De temporum fine comoedia

Untitled No. 5 (from the Abortion Pastels), 1998 by Paula Rego

Paula Rego_ Untitled No. 5 (from the Abortion Pastels)

Fu nel 1973 e giusto un anno prima, 1972, il Club di Roma aveva pubblicato  il suo primo rapporto I limiti dello sviluppo. Allora ascoltavo molta radio e moltissima musica sia alla radio che su disco. Poi della musica feci motivo di mestiere e così, anticipando di poco il mio destino, non saprai che entrai alla Scala nel 1974, non mi lasciai sfuggire l’occasione: il 20 di agosto di quell’anno 1973 ascoltai per radio la diretta da Salisburgo dell’ultimo lavoro di Carl Orff, quello dei Carmina Burana, tra l’altro. Un lavoro colossale, non sto qui a ripetere l’organico orchestrale che comprendeva anche 7 bicchieri d’acqua – non giurerei di averli sentiti suonare – coro uomini, coro donne, coro bambini, 6 soprani, 3 mezzi, 2 tenori, due bassi e 4 baritoni, diretti da Herbert von Karajan. L’allestimento, che alla radio capirai bene non si vedesse, era di Hans Everding che all’epoca era un divo del palcoscenico. L’opera, un oratorio o qualcosa di simile, su libretto dello stesso Orff, con testi, come d’uso per quel compositore, in greco e latino: De temporum fine comoedia. Che estensivamente risulterebbe in italiano Commedia sulla fine del mondo, benché più corretto sarebbe sulla fine dei tempi, per riportarne la lettera e chi lo sa, un messaggio apocalittico. Non ricordo la presentazione, il riassunto fatto dagli speakers, della partitura ricordo la retorica pletorica, l’inquietante pronuncia tedesca, erre compresa, del latino e del greco, pronuncia che agita ancora nel mio cervello campane burgunde, corpofranche, naziste – il mondo brucia adesso e le animella belle come la mia ricordano, spaventate, incendi passati – la summa di orfismo, inteso come ideale musicale di Orff, cioè percussioni a saturare l’aere e tutti gli strumenti poi piuchepercossi. Insomma un remake iperproteinico dei suoi Carmina, tanto Burana che Catulli però… ricordo molto bene che ascoltai la musica con un misto di fascinazione, angoscia e spavento, ma più angoscia. La stessa o simile che provo da giorni ogni giorno all’osservare i termometri di casa e al leggere qualsiasi notizia apocalittica e il seguito delle notizie sulle fiamme di Spagna e Francia, di siccità in Italia – El Paìs titola per l’appunto, l’Apocalissi di calore – . Al leggere questo inquietante passo, se vogliamo più di altri, dalla prima pagina del Guardian, sempre di oggi…

National Rail has said that on Tuesday most routes across England and Wales will be affected by the hot weather, with customers told only to travel if “absolutely necessary … There will be delays, cancellations and last-minute changes to train services due to the unprecedented record heat on those days.”There will be no Thameslink or Great Northern trains running in any location north of London, from London Blackfriars via St Pancras, or from London King’s Cross or London Moorgate on Tuesday. Merseyrail said the number of trains running and journey times will be “seriously affected”, with some routes closed completely(omissis)

…la domanda unica è di che opera è il primo atto tutto questo. Soprattutto di quale l’ultimo. Ma con una piccola dose di senilità m’illudo con Lorenzo da Ponte che si tratti, a mio proposito, di Scioccherie di poeti/Scempiaggini di vecchi. (W.A. Mozart _ Così fan tutte A1/S1/…)

About dascola

P.E.G.D'Ascola, alla sorda anagrafe lombarda privato dell’apostrofo, è eteronimo o pseudonimo di sé medesimo; tende all'anonimo: avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia alla fine più che a Racine a un Déraciné, sradicato. Ma come Cioran, "con la tentazione di esistere", egli scrive.
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