Scrivere, e scriveremo?

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Quint Buchholz (1957) – Man, Reading (III),

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About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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2 Responses to Scrivere, e scriveremo?

  1. Biuso says:

    Scrivere per dire a se stessi non sé ma il mondo. E allora la scrittura diventa semplicemente necessaria, come il respiro. È questo che in te vedo, Pasquale.

    • dascola says:

      Caro amico ti ringrazio e ti dico, mi viene in mente il nostro FN, quello che abbiamo immaginato a Sils, avventurarsi, lui sventurato, nell’intrico di passi e ripassi tra acque, laghi e sassi; dubito che avesse a disposizione Wanderkarten di un qualche istituto geografico; la possibile e forse unica guida erano per certo le indicazioni del pastore, anche inteso d’anime, del contadino, del maestro elementare o del medico condotto… links am Ecke gibt es eine Riesenstein Herr Doktor… e poi si sa, chiunque abbia scrutato i segni lasciati da generazioni di valligiani invece che i tracciati autostradali dei club alpini, conosce gli intrichi, le giravolte umane e caprine dei sentieri; spesso condurrebbero alla morte, a non fare attenzione, vanno interpretati e oggidì lasciati con prudenza in pace. Condannarsi alle indicazioni topografiche. Perchè ti ho risposto così non saprei dire… ma ho ritenuto indispensabile appunto lasciarti queste parole. A qualcuno apparterranno. Con indeterminabile gratitudine.

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