, il miur, il cun, il roar e all’ora pronobios, e il mio-mao. Abbasso signor ministro, la cui stessa presenza è fantasma, larva in gambali e gagliardetti, o-pio et apostolico anche senza che si dichiari tale. Quando ancora svolgevo il mio compito di insegnante – enseñar in castigliano vale ma propriamente per indirizzare, indicar, dar señas de algo, la strada per esempio – mai mi stancai di ripetere le stesse cose, anche a scapito della mia tranquillità, non mancai mai di segnalare che non volea né ministro né minestra, al massimo massimo un ufficio scuola che si appoggiasse a un ragioniere, questo sì, ma nato a Babele, un architetto e musicista, laureato in greco e praticante d’ogni sorta di lingua morta o moribonda. Inattuale dunque. Filosofo e poeta. Pessoa, che in portoghese viene a dir persona. Un intellettuale.

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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2 Responses to Ho comprato le sardine e me ne vanto/ ho comprato i gilerini e son contento

  1. Biuso says:

    Condivido, caro Pasquale. L’intellettuale non è affatto morto ma -come tutto ciò che nelle società umane svolge funzioni insostituibili- si trasforma, muta, cerca di comprendere e afferrare il volgersi della realtà, che è inarrestabile: dagli scribi egizi e confuciani a Nietzsche e Heidegger, riconosciuti giustamente da Massimo Fini nella loro grandezza (al primo Fini ha dedicato un intero libro).
    Che cosa sia, possa, debba essere un intellettuale negli anni Dieci del XXI secolo, non si può dire con una formula ma cerco di dirlo tutti i giorni. Anche partecipando a convegni come quello che hai segnalato. Ti ringrazio anche per questo. La tua chiusa, in ogni caso, indica la direzione: “Filosofo e poeta. Pessoa, che in portoghese viene a dir persona. Un intellettuale”.

    • dascola says:

      Mi fa molto piacere questo tuo lungo commento caro Alberto; mi fa fa piacere che tu abbia colto al solito il senso di “segnalamento” della direzione, chiuso nella chiusa (il gioco è voluto); direzione che come tu sottintendi è nel “tutti i giorni” ( tutti i gironi)”partecipando” alla Resistenza. Grazie Alberto, un abbraccio
      .

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