Dieci orsi per ogni rànne’

 

A Large Oak, 1837 by Lorenz Frølich (1820–1908)

Per il caso del corridor cortese caduto sul campo, è il caso di dirlo, bisbiglio alle autorità trentoatesine di adottare la stessa misura richiesta per via rassella: quindi dieci di orsi per ogni ranner, altro che. Ti par poco lo so, ma è misura equilibrata dal sennò poi. Vendichiamoci con juicio della natura che osa il suo corso perbacco, abbiamo dato un nome a ogni cosa a cominciare dal fico e dalle sue foglie e guarda com’ella si permette. Non ha letto la Bìbbiola è evidente la natura iconoclasta, la natura ingrata che appena tettù giri l’occhi clasta ogni Asuaimmaginesomiglianza; natura che non riconosce la libertà dello Speculare bipede di sgambettare come gli piace per il giardino dell’Aden senz’esse morso da sèrpola o azzannato da lupo o sgraffignato da orsa o scontrato da cignala o catafottuto da valanga o crepaccio. Camerata rànne’: presente.

About dascola

P.E.G. D’Ascola ha insegnato per 35 anni recitazione al Conservatorio di Milano. Ha scritto e adattato moltissimi lavori per la scena e per la radio e opere con musica allestite al Conservatorio di Milano: "Le rovine di Violetta", "Idillio d’amore tra pastori", riscrittura di "Beggar’s opera"di John Gay, "Auto sacramental" e "Il Circo delle fanciulle". Sue due raccolte di racconti, "Bambino Arturo e il suo vofabulario immaginario"" e "I 25 racconti della signorina Conti", i romanzi "Cecchelin e Cyrano" e "Assedio ed Esilio", tradotto questo anche in spagnolo da "Orizzonte atlantico". Nella rivista "Gli amanti dei libri" occupa da molti anni lo spazio quindicinale di racconti essenziali, "L’ElzeMìro".
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4 Responses to Dieci orsi per ogni rànne’

  1. azsumusic says:

    La sottovalutazione della natura nasce in televisione, dai cartoni animati. Vengono proposte figure di animali, originariamente feroci, trasfigurate in peluche, dai tratti addolciti, simpatici se non comici. L’errore nella scrittura della memoria avviene durante l’infanzia, per cui l’essere selvaggio non viene visto come tale in età adulta essendo un essere umanizzato, reso razionale. L’errore si materializza nel non temere quanto di sconosciuto, un’estraneo visto familiare per deformazione artistica. Se l’umano divenisse adulto quanto l’animale, egli fuggirebbe dalla possibilità di scontrarsi con un essere più forte.

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  2. alessandro zanon says:

    lasciamo stare passati episodi di Storia.
    Ricordiamoci, invece, dove l’uomo ha sbagliato: per esempio con i cinghiali (e se non ricordo male ne sai qualcosa) con gli scoiatoli (Melano ne è invasa!!!) e infine gli ORSI.
    Ripopolare può essere giusto, ma va fatto cum grano salis (si dice così???).
    l’omo ha invaso i territori degli animali per propria convenienza, ma ,penso, sia altrettanto corretto limitare, NON ESTINGUERE, la presenza di animali in parchi (non ZOO) a loro dedicati.

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  3. Leonardo Taschera says:

    Mi sembra un ottimo suggerimento. Credo che la soluzione proposta sia in linea con certe esternazioni del governo per bocca di uno dei suoi ministri, il cui nome è un offesa al ricordo di un’icona del cinema del dopoguerra. Il quale ministro paventa quella che lui definisce sostituzione etnica a proposito della necessità di incrementare le nascite attraverso organi genitali nostrani:torniamo all’antico e sarà un progresso. Solo che il nostro soffre di ben altre nostalgie….

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  4. Paolo Prato says:

    Già. D’altro canto, ci è ben noto che DIO (?) ci ha fatti a sua immagine e somiglianza. Dunque, via belli sciolti e senza rompere le palle.

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